Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUA DI THUTMOSI IV CON LA MADRE TIA

Di Grazia Musso

Granito grigio, altezza cm 111,5
Larghezza dello schienale cm 69
Tempio di Karnak
Museo Egizio del Cairo, CG 42080

Le due figure regali, di cui la figura maschile è leggermente più alta, siedono su un seggio con un ampio schienale a sommità arcuata, privo di iscrizioni.

Il braccio sinistro di Thutmosi IV e il destro di Tia si incrociano posteriormente.

Le mani libere poggiano sulle cosce: quella del sovrano stringe il simbolo della vita, quella di Tia è è aperta a palmo verso il basso.

Thutmosi IV, per la prima volta nella statuaria regale, porta la parrucca invece della corona.

Si tratta di un’acconciatura riccia piuttosto ampia che copre quasi tutta la fronte e le orecchie.

Un ureo, sulla sommità, termina con la testa sulla fronte del sovrano.

Thutmosi indossa il gonnellino shendyt con la cintura decorata da disegni romboidali concentrici e chiusa da una fibbia su cui è inciso il suo nome.

Tra le gambe, lievemente distanziate, é visibile la coda di toro,

I piedi appoggiano sui Nove Archi che rappresentano i nemici dell’Egitto.

Tia Indossa una lunga parrucca tripartita con trecce incise, coperta sulla sommità dalla spoglia di avvoltoio, attributo spettante alla regina madre dell’erede al trono, e ornata da ureo.

La lunga tunica aderente è decorata con due rosette I corrispondenza dei seni ed è impreziosita dalla collana usekh e da ampi bracciali.

I volti delle due figure sono praticamente identici eccetto per il trucco regale, allungato verso le tempie, che ora gli occhi del sovrano.

L’ovale presenta guance piene, zigomi alti, naso diritto, occhi sottili con le sopracciglia in rilievo, bocca ben modellata.

Sulla parte anteriore del seggio, esteriormente accanto alle gambe, si trovano due colonne di geroglifici con i nomi e titoli della coppia.

L’ANALISI FILOLOGICA DELLE ISCRIZIONI A CURA DI LIVIO SECCO QUI

Accanto a Thutmosi IV si legge: ” Il dio perfetto Menkheperura, amato da Amon-Ra signore dei troni delle Due Terre, dotato di vita”.

Accanto alla regina si legge:” La Grande Regina, da lui amata, la madre del sovrano, Tia, giusta di voce”.

Quest’ultimo epiteto, che di solito aspetta ai defunti, lascerebbe presupporre che, quando la statua è stata realizzata Tia fosse già morta.

Fonte:

Tesori Egizi nella collezione del Museo del Cairo – Rosanna Pirelli – Edizioni White Star

Fotografie

Arnaldo De Luca

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

TESTA DI TEYE

Di Franca Loi

Steatite verde, altezza cm 7,2
XVIII dinastia, Regno di Amenhotep III 1387-1350 a.C.
Museo Egizio del Cairo

Il volto intenso della regina, dai tratti inconfondibili, ornato di grande parrucca con doppio ureo e corona dalle alte piume, oggi perduta, rende questa statuina un vero capolavoro.

Questo eccezionale reperto proviene dal tempio di Hathor a Serabit el-Khadem Beach Adem, nel Sinai, dove fu trovato da W.M.F Petrie (1905).

Fonte:

I TESORI DEL MUSEO EGIZIO DEL CAIRO – ALESSIA AMENTA


APPROFONDIMENTO A CURA DI PATRIZIA BURLINI

Nel 1905, W.M.Flinders Petrie condusse una spedizione archeologica nel Sinai. Si concentrò in particolare sul tempio di

Serabit-el-Khadim, dedicato alla dea Hathor, chiamata Signora del turchese, in onore delle miniere che qui si trovavano. Il tempio originariamente fu costruito da Snefru, ma nel corso dei millenni, molti faraoni lo modificarono ed arricchirono.

