Collana con le tre mosche d’oro della regina Ahhotep, ora al museo di Luxor (CG 52671). Essa è stata realizzata intorno al 1560-1530 a.C. e fu rinvenuta da A. Mariette nel 1859 a Dra’ Abu el-Naga’, a ovest di Tebe. I ciondoli sono lunghi 9 cm. ed hanno la forma di mosche stilizzate, con ali lisce sulle quali è stato saldato un pezzo lavorato a stampo che costituisce gli occhi sporgenti ed il corpo traforato. Sono appesi tramite un anellino posto sulla parte anteriore ad una catenella corta e finemente intrecciata. Secondo periodo intermedio – XVII dinastia. https://historicwomendaily.tumblr.com/…/golden-flies…
I primi amuleti a forma di mosca in pietra dura, faience o vetro risalgono al periodo predinastico; forse si pensava che tenessero lontani gli insetti e che proteggessero dalle loro punture.
Un girocollo con ciondoli a forma di mosca, in oro e pasta vitrea. Alcuni interpretano i pendenti come fiori. 1550 – 1070 a. C., ora al Rijksmuseum van Oudheden di Leida.
Nell’Antico e Medio Regno la sagoma di una mosca veniva anche incisa sulle bacchette magiche, manufatti a forma di mezzaluna ricavati in avorio di ippopotamo e destinati a difendere il proprietario da possibili sventure, e l’utilizzo degli amuleti si protrasse anche nei secoli successivi fino al Nuovo Regno.
Alla fine del Secondo Periodo Intermedio i Faraoni, ispirandosi forse alla vicina cultura Kerma, i cui guerrieri venivano sepolti con armi e con grandi pendenti in bronzo ed avorio a forma di mosca, iniziarono ad utilizzare simili ciondoli in oro come onorificenza per i soldati che si erano distinti in battaglia.
Girocollo composto da 29 ciondoli cavi in oro a forma di mosca alternati con perline sferiche di corniola e perline tubolari in lamina d’oro. XVIII dinastia, 1550-1295 BC. Ora al Museum of Fine Arts, Boston (n. 1980.167). Lunghezza 26,7 cm. – Mosche da 1,1 a 1,7 cm.
La mosca nilotica quindi, simbolo di tenacia e determinazione forse perché punge ed infastidisce senza sosta gli animali, divenne anche espressione del favore reale.
Collana composta da dieci perline a forma di mosca, disposte una di fronte all’altra e schiena contro schiena. Il corpo delle mosche è stato realizzato in oro e sagomato, mentre le ali sono in vetro blu intarsiato. Gli occhi sono in diaspro e presentano un intarsio simile. Lunghezza: 11,6 cm – Larghezza: 2,3 cm Nuovo Regno – 1550 – 1069 circa. https://data.fitzmuseum.cam.ac.uk/id/object/53754
Dopo la cacciata degli Hyksos dall’Egitto il re Ahmose ne insignì la madre, la regina Ahhotep, riconoscendole il ruolo fondamentale rivestito nella guerra di liberazione, facendo altresì erigere a Karnak una stele nella quale le rendeva grazie pubblicamente, incoraggiando il popolo a venerarla come colei che “ha compiuto i riti e si è presa cura dell’Egitto: ha curato i soldati egiziani, ha custodito l’Egitto, ha riportato indietro i fuggiaschi e riunito i disertori, ha pacificato l’Alto Egitto ed espulso i ribelli”.
Collana in maiolica gialla, verde e blu, ed oro con amuleti a forma di mosca. Secondo Periodo Intermedio – Inizio del Nuovo Regno (Dinastia 17–18 / ca. 1786–1482 a.C.). Da Tebe, Asasif, Tomba CC 37, Sepoltura 50, Scavi di Carnarvon Dimensioni: L. 36,5 cm. Numero oggetto: 26.7.1374 Immagine di dominio pubblico a questo link: https://www.metmuseum.org/art/collection/search/552384
Il generale Ahmose-Pen-nekhbet, che servì Ahmose, Amenhotep I, Thutmose I, Thutmose II e Thutmose III nelle loro campagne militari, segnala orgogliosamente nella propria autobiografia di aver ricevuto ben sei mosche d’oro da Thutmose I quale ricompensa per il suo valore.
