Senenmut era un cittadino comune ma era un uomo brillante e grazie alla sua vivace intelligenza, alla sua vasta sapienza ed alla sua completa devozione ad Hatshepsut ottenne da lei ricchezza, prestigio e privilegi simili a quelli tradizionalmente riservati ai membri della famiglia reale.
In qualità di consigliere della regina e tutore di sua figlia Neferure, morta a soli sedici anni, detenne più di novantatré titoli (tra cui Gran Tesoriere della Regina, Capo Sovrintendente del Re, Sorvegliante del tesoro, dei granai, dei campi, dei bovini di Amon), che gli diedero il controllo sulle notevoli risorse della famiglia reale e del clero di Amon, al quale era molto vicino.
Egli aveva vaste conoscenze nel campo dell’astronomia ed in qualità di capo architetto reale progettò e fece realizzare il tempio di Deir El-Bahari, sulle cui pareti, la regina lo autorizzò a farsi rappresentare per ben settanta volte.
Senenmut rimase scapolo per tutta la vita, circostanza rara nell’antico Egitto, e visto che fra i suoi titoli compariva anche quello di “Cortigiano molto amato”, qualche studioso ipotizza che potesse essere stato l’amante segreto di Hatshepsut, la quale, rimasta vedova di Thutmose II, non si era più risposata. In effetti esistono molteplici statue che lo rappresentano accanto alla regina, in un caso è stato raffigurato grande quanto lei e spesso i nomi di Hatshepsut e di Senenmut sono scolpiti appaiati. La natura della relazione tra i due fu oggetto di pettegolezzi anche all’epoca: è infatti stato rinvenuto un graffito, realizzato da un operaio di Deir El-Medina sulle pareti di una tomba vuota che mostra un amplesso tra un uomo ed una donna nuda che indossa sui capelli un’acconciatura regale, identificati in Senenmut ed Hatshepsut.
Il favore della regina nei confronti del suo dignitario è testimoniato anche dal fatto che gli mise a disposizione due tombe. La prima sorge sulla riva occidentale; Hatshepsut l’aveva fatta preparare per sé, quando era ancora la Grande Sposa Reale e gliel’aveva poi ceduta, dopo aver preso il potere; all’interno c’era un sarcofago di granito rosa di Assuan, fatto a pezzi dai cercatori di tesori ed oggi ricostruito ed esposto al Metropitan di New York.
Questa tomba tuttavia non venne mai utilizzata. Senenmut ottenne il grande onore di essere sepolto in una tomba a Deir El-Bahari, entro i confini del tempio funerario della sovrana; essa ha un unico dipinto, rimasto incompiuto che mostra, sul soffitto, le ore della notte e le costellazioni del cielo notturno.
Il graffito che riproduce un amplesso con una donna dall’acconciatura regaleL’entrata della tombaSenenmut ritratto nella tomba TT71
Il soffitto astronomico
Ostracon in calcare con disegno di una testa e proporzioni per il disegno. Insieme ad altri tre Ostracon, è stato ritrovato sotto la tomba/deposito T T 71 e si considera ritragga lo stesso Senenmut. Dimensioni: 18 x 8 cm circa. Attualmente al Metropitan Museum di New York.
Le statue a cubo di Senenmut e della principessa Neferura
Da Karnak, corte della cachette XVIII Dinastia, Granito grigio, altezza 130 cm. Il Cairo, Museo Egizio.
Senenmut rivestì molte cariche, fra cui quella del tutore della figlia di Hatshepsut e di Tuthmosis II, la principessa Neferura.
In queste statue che si rifanno ai modelli delle statue a cubo del Medio Regno, della principessa emerge la testa, fra le braccia del tutore.
Neferura ha spesso il dito alla bocca e la treccia della fanciullezza, segni della sua età
Ägyptisches Museum di Berlino, N.I. 2296
LA TOMBA TT353
Gli elementi decorativi della camera sono il soffitto astronomico, che è stato illustrato più sopra, e una stele falsa-porta sulla parete ovest, ovvero di fronte all’entrata, simile a quella trovata nella tomba TT71.
Nel piccolo riquadro centrale, in entrambe le false-porte, una scena di banchetto funebre mostra Senenmut ed i suoi genitori.
Falsa-porta della tomba TT71
La scena è pressoché identica, Senenmut è seduto tra i suoi genitori, dietro a lui suo padre che l’abbraccia e davanti a lui sua madre che tiene un fiore di loto in mano e davanti al naso del figlio.
Fonte : Nico Pollone.
Nota di Nico Pollone
In questa rappresentazione scultorea il tema cambia, Senenmut è rappresentato inginocchiato mentre sorregge un rotolo di corda. La corda è identificata come “nwH” ovvero alla lettera, “bastone di corda”, misura o corda di agrimensura (misurazione della superficie e dimensione dei terreni) della lunghezza di 100 cubiti (52,30 metri). Questa era evidentemente un’altra mansione di Senenmut per misurare la produzione del grano nei campi per valutare la quantità del raccolto e/o l’ammontare di affitto che doveva essere pagato presumibilmente a l tempio. Emergente fuori dal rotolo di corda a forma di gomitolo, più cilindrico che sferico, è una piccola testa umana, non della stessa qualità artistica del resto della statua, sormontata da un piccolo ureus a sua volta con il disco solare di Hathor sopra . La corda è appoggiata su una base rettangolare quasi cubica, che a sua volta poggia su base-piedestallo più grande rettangolare con gli angoli frontali arrotondati. Il contorno della base conteneva iscrizioni che sono state eliminate.
Anche se la statua sembra essere intatta, a parte il danneggiamento del naso, e la parte destra dello schienale, si evidenziano e ipotizzano modifiche intriganti. Per primo, la testa umana che sormonta la corda ha sostituito la testa di un ariete adornata con un ureus cornuto e disco solare che erano l’emblema solito per tali oggetti. L’ariete era un simbolo potente di Amun-Re, che avrebbe avuto qui il suo ruolo come Dio di Misurazione. Che l’ariete originale sia stato sostituito suggerisce che fu distrutto durante il regno di Akhenaten (r. 1349 – 1336 A.C.), quando i nomi ed immagini della triade Tebana (Amon-Re, Mut, e Khonsu) furono proscritte ufficialmente e rimosse dai monumenti esistenti.
Parigi, Museo del Louvre
Fonte: Enciclopedia Egitto della Fabbri Editori curata da Maurizio Damiano. Cristiane Desroches Noblecourt La regina Misteriosa. Bob Brier, Was Senenmut Queen Hatshepsut ‘s Secret Lover?
Il vocabolo greco Theogamia vuol dire letteralmente “divino matrimonio” e indica l’unione fra un dio e una mortale. Frutto di tale unione era l’erede al trono, di pura essenza divina. Questo espediente fu utilizzato inizialmente per giustificare la legittimità del sovrano, e l’esempio più antico noto è quello della “profezia” riportata dal “Papiro Westcar, il cui scopo era quello di giustificare il cambiamento di dinastia: la moglie di un sacerdote di Heliopolis fu visitata dal dio Ra da cui ebbe tre figli, che divennero i primi tre sovrani della V dinastia. La Theogamia divenne poi una formula politico-religiosa che alcuni sovrani della XVIII e XIX dinastia adottarono per affermare, tramite la filiazione divina, la propria legittimità o per confermare il potere; questi casi celebri di Theogamia sono quelli di Hatshepsut, di Amenhotep III e di Rameses II, riportati su monumenti. Quanto ai faraoni, mariti terreni delle madri in questione, essi erano già defunti quando le scene vennero create.A Deir El Bahari, il tempio di Hatshepsut. A Luxor, tempio di Amon, è rappresentata la “Sala della nascita divina di Amenhotep III. Il Ramesseum, dove Rameses II adottò la theogamia per affermare la sua legittimità.
