Mai cosa simile fu fatta, Statue, XIX Dinastia

STATUA DI RAMSES III

Di Grazia Musso

Statua di Ramses III, come portastendardo di Amon-Ra.
Granito grigio, altezza cm 140
Karnak, Tempio di Amon-Ra, cortile della Cachette
Scavi di George’s Legrain 1905
Museo Egizio del Cairo – JE 38682 = CG 42150

Il sovrano era il sacerdote per eccellenza e a lui aspettava virtualmente lo svolgimento di ogni rito.

Non potendo per ovvi motivi essere presente in tutti i templi e assistere a tutte le cerimonie religiose allo stesso momento, il monarca demandava questa sua funzione a persone che amministra ano il culto in sua vece.

La sua presenza era comunque magicamente assicurata attraverso la sua immagine, eternata sulle mura dei templi, nell’atto di compiere differenti cerimonie, oppure fissata nella pietra delle statue che, secondo le credenze degli egizi, sostituivano l’individuo in sua assenza.

Le sculture che ritraevano il sovrano con uno stendardo erano poste all’entrata dei Templi e supplivano alla mancanza del monarca nel corso delle processioni, quando appunto si usava seguire il corteo portando gli emblemi della divinità.

In queste occasioni il simulacro del dio veniva posto su un’imbarcazione portata a spalle dai notabili del regno, in modo he tutto il popolo potesse contemplare la maestà.

In questa statua, Ramses III appare incedente con le braccia lungo il corpo.

Il suo aspetto è giovanile e i tratti idealizzati del viso mostrano una grande somiglianza con quelli di Ramses II, che egli scelse come modello.

Il volto è incorniciato da una parrucca tagliata obliquamente sulle spalle e adornata , sulla fronte, da un ureo di grandi dimensioni.

Il torace è completamente nudo e le masse muscolari sono realizzate in modo stilizzato.

Il sovrano Indossa un elaborato gonnellino che ricorre di frequente nella statuaria ramesside, le sottili pieghe di stoffa convergono sul davanti, dove sono coperte da una sorta di piccolo grembiule dalla decorazione complessa.

Al centro, poco sotto la cintura, si trova una testa di leopardo da cui scendono quattro fasce, che ricordano la forma di una piuma, a cui sono appesi cinque urei con disco solare al di sopra della testa.

Il braccio sinistro sostiene uno stendardo sulla cui sommità si trova un’egida a testa di ariete.

È l’emblema del dio Amon-Ra, come conferma la colonna di geroglifici che si sviluppa lungo l’asta, dove sono riportati anche quattro dei cinque nomi del sovrano.

Cartiglio con i nomi di Ramses III sono incisi sulle spalle e sulla fibbia della cintura.

L’analisi filologica completa a cura di Livio Secco QUI

Sul lato sinistro della statua, nello spazio tra la gamba sinistra e la destra, è incisa l’immagine del principe ereditario, abbigliato con un vestito da cerimonia e con in mano un ventaglio.

Fonte:

Tesori Egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – F. Tiradritti – Edizioni White Star

Fotografie: Arnaldo De Luca – Merja Attia

Pictures

Statue and block statue of the Mayor of Thebes, Montuemhat

By Jacqueline Engel

Tombe TT 034 ASSASIEF
26TH DYNASTY (664–525 BC)
The Egyptian Museum Cairo

This statue portrays the nobleman Montuemhat, who played an important role in the clergy of Amun-Re at Karnak and in the administration of Thebes.

It shows him as a middle-aged man in the usual striding pose. Although the body was rendered in the traditional artistic style, well built and proportioned, his wrinkled facial features reveal his advanced age.

His head is covered with a heavy wavy wig that falls upon the shoulders. He wears the pleated Shendyt kilt, fastened with a belt on which his name and titles are engraved. This kind of kilt and engraved belt were mostly reserved for royal personalities before the Late Period.

The statue stands on a base inscribed with the offering formula and the name and titles of Montuemhat.

Block Statue of Montuemhat

This masterpiece, a life-size block statue of Montuemhat, the Fourth Prophet of Amun and Mayor of Thebes, was found broken into two parts.

Block statues provided surface areas on which text was inscribed, and the text on this statue lists Montuemhat’s titles.