Nel suo rapporto « Ricerche nel Sinai » del 1906, Petrie riporta gli esiti degli scavi e dal suo resoconto emerge una piccola ma allo stesso grande scoperta: una magnifica testa in steatite della regina Tiye, alta soli 7 cm, oggi conservata al Museo del Cairo.

Emozionante la descrizione che ne fa Petrie:

« … Un’altra regina ha lasciato qui uno dei ritratti più suggestivi mai scolpiti da un egizio (fig. 133). La famosa regina Tiye, consorte del magnifico monarca Amenhotep III, è stata fino ad ora conosciuta solo da alcune sculture in rilievo e non da una figura con nome a tutto tondo. È strano che questo remoto insediamento d’Egitto abbia conservato per noi il suo ritratto, identificato inequivocabilmente dal cartiglio in mezzo alla corona. Il materiale è steatite scistosa verde scuro e l’intera statuetta doveva essere alta circa un piede. Sfortunatamente, nessun altro frammento della figura è rimasto nel tempio e solo la testa è stata conservata. La superba dignità del viso si fonde con un’affascinante immediatezza e fascino personale. La delicatezza delle superfici intorno all’occhio e sopra la guancia mostra la massima cura nella manipolazione. Le labbra curiosamente abbassate, con la loro pienezza e tuttavia delicatezza, il loro disprezzo senza malizia, sono evidentemente modellate dal vivo. Dopo aver visto questo ritratto, sembra probabile che il magnifico frammento di testa di regina in marmo proveniente dal tempio di Tell el Amarna sia il ritratto di Tiye, e non di Nefertiti (PETRIE, Tell el Amarna, tav. i, 15). Questa ipotesi è più probabile in quanto la testa di una regina trovata quest’anno a Gurob e acquistata da Berlino è indiscutibilmente coerente con i ritratti non a tutto tondo di Nefertiti e non assomiglia alla testa di marmo. Inoltre, N. Davies ha osservato che solo le statue di Akhenaton e Tiye sono raffigurate nel tempio dove è stata trovata la testa di marmo. Passando al nuovo ritratto, raccogliamo alcuni dettagli sulla regina. L’orecchio è rappresentato forato, come è anche il caso di suo figlio Akhenaton (Tell el Amarna, tav. i, 9). La corona che indossava era probabilmente traforata, in oro. I due uraei alati estendono la loro lunghezza in spire intorno alla testa, finché non si incontrano sul retro, mentre frontalmente sostengono il cartiglio con il nome. Dai due lati del cartiglio scendono i due urei sulla fronte, emblema della grande regina dell’Alto e del Basso Egitto. Questo pezzo da solo valeva tutto il resto dei nostri guadagni dell’anno; ora è al Museo del Cairo. …”

Le foto originali di Petrie

Bibliografia;

W. M. Flinders Petrie’s Researches in Sinai, Chapter IX, The Lesser and Foreign Monuments (extract, pages 125 – 126). Mia traduzione

https://www.serendipity.li/petrie/chap9.htm

Approfondimenti:

https://egyptophile.blogspot.com/…/tiyi-un-visage-dune…

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUA DI AMENOFI II CON MERETSEGER

Di Grazia Musso

La scultura rappresenta il sovrano incedente che calpesta i Nove Archi, le braccia sono distese lungo il corpo, le mani appoggiano sulla banda rigida del gonnellino.

Il sovrano Indossa la corona bianca con ureo.

Il viso di forma ovale presenta occhi grandi e ben delineati, il naso è diritto, la bocca piccolo la è leggermente sporgente.

La banda del gonnellino è decorata da una fascia che parte dalla cintura e termina in basso con due urei.

La base è parallelepipeda ed è sormontata da un altro elemento rilevato alle spalle del sovrano su cui appoggia la dea Meretseger raffigurata come cobra con disco solare e corna sulla testa, che con il suo ampio cappuccio aperto protegge le spalle e il capo di Amenofi II.