Fonte : Dizionario Enciclopedico dell’antico Egitto e delle civiltà Nubia e di Maurizio Damiano – Appia.
Figlio di Tuthmosis II e di una sposa secondaria di nome Aset, salì al trono giovanissimo, ancora bambino.
Il suo regno si può suddividere in tre fasi: la prima lo vide, fanciullo, sotto la custodia di Hatshepsut. La seconda, lo vide già adulto come correggete con Hatshepsut. La terza fase ebbe inizio il decimo giorno del secondo mese (della stagione) di peret, nell’anno ventiduesima del faraone, (di Hatshepsut, dato che contavano assieme gli anni di regno), e Tuthmosis divenne sovrano unico.
Dal momento in cui il il re iniziò a reggere da solo il paese, partì per le sue campagne militari, che furono la caratteristica del suo regno. Troviamo segni del sovrano dalla Nubia all’Asia .La prima campagna vide svolgersi la celebre battaglia di Megiddo, vinta dagli egizi. Il re continuò la conquista verso il nord, si spinse fino all’attuale Libano, dove si scontrò, per la prima volta, con i Mitanni.
Sotto il regno di Tuthmosis e Hatshepsut, l’arte fece dei passi da gigante in tutti i campi: le numerose statue e rilievi sono di rara bellezza. In campo architettonico si ricordano le costruzioni di Karnak, prima fa tutte è l’Akhmenu, una grandiosa sala delle feste costruita alle spalle del santuario di Amon, a Tebe Ovest, fece costruire per sé un tempio chiamato Heneqet-ankh, e modificò a Deir El Bahari il Kha-Akhet di Hatshepsut. Nel resto del paese il suo nome si trova a Heliopolis, a Elefantina.
Il sovrano ebbe varie spose, fra cui la “Grande Sposa Reale” Merytre -Hatshepsut, madre di Amenhotep II, che successe al padre.
Il suo regno durò in totale cinquantaquattro anno. Alla morte fu sepolto nella tomba, che si era fatto costruire, nella Valle dei Re. La tomba KV 34, che è una delle più eleganti della valle, è incompiuta: una sala funeraria e un sarcofago a forma di cartiglio. Le pareti sono decorate con le scene e le iscrizioni del Libro dell’Amduat.
Il corpo fu poi trasferito nella cachette di Deir El Bahari.
Fonte: Dizionario Enciclopedico dell’antico Egitto e delle civiltà Nubia e di Maurizio Damiano – Appia.
La gravidanza e il parto, allora come oggi, erano un momento molto delicato nella vita delle donne. Proprio per questi, oltre a prestare cure particolari si cercava di assicurare una protezione speciale, aggiuntiva, alle future madri dotandole di amuleti specifici per l’occasione raffiguranti il dio Bes, che allontanava gli spiriti maligni, oppure una gatta con i suoi cuccioli, immagine stessa della maternità, e infine la dea Toeris. Porre un pezzo di vestito della donna incinta all’interno di una statua cava della dea, ad esempio, avrebbe evitato un parto difficile, eventualità da scongiurare il più possibile, visto l’alto tasso di mortalità. Sul papiro medico di Berlino è descritto un test di gravidanza e il metodo per sapere il sesso del nascituro :”. Metodo per riconoscere se una donna è incinta o no: mettere orzo e grano in due sacchi di tela che la donna bagnerà con la propria urina ogni giorno, mettere allo stesso modo due sacchi con sabbia e datteri. Se germoglierà per primo l’orzo sarà maschio, se germoglierà per primo il grano sarà femmina; se non germoglieranno non partorirà”. Il parto seguiva un rituale stabilito: la donna sedeva su una sedia da travaglio, detta meskhen, ad aiutarla vi erano le levatrici, dato che gli uomini erano esclusi, che impersonavano le dee Nefti, Heket e Iside.Durante il travaglio, la gestante pregava il dio vasaio Khnum, che presiedeva al parto. La placenta veniva conservata, perché ritenuta capace di curare le malattie del neonato, per favorirne l’espulsione, la donna si sedeva sopra un tampone imbevuto di segatura di abete e feccia. Alla partoriente e al bambino venivano donati amuleti, spesso statuette votive che avevano le sembianze delle dee protettrice del parto.
Fonte: sito Museo Archeologico Nazionale di Firenze. ‘Magia e Iniziazione nell’ Egitto dei faraoni, Rene’ Lachaud.
Il Nome di Horo: È la forma più antica del nome di un faraone, speso racchiusa nel serekh, una sorta di “scudo araldico” che rappresenta la facciata di un palazzo: Useret kau: Potente di Ka
Il Nome Nebty: le Due Signore, ovvero le due divinità araldiche Nekhbet e Wadjet, che rappresentano rispettivamente l’Alto e il Basso Egitto: Wadjet renput: Fiorente di anni
Il Nome Horo d’Oro: l’oro era fortemente associato all’eternità ma il significato di questo titolo è controverso: Netjeret kau: di Apparenza Divina
Il Nome del Trono (o prenomen): pronunciato al momento dell’incoronazione e scritto all’interno di un cartiglio: Ma’at ka Ra: La Verità è il ka di Ra
Il Nome di Nascita (o nomen): il nome attribuito alla nascita, anch’esso riportato in un cartiglio: Henemet Amon Hatshepsut: Colei che Amon abbraccia, la prima fra le Nobili Dame
Difficile pensare che “la prima fra le Nobili Dame” sia un nome adeguato per un re, teologicamente identificato come principio maschile. Tuttavia il fatto stesso che Hatshepsut non cambiò mai il suo può fornire una prova evidente della forte resistenza alla modifica del nome di nascita. Una resistenza che non fu mai spezzata prima di Akhenaton (nato Amenhotep) . . .
Figlia di Thutmosis I e della regina Ahmose ( a sua volta figlia di Amenhotep I), Hatshepsut fu la prima figlia e la preferita di suo padre, il quale, morto il figlio maschio Amenemes, sin dall’inizio del suo regno la portò con sé nei suoi viaggi in Egitto, specie nel Delta e l’associò al trono già nel suo secondo anno di regno. Tuttavia Hatshepsut dovette attendere per regnare veramente, dato che alla morte del padre salì al trono il fratellastro Thutmosis II, che la regina sposò per legittimarlo al trono e dal quale ebbe una figlia di nome Neferura. Thutmosis II morì di malattia verso i trent’anni e lasciò il paese e il suo legittimo erede, Thutmosis III, avuto da una sposa secondaria, nelle mani della moglie, la regina Hatshepsut, che governò in qualità di tutrice del figliastro, il quale aveva solo tre anni e che quindi era troppo giovane per esercitare concretamente il suo ruolo. La situazione è ben descritta nella biografia di Ineni, architetto ed intendete dei granai di Amon, incisa su di una stele collocata sotto il portico della sua tomba rupestre nella necropoli di Sheik Abd el-Gurna:” ( Il re) salì al cielo e si unì agli dei. Suo figlio prese il suo posto come re delle Due Terre, e fu sovrano sul trono di colui che lo aveva generato. Sua sorella, la sposa divina Hatshesut, si occupava degli affari del paese: le Due Terre erano sotto il suo governo e le si pagavano le imposte”.