Egyptian Museum Cairo

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XIX Dinastia

STATUA DI MERENPTAH

Di Grazia Musso

Parte superiore di statua di Merenptah.
Granito dipinto, aAltezza cm 91
Tebe Ovest, Tempio funerario di Merenptah
Scavi di William Matthew Flinders Petrie 1896
Museo Egizio del Cairo; JE 31414 = CG 607

Questo frammento di statua fu trovato nel secondo cortile del tempio funerario del sovrano, non lontano dalla base e da uno zoccolo di una seconda scultura molto simile.

Le due effigi del sovrano dovevano trovarsi disposte simmetricamente lungo l’asse di sviluppo dell’edificio sacro.

Merenptah era il tredicesimo figlio di Ramses II, il più anziano tra quelli ancora in vita al termine del regno sessantasettenne del longevo padre.

Quando era asceso al trono, doveva avere circa cinquant’anni.

In questa statua è rappresentato invece sotto le sembianze di un giovane nel pieno del vigore.

Si tratta infatti di un ritratto idealizzato attraverso cui, più che restituire la fisionomia del sovrano, si desidera porre in risalto la sua capacità di governare il paese.

L’espressione è serena, ma austera, e riprende una certa ritrattistica di Ramses II che desiderava promuovere l’immagine del sovrano benevolo e severo.

Si tratta di un tipo ideale di monarca che esaudisce le aspettative dei suoi sudditi e che si prende cura di loro prottegendoli da eventuali nemici.

Merenptah indossa il nemes con l’ureo sulla fronte, i suoi occhi sono sottili e inquadrati da palpebre pesanti, retaggio dello stile amarniano.

La linea di bistro e le sopracciglia sottolineano la sottigliezza dell’orbita.

La bocca è diritta, larga, le orecchie sono abbastanza grandi e rimandano alla statuaria della XII Dinastia, in cui questa caratteristica metteva in risalto proprio la disponibilità del sovrano ad ascoltare le suppliche dei sudditi.

I lobi sono forati e la barba posticcia, oggi perduta, era sostenuta da un sottogola.

Sotto le strisce del nemes, che ricadono sulle spalle, si intravede un’ampia collana il cui giro più esterno prevede perline a forma di petali.

Alcune parti della scultura mostrano traccia di policromia: gli occhi erano bianchi e neri, l’ureo, le labbra e il torace erano rossi; il nemes era giallo e la collana era dipinta di giallo, verde e blu.

IL COMMENTO FILOLOGICO DI LIVIO SECCO

Le immagini sono state “lavorate” con un piccolo applicativo grafico allo scopo di ottenerne il “negativo”. In questo modo a volte succede di riconoscere meglio i segni o, addirittura, di vederne altri che possono essere sfuggiti ad una prima analisi.

Come al solito ho aggiunto anche la codifica IPA per permettere la lettura in italiano di coloro che non conoscono la grammatica egizia.

Fonte:

Tesori egizi nella collezione del museo del Cairo – F. Tiradritti – fotografie di Arnaldo De Luca – Edizioni White Star

Pictures

Disc from the Tomb of Hemaka.

By Jacqueline Engel

1st Dynasty (2920-2770 BC) Reign of Den.

Soap stone (black Steatite)
inlaid with pink-veined alabaster.
Hunting scene.
Cairo Antiquities Museum
Black Steatite
Diameter 8.7 CM; Thickness 0.7 CM
Saqqara, Tomb of Hemaka

Hemaka was an important official during the long reign of the First Dynasty Egyptian pharaoh Den.
Radiocarbon dating research undertaken during the 1950s suggested a date for Hemaka lifetime ca. 3100 BC.
One of Hemaka’s titles was that of “seal-bearer of the king of Lower Egypt”, effectively making him chancellor and second in power only to the king.

Mai cosa simile fu fatta, Tombe, XIX Dinastia

LA TOMBA DI SETI I (KV17)

Di Grazia Musso

La tomba venne scoperta da Giovanni Belzoni nell’ottobre del 1817, che gli procurò fama e fortuna.

Malgrado fosse stata saccheggiata già in antico , quando Belzoni entrò nella sepoltura vi trovò alcuni resti del corredo funerario: numerosi ushebti e frammenti ceramici, ma l’elemento più spettacolare era senza dubbio il sarcofago antropomorfi in calcite che Belzoni portò in Inghilterra, dove venne acquistato da John Soane (vedi anche https://laciviltaegizia.org/2020/12/31/il-circo-in-egitto/).

Il sarcofago risulta traslucido e le pareti esterne recano incisi dei passi del Libro delle Porte (vedi anche: https://laciviltaegizia.org/2021/01/18/copiare-per-proteggere/).