Il corpi della dea forma posteriormente le usuali spire, ma è parzialmente coperto dai lunghi e ampi steli di papiro.

Ai lati delle gambe sono incise due colonne su cui si legge : ” Il Sovrano dell’Alto è Basso Egitto Aakheperura, amato da Amo – Ra, dotato di vita” e ” Il Figlio di Ra, Amenofi, amato da Amon-Ra , dotato di vita”.

I gruppi composti da una figura umana e da una divinità teriomorfa verranno ripresi anche in Epoca Tarda nella Statuaria.

Fonte

Tesori Egizi nella collaborazione del Museo Egizio del Cairo – Rosanna Pirelli – Edizioni White Star

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TESTA DI AMENHOTEP III

Di Franca Loi

Il gran numero di statue di AMENHOTEP III conservatesi permette di datare il pezzo verso la fine del suo regno. I lunghi occhi a mandorla e labbra carnose ben disegnate caratterizzano il volto. Il frammento fu rinvenuto da G. Legrain nella cachette del tempio di Amon Ra a Karnak (1903-1905).

Argilla stuccata e dipinta

altezza cm 38

XVIII dinastia

Regno di Amenhotep III

1387 – 1350 a.C.

Fonte: l’Egitto Dei Faraoni

I tesori del Museo Egizio del Cairo

Alessia Amenta

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AMENHOTEP FIGLIO DI HAPU

Di Franca Loi

Scultura ritraente Amenhotep figlio di Habu.
Museo del Cairo.

Amenhotep, figlio di Hapu, detto il saggio, architetto favorito di Amenhotep III, costruì o progettò alcuni dei numerosi monumenti con i quali il re coprì l’Egitto; fu considerato il terzo dei grandi architetti dell’antichità dopo Imhotep e Senmut. In epoca bassa fu divinizzato e sotto

i Tolomei,nel tempio di Deir-el Bahari fu scavata una cappella in cui fu onorato come dio guaritore.

” Esordì creando una delle meraviglie dell’architettura egizia, il grande tempio di Luxor, la cui corte, circondata da una doppia fila di sessantadue Colonne a Papiro chiuso, poderosa ed elegante, costituisce uno dei più bei colonnati della storia dell’arte…… tracciò il grande Viale delle Sfingi, lungo tre chilometri e largo sei metri, rendendo la nuova Tebe imponente e monumentale.” Non possiamo dimenticare il tempio funerario di Amenhotep III sito ad ovest di Tebe, di cui rimangono solamente due statue denominate i “Colossi di Mnemone”.

Scultura ritraente Amenhotep figlio di Hapu – Museo di Luxor.
Amenhotep figlio di Hapi come scrivano.
Il testo che scrive è un’allusione alle statue: “Il re mi mise come capo dei lavori nella montagna di quarzite, per dirigere i monumenti di suo padre Amon che è a Karnak. Ho portato monumenti molto grandi e numerosi costituiti da statue di Sua Maestà”.

Ci sono diverse statue di lui nelle vesti da scriba, che lo ritraggono sia da giovane sia da anziano, solitamente è raffigurato come uno scriba accovacciato, un papiro sulle ginocchia e capelli lunghi e ondulati.

Una statua,al Museo del Cairo, lo rappresenta come un uomo anziano accompagnato da un’iscrizione che ricorda che ha compiuto 80 anni, spera di raggiungere la venerabilità di 110 anni.

Fonte:

  • L’EGITTO DEI FARAONI-FEDERICO A.ARBORIO MELLA-MURSIA
  • WIKIPEDIA
  • ALAMY
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STATUA DI ISET

Di Grazia Musso

Statua di Iset, madre di Thutmosi III
Granito nero, lamina d’oro. Altezza cm 98,5
Karnak, Tempio di Amon-Ra, cortile della Cachette
Scavi di George Legrain, 1904
JE 37417 = CG 42072

La regina Iset, madre de faraone Thutmosi III, è seduta su un seggio che forma un unico blocco con la base.