La sua ascesa al trono è avvolta nel silenzio: il suo predecessore Amenhotep I, morì giovane, senza lasciare eredi, e Thutmosis I in effetti non sostenne mai di essere suo figlio. Il re menzionò solo la propria madre, una dama di nome Seniseneb che non ha altro titolo che quello di “madre di re”. Da questa dama nacque anche una figlia, chiamata Ahmes, che sposò il regale fratello. Thutmosis I fu considerato dai suoi contemporanei e nella storia successiva come sovrano assolutamente legittimo. Benché il suo regno sia durato solo tredici anno, egli fu capace di estendere i confini dell’Egitto più dei suoi predecessori. Fra le due costruzioni si ricordano quelle di Karnak, che sono le più antiche conservati nel sito. Thutmosis I ebbe da Ahmes, Hatshepsut che divenne regina e poi faraone .Dalla seconda moglie Mutnefert, ebbe Thutmosis II. Resta un mistero la sua sepoltura.
Fonte: Dizionario enciclopedico dell’antico Egitto e delle civiltà Nubiane. Maurizio Damiano – Appia.
Thutmosis III
Raffigurazione della regina Ahmes, incinta
FIGLIA DIVINA DI AMON
Thutmosis III
Dopo la morte di Thutmosis II Hatshepsut si trovò a reggere le sorti del paese per conto del figliastro Thutmosis III ancora troppo giovane per regnare. Mentre il giovane re portava sul suo capo la corona d’Egitto, la sposa reale si occupava degli affari di stato, fino a quando si fece incoronare faraone dando inizio a una co-reggenza con Thutmosis III. Per rafforzare la sua posizione e giustificare il suo potere fece incidere all’interno del tempio funerario di Deir El – Bahari il racconto della teogamia (“divino matrimonio”) tra il dio Amon e la regina Ahmes, grande sposa reale di Tuthmosis I, dal quale sarebbe nata l’erede al trono delle Due Terre.
Amon incorona Hatshepsut. Rilievo nella cappella rossa della regina, al Museo all’Aperto di Karnak
Da quell’incredibile ciclo di rilievi parietali del tempio si apprende che durante il regno di Thutmosis I, Amon riunì il consiglio degli dei ed espresse l’intenzione di dare all’Egitto un nuovo re. Thot lo ascoltò con attenzione e gli suggerì come sua sposa mortale, per generare il futuro sovrano, la regina Ahmes, la moglie del re. Il dio Amon prese l’aspetto di Thutmosis I, si introdusse all’interno del palazzo reale e si recò nella camera dove dormiva la regina, che svegliandosi trovò accanto il suo sposo. In seguito Amon si presentò alla regina e le annunciò che sarebbe nata una figlia che avrebbe portato il nome di ” Colei che Amon abbraccia, la prima delle dame venerabili”. Il dio Khnum provvide a plasmare la bimba con il suo tornio, dandole la forma di un giovinetto poiché avrebbe rappresentare un re dalle prerogative maschili. La sovrana partorì assistita dalle divinità del Nord e del Sud; la dea Hathor prese tra le braccia Hatshepsut neonata e la portò al cospetto del dio Amon e del dio Thot che predisse gli anni di regno della futura sovrana. La figlia divina di Amon salì sul trono quando il dio Seth le consegnò la corona dell’Alto Egitto, mentre Horus le affidò quella del Basso Egitto. Divenuta “Signora delle Due Terre”, Hatshepsut assicurò ai suoi sudditi un periodo di pace e splendore e la dea della scrittura Seshat, insieme con il dio Thot, poté scriverne il nome sulle foglie del sacro albero ished, che cresceva nel regno celeste come garanzia di un regno eterno.
Fonte : Enciclopedia Egitto della Fabbri Editori curata da Maurizio Damiano.
THUTMOSIS II
Thutmosis II
Figlio di Thutmosis I e della dama Mutnefert, ebbe un regno estremamente breve, che forse non superò i tre anni.
Egli fece intraprendere molti progetti edilizi: in Nubia vi sono resti del suo regno a Napata, Semma, Kumman in Egitto a Elefantina e specialmente a Karnak , dove fece costruire la monumentale “Corte delle feste”, di fronte al quarto pilone. Molti altri monumenti portano il nome del sovrano, ma spesso si tratta di costruzioni di Hatshepsut che Thutmosis III fece attribuire al padre. Da una sposa secondaria, di nome Aset, ebbe un figlio, il futuro Thutmosis III, che succedette al padre assieme a Hatshepsut.
Non si è identificata con certezza la tomba del re, le candidature sono tre: quella nota con la sigla WN A, a Bab El Mullaq (ai piedi della cima tebana in linea retta a nord-ovest del Ranesseum); la tomba della Valle dei Re KV 42 e quella di Deir El Bahari, DB 358. Oggi si pensa che fosse quest’ultima la sepoltura originale del re, il cui corpo fu trasferito una prima volta, alla fine del Nuovo Regno, nella tomba di Amenhotep I e quindi sotto la XXI Dinastia, nella cachette di Deir El Bahari.
Il tempio funerario a suo nome, scavato presso Medinet Habu, fu in realtà costruito da Thutmosis III in memoria del padre.
Fonte : Dizionario enciclopedico dell’antico Egitto e delle civiltà Nubia e di Maurizio Damiano – Appia.
Grazie alla sua forte personalità e alla sua spiccata saggezza politica, Hatshepsut riuscì a mantenere la pace nei confini del suo impero e a regalare ai suoi sudditi un periodo di prosperità.
Il suo grande senso estetico ed il gusto raffinato la portarono a dare notevole impulso all’architettura: edificò il tempio di Deir el- Bahari, ampliò il tempio di Amon a Karnak, costruì il tempietto a Medinet Habu, ove più avanti sarebbe sorto il ” tempio di milioni di anni” di Rameses III e lo Speos Artemidos, primo tempio rupestre d’Egitto che sorge a due chilometri da Al-Minya e fu dedicato alla dea – leonessa Pakhet.
Inoltre Hatshepsut restaurò i monumenti distrutti o abbandonati nel corso del secondo periodo intermedio ed estese la sua intensa attività costruttiva fino alla Nubia, dove edificò templi a Qasr Ibrim , a Buhen e infine a Sai.
Fonte : Enciclopedia Egitto della Fabbri Editori curata dal professor Maurizio Damiano.
Tempio di Deir el-BahariTempio di Amon a KarnakTempio di AL – MinyaObelisco di HatshepsutObelisco di Hatshepsut a KarnakObelisco incompiuto, di Hatshepsut, ad AssuanLa regina-faraone inginocchiata ai piedi di Amon, nella cuspide del l’obelisco di KarnakTempio di Medinet Habu
LA SPEDIZIONE A PUNT
La tranquillità dei confini e la sicurezza delle rotte commerciali permisero ad Hatshepsut di organizzare, nel nono anno del suo regno, una spedizione nella leggendaria terra di Punt, una regione identificata con quella parte della Somalia che è situata sulla costa orientale dell’Africa, all’altezza del golfo di Aden. Paese di enormi risorse e patria dell’incenso, che fece rappresentare sulle pareti del tempio di Deir El-Bahari, più precisamente nella zona sud del secondo colonnato. Essa venne guidata dal cancelliere Nehesy che fece preparare cinque grandi navi cariche di prodotti della terra del Nilo da offrire come merce di scambio agli abitanti di Punt. Nehesy partì con i suoi uomini dalla città di Tebe, e arrivato al Mar Rosso, navigò sottocosta verso sud. A terra erano ad attenderlo il re di Punt assieme alla moglie. Gli Egizi scambiarono i loro beni e ripartirono dopo aver riempito le stive di ogni ricchezza : preziose essenze di profumi, oro, avorio, ebano, resine, alberi di mirra e addirittura animali esotici.