Alcuni frammenti del coperchio, sulla cui superficie esterna è rappresentata la mummia del re con il nemes, furono rinvenuti da Belzoni nei pressi dell’ingresso della tomba.

Alla tomba si accede per mezzo di una scala, lunga circa 9 metri, seguita da un primo corridoio, lungo 10,6 metri le cui pareti sono decorate con scene delle Litanie di Ra, insieme ad altre nelle quali il sovrano appare al cospetto di Ra-Harakhty.

Si discende poi una seconda rampa di scale, di 7,7 metri di lunghezza, sulle cui pareti proseguono le scene delle Litanie di Ra, alle quali se ne aggiungono altre del Libro dell’Amduat.

Segue un secondo corridoio lungo 9 metri, anch’esso decorato con scene dell’Amduat, che termina nel cosiddetto “pozzo” della tomba, di forma rettangolare e profondo quasi 7 metri.

Le pareti della parte superiore del pozzo ( quelle che si trovano al di sopra del livello del pavimento della tomba) sono decorate con immagini di Sethi I in presenza di alcune divinità sulla parete occidentale, secondo l’oriente ideale della tomba che situa la camera funeraria ad ovest, il sovrano è accompagnato da Horus al cospetto di Osiride, seduto in trono, e della dea dell’ Ovest, in piedi.

Seti I con Horus, Sala F

Una soglia, come quella che divide tutti gli ambienti della tomba, conduce alla prima sala ipostila dell’ipogeo, di forma leggera trapezoidale, che misura 8,4 x 8 metri, le cui pareti sono decorate con scene del Libro delle porte.

Sui quattro pilastri della sala il faraone è raffigurato in compagnia di diverse divinità.

Dopo la prima sala ipostila l’asse della tomba, pur non subendo una vera deviazione, si sposta leggermente :invece di proseguire lungo la parte centrale della sala, continua lungo una rampa di scale che si apre a sud.

Quasi al centro della parete occidentale della stessa stanza, un accesso conduce a una grande camera laterale, di forma leggermente trapezoidale, con due pilastri decentrati.

Le pareti sono decorate con scene del Libro dell’Amduat, mentre sui pilastri è raffigurato ancora il faraone in presenza di varie divinità.

La decorazione della sala si caratterizza per l’assenza di policromi, presente invece nel resto della tomba : i profili delle figure, perfettamente delineati, sono tracciati in nero.

Le scale che escono dalla prima sala ipostila, lunghe 5,2 metri, sboccano in un corridoio, di circa 9 metri di lunghezza, dal quale Champollion asportò due pannelli della decorazione e li portò al Louvre.

In fondo a questo corridoio si apre un altro breve corridoio lungo 5 metri.

Sulle pareti di questi quattro ambienti sono rappresentate scene della cerimonia dell’apertura della bocca.

La stanza successiva è l’anticamera che precede la camera funeraria,e sue pareti sono accuratamente decorate con scene che vedono Sethy I in compagnia di distinte divinità.

La camera funeraria è l’ambiente più grande della tomba: misura 14 metri di lunghezza, 8 4 di Larghezza ed è alta più di 6 metri.

È divisa in due settori, il primo dei quali è una sala con il soffitto piano, sostenuto da sei pilastri, con due piccole camere laterali che si aprono negli angoli nord-ovest-e sud-est.

La seconda sezione è separata dalla prima da alcuni gradini e dagli ultimi due pilastri dell’ambiente precedente.

Sotto un soffitto a volta decorato con testo astronomici nella parte occidentale e con la riproduzione delle costellazioni principali, come l’ora Maggiore e Andromeda in quella orientale, si trovava il magnifico sarcofago del faraone..

Nell’angolo nord-occidentale della sala si apre una terza camera laterale, che presenta le stesse dimensioni delle due precedenti, mentre dall’angolo sud- orientale si accede a una sala con due pilastri, molto più grande delle altre tre laterali, nella quale si trova una grande banchina che corre lungo tutte le pareti, eccetto quella dell’entrata.

Esiste infine una quinta camera laterale, alla quale si accede dalla parete occidentale della camera funeraria, disposta perpendicolarmente rispetto all’asse della tomba e con il soffitto sostenuto da quattro pilastri.

Si tratta dell’unico ambiente privo di decorazione.