Il volto, di forma ovale, mostra occhi ravvicinati e ampie sopracciglia, il naso è leggermente arcuato, la bocca piccola.

Sulla pesante parrucca tripartita , con trecce rese da sottili incisioni, poggia un diadema cilindrico, ricoperto da una lamina d’oro.

Sulla fronte due urei, uno con la corona rossa del Basso Egitto, l’altro con la corona bianca dell’Alto Egitto.

Iset porta al collo la collana usekh e ai polsi due larghi bracciali.

Indossa una tunica aderente con ampie fasce che le coprono il seno.

Le braccia discendono lungo il corpo e poggiano sulle cosce, la mano sinistra stringe uno scettro a forma di loto.

I piedi sono paralleli, lievemente discosti l’uno dall’altro.

La madre di Thutmosi III non apparteneva al ramo principale della famiglia reale, essendo una delle spose secondarie di Thutmosi III, infatti nella breve formula dedicatoria incisa ai lati delle gambe, non compaiono i titoli riservati alle regine nel Nuovo Regno, quali “Grande sposa regale”, “Sposa divina”, o “Figlia del re”, vi si legge :”Il dio perfetto, signore delle due terre, Menkheperra, amato da Amon, il Signore dei Troni delle Due Terre, ha fatto questo come suo monumento per sua madre Iset”.

L’ANALISI FILOLOGICA DELLE ISCRIZIONI A CURA DI LIVIO SECCO QUI

Fonte

Tesori Egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – foto di Arnaldo De Luca – Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUA DI AMENOFI I

Di Grazia Musso

Calcare dipinto, altezza 65 cm
Collezione Drovetti S. 1372

La statua divina, portata a spalla dai “sacerdoti puri”, dava il suo responso spostandosi verso uno dei due ostraka o scorrendo fisicamente la lista.

La maggior parte delle sentenze oracolari testimoniate nella documentazione scritta di Deir el-Medina risale alla XIX o alla XX Dinastia ed è stata rilasciata dall’oracolo di Amenhotep I.

La statua di calcare dipinto è databile, per lo stile, appunto alla XIX o alla XX Dinastia ma potrebbe essere la copia di una statua più antica, coeva del re Amenhotep I, risalente quindi alla XVIII Dinastia.

Molto probabilmente era portata in processione durante le cerimonie religiose e potrebbe essere stata rivenuta all’inizio del XIX secolo dagli agenti del console francese Drovetti nel piccolo tempio dedicato a questo re che fu scavato poi nel 1929, da Bernard Bruyère.

Pur trattandosi di un’opera di artigianato locale, essa rispecchia tutti i canoni della contemporanea e monumentale statuaria regale.

Il faraone è infatti seduto su un trono con le mani appoggiate sul gonnellino, secondo l’iconografia tradizionale.

Gli attributi della regalità, quali il copricapo nemes, l’ureo sulla fronte, di cui si conserva solamente la coda, è la barba posticcia sono dipinti per risaltare sul fondo bianco della figura.

Analogamente, il pallore del volto è animato dai grandi occhi neri e dalle labbra carnose sottolineate dal contorno appena inciso.

I nomi entro i cartigli e la titolatura del sovrano sono scolpiti e dipinti ai lato e sulla base del trono.

Fonte :

I grandi musei: Torino il museo Egizio – Electra

Foto: Museo Egizio di Torino

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUE DI PTAH

Di Grazia Musso

Granolite, dimensioni 207 x 62 x 76 cm
XVII Dinastia, Tebe, Karnak
Drovetti Cat. 86

Il viso delle statue divine è modellato su quello delle statue del sovrano regnante.

Qui si riconosce il ritratto di Amenhotep III: il viso rotondo è giovanile con guance piene, labbra carnose.

Particolarmente caratteristici sono i grandi occhi a mandorla molto accentuati dal trucco, e il contorno delle labbra delineato a rilievo.