Questo particolare della spedizione Punt si focalizza sulla poppa di una delle navi egiziane, al momento del loro arrivo.
Sono visibili la terminazione sullo scafo in forma di fiore di papiro, il timone a doppio remo e una parte delle vele manovrate dai marinai.
Fonte : Le regine dell’antico Egitto a cura di Suzanne Mubarak, Dorothea Arnold, Rosanna Pirelli.
LA GRASSA REGINA DI PUNT
I testi ci dicono che il nome del re di Punt era Parehu, e le immagini lo mostrano accompagnato dai due figli e dalla moglie, la regina Ati, una donna piccola di statura e incredibilmente grassa.
Questa deformità, colta dall’immancabile spirito di osservazione degli Egizi, era patologica e non esprime caratteri razziali.
Da Deir El Bahari, prima terrazza, lato sud, “Portico di Punt”, parete ovest. XVIII Dinastia. Calcare dipinto, altezza 49 cm., larghezza 45 cm.Il Cairo, Museo Egizio.
Fonte: Antico Egitto di Maurizio Damiano
IL TEMPIO DI DEIR EL-BAHARI o DJESER-DJESERU
Il tempio di Deir El-Bahari è oggi uno dei siti più celebri di Tebe ed è uno dei luoghi più suggestivi che sorge all’interno di un immenso anfiteatro roccioso formato da una parete verticale che s’innalza per 200 metri circa e si apre verso la pianura niolitica.
Il celebre tempio di Hatshepsut fu noto agli Egizi come Djeser-Djeseru (Santi tra i santi), termine che indica quanto di più splendido e sacro ci fosse. L’edificio ha tre livelli successivi: un vasto cortile e due terrazze , la seconda più piccola della prima; si passa dal cortile dal cortile della prima terrazza e da questa alla seconda mediante delle rampe. I dislivelli sono occupati da portici che fanno da sfondo sia al cortile sia alla prima terrazza. Fra le splendide raffigurazioni parietali ricordiamo la teogamia che consacra Hatshepsut come figlia di Amon, la “cronaca” della celebre spedizione navale dell’anno 9, diretta al Paese di Punt, il trasporto da Assuan e l’erezione nel tempio di Amon a Tebe degli obelischi in onore del dio.
Eccezionale per la conservazione e gli smaglianti colori sono il santuario dedicato alla dea Hathor, cui il sito di Dei El-Bahari era tradizionalmente sacro ed il santuario del dio Anubis, connesso al rituale funerario.
Ricostruzione del tempio di Hatshepsut, a Deir El Bahari. (Tebe Ovest). In primo piano si vede il grande cortile cintato in fondo al quale si elevano le ampie terrazze e i portici che ospitavano splendidi rilievi e varie cappelle. Alle spalle del tempio si eleva la ripida scarpata della montagna tebana, che forma lo splendido paesaggio in cui il tempio si inserisce armonicamente. I lavori di restauro ne hanno oggi restituito la struttura e gli scavi hanno portato alla luce molte delle statue che ne ornavano corti e viali, nonché rivelato la presenza di piccoli bacini e giardini dedicati al dio Amon che ravvivano l’arido paesaggio desertico.
Militari in festa, da Deir El-Bahari.
Nella fotografia sono raffigurati dei soldati in festa con foglie di palma, armi e stendardi; il dettaglio fa parte di una scena in cui i militari seguono il battello della dea Hathor durante la navigazione in suo onore.
Da Deir el-Bahari, Tempio funerario di Hatshepsut, sala ipostila della cappella di Hathor, parete di nord-est. XVII Dinastia.
Fonti:
Antico Egitto di Maurizio Damiano
Enciclopedia Egitto della Fabbri Editori curata dal professor Maurizio Damiano.
LO STAFF DI HATSHEPSUT
Nell’assolvimento dei suoi doveri di governo Hatshepsut poté contare non solo sul fedele Senenmut, ma anche sulla collaborazione di personaggi di notevole capacità, tra i quali il sacerdote di Amon Hapuseneb, il tesoriere Djehuty, il capo maggiordomo Amenhotep, il visir Useramon e il Cancelliere Nehesy.
Gli ultimi anni del regno di Hatshepsut non furono sereni: la figlia Neferura, che le era stata particolarmente vicina, morì probabilmente diversi anni prima di lei, e Tuthmose III cominciava ad offuscarla con le sue vittoriose imprese militari. Ormai cinquantenne, Hatshepsut sparì dalla scena politica e dalla vita di corte, e morì il ” ventiduesimo anno di regno, il mese di Peret, decimo giorno”, ossia il 16 gennaio 1458 a. C., come attesta la stele rinvenuta ad Ermonti. Alcuni immaginarono per lei una morte violenta, altri ancora una vendetta covata dal figliastro Thutmosi III, desideroso di governare senza ingerenze da parte sua ma probabilmente i fatti che seguirono ebbero un corso assolutamente naturale: la regina, ormai stanca e affaticata, si ritirò a vita privata e Tuthmosi III divenne faraone unico dell’Egitto, mettendo fine alla coreggenza con la matrigna .Nessuna fonte contemporanea menziona la causa della sua morte, l’analisi medica della mummia indica che era obesa e che soffriva di diabete, di artrite, di gravi problemi ai denti e di un tumore osseo metastatizzato che l’avrebbe portata alla morte.
Nel 2011 alcuni studiosi tedeschi hanno ipotizzato che il cancro si fosse sviluppato per l’utilizzo di una lozione o di un unguento, usato per ragioni estetiche o curative, che si trovava in una fiala rinvenuta con Hatshepsut, ma l’incerta datazione del reperto e la sua riferibilita’ alla regina, non consentono di validare con certezza la pur suggestiva ipotesi.
Fonti:
Enciclopedia, Egitto della Fabbri Editori curata dal professor Maurizio Damiano.
https:/www.greelane.com/it/jumanities/storia-cultura/how-did-hatshepsut – die 3529280
Quando era ancora “Grande sposa reale” di Thutmose II, Hatshepsut aveva intrapreso nel Wadi Sikket El Zaide (as Ovest della Valle dei Re) la costruzione della propria tomba, individuata da Howard Carter nel 1916; salita al trono, tuttavia, ella cominciò ad edificare un nuovo complesso funerario in quanto le dimensioni della vecchia sepoltura non si addicevano ad un faraone.
Pianta delle tombe la tomba KV20 di CarterPiante delle tombe la tomba KV20 di Carter, rivista da Winlock
La tomba KV20 della Valle dei Re, originariamente creata per suo padre, fu quindi rinnovata, ingrandita e fornita una nuova camera sepolcrale perché potesse accogliere anche la mummia della sovrana ed in effetti alla sua morte venne ivi inumata accanto a Thutmose I, il quale durante il regno di Amenhotep II fu traslato nella nuova tomba KV38 e dotato di un nuovo corredo funerario, mentre Hatshepsut fu spostata altrove, il suo sarcofago, trovato vuoto, era stato utilizzato per Thutmose I e i geroglifici di Hatshepsut erano stati cancellati e rimpiazzati con quelli del padre.
