Mai cosa simile fu fatta, Statue

LA STATUA DI TJETI

Di Grazia Musso

Inizio della V Dinastia
Legno – Altezza 75,5 cm
Londra, The British Museum, EA 29594.

Le sculture lignee trasmettono un’immagine stilistica differente rispetto alle sculture in pietra.

Il materiale è più plastico.

La figura risulta molto più slanciata.

Il bastone e lo zoccolo sono stati lavorati separatamente e la statua stessa è composta da diversi pezzi.

Gli occhi finemente incrostati enfatizzano la vivacità della scultura.

Fonte:

Egitto e la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Edizioni Konemann

Mai cosa simile fu fatta, Statue

LA STATUARIA DELLA V E VI DINASTIA

Di Grazia Musso

La statuaria della IV Dinastia ha segnato un punto fondamentale nell’evoluzione della scultura egizia, con la V e VI Dinastia si tende a una perfezione formale e a una maggiore libertà artistica.

Con la V e VI Dinastia (parlando delle opere maggiori) si vede come anche i volti rientrino nei canoni matematici, e tendano all’idealizzazione, opere certo magnifiche nella loro perfezione formale rischiano di cadere nella fredda formulazione matematica.

È interessante osservare i rapporti proporzionali che caratterizzato le rappresentazioni di marito e moglie.

I coniugi hanno una grandezza simile, la donna esprime, con gesti o atteggiamenti, il proprio affetto per il marito, cinge digli una spalla o tenendoli un braccio con la mano.

Altre coppie, tenendosi per mano, mostrano invece un atteggiamento che enfatizza la parità.

Nel corso della storia della cultura egizia si sviluppano molte tipologie costantemente riprese e presto trasformati in canone. Nell’Antico Regno erano presenti tre tipologie basilari.

1) La statua stante: gli uomini sono raffigurati nel tipico atteggiamento avanzate, con un piede in avanti ma il peso del corpo che grava in gran parte sulla gamba posteriore.

La posizione è statica suggerisce soltanto l’atto di procedere.

Le donne sono raffigurate con le gambe unite o con un passo appena accennato, le braccia sono tese lungo il corpo.

2) La statua assisa: la persona è raffigurata, uomo o donna, siede su un piccolo blocco rettangolare, le bracce poggiano, piegate, sulle cosce e spesso unamano stringe un nucleo di pietra.

3) La statua accovacciata: la persona è raffigurata, più spesso un uomo, con le gambe incrociate su una stuoia o sul terreno.

Se reca in grembo un rotolo di papiro aperto, è detto “lettore”; se tiene uno stilo in mano, rappresenta uno scriba.

Il personaggio accovacciato i modo asimmetrico, con un ginocchio sollevato da terra è raro è ancora più raro che poggia sui talloni o inginocchiato.

Ciò che noi chiamiamo accovacciarsi corrisponde in realtà al modo in cui gli egizi si sedevano normalmente.

La particolarità dell’Antico Regno erano poi le teste e i busti, che avevano una funzione diversa rispetto alle statue funerarie.

Lo stesso dicasi delle statue dei servitori che comparvero solo nel corso dell’Antico Regno e che venivano rappresentati intenti alla preparazione degli alimenti o alla svolgimento di altri servizi..

Le figure stanti in pietra presentano un pilastro dorsale, i gruppi statutari sono dotati di una lastra dorsale in comune.

Anche le figure sedute possono avere una lastra dorsale, che appare come un altro schienale.

Oltre a statue lavorate a tutto tondo ve ne sono altre direttamente scolpite nella roccia all’interno della sepoltura.

Le braccia e le gambe della statue in pietra sono collocate al corpo per mezzo di archetti.

Nelle opere in pietra calcarea, materiale più morbido, gli arti si staccano talvolta dal corpo, cosa tecnicamente non realizzabile con la pietra dura.

Nel caso della statua lignee, poi, non esisteva alcuna limitazione tecnica in questo senso, gli arti erano solitamente lavorati separatemente e assemblati al corpo in una seconda fase di lavorazione.