Thutmose III decorò il generale Amenemheb detto Mahu per il suo contributo nelle campagne in Canaan e Nubia e Dedy, governatore del deserto a ovest di Tebe, Capo delle truppe del Faraone e titolare della tomba TT200 per essersi distinto nel corso delle campagne siriane; il maggiordomo reale Suemnut ne fu insignito da Amenhotep II, probabilmente per aver combattuto con valore in Siria, in quanto nella sua tomba tebana (TT92) sono raffigurati carri e armi in stile siriano; Amenhotep III premiò coloro che avevano difeso i confini dell’impero, respingendo le invasioni dei Libici e dei Nubiani, tra i quali l’unità dei Medjay, distintasi per il suo coraggio collettivo.
Girocollo in oro con perline a forma di mosca, cilindriche e tubolari e con pendente a forma di mosca in lapislazzuli. Nuovo Regno. Brooklyn Museum, numero di registrazione 08.480.198
Probabilmente la mosca d’oro fu usata più in generale anche come simbolo dell’apprezzamento del sovrano, in quanto la stragrande maggioranza dei 125 esemplari dei quali è noto il contesto di rinvenimento è associata a donne, evidentemente estranee al valore guerresco; è quindi verosimile che fossero doni preziosi e beneauguranti, tenuto conto del fatto che nei Testi dei Sarcofagi questi insetti sono collegati alla rigenerazione e alla rinascita.
Girocollo con ciondoli a forma di mosca in corniola – Nuovo Regno – 1550 -1250 a. C. Venduto da Christie.
SIDPURA T., “Flies, Lions and Oyster Shells: Military Awards or Tea for Two”, conferenza tenuta il 5 agosto 2018 al meeting dell’Essex Egyptology Group, a questo link: https://www.essexegyptology.co.uk/?page_id=523
Tebe ovest, Qurma, Tempio funerario di Sethi I – XIX Dinastia Faience invetriata, Altezza cm 9, Larghezza cm 5,8 Fonte: Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – fotografie di Mathias Seidel – Edizioni Konemann
Queste due piccole placchette in faience provenienti da un deposito di fondazione templare mostrano il Quarto e il Quinto Protocollo Reale di Sethy I. E’ interessante analizzarne il contenuto semantico.
Una curiosità sul Quinto. Come dettagliato nell’immagine a corredo il significato dell’antroponimo Sethy è “Colui che appartiene a Seth”. Come nome proprio di un sovrano egizio, per qualcuno, sarebbe abbastanza discutibile. Nell’errato immaginario collettivo il dio Seth corrisponde al diavolo creando una situazione imbarazzante. E’ come se il papa si chiamasse Lucifero I (che, tra l’altro, è un bellissimo nome significando “Portatore di Luce”). In realtà il significato di Sethy (Colui che appartiene a Seth) vuol dire che il sovrano egizio è in grado di gestire il dio del caos, il disordine mondiale. Pertanto, fino a quando il re terrà a bada il caos l’Egitto non avrà nulla da temere.
Poiché i due cartigli sono decorati con una corona, allego anche la diapositiva relativa della mia conferenza / lezione / Quaderno di Egittologia relativo allo studio delle corone. La corona SHUTY è formata da due piume che sono state in seguito decorate con altre aggiunte. Qui la vediamo nella forma base originale, poi con l’aggiunta di un disco solare alla base con le corna di ariete e quindi con l’aggiunta di due urei sopra e due sotto le corna di ariete e tutti quattro con un disco solare.
Nelle immagini: a sinistra, al centro e a destra, Sethy I, in tre raffigurazioni diverse, tutte nel suo tempio di Abido.
Lo studio del Protocollo Reale è importantissimo perché esso, letto e tradotto nella giusta sequenza, rappresenta il programma politico del sovrano. Purtroppo sono frequenti i fenomeni di metatesi onorifica, grafica e quelli di scrittura difettiva che ne rendono difficoltosa la traduzione. Inoltre, molto spesso, ci si dimentica che l’onomastica è antropocentrica riducendo la traduzione ad un mero esercizio pedagogico e didattico. Il nome del re è tutt’altro che uno slogan pubblicitario.