Nel 1903 Howard Carter riportò alla luce la tomba KV60, nella quale giacevano le mummie di due donne, una identificata come Sitra, balia di Hatshepsut, e l’altra appartenente ad una donna di mezza età, dalla pessima dentatura, con capelli di colore ramato, alta poco meno di 1 metro e 60 centimetri, mummificata con la tecnica e la postura tipiche dei membri della famiglia reale.In seguito nel famoso Nascondiglio delle mummie reali a Deir El-Bahari venne rinvenuto uno scrigno per vasi canopi, recante il nome della regina e contenente un fegato o una milza mummificato ed un molare con una sola parte di radice
Il cofanetto che conteneva il denteLa radiografia della mummia KV60A
.Nella primavera del 2007 il prof. Zahi Hawass fece trasportare la mummia non identificata al museo del Cairo per analizzarla e scopri che le mancava un dente, perfettamente combaciante col molare trovato nello scrigno canopico di Deir El-Bahari, la parte di radice mancante è ancora nella mascella della mummia, il che ha fugato gli ultimi dubbi sull’identità della mummia: Hatshepsut aveva riposato per millenni accanto alla sua balia.
Ahmose – Nefertari (anche Ahmes – Nefertari) fu una delle Regine più influenti e venerate; il suo nome significa “Nata dal dio-luna, la più bella delle donne”. Era “grande sposa reale” nonché sorella del faraone Ahmose I: infatti erano entrambi figli del faraone Ta’o e della regina Ahhotep.
Amenhotep I
Poté fregiarsi di numerosi titoli; Principessa Ereditaria, Grande di Grazia, Grande di lodi, Madre del Re, Grande sposa reale, Sposa del dio, Unita alla corona bianca, Figlia del re, cui si aggiunse quello speciale di Dea di Resurrezione, come registra una stele di donazione presso Karnak.
Ahmose – Nefertari ebbe un ruolo di primaria importanza per la religione del suo paese: fu responsabile di tutte le proprietà templari e dei relativi tesori, botteghe e amministrazioni e creò il patrimonio temporale delle “Divine Spose di Amon”, che comprendeva i proventi delle tasse, granai, scribi, artigiani e uno staff amministrativo.
Ahmose Merytamon, sposa di Amenhotep I
Quando il marito Ahmose morì, la regina governò per conto del giovanissimo Amenhotep I ed oltre a guidare il paese si dedicò all’organizzazione del culto ed introdusse l’unicità delle pratiche religiose; fino a quel momento, infatti, i sacerdoti dei vari templi seguivano abitudini e riti differenti.
Alla sua morte fu divinizzata e venne, da allora, venerata a Tebe e al villaggio di Deir El-Medina, dove gli operai tributarono a lei e al figlio un culto speciale, che durò fino alla fine del Nuovo Regno e raggiunse l’apice in epoca ramesside, quando venne vista come la buona madre di tutti i re legittimi e reggente del trono durante la loro infanzia a difesa del loro diritto di successione.Amenhotep I iniziò a Dra Abu El Naga a Tebe Ovest, la costruzione di un tempio a lei dedicato, che fu completato sotto il regno di Tutmosi I, grato alla regina perché aveva favorito la sua ascesa al trono rimasto vacante; tale complesso diventò il cuore del Sacerdozio delle Spose Divine di Amon e meta di pellegrinaggio. Ahmose – Nefertari compare ritratta come una dea, in più di 50 tombe private e 80 monumenti è chiamata “Signora del Cielo e dell’Occidente”. Le statue principali della regina e le pitture la ritraggono di pelle nera e questo ha fatto pensare che la sua carnagione potesse non essere chiara. Il colore nero, invece, esprime l’idea di morte e resurrezione e rafforza l’immortalità di questa regina tanto amata.
La sua tomba, originariamente, doveva essere situata nella necropoli reale di Dra Abu El-Naga, dove si trovano i resti del suo tempio funerario. La sua presunta mummia fu ritrovata nel 1881 nella tomba DB 320, il cosiddetto Nascondiglio di Deir el-Bahati, dove era stata nascosta dai sacerdoti di Amon per preservarla dalle predazioni nella Valle dei Re.
La mummia venne sbendata nel 1885 da Emile Brugsch e dopo alcuni anni riesaminata dall’anatomista G. Elliot Smith, che la descrisse come una donna di età compresa tra i 60/70 anni, alta m. 1,60, mancante della mano destra.
Il sovrintendente Ahmed Kamal posa davanti all’enorme sarcofago della regina Ahmose-Nefertari, trovato nella ” cachette” di Deir El Bahari.
Mariette a quel tempo era già malato e la scoperta delle mummie nascoste sarà portata a termine da Maspero e da Brugsch.
Fonte: Enciclopedia Egitto della Fabbri Editori curata da Maurizio Damiano.
Ahmes – Nefertari è suo figlio Amenhotep I sono ritratti davanti a una tavola di offerte, i due sovrani divinizzati sono protetti dal segno Sa e da una dea avvoltoio. Le figure sono intagliate nella parete in legno di una portantina o di un trono. Museo Egizio di Torino. Fonte: Le regine dell’antico Egitto di Rosanna Pirelli.
Questa stele, proveniente da Deir El-Medina, rappresenta uno dei numerosi ex voto dedicati, in epoca ramesside, al faraone Amenhotep I divinizzato e adorato insieme alla madre Ahmose-Nefertari. Il registro inferiore ritrae i dedicanti inginocchiati con le braccia levate in segno di preghiera. Museo Egizio di Torino. Fonte: Le regine dell’antico Egitto a cura di Rosanna Pirelli.
Il re Amenhotep I e la regina Ahmose Nefertari sono seduti su troni-cubo. Sopra al sovrano è collocato un disco solare con urei a entrambi i lati. Davanti al viso dei personaggi il proprio cartiglio. Il testo recita. (Djeserkara) (Ahmose Nefertari), protezione, vita, stabilità e benessere circondino lei come ra ogni giorno. Sotto due personaggi maschili inginocchiati. Testo: Il servitore della sede della verità Amenemope, giustificato. Il figlio, suo servitore nella sede della verità Amennakht, giustificato per l’eternità.
I dati di questa stele: Inv. N°. : 1452 Dimensioni: 30×20×3 cm Data: 1292–1190 a.C / Periodo: Nuovo Regno / Dinastia: XIX dinastia Provenienza: Deir el-Medina / Acquisizione: Collezione Drovetti, 1824 /CGT: 50034
Questa stele ha una particolarità non rara, è decorata in entrambe le facce. Tale decorazione è stata effettuata in due periodi diversi. La scena rappresenta un personaggio con in mano un flabello. Il testo di tre colonne fornisce il nome: Flabellifero alla destra del re, Sovrintendente e Visir Hori, giustificato a Tebe. Immagini da scheda del Museo Egizio di Torino.
LE STATUETTE VOTIVE
A cura di Patrizia Burlini
Legno. Nuovo Regno, XIX-XX dinastia (1292-1076 a.C.). Deir el-Medina. Collezione Drovetti (1824). a.C. 1369, 1388 Scavi Schiaparelli (1905). Inv.S. 6128
“Le statuette cultuali rappresentanti la regina Ahmose Nefertari, grande sposa reale e madre del faraone Amenhotep I, sono testimonianza della grande devozione riservata dagli abitanti del villaggio a questa sovrana.
Le iscrizioni sullo zoccolo della statua riportano i nomi dei dedicanti.”