Fonte :

  • Antico Egitto – Maurizio Damiano – Electa
  • Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Edizioni Konemann
Mai cosa simile fu fatta

LA CRISI DEL I PERIODO INTERMEDIO

Di Franca Loi

Gli scavi di Schiaparelli ad Assyut portarono alla luce delle importanti tombe che vanno dalla nona alla dodicesima dinastia, alcune delle quali dotate di ricco corredo funerario; fra queste vi è la sepoltura di Shepes, in cui si trovava la statua della fotografia che raffigura il defunto in piedi con bastone e csettro sekhem.”
Primo periodo intermedio – Medio Regno
Legno, altezza 123 cm.
Museo di Torino

Nel corso della VI dinastia l’Egitto attraversa una crisi profonda che progressivamente porta alla disgregazione dello stato unitario.

I sintomi di disgregamento, col progredire negli anni del vecchio Pepi II, si rilevarono: i nomoi (distretti) giunti ad un livello tale di ricchezza e di potenza, non esitano alla tentazione di rendersi autonomi e passano sotto il controllo dei governatori che danno vita a vere e proprie dinastie. Tutto tutto ciò determina il graduale indebolimento della monarchia dovuto senza dubbio al decadere della potenza del sovrano. Dopo la morte di Pepi II “sembrerebbe che la VI dinastia terminasse con una serie di effimeri sovrani, se Manetone non avesse preferito concluderla con una regina, Nitocris, che riuscì a conquistare con la violenza il trono dei faraoni. Secondo il canone di Torino, dove il suo nome è dato come Nitokerti, ella fu il secondo o terzo faraone dopo la morte di Pepi II.”

Portatrici di offerte.
Quest’opera mostra già i segni dell’arte del primo periodo intermedio; lontane dalla perfezione formale dell’epoca delle piramidi, le figure appaiono stilizzate e rigide, ma mostrano già i segni innovativi della nuova epoca: la parte di superiore del corpo è di dimensione decrescente dalla prima alla terza figura per suggerire un effetto ottico di movimento e avvicinamento Inoltre per apprezzare l’effetto la veduta non è più frontale ma di scorcio.
Il Cairo, Museo Egizio

È comunque accertato che i successivi regni effimeri portano a “una crisi sociale che sfocia in rivolta popolare e anarchica: i re non hanno più potere, le grandi piramidi e I sepolcri privati vengono violati, i servitori si impadroniscono di beni e gettano in strada i padroni. Con queste immagini i testi posteriori descrivono i giorni bui di questo periodo. Ma il crollo non fu immediato si trattò piuttosto di un lento declino sfociato nella Rivoluzione, la prima registrata dalla storia.”

Tomba di Iti e Neferu: scena di compianto (Primo Periodo Intermedio – 2118/1980 a.C. – Gebelein)
Stele funeraria che indica i nomi di Iti e Neferu (Primo Periodo Intermedio – 2118/1980 a.C. – Gebelein)

Se dei cosiddetti re effimeri poco o nulla sappiamo, non possiamo pero’ escludere che “nel loro modo di governare non abbiano tentato di opporsi in qualche modo al proprio progressivo esautoramento; non ci riuscirono e fu lo sfacelo. Dopo mille anni l’Egitto unificato da Menes torna nella sua originaria confusione.”

La scena dalla Tomba di Iti e Neferu di Gebelein, oggi al museo Egizio di Torino, con l’asino che mostra le piaghe sanguinanti per le frustate ricevute (foto Graziano Tavan)
Tomba di Iti. La macellazione.
Un bue pezzato è rovesciato e, mentre uno dei due uomini gli tiene le zampe, l’altro gli recidive la gola standogli a cavalcioni.

In campo artistico nasce “uno stile provinciale che si stacca dalle impostazioni rigide delle opere della capitale”. In pratica l’interesse dell’artista tende a sviluppare il colore e il movimento. Nel campo della pittura parietale, che tende a sostituire il rilievo dipinto, si può dire che domina l’immediatezza e il movimento. Le scene sono sviluppate sul contrasto dei colori, poca importanza viene data alle proporzioni delle figure.

Modellino ligneo dalla tomba di Mesheti ad Assiut, Il Cairo, Museo egizio. Le differenze nell’abbigliamento, nella statura e nella sfumatura del colore della pelle dei soldati manifestano l’interesse dell’artista verso la riproduzione quanto più fedele possibile della realtà.

È in questo periodo che probabilmente hanno origine alcune delle opere più significative della letteratura egizia.