La camera funeraria di Sethy I è decorata con scene dell’Amduat ( le pareti intorno al sarcofago e le due sale che si aprono lateralmente), del Libro delle Porte ( le pareti intorno ai pilastri e la camera laterale che si apre nell’angolo sud-est) e del Libro della Vacca Celeste ( sala laterale che si apre nell’ angolo nord-ovest

Fonte

National Geographic, le tombe reali d’Egitto

L’arte dei faraoni – Giorgio Ferrero – Edizioni White Star

Foto: kairoinfo4u

Mai cosa simile fu fatta, XIX Dinastia

IL RILIEVO PROPAGANDISTICO RAMESSIDE

Di Grazia Musso

I sovrani della XIX Dinastia dovevano giustificare la propria presa di potere, legittimato dalla scomparsa della Dinastia precedente, sia ricreare il prestigio dell’Egitto presso il popolo e gli stati confinanti.

Nacque così la necessità di celebrare, in maniera monumentale, le guerre di conquista che ricrearono e consolidarono l’impero.

Sethy I fa raffigurare le proprie campagne asiatiche sui suoi monumenti, in particolare sulle mura esterne della sala ipostila di Karnak.

La caduta di Pa-Kana’an. A Karnak si celebrano anche le vittorie di Sethi I: questo raffigurato è un dettaglio dell’attacco alla fortezza asiatica di Pa-Kana’an. Sotto l’attacco delle frecce del faraone gli asiatici fuggono, cercando di arrampicarsi sulle rocce della rupe su cui si trova la fortezza. Karnak, facciata esterna della sala ipostila, parete est, angolo nord, registro inferiore.
Le scene di guerra di Sethy I si ispirano alle battaglie contro gli ittiti e le tribù Siro-Palestina esi, di cui facevano parte i beduini shasu. Le scene rappresentate su questa parete mostrano le vittorie del sovrano che, a piedi o su un carro da guerra, conduce il suo esercito. A sequenza mostra l’assedio di una fortezza, la vittoria sui nemici e la loro presentazione in occasione del ritorno trionfale. I membri della Corte ricevono il re al confine orientale dell’Egitto, simboleggiato da un canale con coccodrilli e dai grandi bastioni delle fortificazioni. Karnak, Tempio di Amon-Ra, parete esterna

Ramses II celebro’ le sue imprese in Asia su gran parte delle opere, cui mise mano, nel Delta, ad Abydos, a Karnak e in bassa Nubiana.

L’evento più celebrato è quello della battaglia di Kadesh, narrata nel Poema di Pentaur, dal nome dello scriba che firmò una delle copie della versione scritta della battaglia, di cui rimangono alcune versioni su papiro.

La battaglia di Kadesh. Questo dettaglio rende l’idea della creatività degli artisti che hanno immortalato l’evento nelle sue complesse fasi i molti dei movimenti di Ramses II. Qui è raffigurata una delle scene del Ramesseum , dove la grande battaglia è commemorata sulle facce occidentali di entrambi i piloni ( il primo è il secondo). Questo dettaglio è tratto dal Ramessum, secondo cortile nord, mole nord del secondo pilone, faccia ovest, registro mediano.

Le raffigurazioni scolpite coprono intere pareti sui templi di Karnak, Luxor, Abido, del Ramesseum e di Abu Simbel.

Alla fine di uno scontro epico, finito alla pari sul campo, Ramses II consegui’ una vittoria politica poiché arrestó l’avanzata asiatica.

Il massacro rituale
Nella propaganda ramesside non poteva mancare uno dei motivi più antichi dell’iconografia egizia: il faraone trionfante. Le immagini sono solo rituali e assicurano la protezione dell’Egitto. Nella foto il faraone, Ramses II, massacra i nemici.
Medjnet Habu, faccia esterna del muro sud del primo cortile, lato est, a fianco del primo passa a est, registro inferiore
La conta dei nemici.
I militari egizi amputavano la mano destra dei nemici uccisi perché il faraone distribuisce le decorazioni militari, “l” oro del valore “, a ogni singolo soldato. Nelle battaglie della XIX Dinastia si iniziò ad amputare i genitali di maschi adulti per evitare he alcuni soldati uccidessero donne e fanciulli per riportare le mani, più difficilmente riconoscibili. Qui si vedono gli ufficiali di Ramses III davanti ai genitali dei nemici uccisi.
Medinet Habu, mole nord del primo pilone, faccia ovest, interno del primo cortile

Lo stesso ruolo propagandistico fu svolto dalle grandi raffigurazioni dei sovrani successivi, come Ramses III a Medinet Habu, dove è narrata e raffigurata la guerra contro i popoli del mare.