Museo Egizio Torino – Didascalie museo
AHMES NEFERTARI AVEVA LA PELLE NERA? L’ICONOGRAFIA DELLA GRANDE REGINA
A cura di Luisa Bovitutti
Questa valorosa regina nacque a Tebe attorno al 1570/1565 a. C. e visse nel tumultuoso periodo della guerra che la sua famiglia (la XVII dinastia regnante su Tebe) condusse contro gli invasori Hyksos per riconquistare il Delta del Nilo ed il Medio Egitto.
Il padre Seqenenre Tao II ed il suo successore Kamose morirono in battaglia, e suo fratello e marito Ahmose I (primo sovrano della XVIII dinastia), con il suo sostegno portò a compimento la riunificazione delle due terre; in seguito ebbe la reggenza in nome di suo figlio Amenhotep I ed essendo costui deceduto senza eredi, favorì la successione di Thutmosis I evitando pericolosi vuoti di potere.
Dopo la morte fu divinizzata ed il suo culto raggiunse l’apice in epoca ramesside, quando venne celebrata come la protettrice della linea dinastica legittima avendo difeso il diritto di successione di suo figlio Amenhotep anch’egli divinizzato, ed avendo retto il trono durante la sua infanzia senza mai tentare di usurpare il potere.
Ahmes Nefertari divinizzata, in origine rappresentata accanto ad Amenhotep I a Deir el-Medina, nella Tomba di Inerkhau (TT 359), il “Caposquadra del Signore delle Due Terre nel Luogo della Verità” sotto Ramses III e suo figlio Ramses IV. La sovrana ha la pelle nera, indossa un ampio abito a pieghe, legato in vita da un lungo nastro multicolore, bracciali ai polsi ed alla parte superiore delle braccia ed un largo collare. Sul capo ha la tipica corona composta dall’avvoltoio sovrastato da un modio rosso che sostiene Nekhbet, la dea avvoltoio tutelare dell’Alto Egitto e Wadjet, la dea cobra tutelare del Basso Egitto. Tiene in mano lo scettro reale. Questo rilievo attualmente si trova, così come quello di Amenhotep I, al Neues Museum di Berlino. Altezza: ca. 160 cm – larghezza (ciascuno): ca. 82 cm – numero del museo/d’inventario: AM 2060 e 2061
Ahmes-Nefertari fu spesso rappresentata accanto ad una divinità, al figlio oppure ad un sovrano divinizzato; nell’iconografia classica, che si desume dalle numerose pitture sulle pareti delle tombe private, dai rilievi templari e dalle sue statue ella indossa un abito a tubino aderente, esprime i canoni della bellezza femminile dell’epoca ed è rappresentata con gli attributi delle mogli reali (una parrucca tripartita e la corona a forma di avvoltoio al di sopra della quale è posto un modio sovrastato da due piume di struzzo); tiene nella mano destra il segno ankh o un fiore ed ha il braccio sinistro piegato sul petto, che regge l’elegante scettro floreale tipico delle regine della XVIII dinastia (vedi, in proposito, il bel post di Francesco Alba sullo scettro del giglio a questo link: https://www.facebook.com/groups/449981545805222/search/?q=scettro%20regine)
Frammento rettangolare di pittura murale dalla tomba sita a Sheikh Abd el-Qurna (Tebe) ed ora praticamente distrutta appartenuta a Kinebu, vissuto nel corso della XX dinastia (Ramses VIII). Il reperto si trova attualmente al British Museum di Londra – Numero del museo EA37994 Altezza: 53,20 cm. – Larghezza: 20,80 cm. Acquistato da Robert James Hay nel 1868
Spesso ha la pelle nera, ed alcuni pensano che potesse avere ascendenze nubiane, ma l’esame di quella che si ipotizza essere la sua mummia ha permesso di accertare che si trattava di una donna di razza bianca, alta m. 1,61 e morta più o meno a settant’anni.
Frammento di un dipinto della regina Ahmose-Nefertari, dalla TT 181 detta “dei due scultori” appartenuta a Nebamon ed Ipuki, vissuti durante i regni di Thutmose IV ed Amenhotep III. L’immagine originaria comprendeva anche Amenhotep I, rappresentato con la corona blu e con uno scettro heqa nella mano. Il nome di Ahmes-Nefertari è rimasto leggibile nel cartiglio sopra la sua testa. Altezza 260 mm, larghezza 160 mm. Foto: Don Hitchcock 2018 Museo August Kestner, Hannover, numero di inventario NO. 1962.70 Per la ricostruzione completa si veda il post di @Jacqueline Engel a questo link: https://www.facebook.com/photo?fbid=2316120465231035&set=pcb.2316120531897695&locale=it_IT
L’ipotesi più accreditata è che i rilievi raffigurassero non la regina ma la sua statua: dai rilievi si apprende che in particolari occasioni esse venivano ricoperte di bitume, che simboleggiava il fertile terreno d’Egitto e la rinascita e venivano portate in processione fuori dal tempio che era stato costruito in suo onore, a spalla o in un naos caricato su di una slitta, lungo un percorso rimasto sconosciuto, che prevedeva anche tratti di navigazione fino al Ramesseum ed al tempio di Amenhotep I a bordo di una barca decorata a poppa e a prua con teste di donne.
Scena dalla cappella tombale della TT 277 nella necropoli di Qurnet Murai, appartenuta al sacerdote Ameneminet, che visse durante la XX dinastia. Il defunto, a sinistra, offre incenso e libagioni di acqua alle statue dei sovrani divinizzati Mentuhotep II ed Ahmose-Nefertari (si noti il piedistallo rettangolare sotto il Faraone, e la carnagione nera della regina), con Hathor in forma di vacca, protettrice delle necropoli di Tebe e dei defunti, che emerge dalla montagna tebana che sorge sulla riva occidentale del Nilo. In quell’area i due sovrani erano particolarmente venerati, il primo per aver ivi costruito la sua tomba ed il suo tempio funerario (a Deir el Bahari), la seconda in quanto protettrice della comunità di Deir el-Medina insieme al figlio Amenhotep I.
In effetti molte delle statuette votive della regina che sono giunte fino a noi hanno il viso nero come quelle proposte qui sopra.
Regina della XII Dinastia, portò la titolatura completa e fu un vero re, un “Horus – femmina”. Il suo nome significa “Bellezza di Sobrek”, con riferimento al dio coccodrillo, simbolo di fertilità e allo stesso tempo di potenza della luce divina. Regnò, almeno all’inizio, assieme ad Amenemhat IV. Non si conoscono con certezza i legami familiari di Sebeknofrura, ma era quasi certamente figlia di Amenemhat III e sorella o sorellastra di Amenemhat IV.
Amenemhat III
Il suo fu un regno breve, che durò poco più di tre anni. Di lei rimangono vari monumenti, fra cui le statue acefale provenienti dall’area del Fayym. Le statue provenienti da Tell el-Daa recano iscrizioni dedicate a Sobrek del Fayyu, ove forse, si trovavano in origine.
Amenemhat IV
Ritrovamenti nel levante fanno supporre che la regina continuasse a mantenere contatti pacifici con il vicino Oriente. Sebeknofrura estese il complesso funerario di Amenemhat III, oggi conosciuto come labirinto di Meride, è promosse rilevanti costruzioni, come la città di Eracleopoli o Eracleopoli Magna.
