Kemet Djedu

NEFERTARI (QV66)

Di Livio Secco

La tomba QV66 della regina Nefertari è sicuramente tra le più belle dell’antico Egitto.

Sono moltissime le pareti che mi interessano con le loro relative immagini, didascalie e testi religiosi.

Qui ve ne presento alcune.

HORUS E NEFERTARI

Per chi la volesse ricercare dico subito che si trova a destra dell’accesso. Appena scese le scale si gira a destra, si prosegue per qualche metro e si gira nuovamente a destra.

Su una stretta parete si trova la raffigurazione che vi presento. C’è Horus che prende per mano Nefertari e la presenta agli dèi.

Come al solito ho messo anche la pronuncia IPA per chi volesse leggere i geroglifici senza averli studiati.

NEFERTARI E HATHOR

Pilastro I della camera sepolcrale

Ho provveduto a numerare le quattro colonne di testo didascaliche dei personaggi e ho aggiunto la pronuncia secondo il codice IPA per coloro che non hanno studiato i geroglifici.

I sensi di lettura sono coordinati con i personaggi: le colonne 1 e 2 di Nefertari si leggono da sinistra a destra. Le colonne 3 e 4 di Hathor si leggono da destra a sinistra.

Da convenzione internazionale le iscrizioni geroglifiche, in qualunque posizione si trovino, si riportano per righe orizzontali da sinistra a destra in ossequio al nostro senso di scrittura e lettura.

Pilastro III della camera sepolcrale.

Come al solito ho aggiunto qualche osservazione e soprattutto la pronuncia secondo il codice IPA per coloro che vogliono leggere i geroglifici senza averli studiati.

Kemet Djedu

AMENEMHAT IV – La placca traforata

Di Livio Secco

Ivo Prezioso ha descritto QUI un manufatto decisamente originale.
Si tratta del gioiello 59194 custodito al British Museum di Londra.

Non mi voglio assolutamente dilungare sul pezzo perché Ivo lo ha descritto abbondantemente. Mi permetto, però, di affiancarmi con un commento filologico.

Ho aggiunto anche la fonetica con il consueto codice IPA per coloro che non sanno leggere il geroglifico (e che dovrebbero assolutamente impararlo, visto che si tratta di una stupenda ginnastica intellettuale).

Kemet Djedu

LA COPPA DEI DESIDERI (KV62)

Di Livio Secco


Il calice a forma di loto descritto QUI da Ivo prezioso è uno dei reperti più belli trovati nella KV62 di Tutankhamon.


Purtroppo, come spesso affermo durante le lezioni o conferenze, dico che la tomba, pur ricca di manufatti preziosi e pregiati, è poverissima di informazioni storiche e di documentazioni scritte.
Al filologo resta nulla o pochissimo per lavorare. Soltanto le iscrizioni parietali e quelle poste sui manufatti dalle quali si derivano poverissime informazioni su quello che certamente è stato uno dei periodi storici più particolari della civiltà egizia.


Spero che troviate interessante questo contributo. Come al solito ho aggiunto la fonia per la lettura dei geroglifici. All’epoca della pubblicazione non usavo ancora la codifica IPA.

Kemet Djedu

MUTEMUIA

Di Livio Secco

L’articolo di Franca Loi sulla regina Mutemuia, appartenente alla celeberrima XVIII dinastia, propone anche un bellissimo rilievo epigrafico; mi permetto quindi di affiancarmi a lei con il relativo commento filologico.

Il testo si sviluppa su tre colonne che si leggono da destra a sinistra. Basta verificare quale direzione hanno i geroglifici non simmetrici. Poiché sono voltati verso destra li si legge da quella direzione visto che la lettura si effettua andando incontro ai segni.

Ricordo che, per convenzione internazionale, quando si fanno studi filologici, i segni vanno sempre riportati da sinistra a destra su riga. Questo per facilitare il nostro senso di lettura.

Ricordo anche che, nonostante il nome della regina sia compreso in un cartiglio, le grandi spose reali non avevano un Protocollo Reale.

Come al solito, per coloro che non conoscono la scrittura geroglifica ma vogliono leggere ugualmente il geroglifico, ho aggiunto la codifica IPA.

Kemet Djedu

PASHEDU (TT3)

Di Livio Secco

L’ACCESSO

Il tunnel di accesso è decorato con una spina centrale e con due superfici laterali che coprono le due pareti laterali dove è anche raffigurato per due volte il dio Anubi.

Di seguito il commento filologico della spina centrale; come di consueto ho aggiunto la fonetica in base al codice IPA per permettere di leggere il geroglifico a chi non lo ha (ancora) studiato.

PARETE EST, lato sinistro

Questa tomba mi è particolarmente cara perché ho trascorso giusto qualche mese nel compilare una ricerca su di essa che comprendesse la traduzione di tutti i testi geroglifici che vi sono raffigurati.

Molto spesso, quando ne sento parlare, Pashedu viene presentato come un pittore della squadra degli artigiani impegnati a realizzare le tombe dei faraoni nella Valle dei Re.
Sicuramente questa considerazione è derivata dalle bellissime raffigurazioni parietali. Ma la realtà, come sempre, sorprende la fantasia.