Come consueto ho aggiunto la codifica IPA per far leggere i geroglifici anche a coloro che non li hanno (ancora!!) studiati.
Statua del faraone Horemheb e della regina Mutnedjemet Granodiorite Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Horemheb (1319-1292 a.C.) Tebe, Karnak, tempio di Amon Collezione Drovetti (1824) C. 1379
Al Museo Egizio di Torino si trova una statua molto importante: è un gruppo statuario frammentario che rappresenta il faraone Horemheb e la grande Sposa Reale Mutnedjemet.
La regina Mutnodjemet rappresentata come sfinge con una corona simile a quella usata da Nefertiti (di cui era forse sorella)
L’importanza risiede nell’iscrizione che si trova sul retro della statua: si tratta infatti della stele di incoronazione del faraone, dove Horemheb rivendica il suo diritto al trono (perché designato dal faraone – che evidentemente è Tutankhamon e non Ay- e Amon, vedere punto 6) e dove descrive la sua attività di ripristino dell’ordine, sulla scia della stele della restaurazione di Tutankhamon.
Un plauso particolare ai curatori del museo perché la nuova esposizione consente di vedere la statua a 360 gradi. Il museo offre inoltre la traduzione dell’iscrizione, che riporterò più sotto.
Tra i paragrafi, trovo molto interessante il 7) e il 9).
« (7) […] la gente (gioì per) ciò che la sua bocca proferiva, quando fu convocato alla presenza del Sovrano e il palazzo si infuriò, ma egli aprì la bocca e rispose al Sovrano, e lo pacificò con le parole che gli uscivano di bocca. »
il « palazzo » in questo paragrafo sembra riferirsi a Tutankhamon che « s’infuriò » e Horemheb sembrerebbe essere l’unico in grado di calmare il sovrano o forse, i capricci di un ragazzino…tanto che operò come reggente per molti anni (paragrafo 9).
I prigionieri sul lato incompiuto della statua
Ecco la traduzione. É un po’ lunga ma interessante!
(1) [Che viva l’Horus “Toro Forte, dai piani accorti”, Due Signore “Dotato di monumenti meravigliosi nel tempio di Karnak , Horus d’Oro” Che si compiace della verità, che promuove le Due Terre”, Il Re dell’Alto e Basso Egitto, Signore delle Due Terre, Djeserkheprura-Setepenra, figlio di Ra, Horemheb (Meryamon) [amato da] Horus signore di Hutnesu
(2) […] (progenie di?) Kamutef. Amon il Re degli Dei è colui che lo ha allevato, la protezione di Horus, figlio di Iside, è la difesa del suo corpo. E’ uscito dal ventre materno già vestito di maestà, con l’aspetto di un dio. Egli ha fatto (..]