La morte degli asiatici.
I corpi si contorcono, trafitto dalle frecce, sono i corpi degli Asiatici. La scena si trova su un blocco proveniente da un monumento di Ramses III, reimpiegato da Ramses IV, nelle fondazioni del suo tempio funerario. Da Tebe Ovest, Assasif.
Arenaria dipinta, 61×114,9 cm.
New York – Metropolitan Museum of Art, Rogers Fund 1913, n. 13.180.21

Fonte

Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electra

Egitto la terra dei Faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konemann

Mai cosa simile fu fatta, XIX Dinastia

SETI I E LA SUA ATTIVITÀ DI COSTRUTTORE

1312/1296 a.C. circa

Di Franca Loi

Bassorilievo raffigurante Seti I dal tempio funerario di Abydos
Tempio di Seti I.

Che Seti I sia stato un grande costruttore è testimoniato dalla forte ripresa delle attività nelle cave di pietra e “dalla cura che il sovrano pose per rendere agevoli e protette le piste che portavano alle zone minerarie sia in Egitto, sia nel Sinai e in Nubia”. Rimise infatti in funzione le miniere d’oro di queste zone cadute in disuso perché difficili da raggiungere per sfruttarne i rifornimenti d’acqua.

Il cartiglio di Seti I

Appena salito al trono iniziò la costruzione del suo tempio funerario e lo scavo della sua tomba nella Valle dei Re (la numero 17).

Il suo monumento più bello è il tempio di Abido: sicuramente i rilievi di questo tempio sono tra i più raffinati dell’arte egizia. A Karnak si dedicò alla Grande Sala Ipostila, progettata dal padre e terminata da Ramses II.

Prima sala ipostila – Tempio di Seti I.
Il tempio fu edificato da Seti I per ricordare il proprio pellegrinaggio alla tomba di Osiri. È costruito in pietra calcare molto fine, solo le colonne,le travi e le riquadrature delle porte sono in arenaria. Il figlio Ramesse II ne completò in parte la decorazione che venne terminata da Merenptah.
Il tempio è caratterizzato dalle sette cappelle dedicate a: Horus, Iside, Osiri, Amon, Ra-Harakty, Ptah e a Seti I divinizzato.
Le enormi colonne della Grande Sala Ipostila di Seti I e Ramses II.
Tempio di Seti I – seconda sala ipostila

Sono suoi anche un tempio a Menfi ed Eliopoli, oggi scomparsi. Presso Qantir, nel delta orientale, costruì una stupenda residenza dove il figlio e suo successore Ramses II stabilirà il centro della sua capitale Pi- Ramesse.

La “Lista Reale” di Sethi I al Tempio di Abydos, in cui sono elencate le dinastie egizie da Narmer allo stesso Seti I. Qui è raffigurato Seti I assieme al figlio Ramses II mentre celebrano la grandezza degli antenati

Particolare della lista reale. Seti I tiene un incensiere nella mano sinistra e con la destra indica al figlio Ramesse II la lista con 76 cartigli reali a partireda Menes (ca. 3’100 a.C. – I dinastia – Periodo arcaico) fino al proprio (1308-1294 a.C. – XIX dinastia – Nuovo Regno). Nella lista mancano volutamente molti cartigli, tra i quali quello della regina Hatshepsut e quello dei sovrani del periodo di Amarna. Il principe Ramesse II è rappresentato con la treccia dell’infanzia, nelle mani tiene due rotoli di papiro.

Il sepolcro che si fece scavare a Biban el-Muluc è il più imponente della necropoli. Lungo oltre 135 metri è decorato da cima a fondo con rilievi a vividi colori e di squisita fattura che eguagliano in pregio quelli trovati nel grande tempio di Abido.

La tomba di Sethi I, nella Valle dei Re, è la più grande e misteriosa fra tutte quelle scavate nella roccia in questa necropoli nei pressi di Tebe (l’odierna Luxor); fu scoperta da Giovanni Battista Belzoni il 16 ottobre 1817. La lunghezza della tomba è di 137,19 metri e sono da notare gli straordinari e brillanti colori degli affreschi e dei bassorilievi dipinti che ne decorano le pareti. E’ anche denominata “Tomba di Apis”, perché l’archeologo Giovanni Belzoni vi trovò la mummia di un toro nella stanza del sarcofago
Una delle ricostruzioni della tomba.