FONTI:

  • L’ Antico Egitto-Leonardo Arte.
  • Antico Egitto- Maurizio Damiano-Electa
  • Alan Gardiner- La civiltà egizia-Einaudi
  • Federico Arborio Mella-L’Egitto dei Faraoni-Mursia
  • WIKIPEDIA
Mai cosa simile fu fatta, Mastaba

LA MASTABA DI KAEMANKH

(G 2196)

Di Grazia Musso

Ispettore dei profeti, Sovrintendente del tesoro. VI Dinastia

Questa piccola tomba, scavata dalla missione austro-tedesca di Juner, si distingue per avere la camera sepolcrale completamente decorata con pitture parietali policrome, eseguite direttamente sulle pareti lisciare a gesso e senza bassorilievi.

Un grande sarcofago, su cui sono scritti il nome del defunto e i suoi titoli, occupa la maggior parte Dell piccola camera sepolcrale, alla quale si accede tramite un pozzo.

La tomba ha una pianta a “L” con il corpo principale di forma rettangolare e orientato con l’asse maggiore in direzione nord-sud

Le pareti sono decorate con pitture che presentano il defunto mentre assiste, accompagnato dalla sua sposa, a un concerto e giochi vari e, nel corpo laterale, mentre pesca con l’arpione su una barca di papiro : davanti a questa scena si trova l’imboccatura del pizzo che conduce alla piccola camera sepolcrale.

Due uomini sono raffigurati mentre sono intenti alla preparazione dei cibi e bevande.
Le pitture della camera sepolcrale hanno conservato i loro colori.

I soggetti raffigurati nelle pitture parietali sono talvolta abbastanza inusuali e prefigurano già quelli che saranno successivamente sviluppati nelle tombe tebane del Nuovo Regno.

Nella parete sud sono rappresentati elementi del corredo funerario, un uomo che costruisce un letto, vasi e contenitori e scene di danza con musici.

La preparazione del corredo funebre è uno dei temi illustrati nella parete ovest, tra i diversi soggetti si nota un letto, sotto il quale è stato posto un reggitesta.

Nell’opposta parete nord sono dipinti magazzini a forma di silos e delle barche, mentre la maggior parte della parete ovest è occupata da una bellissima scena di tipo agricolo con raffigurazioni di bovini, mietitura e di raccolto.

Disposte su due registri vediamo una scena agricola, nella quale alcuni uomini conducono grandi bovini, e una scena nautica, in cui due barche trasportano bestiame: lo stile pittorico prefigura già quello del Nuovo Regno.

Fonte

Piramidi d’Egitto – Alberto Siliotti – Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta, Mastaba

LA MASTABA DI IYMERY

Di Grazia Musso

Profeta di Khufu, Sovrintendente della Grande Casa, Figlio di Shepseskafankh – V Dinastia

Questa tomba, situata nell’angolo sud-ovest della necropoli, è decorata con bassorilievi policrome di notevole livello artistico ed assai interessanti per quanto riguarda i soggetti trattati.

Nel vestibolo sono raffigurate le offerte recate al defunto, in questa immagine, un uomo conduce al suo cospetto un orice
Una fila di portatori che recano grandi ceste sulla testa, colme di cibo e frutta, tenendo in mano volatili e fiori. Rappresenta la processione delle proprietà terriere del defunto e della sua famiglia

La tomba di Iymery era spesso visitata anche dai viaggiatori del secolo scorso che hanno firmato sulle pareti, soprattutto quelle dell’ultima stanza.

La mastaba era metà di visite fin dal secolo scorso come attestano le numerose firme incise sulle pareti.

L’ingresso è orientato ad est e immette in un piccolo vestibolo decorato con scene di tipo industriale,( carpentieri, orafi, scultori al lavoro) e di offerte al defunto che è accompagnato dal padre Shepseskafankh, parete ovest, o si trova al suo cospetto, parete nord.

Il tema dei lavori agricoli è assai ben presentato nella tomba: nella scena quattro al lavoro intenti a dissodare la terra con delle zappe di legno per preparare la semina del grano

Al vestibolo fa seguito una prima sala allungata, sulla cui parete sud sono raffigurate scene di raccolta di papiro, scene nautiche, di allenamento del bestiame, scene di rappresentazione di offerte al defunto con macellazione di ovini e preparazione di cibo e bevande.

Scena abbastanza rara Nell’antico Regno, è situata sulla parete ovest è descritta la preparazione del vino, che viene versato nelle giare.
Questa scena, disposta su due registri, illustra la preparazione del cibo

Nell’opposta parete nord sono raffigurate scene agricole, di caccia e pesca nelle paludi, di costruzione di barche e combattimenti nautici che si svolgono al cospetto di Iymery.