(3) […] il braccio si alzava (per rendergli omaggio) quando era ancora bambino, i grandi e i piccoli baciavano la terra (davanti a lui), a gli perveniva cibo quando era ancora un fanciullo senza la facoltà della ragione (…)
(4) i nobili (?)[…] di tutto il popolo. Il suo aspetto era quello del simulacro di un dio agli occhi di chi ne guardava l’immagine incutente timore. Suo padre (il dio) Horus si era posto dietro di lui, il suo creatore lo proteggeva. Una generazione passò, un’altra
(5) [venne su) (…) ((Horus)) conosceva il giorno in cui si sarebbe compiaciuto di passargli il trono. Ecco,-questo dio elevò suo figlio agli occhi del popolo tutto, perché desiderava affrettargli il passo verso il sopraggiungere del giorno in cui gli sarebbe subentrato. Egli fece sì che
(6) […]del suo tempo, il cuore del re essendo soddisfatto delle sue azioni ed esultante per la sua scelta. Egli lo nominò Supremo Comandante del paese per pilotare le leggi delle Due Terre come principe ereditario dell’intero paese. Era unico, senza eguali. I (suoi] piani
(7) […] la gente (gioì per) ciò che la sua bocca proferiva, quando fu convocato alla presenza del Sovrano e il palazzo si infuriò, ma egli aprì la bocca e rispose al Sovrano, e lo pacificò con le parole che gli uscivano di bocca. Era unico, eccellente, senza
(8) […] ogni suo piano era come il passo dell’ibis, il suo agire era l’immagine di quello del Signore di Hesret, era uno che gioiva della verità come il Beccuto, compiacendosi di essa come Ptah, che si svegliava al mattino per farne offerta, essendo stato posto
(9) […] le sue azioni, camminando sulla sua stessa via, è lei che assicura la sua protezione per tutta l’eternità. Ecco, egli governò le Due Terre come reggente per molti anni, (e) faceva rapporto
(10) […] mentre i consiglieri si inchinavano alle porte del palazzo regale, e giungevano a lui i grandi dei paesi dei Nove Archi, dal Sud come dal Nord, levando le braccia alla sua presenza, e gli rendevano omaggio come a un dio, e tutto ciò che si faceva si faceva al (suo) comando
(11) […] il suo cammino, essendo la sua maestà grande davanti al popolo. Si invocava per lui prosperità e salute. Era invero il padre delle Due Rive, (di) eccellente sagacia come dono di dio per traghettare
(12) […] molti giorni] dopo, allorché il figlio maggiore di Horus era supremo comandante e principe ereditario del paese nella sua interezza, questo nobile dio, Horus Signore di Hutnesu, desiderò collocare suo figlio sul suo trono eterno. Ordinò
(13) -[…] Amon. Allora Horus si recò fra espressioni di giubilo a Tebe, la città del Signore dell’Eternità, con suo figlio nel suo abbraccio, fino al Tempio di Karnak, per introdurlo alla
presenza di Amon-ka affinché gli desse la sua carica di sovrano e stabilisse la sua durata (di regno). Ecco
(14) […] nella sua bella festa nel Tempio di Luxor. Allora la Maestà di questo dio vide Horus signore di Hutnesu, con suo figlio con lui per la cerimonia della presentazione del Re, perché gli desse la sua carica e il suo trono. Allora Amon-Ra si unì al giubilo, quando vide
(15) […]_ il giorno della presentazione delle sue offerte. Allora egli si recò da questo nobile, il principe ereditario, capo delle Due Terre, Horemheb, e procedette alla reggia, avendolo posto davanti a sé, al Santuario dell’Alto Egitto (Per-ur) della sua nobile figtia, Uret
16- […] Hekau, (la dea del cobra ureo) le cui braccia (erano) accoglienti. Ella abbracciò la sua bellezza e si installò sulla sua fronte, mentre l’Enneade, signori del Santuario del Basso Egitto (Per-neser), era in giubilo per il suo trionfo: Nekhbet, Uadjit, Neith, Iside, Nefti, Horus, Seth, e tutta l’Enneade che presiede sul Grande Trono
(17) […] lodi fino al cielo, gioendo per la soddisfazione di Amon: “Ecco, Amon è venuto al suo palazzo, con suo figlio davanti a lui, per porgli la corona sul capo e prolungargli il tempo quanto il suo, Ci siamo riuniti per stabilire per lui
(18) – […] e assegnargli gli emblemi di Ra e rendere omaggio ad Amon per avercelo dato. Ci hai portato il nostro soccorritore, Concedi a lui i giubilei regali di Ra e gli anni di regno di Horus. È lui che farà ciò che piace al tuo cuore a Karnak, come anche a Eliopoli e Menfi. E’ lui che li adornerà”.