Il labirinto si trova a Hawara, presso il lago di Meride nel Fayyum, è una costruzione labirintica, parte integrante del tempio funerario di Amenemhat III, doveva aggirarsi intorno ai 70.000 metri quadrati e comprendeva 3.000 stanze su due piani, uno dei quali sotterranei e 12 cortili Si ignora dove si trovi la sua tomba, potrebbe essere una delle due piramidi i cui resti si trovano a Mazghuna. Le sue caratteristiche principali furono il coraggio e la devozione, che fecero di lei una regina onorevole e rispettata ; non smise mai di usare suffissi femminili per i suoi titoli per mostrare che anche le donne potevano aspirare al livello più alto del potere e diventare faraone classico e venerabile mantenendo le proprie peculiarità.
Di questa regina, per la prima volta non ci sono dubbi sul fatto che sia stata faraone a tutti gli effetti. Questo sigillo ci dà la sua titolatura quasi completa: Mery(t) Sobek (amata da Sobek) poi il titolo di Horo (con la t del femminile), Meret Ra (amata da Ra). Segue il titolo delle Due Signore, Sat Sekhem Nebet Tawi (Figlia della Possente, Signora delle Due Terre), il titolo di Horo d’oro, Djed Kha(w) Stabile nelle apparizioni ed infine il titolo di Re dell’alto e Basso Egitto Nswt Bity, Sobek Neferw (o Neferw Sobek), La bellezza di Sobek. Per cui, a differenza di Nitoqerty, sulla quale ancora tanto si discute, qui siamo nel campo delle certezze. E, a differenza di Hatshepsut, che verrà sei dinastie dopo, lei mantenne le sue prerogative esclusivamente femminili.
Fonti: Pagine del Prof. Maurizio Damiano Enciclopedia Egitto della Fabbri Editori Autore Maurizio Damiano
Per le immagini Luisa Bovitutti e Nico Pollone
Statua frammentaria di NeferusobekColonne recanti i nomi di Amenemhat IV e NeferusobekIl labirinto di MerideIl labirinto di MerideSigillo con cartiglio
Ahhotep I è stata una regina della XVII Dinastia, figlia di Ta’o I e della regina Tetisheri. Il suo nome, che significa ” Possa la luna essere soddisfatta”, l’associa all’astro notturno, considerato l’occhio sinistro del cielo. Ella sposò il proprio fratello Sequenera Ta’o II, e alla morte del marito, caduto nella guerra contro gli Hyksos rimase accanto al suo popolo esortandolo a continuare la lotta sotto la guida del figlio Kamose, che prese le redini del potere e si mise a capo dell’esercito.
Cartigli di Seqenenra Ta’o (museo Egizio di Torino)
Quando anche quest’ultimo perse la vita in battaglia, dopo solo tre anni, la regina non si scoraggiò e continuò a essere un punto di riferimento indispensabile per i sudditi in qualità di reggente del figlio Ahmose, che era appena un bambino e che nel corso del suo regno, protrattisi per 25 anni, mise fino alla dominazione degli Hyksos riunificando il paese. Divenuto venuto re dell’Alto e Basso Egitto il giovane re ricordò la figura materna con una stele nel tempio di Karnak, con queste parole :
“Una regina che si prese cura dell’Egitto e dei suoi soldati… che ha riportato indietro i fuggiaschi e che ha riunito i disertori; che ha pacificato l’Alto Egitto e ha espulso gli oppressori“.
Dopo la sua morte Ahhotep fu venerata con un culto appositamente dedicatole nel tempio di Edfu.La sua tomba fu rinvenuta nel 1858 dagli scavatori di Auguste Mariette, nella necropoli di Dra Abu el-Naga.
Sarcofago di Seqenenra Ta’o
” Il corredo funerario”. La sontuosa tomba della regina Ahhotep, voluta dal figlio Ahmose, conteneva ancora la cassa e i sarcofagi con ornamenti ed i gioielli che avevano accompagnato la regale mummia. La maggior parte degli oggetti recano il cartiglio dei suoi figli, i faraoni Kamose ed Ahmose, segno che si trattava di doni che essi fecero alla madre come riconoscimento per il suo coraggio e il supporto offerto nella guerra di liberazione. Si ricordano in particolare un modellino di nave in argento, e uno in oro massiccio, varie collane, uno splendido collare in oro, l’ascia cerimoniale, e le grandi mosche d’oro, una decorazione al valor militare che conferma il ruolo svolto dalla regina nella cacciata degli Hyksos e nella fondazione della nuova Dinastia.
Fonti: Antico Egitto di Maurizio Damiano. Enciclopedia Egitto della Fratelli Fabbri Editori. Autore Maurizio Damiano
IL PUGNALE DI AHHOTEP
Il manico è decorato da teste femminili (pomo) e di toro (attaccatura). La lama è ricoperta d’oro con una parte centrale finemente cesellata con i cartigli del figlio Ahmose. Dal sarcofago della regina Ahhotep, oro e lapislazzuli. Altezza 28,5 cm. Il Cairo, Museo Egizio, inventario JE 4666
LA COLLANA DI AHHOTEP
Delle centinaia di elementi sparsi sul corpo della mummia solo alcuni sono stati assemblati per costituire la collana qui fotografata, ovviamente questa proposta di ricostruzione è ipotetica. Si vedono due teste di falco che fanno da chiusura del monile, e otto file di amuleti, fra cui cobra alati, uccelli, stelle, gatti, spirali, leoni che inseguono gazzelle, umbelle di papiro e foglie. Oro, larghezza, teste di falchi 5.5 cm. Il Cairo Museo Egizio.
Fonte: Antico Egitto di Maurizio Damiano.
IL SARCOFAGO DI AHHOTEP
Il sarcofago è simile a quello del re Kamose. Se ne differenzia per l’ampia parrucca che scende e termina sul petto con due riccioli alla maniera dell’acconciatura della dea Hator. Il sarcofago è del tipo rishi, ossia decorato con un motivo di piume, le ali protettrice del cobra e dell’avvoltoio divini. Da Dra Abu’l Naga, tomba di Ahhotep. Fine XVII – inizio XVIII Dinastia. Legno stuccato e dorato. Altezza 212 cm. Il Cairo Museo Egizio.
I PUGNALI “GEMELLI”
Anche questo pugnale appartenne alla regina Ahhotep e dovette avere un uso cerimoniale in quanto sarebbe stato molto scomodo da maneggiare in battaglia a causa dell’insolita impugnatura, che doveva essere tenuta nel palmo della mano con la lama che passa tra l’indice ed il medio. La lama è in bronzo, leggermente più spessa al centro e presenta ancora tracce del suo rivestimento originale in foglia d’oro; l’impugnatura è formata da due sottili piastre convesse d’argento attorno a un’anima di legno; il raccordo tra la lama e l’impugnatura è in oro, decorato con minuscoli granelli del medesimo materiale. L’arma è praticamente identica ad un’altra oggi custodito a Bruxelles, che fu realizzata probabilmente dalla stesso artigiano e che fu trovata legata al braccio della mummia del re Kamose, figlio di Ahhotep. Nelle foto, a sinistra il pugnale di Ahhotep, a destra quello di Kamose.
IL BATTELLO D’ORO
Un carro ligneo dalle ruote di bronzo portava due battelli, uno d’argento e uno d’oro (visibile nella fotografia). Quest’ultimo è del tipo fatto di giunchi o papiri con le estremità legate a formare due umbelle di papiro. A prua e a poppa si trovano due sedili con parapetto per il capitano, che si porta la mano alla bocca per dare ordini, e per il timoniere; il parapetto del posto di quest’ultimo reca il cartiglio di Kamose; una terza figura d’oro è al centro. I dodici rematori sono d’argento e più piccoli. I battelli delle tombe dovevano permettere ai defunti di viaggiare nell’aldilà. Barca: oro, argento, lunghezza 43,3 cm. Carro: legno e bronzo, lunghezza 20 cm. Museo Egizio del Cairo.