Questo ipogeo è uno dei più completi sia per quanto riguarda la riproduzione dei libri funerari sia per le decorazioni; notevole il soffitto con le sue figurazioni astronomiche. Lo stile è ancora molto vicino all’arte amarniana per la finezza e la sensibilità del modellato.

La camera sepolcrale della tomba di Sethi I le cui pareti colorate in giallo oro, colore legato alle resurrezione, sono decorate con passi del Libro dell’Amduat ossia di «ciò che c’è nell’Aldilà». Il soffitto della camera sepolcrale della tomba di Sethi I era decorato per la prima volta con la rappresentazione della volta celeste (foto Alberto Siliotti)
Schizzo della camera sepolcrale della tomba di Sethi I eseguito da Belzoni. Londra, British Museum

Il bellissimo sarcofago in alabastro, trovato da Belzoni, fu acquistato da Lord Soane si trova tuttora a Londra esposto al Soane Museum (vedi anche: https://laciviltaegizia.org/2021/01/18/copiare-per-proteggere/).

Il famoso sarcofago di Seti I è uno dei più belli e imponenti rinvenuti: e’ stato ricavato ricavato da un unico blocco di alabastro. Decorato su ogni lato (all’interno si trova un’immagine della dea del cielo, Nut, oltre a varie divinità che avvolgono il corpo del faraone), si trova al Sir John Soane’s Museum, a Londra; Sir Soane lo acquistò per la sua collezione nel 1825, quando il British Museum rifiutò di pagare le £2000 del suo prezzo.

La sua mummia, una delle meglio conservate, era stata tolta e in un secondo tempo portata nella tomba della regina Inhapi a Deir el-Bahari; oggi è al museo del Cairo.

Mummia intera di Seti I

La mummia fu sbendata da Gastone Maspero il 9 giugno 1886 che commentò:

“Era un capolavoro dell’arte dell’imbalsamatore, e l’espressione del volto era quella di uno che appena qualche ora prima ha esalato l’ultimo respiro. La morte aveva leggermente teso le narici e contratto le labbra, la pressione delle bende aveva un poco appiattito il naso e la pelle era annerita dalla pece; ma un calmo e mite sorriso aleggiava ancora sulla bocca e le palpebre semiaperte lasciavano intravedere sotto le ciglia uno scorcio di una riga apparentemente umida e brillante, il riflesso dei bianchi occhi di porcellana introdotti nelle orbite al momento della sepoltura”.

Profilo della mummia di Seti I

Una curiosità: Seti I “era di statura media (1,70 cm.), la testa ben conservata, con la mascella possente e il mento largo e forte, presenta caratteristiche assai diverse da quelle dei re della diciottesima dinastia”.

Fonte:

ALAN GARDINER-LA CIVILTÀ EGIZIA-EINAUDI

TRECCANI

KHEKERU

CONOSCI TE STESSO

WIKIPEDIA

MEDITERRANEO ANTICO

TRAVELWOORLD

Kemet Djedu

UN PUNTALE ATONIANO

Di Livio Secco

Il Metropolitan di New York esibisce, nella sua Galleria 121, un piccolo oggetto d’oro che, a prima vista, assomiglia moltissimo ad una situla. La situla è un contenitore che richiama la forma del seno materno ed era adibito a contenere liquidi, in special modo il latte.

In realtà, per il museo americano, l’oggetto in questione è un puntale cioè la parte terminale metallica di uno scettro o di un’insegna. Il suo scopo era che il manufatto non si danneggiasse nelle sue estremità durante l’uso.

Per il ritrovamento e per l’iscrizione che reca il Museo assegna il reperto all’epoca amarniana quindi al Nuovo Regno, durante la XVIII dinastia, tra il 1353 e il 1336 a.C.
Il materiale con cui è stato fabbricato è oro e le sue dimensioni sono di 4,5 cm di altezza per un diametro di 1,5 cm.

Purtroppo il Museo non è in grado di dirci molto di più relativamente alla sua origine perché, al momento dell’acquisizione, era già stato ampiamente decontestualizzato. Infatti fu recuperato in un negozio finendo nella collezione di Theodore M. Davis il quale lo donò al Metropolitan nel 1915. Da allora esso fa parte della collezione con il numero di catalogo 30.8.372.