(19) Fu composto il Grande Nome Regale per questo dio, la sua titolatura, come quella della Maestà di Ra: Horus “Toro Forte, dai piani accorti”, Due Signore “Dotato di monumenti meravigliosi nel tempio di Karnak, Horus d’oro che si compiace della verità, che promuove le Due Terre*, Re dell’Alto e Basso Egitto “Djeserkheprura-Setepenra”, figlio di Ra “Horemheb amato da Amon”, a cui è data la vita. Uscita
(20) della Maestà di questo nobile dio Amon, Re degli Dei, dal palazzo regale, con suo figlio davanti a lui. Egli abbracciò la bellezza di lui, che si era levato con la corona khepresh sul capo, per assegnargli tutto ciò che il sole circonda, con i Nove Archi sotto i suoi piedi, il cielo in festa e la terra in giubilo Il cuore dell’Enneade dell’Egitto era felice
(21) Ecco, la terra e il popolo gioivano, le loro grida sí levavano fino al cielo. I grandi e i piccoli esultavano, la terra intera giubilava. Poi, dopo che questa festa del tempio di Luxor fu conclusa, essendo tornato Amon, Re degli Dei, a
(22) Tebe, navigazione di Sua Maestà verso Nord con la statua di Ra-Horakhty. Ecco, egli mise in ordine il Paese, organizzandolo cosi com’era ai tempi di Ra. Restaurò i templi degli dèi, dalle patudi del Delta alla Nubia. Fece eseguire tutte le loro immagini,
(23) migliori di quelle che le avevano precedute, e superiori in bellezza grazie a quello che aveva fatto fare, e Ra giubilava a vederle, poiché erano trovate in rovina in precedenza. Risollevò i loro santuari e creò le loro statue ognuna nella sua precisa forma, fatte di ogni pietra pregiata.
(24) ha cercato tutti i santuari degli dei ridotti in rovina in questo paese e li ha restaurati così com’erano dal tempio antico. Ha istituito per loro regolari offerte quotidiane, e tutti i recipienti dei loro santuari
(25) sono fatti di oro e argento. Li ha equipaggiati di sacerdoti e ritualisti scelti fra la crema dell’esercito, e assegnato loro campi e bestiame, attrezzati con tutto il necessario. Essi si levano di buon’ora per rendere omaggio a Ra all’alba
(26) di ogni giorno. *Prolunga per noi il regno di tuo figlio che fa ciò che è gradito al tuo cuore, Djeserkheprura Setepenra. Concedigli mitioni di giubilei, rendilo vittorioso su tutti i paesi come Horus figlio di Iside, com’è vero che egli soddisfa il tuo cuore a Eliopoli
NOTA DI LIVIO SECCO
La traduzione del Terzo Protocollo Reale “Che si compiace della verità” è “molto romanticona”. Il lemma “verità” aveva probabilmente la stessa pronuncia o molto simile ma una grafia totalmente diversa. E’ vero che la dea Maat impersonava l’equilibirio, l’ordine cosmico, la verità, la giustizia… ma quando è ritratta lei sarebbe opportuno citarne il nome perché, diversamente, il concetto scelto è arbitrario (perché proprio scegliere “verità” e non gli altri significati?). Il verbo “hrw” ha letteralmente il significato di “contento / soddisfatto / felice / pacifico (essere); trovarsi d’accordo”. “Compiacere” è una forzatura.
In sintesi: va benissimo “… che si compiace della verità”, ma è una romanticheria ottocentesca, non una traduzione filologica.
Statue of king Horemheb and queen Mutnedjemet
Granodiorite
New Kingdom, 18* Dynasty, reign of Horemheb (1319-1292 BC) Thebes, Karnak, temple of Amun
Museo Egizio di Torino, Suppl. 8473 Foto: Patrizia Burlini
Per compensare la mancanza di uno dei sarcofagi previsti per la moglie, Kha fece preparare per Merit una splendida maschera funeraria rivestita in oro e intarsiata con pietre dure e pasta vitrea.
Il vetro imita pietre più preziose quali lapislazzuli, turchese e corniola. La maschera fu trovata leggermente schiacciata, forzata all’interno dalla bara, l’occhio sinistro è stato restaurato mentre la maschera è stata rimodellata e consolidata
La maschera nel vecchio allestimento del Museo Egizio di Torino
Purtroppo l’utilizzo di una bara che non era stata preparata per Merit ha comportato doverla forzare la maschera all’interno della bara stessa, con il distacco di una parte della copertura in foglia d’oro e la deformazione del viso, corretta e restaurata dopo il ritrovamento.