Scene di pesca nella palude.

Nella seconda sala della tomba continuano le scene di offerta davanti al defunto, qui raffigurato con la moglie e alcuni familiari allietato da musici e danzatori, mentre gli scribi a notano quanto viene presentato a Iymery.

Fonte

Piramidi d’Egitto – Alberto Siliotti – Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta

LA FINE DELL’ANTICO REGNO

2192 a.C.

Di Franca Loi

Statua in calcare dipinto del sacerdote Kaemked. Il Cairo, Museo Egizio.

Verso la fine della V dinastia si determinò un notevole rilassamento del potere centrale;

il re non possedeva più l’egemonia come nel passato. infatti la classe dirigente della V e VI dinastia conquista sempre maggior peso all’interno dello Stato faraonico. L’indipendenza raggiunta dai principi dai locali si vede nelle tombe che non sono più costruite intorno alla piramide reale, ma realizzate nelle città di appartenenza. Fra le tante ricordiamo quelle di Elefantina e Abido.

Rilievo con navigazione in un papireto. La disposizione dei fiori di loto intorno all’imbarcazione risponde alla ricerca di una rappresentazione fedele della realtà. Berlino, Egyptisches Museum.

“I ricchi funzionari si fanno seppellire in grandi tombe la cui sovrastruttura in pietra imita la forma delle mastabe reali del protodinastico.

Le pareti degli ambienti interni, concepiti a imitazione delle stanze di una vera abitazione, sono riccamente decorate con rilievi dipinti in cui risalta la brillantezza dei colori e che cercano di riprodurre la vita quotidiana….. Si moltiplicano le statue dei privati che si fanno ritrarre da soli o con i familiari in veri piccoli capolavori in cui, ha un’osservazione attenta dell’individuo, si unisce un modellato dalle soluzioni sempre più nuove”.

Gruppo in calcare ritraente un uomo con la propria famiglia. L’artista è riuscito a trattare il tema del gruppo familiare secondo uno schema originale e dotato di movimento. Brooklyn Museum, New York.

Questo è il periodo in cui alle immense creazioni della IV dinastia seguono “piramidi sempre più piccole, costruite con materiali che non sono più gli immensi blocchi del passato; spesso addirittura poco più che un pietrame incoerente… se tuttavia le piramidi si in piccoliscono e si impoveriscono, In compenso si sviluppano i templi funerali e i templi solari…..

Gruppo statuario dell’Antico Regno (Museo Archeologico di Alessandria).
Il significato delle statue era totalmente diverso da quello che noi diamo nel nostro concetto di arte; le statue erano una derivazione del potere magico della parola, una parola concretizzata in 3 dimensioni; i defunti, una volta svolta la cerimonia dell’apertura della bocca sulle statue, potevano passare fra le dimensioni (quella nostra, dei viventi, e quella di defunti e dèi) grazie alla magia religiosa della loro immagine, parola concretizzata in forma (© Archivio CRE/Maurizio Damiano).

“Generalmente si legge che la VI dinastia è il periodo di decadenza dell’Antico regno. In realtà ciò non è esatto; l’Antico Regno decade solo alla fine della VI dinastia: ancora sotto Pepi II le arti fioriscono, come l’economia del paese; è solo alla fine del regno che la VI dinastia e con essa l’Egitto va incontro alla profonda crisi del potere centralizzato accompagnata da una crisi sociale e delle strutture. Le cause sono molteplici, tra cui citiamo la vita lunghissima di Pepi II e l’eccesso di privilegi concessi ai governatori locali con conseguenze indebolimento del potere centrale.”

Statuina in alabastro di Pepi I. Nonostante sia impostata su una visione perfettamente frontale, la piccola statua anticipa la scultura del suo successore con la madre. Una duplice lettura secondaria è Infatti data dal falco posato sullo schienale,che non solo consente una fruizione dell’opera girandola di 90° ma la stravolge trasformandola in una stele con il nome del sovrano iscritto nel serekh, qualora la si osservi da dietro. New York, Brooklyn Museum.

Statuina in alabastro di Meryraankhnes e di Pepi II. New York, Brooklyn Museum. La visione frontale della regina (a sinistra) è da ritenere la principale. La visione frontale del sovrano (a destra), da considerare un fanciullo nonostante sia rappresentato come un adulto di piccole dimensioni, è secondaria ma ugualmente importante perché centrata sulla figura di Pepi II.
” il gruppo statuario indica una realtà storica che va oltre il rapporto madre figlio. La statua mostra la tutela della regina che fu reggente al posto del re, ancora bambino.”