Traducendo i testi, infatti, si comprende come Pashedu sia un esperto di pietre. Perciò non era un pittore ma sicuramente un cavatore.

Credo di far cosa gradita presentandovi la traduzione del testo relativo alla parete EST lato sinistro.

SOFFITTO, LATO SUD

Quello che vi propongo qui è la parte finale dell’iscrizione geroglifica che è stata dipinta sul soffitto, sul lato che si sviluppa formando la parete SUD.
Su questa parte del soffitto ci sono quarantacinque colonne di geroglifici.
In questa sezione c’è un testo lungo che deriva dal CLXXX capitolo del Libro dei Morti. Il testo corrisponde ad un parte di quello che è anche conosciuto come “Litania del Sole”.

Anche in questo caso, come già visto su altre pareti della tomba, siamo in presenza di errori dovuti ad omissioni o aggiunte di semplici geroglifici o parti di frase dovuti all’imperizia degli artigiani.
Il testo è lungo perché lo spazio dedicatogli corrisponde all’intero asso longitudinale della camera funeraria.

Il testo, nella sua parte finale dice:

“Io riposo nella Duat, io prevalgo sull’oscurità quando io entro in essa ed esco da essa. Io ricevo le vostre braccia, Tatenen.
Sollevami o clemente!
Possiate darmi le vostre braccia poiché io sono a conoscenza delle formule per guidarmi.”.

A ben vedere il testo geroglifico si interrompe proprio nella sua proposizione finale lasciando la frase sospesa ed incompiuta.

DOMANDA: MI SAPETE DIRE PERCHÉ IL TESTO NON FU COMPLETATO?

Potete inserire la risposta nei commenti in basso

Qui riporto la corrispondente grafia geroglifica.

IL TIMPANO ORIENTALE

Il lavoro di traduzione che ho svolto ha avuto anche un aspetto curioso. Da sempre sentivo riportare che Pashedu fosse un abile pittore. La qualità della sua tomba si prestava a dimostrarlo.
Traducendo il testo, però, si comprende che Pashedu sia un esperto di pietre. Di conseguenza è molto più credibile che egli fosse un cavatore e non un pittore.
Lo dimostrerebbe anche il fatto che, periodicamente, il capitano di una nave che riforniva il cantiere di Karnak e Deir el Medina lo prendesse con se per portarlo nelle cave. Evidentemente voleva avvalersi della sua competenza in materiali litici.
Per farla breve… Questo capitano aveva una bella figlia che Pashedu non tarderà ad impalmare. Il comandante diventa così suo suocero ed è rappresentato con tutta la sua famiglia nella TT3.

Come di consueto ho aggiunto la fonetica in base al codice IPA per permettere di leggere il geroglifico a chi non lo ha (ancora) studiato.

Per tutti coloro che volessero approfondire il tema di questa bellissima tomba di un operaio del re non posso che consigliare l’unica monografia esistente nella letteratura italiana. Essa comprende il testo geroglifico, la traslitterazione e la traduzione di tutti i testi parietali.
Per gli autodidatti che stanno studiando (o hanno già studiato filologia egizia) il testo ha una valenza di completa ed impegnativa esercitazione.

Lo potete trovare qui: https://www.amazon.it/tomba…/dp/8899334579/ref=sr_1_1…

Kemet Djedu

SAN VALENTINO (Papiro Chester Beatty)

Di Livio Secco

STANZA PRIMA

Il Papiro Chester Beatty I riporta una serie di dialoghi tra due innamorati che vengono suddivisi in sette stanze.

Nel 2020 ho preparato un Laboratorio di Filologia Egizia comprendendo la traduzione di questo componimento letterario.

Poiché esso ha una certa lunghezza (io l’ho suddiviso in 152 righe didattiche) mi limito a postare solo le prime dieci.

Mi è sembrato utile colorare la numerazione delle mie righe didattiche con l’azzurro e il rosa a seconda che a parlare sia lui o lei. Come abbiamo spesso ricordato, le traduzioni differiscono tra gli stessi filologi ed esistono versioni incongruenti su chi pronunci cosa. Io mi sono attenuto ad una traduzione strettamente letteraria pagando il pegno di una più difficile lettura.

Ovviamente il Laboratorio ha svolto una traduzione molto più letteraria e grammaticale di quella che viene normalmente presentata sui testi. In questo modo il nostro lettore può confrontare le due versioni dello stesso brano.

STANZA QUARTA

Le traduzioni che ci vengono proposte si differiscono (a volte notevolmente) dal testo originale, anche in questo caso quindi non mi resta che proporre qui l’intera Stanza Quarta in modo letterale.

Come al solito evidenzio in rosa e in azzurro le parole di lei e di lui per una più facile comprensione.

Riaffermo che il lavoro, essendo molto letterale, non è di facile lettura, ma questo permette di evitare facilissimi sfarfallamenti colloquiali rimanendo maggiormente fedeli alla dialettica dell’epoca.