Il particolare della maschera funeraria ancora sul corpo di Merit. SI nota come sia stata “forzata” all’interno della bara, danneggiandola.
La maschera appena estratta dalla bara
Dalla vista laterale si può notare come la parte laterale abbia subito i peggiori danni al momento della sepoltura
Si tratta di una delle più belle maschere funerarie non appartenenti alle famiglie reali.
Una prospettiva insolita, dal retro della maschera di Merit
Merit ci osserva nel suo sguardo senza tempo Foto: Patrizia Burlini
Come abbiamo visto, Merit morì prematuramente e fu necessario adattare una delle bare predisposte per Kha per accogliere la sua salma.
A questo punto però si poneva un problema: mancava una bara del “set” usuale per l’epoca, che rappresentava il viaggio del defunto verso la rinascita – dal nero del sarcofago esterno all’oro della bara interna (che abbiamo visto per Kha).
Il sarcofago è finora unico nel suo genere, perché fonde in sé i due diversi modelli decorativi osservabili. rispettivamente, sul sarcofago mediano e quello interno di Kha: la cassa è coperta infatti da resina nera con figure ed iscrizioni in foglia d’oro, mentre il coperchio è completamente dorato. È stato ipotizzato che ciò abbia forse permesso di integrare in un solo sarcofago antropoide la funzione simbolica dei due normalmente previsti all’epoca. Il fatto però che i testi funerari siano a nome di Kha rende dubbia questa ipotesi, in quanto non sarebbe stato concepito per questa funzione
Secondo l’ipotesi più accreditata, gli artigiani dell’epoca ebbero però un’idea geniale, rimasta unica nell’arte egizia: “fusero” le due bare interne (o meglio, le loro “funzioni” simboliche) in una sola.
La cassa della bara interna di Merit, infatti, ricorda la seconda bara di Kha, con il fondo nero ma con le scritte e le immagini dorate, mentre il coperchio è interamente dorato.
Da notare però che le iscrizioni funerarie sono rimaste a nome di Kha, e che quindi sarebbe stato già inizialmente concepito con questa doppia funzione.
Difficile dire se il volto della bara interna sia quello di Kha o se sia stato “adattato” a quello di Merit
Al momento della scoperta, il sarcofago interno di Merit era avvolto in un telo e racchiudeva, proteggendole, la mummia della donna e la preziosa maschera funeraria posta sul capo.
Si notano bene nelle fotografie originali le lenzuola usate come imbottitura per riempire lo spazio derivante dalla “taglia” sbagliata e la maschera funeraria
Con ogni probabilità, Merit morì prima del marito ed in maniera inattesa. Si dovette quindi adattare la sua sepoltura, utilizzando una parte del corredo già preparato per il marito e finendo in fretta ciò che faceva parte del suo.
Il sarcofago esterno è un po’ più semplice di quello di Kha, senza la struttura a forma di slitta sottostante, e conteneva una sola bara antropomorfa, le cui iscrizioni erano per Kha. Costruito in legno di sicomoro e formato da cinque pezzi più il coperchio, il sarcofago esterno è lungo 228 cm per una larghezza di 97 ed un’altezza di 113.
La qualità del legno è inferiore rispetto al sarcofago di Kha, con la presenza di alcune giunte e una copertura in resina stesa in maniera non uniforme, a testimonianza della morte prematura di Merit e della preparazione affrettata della sepoltura.
Nota: i casi di omonimia sono stati gestiti aggiungendo ai nominativi dei titolari un progressivo in numeri romani tra parentesi quadre (es.: Amenmose [I]; Amenmose [II]). Tali progressivi NON hanno alcuna valenza temporale o storica, ma servono solo per differenziare due titolari (nessuna indicazione è stata, ovviamente, riportata per i titolari “sconosciuti”).
Unica notizia biografica ricavabile il nome della moglie, Nefertwah, Nutrice del figlio del re Menkheperure (Thutmosi IV)[6].