Piramide di Userkaf.
Dopo la breve parentesi degli ultimi re della IV dinastia che avevano privilegiato màstabe come loro sepolture, Userkaf ritornò alla piramide perfetta, “Puri sono i luoghi di Userkaf”.
Benché la forma fosse del tutto simile alle piramidi della IV dinastia, quella di Userkaf presentava un nucleo costituito da blocchi grossolanamente squadrati molti dei quali, come testimoniato da scritte in ocra rossa, prelevati da altri monumenti e riutilizzati; l’asportazione totale del rivestimento nei secoli, e specialmente nel medio evo, comportò il crollo totale della piramide di cui non resta, oggi che un informe cumulo di blocchi.

La piramide di Niuserre

Il complesso di Niuserre ad Abu Gorab.
Questo faraone ci è noto soprattutto grazie all’esplorazione del suo Tempio Solare ad Abu Gurab. Niuserra costruì il suo complesso funerario tra quelli di Sahura e di Neferirkara, sconvolgendo in gran parte quello di quest’ultimo e distruggendone la parte inferiore della sua Via Cerimoniale per farla rientrare nel proprio complesso. Il nome della sua piramide è “I luoghi di Niuserra sono eterni”. Della sua vita non si conosce nulla. “La scena che vediamo sopra si svolge durante la stagione della piena che permetteva alle barche di arrivare sino alle rampe dell’accesso monumentale, il cui zoccolo si trasformava in un imbarcadero. Dietro l’accesso si vede la rampa, al fianco della quale domina il grande muro di contenimento della terrazza punto e, più in alto si vedono le mura del cortile e l’accesso alto il punto e virgola il tutto è dominato dal grande obelisco”

Fonte:

  • ANTICO EGITTO – MAURIZIO DAMIANO – ELECTA.
  • L’ANTICO EGITTO – LEONARDO ARTE
  • WIKIPEDIA
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LE MASTABA MENFITE

Di Grazia Musso

Veduta esterna di una mastaba
La sovrastruttura dell’edificio funerario presentava pareti inclinate che, una volta terminata la costruzione, venivano levigate. Le zone dedicate al culto si trovavano nella parte orientale della costruzione centrale. Il principale luogo per le offerte funerarie era protetto da un edificio sporgente in mattoni o pietra. In seguito tale luogo sarebbe stato trasferito all’interno della sovrastruttura funeraria. La cappella interna consisteva in origine di una sola camera a forma di “L”.

Il termine “mastaba”, arabo, indica in origine le panche in mattoni crudi che hanno la parte verticale inclinata verso l’alto e che sono costruite contro i muri delle case egiziane e nubiane.

Le mastabe dell’antico Regno formano vaste necropoli di cui le principali sono a Giza, Abur Sir, Sakkara.

La sovrastruttura delle mastade dell’epoca è data da un nucleo in muratura a pianta rettangolare, rivestito di calcare.

Questa sovrastruttura è posta sopra l’imboccatura di un pozzo che sprofonda nella roccia per l’accesso alla substruttura che contiene la camera sotterranea in cui era collocato il sarcofago.

La consuetudine decorativa ha inizio con la rappresentazione di una stele, del defunto seduto davanti a un tavolo su cui sono deposte le offerte.

Le offerta erano deposte vicino al sarcofago custodito nella camera funeraria e non erano destinate direttamente al defunto, rappresentavano una riserva per l’eternità

La nicchia si sviluppò in seguito in una serie di ambienti nel corpo della mastaba, gli esempi più noto della VI Dinastia hanno una distribuzione di ambienti articolata e complessa.

Il serdab è uno dei locali più importanti per la sua funzione magica, contiene la statua del defunto.

Mastaba di Ptahshepses ad Abu Sir – V Dinastia
Ptahshepses fu giudice in capo e visir sotto Niuserra, di cui sposò la figlia Khamernebty.
Nella sua mastaba, di cui vediamo il cortile circondato da pilastri, troviamo i più antichi esempi di colonna lotiforme. Sullo sfondo si vede la piramide di Niuserra

I rilievi scolpiti sulle pareti dei vari ambienti sono scene di vita quotidiana che ci documentano sulle condizioni materiali dell’Antico Regno : semina, mietitura e battitura del grano e altre attività agricole; preparazione e cottura del pane, preparazione della birra, allevamento del bestiame e preparazione delle carni, scene di caccia e pesca e molte altre, tutte con grande ricchezza di particolari.