Kemet Djedu

DIDASCALIE EGIZIE

Di Livio Secco

Nel maggio 2020, in pieno lockdown per il Covid, ho pubblicato una serie di articoli a carattere egittologico sempre con un occhio alla filologia e alla scrittura geroglifica.

Qualcuno ve l’ho già proposto.

Quello di oggi è relativo al fatto che, durante una conferenza, mi hanno chiesto se i geroglifici fossero stati usati esclusivamente per testi sacri, così come si deriverebbe dal loro nome.

Per rispondere in modo esaustivo ho pensato bene di scrivere l’articolo in oggetto compreso di una esemplificazione significativa in modo da rendere evidente l’idea.

Nella traduzione è compresa la fonetica colloquiale. All’epoca non mi era ancora venuta l’idea di usare la fonetica seguendo la codifica IPA. Spero che vi piaccia ugualmente.

Un grazie specialissimo va a Pietro Testa che mi diede una mano (anzi due) a svolgere il lavoro.

Kemet Djedu

RAMESSE III TRA HORUS E SETH

Di Livio Secco

Questo gruppo statuario decisamente conosciuto raffigura Ramesse III posto tra gli dèi Horus e Seth.

Dietro al gruppo statuario c’è un’iscrizione verticale.

Data la presenza di due cartigli è evidente che siamo in presenza del Quarto e del Quinto Protocollo Reale del celebre faraone della XX dinastia.

Per chi volesse approfondire la tematica dei nomi dei sovrani egizi consiglio la lettura del Quaderno di Egittologia numero 22 dal titolo IL PROTOCOLLO REALE – Composizione dell’onomastica egizia che potete trovare qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/il-protocollo-reale/

Come al solito ho aggiunto la pronuncia IPA per coloro che vogliono leggere il geroglifico senza conoscerlo.

Kemet Djedu

ISTRUZIONI PER IL MONTAGGIO

Di Livio Secco


No, vi sbagliate. Questa non è un’informativa IKEA, ma è un’integrazione filologica del post odierno di Patrizia Burlini.

La nostra Patrizia riporta alcune bellissime e particolareggiate immagini del sacrario che conteneva i vasi canopi di Tutankhamon nella KV62 che potete vedere QUI.

Come ci fa notare Patrizia, il sacrario è stato montato alterando le istruzioni indicate dai costruttori. Alcune delle pareti sono state scambiate tra loro e poi adattate a martellate perché, ovviamente, non coincidevano perfettamente come era avvenuto nel laboratorio di produzione.

Gli archeologi se ne sono accorti perché sulle componenti erano stati tracciati a mano dei geroglifici con la disposizione dei pezzi.
Patrizia ce ne fa vedere di due tipi.

Dal mio dizionario, che potete trovare qui: https://www.amazon.it/Diziona…/dp/8899334129/ref=sr_1_1…, si evincono i suggerimenti per il corretto montaggio.

Per gli egittologi il mancato rispetto delle istruzioni di montaggio fu dovuto allo spazio angusto in cui si muovevano gli operai addetti alla fornitura della tomba e alla fretta di comporre il corredo funerario di un re morto all’improvviso.

Il punto nero separa le alternative grafiche.

Kemet Djedu

SENENMUT E NEFERURA (CG42116, JE36923)

Di Livio Secco

Mercoledì 1 febbraio la nostra Grazia Musso ha postato un articolo su una delle statue che rappresentano Senenmut con in braccio Neferura, la figlia di Hatshepsut e Thutmose II (codice CG42116, JE36923)

Senenmut ne fu incaricato come tutore.

Io qui non voglio integrare le informazioni che vi ha già dato Grazia.

Piuttosto voglio aggiungere un commento filologico alle iscrizioni che la statua reca.

Ho pensato che fosse un lavoro di media difficoltà e che tutto sarebbe andato rapidamente a buon fine.

Invece, come succede quando si è troppo sicuri di sé, ho dato un paio di belle nasate.

Per mia fortuna mi è venuto in soccorso il nostro Nico Pollone che mi ha risolto la doppia difficoltà.

Innanzi tutto nella riga didattica 4 non riuscivo a identificare il secondo geroglifico. Nico mi ha dimostrato, documentazioni alla mano, che si trattava di una rete da pesca a strascico compresa di piombi per tenerla a fondo. A questo punto la traslitterazione, e conseguentemente la traduzione, è stata possibile.

La seconda nasata è avvenuta quando ho affrontato la riga didattica 7. Il titolo del funzionario non mi era chiaro perché graficamente non riuscivo a riscontrarlo da nessuna parte. Nico è nuovamente intervenuto in mio soccorso dimostrandomi che quella era l’unica grafia esistente con la quale era identificata quella funzione.

Per forza non la ritrovavo da nessun’altra parte!

Tra le altre cose credo che Nico abbia una sua interpretazione personale di questa titolazione che si distacca dalla denominazione canonica.

Come consueto ad ogni riga di traslitterazione ho aggiunto la fonetica IPA per chi, non conoscendo i geroglifici, vuole comunque leggere in egizio antico.

Grazie Nico.