Ne diamo qui un commento filologico.
Nella prima immagine ho riportato una foto del Metropolitan. Accanto ne ho aggiunta un’altra al negativo realizzata con un programma di grafica. Può tornare utile per avere una diversa possibilità di visualizzare i geroglifici che possono generare dubbi di interpretazione.

Come al solito ho aggiunto la fonetizzazione in italiano secondo la codifica IPA per coloro che volessero leggere senza aver studiato il geroglifico.

Spero sempre che molti lettori si facciano prendere dalla febbre egittologica e si lascino tentare allo studio della lingua e scrittura egizia. Qui di seguito consiglio uno strumentario pressoché completo.

E' un male contro cui lotterò

LA GRAVIDANZA NELL’ANTICO EGITTO

Di Andrea Petta e Franca Napoli

Il “Libro della Terra” dipinto nella camera sepolcrale di Ramses VI

In un mondo la cui filosofia è un continuo riferimento al ciclo vitale, all’eterna morte e rinascita, è ovvio che il momento della gravidanza e del parto fosse carico di significati esoterici legati alla creazione. Addirittura, tutto il cosiddetto Libro della Terra (non ha un nome egizio noto), dipinto anche sulla camera sepolcrale di Ramses VI, descrive la creazione della Terra ed è stato visto dagli studiosi come l’evoluzione di una nuova vita dalla procreazione alla nascita. Il mondo è visto come un utero che genera l’umanità fecondata dalla luce celestiale del sole, e lo vedremo meglio separatamente perché merita delle riflessioni.

Secondo Renggli, questa figura del Libro della Terra rappresenterebbe i genitali femminili, protetti da Apophis (i due serpenti grandi) mentre il serpente piccolo rappresenterebbe il cordone ombelicale ed il coccodrillo il liquido amniotico. La sfera nella mano destra e Hathor nella sinistra rappresenterebbero l’essenza maschile e femminile uniti nel nascituro

I rischi maggiori durante la gravidanza (parto prematuro o aborti spontanei) erano quindi “combattuti” prevalentemente con l’aiuto di amuleti e la benevolenza delle divinità, come abbiamo già visto. Oltre all’onnipresente Iside giocano un ruolo fondamentale la sorella Nepthys (nel Libro dei Morti è la balia di Horus) e Taweret, la dea-ippopotamo (si veda al riguardo https://laciviltaegizia.org/…/lippopotamo-femmina-la…/).

Si pensa che Taweret venisse invocata perché la gravidanza dell’ippopotamo dura quasi quanto quella umana e la dea è rappresentata con parti del corpo di ippopotamo, coccodrillo e leonessa, tutti animali ferocemente protettivi nei confronti dei loro piccoli.

Bes e Taweret (in basso) presenti alla nascita di Hatshepsut, colonnato della nascita di Deir el-Bahari

Anche Heqat, la dea-rana che emerge dalle acque del Nilo, era molto popolare. Sia Taweret che Heqat, insieme a Bes, sono rappresentate alla nascita divina di Hatshepsut a Deir el-Bahari.

La durata della gravidanza era ovviamente nota e si poteva prevedere il periodo approssimativo del parto. Esistevano prescrizioni per evitare un parto prematuro, mentre ci si riferiva alla nascita come alla “apertura del grembo”, un concetto che secondo diversi studiosi si ripete nel rito della “apertura della bocca” del defunto come nuova nascita nell’aldilà.

Diverse prescrizioni per favorire le contrazioni al momento della nascita contengono i datteri, ed è molto interessante perché questi frutti contengono una sostanza naturale simile all’ossitocina che può favorire le contrazioni dell’utero e ridurre l’emorragia post-parto.

Non si sa se una stanza della casa fosse dedicata al momento del parto; sappiamo dal villaggio degli artigiani della Valle dei Re che spesso la prima stanza entrando in casa aveva decorazioni del dio Bes e – forse – potrebbe essere stata usata per questo scopo. I cosiddetti “mammisi” (https://laciviltaegizia.org/2021/02/10/il-mammisi/) non erano invece dedicati alla nascita o un reparto di ostetricia, quanto un luogo consacrato per le celebrazioni delle nascite sacre (teogamia).