Questa ricchezza di temi iconografici condusse a un incremento del numero delle sale e quindi le superfici da decorare.

Dalla metà Dell’Antico Regno le costruzioni funerarie non furono più appannaggio esclusivo dei membri della Corte.

Sull’esempio della necropoli della capitale, ora anche in provincia fu avviata la costruzione di sepolture monumentali.

Dove il terreno non consentiva di erigere mastabe, queste vennero sostituite da tombe rupestri.

Fonti

Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electra

Egitto la terra dei Faraoni – Regine Schulz, Matthias Seidel – Konemann

Antico Regno, Mai cosa simile fu fatta

IL GRUPPO STATUARIO DI AK E HETEP-HER-NOFRET

Di Grazia Musso

Calcare dipinto – Altezza cm 49
Saqqara – V Dinastia

La tipologia delle statue funerarie destinate a rappresentare il defunto nella sua dimora eterna sviluppa nel tempo molte soluzioni iconografiche riconducibili a dei schemi rigidi e formali.

Questo gruppo statuario, formato da Ak e sua moglie, raffigura la coppia nella posa convenzionale, sono seduti su un seggio squadrato munito di pedana.

Il colore della pelle é ocra scuro per l’uomo e giallo per la donna.

L’abbigliamento riprende i modelli “classici” dell’epoca.

La moglie, Hetep-her-nofret, abbraccia il marito, questo rivela un tentativo di dare una carica di composto affetto, a una composizione che risulterebbe fredda e impersonale.

Fonte:

I tesoro dell’antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star

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LA STATUA DI SCRIBA

Di Grazia Musso

Calcare dipinto, altezza cm 51, larghezza cm 31
Saqqara, Scavi del Servizio delle Antichità Egiziano 1893
Inizi della V Dinastia – Museo Egizio del Cairo

La figura dello scriba era molto importante nella civiltà egizia.

Egli era un letterato, un uomo colto e preparato nella “Casa della Vita’. a esercitare la “Prima fra tutte le professioni”.

Questa statua raffigura il personaggio nella posizione consueta, seduto a gambe incrociate, con il rotolo di papiro aperto sul gonnellino teso.

L’atteggiamento non sfugge allo stereotipo e solo i lineamenti precisi del volto emergono dall’insieme come tratti caratterizzanti dell’individuo.

Fonte

I tesoro dell’antico Egitto nella collezione del Museo del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star

Antico Regno, Mai cosa simile fu fatta, Statue

IL NANO SENEB

Di Grazia Musso

Gruppo statuario del nano Seneb e della sua famiglia.
Calcare dipinto, Altezza cm 34, Larghezza c. 22,5
Giza, tomba di Seneb – Scavi di Junker
Fine della V Dinastia e inizio VI Dinastia
Museo Egizio del Cairo, JE 51280

Il grande senso di armonia che è presente in tutta l’arte egizia, si avverte ancora di più in questo gruppo di famiglia.

Il capofamiglia, responsabile del guardaroba del faraone, è affetto da nanismo ed è qui rappresentato con crudo realismo: la testa grande, il corpo tozzo, gli arti sproporzionatamente piccoli.

L’artista ha inserito tutti i personaggi, evitando che la deformità dell’uomo sbilanciasse l’insieme.

Seneb è ritratto accanto alla moglie, su un seggio parallelepipedo, con braccia incrociate sul petto e le gambe incrociate sul davanti, nella posizione di scriba.

La sposa è seduta nella posizione tradizionale.

Nello spazio che dovevano occupare le gambe di Seneb, lo scultore ha inserito i due figli della coppia, in piedi.

Seneb ha una capigliatura corta e nera, grandi occhi, naso e bocca pronunciati e orecchie piccole.

Indossa un gonnellino bianco.

La moglie, Senetites, indossa una parrucca nera e liscia e una una lunga tunica bianca.

Le braccia circondano, con un gesto affettuoso il marito.

I bambini sono raffigurati nudi, entrambi con il dito in bocca.

Alla base del seggio sono incisi i nomi e i titoli dei quattro personaggi.

La scultura fu rinvenuta all’interno del piccolo naos in calcare nella tomba di Seneb a Giza.

Fonte:

Tesori Egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Francesco Tiradritti -fotografia Araldo De Luca -Edizioni White Star