Fonte

https://collezioni.museoegizio.it


Calcare, altezza 102 cm
Collezione Drovetti C. 87

Ptah era, secondo una delle diverse teorie relative alla creazione, il demiurgo che aveva dato vita all’universo usando semplicemente il pensiero e la parola.

Il suo culto, che aveva come centro principale la città di Menfi si era diffuso in tutto L’Egitto dove il dio era considerato il patrono delle arti e degli artigiani.

È qui raffigurato secondo l’iconografia tradizionale, con il capo cinto da una stretta calotta e il corpo avvolto da un abito aderente dal quale fuoriescono le mani all’altezza del ventre.

La testa è di epoca ottocentesca, frutto di un periodo nel quale il restauro e la conservazione dei reperti antichi erano abbastanza opinabili

Il dio è raffigurato seduto su un trono, ma altre sculture analoghe lo mostrano in piedi, nell’atto di impugnare alcune insegne divine: lo scettro uas e il pilastro djed.

Il primo è il noto simbolo di potere, spesso associato anche al faraone, mentre il secondo è l’emblema della stabilità.

Le due insegne, che nella realtà avevano la forma di rigide aste modellate, qui seguono in modo innaturale il profilo del corpo seduto..

Sulla parte anteriore del trono, ai lati delle gambe di Ptah, furono incisi i cartiglio contenenti i due nomi di Amenofi III, il faraone che commissionò la realizzazione di questa scultura.

Sulla parete anteriore del basamento a sostegno della statua si trova una decorazione che riproduce due uccelli con braccia umane posti sopra un segno geroglifico.

I due uccelli detti rekhyt simboleggiano la totalità del popolo egizio, qui metaforicamente in atto di adorare l’emblema della vita affiancato da due stelle.

La testa costituisce però una riproduzione ottocentesca, secondo la consuetudine dell’epoca di completare opere d’arte frammentarie con integrazioni artistiche.

Fonte

I Grandi Musei: Torino Museo egizio – Electa

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUA DI AANEN

Di Grazia Musso

Foto: Patrizia Burlini

Statua di Aanen, secondo sacerdote di Amon
Granodiorite: Nuovo Regno, XVIII dinastia, regno di Amenhotep III (1390-1353 a.C.). Tebe,
Collezione Drovetti (1824)
Dimensioni: 146 x 38,5 x 57 cm
Museo Egizio di Torino , inv.1377

Questa scultura in pietra dura nera (granodiorite), dal viso pur rovinato, di dimensioni leggermente inferiori, com’è consuetudine per le statue di privati mentre i formati maggiori erano riservati a sovrani e dei, ci mostra un dignitario, Aanen secondo sacerdote di Amon, vestito con parrucca, lunga gonna e la pelle di leopardo che contraddistingue certi sacerdoti.

Aanen era un importante personaggio della famiglia reale, essendo fratello della Regina Tiye, quindi zio di Akhenaton.

Le macchie della pelle del leopardo sono rese come stelle, una trasfigurazione che allude alla particolare specializzazione del personaggio, un sacerdote astronomo, come dice l’iscrizione: “uno che conosce la processione del cielo”, cioè i percorsi delle stelle, da cui la trasfigurazione delle macchie di leopardo, rappresentate come stelle.

Oltre a sacerdote di Amon, Aanen era sacerdote Sem nell’Eliopoli del Sud.

L’iscrizione sulla statua evoca esplicitamente gesti propri del ruolo sacerdotale, in particolare la deposizione delle offerte agli dei e la recitazione di preghiere: Aanen è ” uno che mette le cose a posto”, cioè le offerte nel luogo designato, e ” propizia gli dei con la voce”.

Queste affermazioni sono conformi all’ideologia meritocratica dell’epoca : il personaggio deve il suo successo alle sue capacità

Le iscrizioni sul retro della statua – Foto Anna Ferrari

Aanen è cognato del faraone Amenhotep III, il quale aveva sposato Teye, figlia di una importante famiglia di Akhmim nell’Egitto Meridionale, nomi di questo sovrano sono iscritti sull’ornamento che Aanen porta alla cintura, a sottolineare questo stretto legame.