La tomba
Un breve corridoio, sulle cui pareti (1 in planimetria) sono riportati il titolo del defunto, immette in una sala trasversale; sulle pareti: il defunto e la moglie in offertorio su un braciere; in due registri sovrapposti (2) un figlio (?) offre un mazzo di fiori alla madre che sta allattando il principe Thutmosi IV e una fanciulla che offre una ciotola al defunto e alla moglie seduti (scena non ultimata); poco oltre (4), un prete sem[7] dinanzi alla coppia (non ultimato).
Al centro della parete opposta uno scavo lascia intendere la possibile estensione della tomba[8]
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
Uniche notizie biografiche ricavabili il nome della madre, Ipu, e della moglie Amenhotep, nonché il nome di uno dei figli maschi Userhat[6].
La tomba
Planimetricamente TT349 si sviluppa con forma a “T”; una sala longitudinale porta ad una sala trasversale. Le scene parietali sono molto danneggiate; nella sala longitudinale (1 in planimetria) [il defunto e la moglie] (?) offrono libagioni su un braciere e resti di testi dedicatori; sulla parete opposta (2) un uomo offre libagioni al [defunto e alla moglie] (?), tracce di scene di banchetto, di lavori agricoli, di un uomo che intreccia una cesta e di un uomo e una donna, nubiani, durante la mietitura.
Un breve corridoio, sulle cui pareti (3) sono resti di testi dedicatori, immette nella sala trasversale; sulle pareti: il defunto (?) in offertorio accanto a un braciere (4); due donne (5) con offerte.
Sul lato breve a nord [il defunto e la moglie] (?) accanto a un albero e poco oltre (7) cumulo di offerte.
Al centro della parete (8) una nicchia contenente le statue del defunto, della moglie e della madre; tra le tre statue piccole raffigurazioni di figli (tra cui uno indicato come Userhat) e figlie[7]
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.
sconosciuto: Capo degli amministratori, Amico Unico; Na’amutnakht: Apritore delle porte nella casa d’oro di Amon
Sheikh Ab el-Qurna
Originariamente XVIII, poi XXII dinastia
Biografia
Dello sconosciuto titolare, risalente alla XVIII dinastia, è noto il nome della moglie: Di’Ankh; di Na’amutnakht, che usurpò la tomba durante la XXII dinastia, sono noti i nomi dei genitori, Nezem il padre, che recava lo stesso titolo di Apritore delle porte nella casa d’oro di Amon, e Suru (?), la madre[6].
La tomba
TT348 si presenta con una sala trasversale e una breve sala longitudinale con planimetria a “T” rovesciata tipica delle sepolture della XVIII dinastia. Nel cortile di accesso alla tomba (1 in planimetria) scena che rappresenta il titolare originale con la moglie (?) nell’atto di ricevere regali per la Festa del Nuovo Anno; nel corridoio di accesso alla sala trasversale (2), due figli (di cui non sono leggibili i nomi) porgono offerte all’usurpatore Na’amutnakht al cui fianco si trova la madre. Sul lato corto a ovest una stele illeggibile come non rilevabili sono quattro statue sul fondo della sala longitudinale[7]
Fonti
^ Gardiner e Weigall 1913
^ Donadoni 1999, p. 115.
[1]La prima numerazione delle tombe, dalla n.ro 1 alla 253, risale al 1913 con l’edizione del “Topographical Catalogue of the Private Tombs of Thebes” di Alan Gardiner e Arthur Weigall. Le tombe erano numerate in ordine di scoperta e non geografico; ugualmente in ordine cronologico di scoperta sono le tombe dalla 253 in poi.
[2]Nella sua epoca di utilizzo, l’area era nota come “Quella di fronte al suo Signore” (con riferimento alla riva orientale, dove si trovavano le strutture dei Palazzi di residenza dei re e i templi dei principali dei) o, più semplicemente, “Occidente di Tebe”.
[3]le Tombe dei Nobili, benché raggruppate in un’unica area, sono di fatto distribuite su più necropoli distinte.
[4]Le note, sovente di inquadramento topografico della tomba, sono tratte dal “Topographical Catalogue” di Gardiner e Weigall, ed. 1913 e fanno perciò riferimento alla situazione del’epoca.