Fonte: Antico Egitto di Maurizio Damiano.
GALLERIA DI IMMAGINI
Ascia cerimoniale in bronzo recante il cartiglio di Seqenenra Ta’oFaraone Ahmose
L’unica immagine esistente di Hetepheres I, ricostruita da George Andrew Reisner e pubblicata nel suo libro “A history of the Giza necropolis. Vol. 2: The tomb of Hetep-Heres, the mother of Cheops: a study of Egyptian civilization in the Old Kingdom”. Completed and revised by William Stevenson Smith, Oxford University Press 1955, Fig. 30. Immagine di pubblico dominio a questo link: https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=29736167
La potente regina Hetepheres I fu l’anello di congiunzione tra la III e la IV dinastia, in quanto era verosimilmente figlia di Unis, ultimo re della III dinastia, sorellastra e moglie del suo successore Snefru (fondatore della IV) e madre del grande Cheope.
Snefru, riconoscibile dal suo cartiglio e dal titolo di Re dell’Alto e del Basso Egitto incisi al centro della cintura, con indosso la corona bianca dell’Alto Egitto e un collare. Statua in calcare proveniente da Dahshur. Ora al Museo Egizio del Cairo. JE 98943. https://egypt-museum.com/statue-of-king-sneferu/
Il suo nome ed i suoi titoli sono stati desunti dai pochi frammenti di iscrizioni sopravvissuti sul mobilio in legno ormai decomposto che si trovava nella tomba individuata come G7000X, sita nell’area orientale della piana di Giza, accanto alla Grande Piramide ed alla piccola piramide satellite a lei attribuita e classificata con la sigla G1A.
Necropoli di Giza durante l’Antico Regno, vista aerea (Golvin, 2019) La tomba di Hetepheres I si trova a poca distanza dall’angolo anteriore destro della prima delle tre piramidi delle regine di Cheope più vicina alla rampa processionale, come si vedrà in seguito a lei attribuita. https://www.researchgate.net/…/Giza-Necropolis-during…
Ella fu Madre del Re, Madre del re delle due terre, Ancella di Horus, Figlia del corpo del dio, Figlia del Dio (conferitole dal padre e mantenuto anche in seguito).
Della regina esiste una sola immagine, ricostruita da George Raisner sulla base di quanto rimaneva del disegno originario, tracciato su di un pannello ligneo in pessime condizioni rinvenuto nella tomba.
Snefru la prese in moglie perché forse sua madre Meresankh era una concubina di Unis e non aveva sangue reale, e per rafforzare il suo diritto al trono egli aveva bisogno di una regina di purissimo lignaggio, che ottenne ancora più prestigio alla nascita dell’erede al trono Cheope, che provvide in seguito alla sua mummificazione, alla sepoltura ed a fornirle un lussuoso corredo funerario, cosi’ come provano alcuni sigilli della Casa di imbalsamazione del sovrano recuperati nella sua camera funeraria.
La famosa statuetta raffigurante Keope, oggi al Museo Egizio del Cairo. Foto: Chipdawes
La tomba di Hetepheres I è l’unica sepoltura reale dell’Antico Regno rinvenuta inviolata, e gli straordinari oggetti rinvenuti in essa, sapientemente restaurati (ne parleremo diffusamente in seguito), offrono un’immagine vividissima dello stile di vita della famiglia regnante dell’epoca.
Lo straordinario ritrovamento avvenne in modo del tutto casuale nel 1925 ad opera della spedizione del Museum of Fine Arts di Boston guidata da George Reisner: il fotografo egiziano Mohammedani Ibrahim, che per trent’anni lavorò con Reisner per documentare le campagne di scavo realizzando oltre 9000 fotografie, stava scattando delle immagini nei pressi delle piramidi delle regine di Cheope, quando il terreno sul quale aveva appoggiato il cavalletto cedette rivelando uno strato di gesso bianco, di sicuro opera dell’uomo.
Il re Snefru assiso in trono con indosso la veste bianca reale dell’Hed-Seb: dal suo tempio funerario di Dahshur, ora al Museo Egizio del Cairo. Fotografia di Juan R. Lazaro rilasciata con licenza Creative Commons Attribuzione 2.0 Generica, a questo link: https://it.wikipedia.org/…/File:Snefru_hed-seb_festival…
Gli scavi condotti in loco riportarono alla luce un tratto di scale che sfociava nell’imboccatura di un pozzo, in origine occultato sotto il pavimento costruito davanti al tempio funerario di Cheope….il seguito alla prossima puntata!
Piana di Giza 1925. La spedizione guidata da George Reisner fa una scoperta eccezionale…. un fotografo cerca il punto migliore per scattare le foto alle piramidi , dove ha appoggiato il cavalletto la terra cede e mette a nudo uno strato di gesso bianco, indizio sicuro che là sotto c’è qualche cosa costruita dall”uomo…… Si inizia a scavare, si trova un pozzo, nove metri sotto si trova una nicchia dove sono custodite alcune giare e un cranio di toro avvolto in una stuoia, certamente un’offerta rituale. Il 7 marzo del 1925, gli uomini scoprono una piccola stanza scavata nella roccia: alla debole luce di una candela Alan Rowe vede un sarcofago di alabastro e un luccichio di oggetti d’oro.Numerose suppellettili costituiscono un corredo funebre molto prezioso su cui campeggia il cartiglio faraone Snefru.Fra i reperti un baldacchino, un letto con testata, due sedie ricoperte d’oro, vasi d’oro e di rame, una splendida portantina, un cofanetto in legno dorato pieno di bracciali, piatti e coppe d’oro, un astuccio in cuoio per bastoni da passeggio, diversi scrigni in legno. Un recesso sigillato nella parte ovest, ospitava una cassa canopica di alabastro, poggiata su una piccola slitta di legno. L’apertura del sarcofago non avviene immediatamente, bisogna aspettare il 3 marzo 1927, ma è una grande delusione…… il sarcofago è vuoto. Sugli oggetti viene letto il nome della regina Hetepheres che viene subito identificata come moglie di Snefru e madre di Cheope.La domanda spontanea è : dove si trova il corpo della regina? Reisner ipotizzo’ che Hetepheres fosse morta dopo il suo sposo e che Cheope l’avesse sepolta a Dahshur, in prossimità delle due piramidi di Snefru. Probabilmente i ladri erano poi entrati nella tomba riuscendo a sottrarre la mummia per spogliarla dei gioielli e Cheope, al quale era stato tenuto nascosto il terribile evento, aveva dato ordine di riesumare le spoglie della madre e di trasferirle in una sepoltura a Giza. Nella tomba scavata nella roccia dell’altopiano di Giza sarebbero quindi stati trasferiti solo il sarcofago vuoto, i vasi canopi e l’elegante corredo con gli splendidi gioielli giunti fino a noi per farci immaginare le fattezze e la vita della regina scomparsa.
Lo straordinario corredo funerario e i gioielli della regina Hetepheres.I manufatti sono stati restaurati da Hagg Ahmed Youssel.I reperti furono spartiti tra il Museo Egizio del Cairo e il Museum of Arts di Boston.
Fonti: Enciclopedia Egitto della Fabbri Editori Autore Maurizio Damiano. I Tesori delle Piramidi di Zahi Hawass.