Da un punto di vista storico-artistico, é caratteristica dell’epoca la particolare parrucca a riccioli, mentre la resa degli occhi grandi e oblunghi con contorno, linee del trucco e sopracciglia a rilievo e leggermente inclinati verso il basso è tipica proprio del regno di Amenhotep III.

A livello stilistico la statua di Aanen costituisce, con i suoi volumi morbidi e l’attenta cura per i dettagli un eccellente esempio della raffinata produzione scultore a della XVIII Dinastia, che raggiunse proprio in quel periodo uno dei momenti di maggiore perfezione artistica.

L’ANALISI DELLE ISCRIZIONI

A cura di Nico Pollone

I testi incisi sulla statua sono composti da una colonna verticale sul davanti situata sul gonnellino sotto alla testa del felino.

Due altre colonne sono situate posteriormente su una stele che fa da schienale alla statua.

Cartigli reali sono collocati in diverse parti, due sulla spalla sinistra e due sul pendaglio appeso alla cintura.

Il testo è una raccolta di titoli e mansioni e lo allego al completo.

Fonti:

Museo Egizio di Torino – Printer Trento Srl – Trento – Franco Cosimo Panini

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

LA STATUARIA DELLA XVIII DINASTIA

Di Grazia Musso

Il Nuovo Regno ha fornito un enorme contributo alla storia dell’arte egizia.

Gli artisti toccarono il loro apice qualitativo con le statue di genere ritrattistico, nelle quali conferivano fisionomia realistiche sia ai sovrani, sia ai privati, raggiunsero una perfezione unica per quanto riguarda i rilievi dei Templi, le pitture tombali e le iscrizioni.

L’immagine del re non rappresentava un determinato sovrano, bensì l’istituzione faraonica stessa che guidava L’Egitto.

All’inizio del Nuovo Regno nulla della carica magico-religioso e simbolica viene meno, ma vengono esplorate nuove soluzioni per il senso estetico che si stava sviluppando nella nuova società.

In alcune statue appaiono degli spazi, per esempio, fra parrucca e collo, la figura si alleggerisce, e sparisce lo schienale dei troni lasciando libero il tronco.

Non viene dimenticato il passato, il Medio Regno, a cui guarderanno gli artisti, lo si può vedere nelle monumentali statue di Tutmosis I, o nelle grandi statue di Hatshepsut che mantengono le stesse funzioni celebrativo e architettoniche che ebbero i loro analoghi del Medio Regno.

Si ritrovano le statue a cubo che vengono arricchite di nuovi elementi, come si può vedere nella statua di Senenmut che protegge la principessa Neferura, ed è la prima volta in cui compare la figura dell’artista.

L’individualismo espresso nell’ambito sia dell’arte regale, sia di quella privata crebbe nell’epoca successiva.

Amenofi I compare nelle statue e nei rilievi che lo raffigurano come un giovane sovrano, Thutmosi IV, che morì giovane appare nei suoi ritratti con sembianze adolescenziali.

Fu però sotto Amenofi III che la tendenza idealizzante dell’arte, tipica dell’inizio della XVIII Dinastia, perse definitivamente il proprio valore.

Il faraone veniva raffigurato con i tratti del volto piuttosto morbidi e corporatura massiccia, le caratteristiche personali del sovrano vennero trasposte nei ritratti statuari, tale tendenza artistica poneva l’avvento sui tratti individuali ed era indice dell’atteggiamento più aperto e liberale.

Con Amenofi III e l’apertura verso il mondo esterno caratterizzò anche l’arte con nuove conoscenze e prospettive

Con Tutmosis IV fioriscono nuove forme e la ricerca del bello troverà il suo apice durante il regno di Amenhotep IIIl

Fonti

  • Tesori egizi nella collezione del museo del Cairo – Edizioni White Star – Dietrich Wildung
  • Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electra

Foto tratte dai testi citati