La posizione del parto era accucciata e la partoriente poggiava i piedi su quelli che erano chiamati “mattoni della nascita”. La posizione, con l’uso dei mattoni, aiutava con la gravità il parto e forniva uno spazio per il liquido amniotico e l’espulsione della placenta. Una testimonianza indiretta di questa usanza ci viene anche dalla Bibbia: “Quando assistete le donne ebree durante il parto, osservate bene tra le due pietre: se è un maschio, fatelo morire” (Esodo, 1:16)

La partoriente sui “mattoni della nascita” assistita da Hathor. Dendera, Età Tolemaica

Ma i mattoni hanno anche un profondo significato simbolico. Rappresentano la dea Meskhenet, colei che crea il ka del bambino e ne determina il destino (“meskhen” è anche il nome dei mattoni stessi). Meskhenet è spesso raffigurata come un mattone con la testa di donna; quando è raffigurata come donna ha invece il simbolo dell’utero sulla testa.

Meskhenet raffigurata come un mattone con la testa di donna

Accompagna tutta la vita del nascituro: spesso è raffigurata sopra la bilancia che pesa il cuore del defunto nel rito della psicostasia. Per questo motivo i mattoni erano conservati e posti nella tomba del defunto, simbolo di (ri)nascita.

Meskhenet (al centro, sotto il braccio della bilancia) presente alla pesatura del cuore del defunto (Papiro di Ani, British Museum)

La protezione del neonato era affidata anche alle bacchette apotropaiche (https://laciviltaegizia.org/…/le-bacchette-apotropaiche/), probabilmente sia in questa vita che nell’aldilà visto il numero di bacchette trovate nelle tombe.

Siamo pronti al momento cruciale: il parto

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XIX Dinastia

STATUA DI MERITAMON

Di Grazia Musso

Calcare dipinto, altezza cm 75
Ramesseo, Tempio della Regina a Nord del Santuario principale
Scavi di William Matthew Flinders Petrie 1896
Museo Egizio del Cairo – JE 31413 = CG 600

Frammento superiore di una statua di Meritamon, ora al Museo di Hurgada, il primo museo del Mar Rosso dedicato all’antico Egitto

Nonostante sul pilastro superiore siano conservati soltanto i titoli e nonil nome di questa regina, la statua è identificata come Meritamon, una delle figlie di Ramses II che, alla morte di Nefertari, avvenuta dopo il ventunesimo anno di regno del sovrano, assunse il ruolo di grande sposa reale.

Una tale identificazione è stata resa possibile grazie al ritrovamento ad Akhmim, in anni recenti, di una statua colossale di Meritamon, del tutto identica all’esemplare del Museo Egizio del Cairo, che proviene invece dalle rovine del Ramesseo.

La statua conserva quasi completamente la decorazione pittorica.

Al giallo di alcuni tratti del viso e degli ornamenti, si associa l’azzurro della parrucca, illuminati entrambi dalla lucentezza che si sprigiona dal calcare finissimo utilizzato per la scultura.

L’espressione del volto è serena, gli occhi, a mandorla, prolungati da una linea di bistro ( resa attraverso due sottili incisioni).

La bocca è carnosa e leggermente atteggiata a un lieve sorriso.

Sul collo sono incise due linee sottili; i lobi delle orecchie sono nascosti da orecchini semisferici.

Il volto è incorniciato da una parrucca ripartita, dalla quale fuoriescono i capelli, trattenuta da un diadema con due urei che portano la corona bianca e rossa.

Sulla testa poggia una base circolare decoratada un fregio di urei con disco solare, su di essa si innalzavano il diadema, composto da una doppia piuma con al centro un disco solare, che era prerogativa delle Grandi Spose Reali.

Meritamon Indossa una tunica aderente, su cui si trova una larga collana composta da sei giri di perline, cinque dei quali sono formati da piccoli amuleti con il segno geroglifico nefer, “bello”.

Una rosetta decora in seno sinistro, mentre quello destro è coperto dal contrappeso della collana menat , che la regina stringe nella mano destra.

La colla menat era utilizzata come strumento musicale e veniva agitata, provocando un rumore assordante, in occasione delle feste in onore di Hathor, era composta da numerosi giri di perline il cui peso elevato veniva bilanciato con un contrappeso, che in questo caso è conformato a testa femminile e termina in un elemento circolate con rosetta.

Nel l’iscrizione geroglifica frammentaria che si trova sul pilastro dorsale della statua si legge:

“… Suonatrici di sistro di Mut e della collana menat ( di Hathor)…danzatrice di Hathor…”

Fonte

Tesoro egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – F. Tiradritti – fotografie Arnaldo De Luca – Edizioni White Star e Heidi Kontkanen