Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Statue

STATUA DEL MAGGIORDOMO SAKAHERKA

Di Grazia Musso

Quarzite
Altezza 62 cm
Karnak, Tempio di Amon-Ra
Fine della XII – inizio Dell XIII Dinastia
Museo Egizio del Cairo

Questa statua raffigura Sakaherka, un maggiordomo vissuto verso la fine della XII Dinastia, fu depositata a scopo votivo nel grande tempio di Karnak.

Il proprietario è seduto su un trono massiccio, con le mani appoggiate sulle gambe e lo sguardo fisso davanti a sé.

I volumi della scultura, dai toni caldi emanati dalla Quarzite gialla, sono sobri ed armoniosi.

Il copricapo, modellato secondo la consuetudine dell’epoca presenta una superficie arrotondata che si armonizza con il volto, dove sono sottolineati i lineamenti di Sakaherka.

Il corpo è avvolto in una gonna fissata sull’addome, sulla quale è stata tracciata una colonna di geroglifici recante il nome del maggiordomo.

Fonte

I tesori dell’antico Egitto nella collezione del museo Egizio del Cairo – National Geographic. – Edizioni White Star

Nuovo Regno, Statue, XVIII Dinastia

LA STATUETTA DI KHA

Di Patrizia Burlini

Nr. inv.: S. 8335 (statuetta) – 8336 (ghirlanda)
Materiale: Legno (statuetta) – vegetali (ghirlanda)
Dimensioni: 48 x 12 x 27,5 cm
Datazione: 1425–1353 a.C.
Periodo: Nuovo Regno
Dinastia: XVIII dinastia
Regno: Amenhotep II / Tutmosi IV / Amenhotep III
Provenienza: Deir el-Medina / tomba di Kha (TT8)
Acquisizione: Ernesto Schiaparelli
Collocazione: Sala 07 Vetrina 05 – Museo Egizio Torino

Tra le scoperte più importanti di sempre a Deir El Medina va annoverata la tomba intatta di Kha e Merit, gioiello del Museo Egizio di Torino. Tra i tanti meravigliosi oggetti trovati, uno dei miei preferiti è la statuetta di Kha, con ghirlande di fiori freschi.

Per l’iscrizione, si veda: https://laciviltaegizia.org/2023/01/03/la-statuetta-di-kha-liscrizione/

Qui sotto la didascalia del Museo:

“Statuetta di Kha”

Osservando la disposizione del corredo nella tomba si nota una peculiare composizione di oggetti che ha probabilmente il fine di restituire l’immagine di Kha seduto sul suo seggio mentre riceve le offerte. Proprio davanti al suo sarcofago esterno, in una posizione di rilievo al centro della camera funeraria, era infatti collocata una splendida sedia con spalliera, decorata con immagini floreali e con iscrizioni volte ad assicurare all’anima del defunto “ogni cosa buona e pura”. Sopra un telo decorato, adagiato sulla sedia, erano posizionati vari oggetti: al centro si trova una statuetta in legno del defunto, ornata da due ghirlande miniaturistiche poste intorno alle sue spalle e ai suoi piedi; un ushebty era appoggiato alla spalliera, mentre un sarcofago in miniatura, del tutto simile ai sarcofagi esterni quadrangolari di Kha e Merit, conteneva un altro ushebty e i modelli di alcuni strumenti di lavoro per ushebty (una zappa e un bilanciere).

Mia foto 2022

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Statue

STATUA-CUBO DI SESOSTRI – SENEBEFNI

Di Grazia Musso

Menfi (provenienza incerta). XII Dinastia, periodo di Amenemhat III
Pietra Arenaria silicificata, Altezza 68,5 cm
New York, The Brooklyn Museum – Clare’s Edwin Wilbur Fund, 39.602.

Le figure a cubo con le ginocchia raccolte contro il petto e le braccia incrociate fecero la loro comparsa durante il Medio Regno.

Venivano poste davanti alle tombe in corrispondenza di una via sacra o all’interno dei Templi.

La postura indica, per il soggetto, il privilegio di potere assistere allo svolgimento del culto regale o divino nonché alle offerte che questi implicano.

Sesostri – Senebefni coinvolge nel privilegio anche la moglie.

Il dio venerato nella formula di offerta è Ptah-Sokar, signore della necropoli di Menfi.

Fonte

Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Kpnemann

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Statue

LA STATUARIA REALE E PRIVATA DEL MEDIO REGNO

Di Grazia Musso

Pilastro osiriaco di Sesostri I

Le statue dei sovrani erano una componente imprescindibile di qualsiasi tempio ed erano considerate come ritratti viventi.

La funzione svolta da queste statue si può dedurre dal loro aspetto esteriore, perché solo raramente è dato sapere quale fosse la loro collocazione originaria.

Nella statuaria i sovrani sono rappresentati sia nell’atto di compiere un’azione che in quello di subirla, sia in ruoli attivi e passivi.

Quando le statue raffigurano il re nelle vesti di offerente nell’atto di procedere con un piede in avanti o di orante inginocchiato, il sovrano appare nella sua veste di massimo detentore del potere culturale, mentre agisce al cospetto degli dei.

Quando è raffigurato sotto forma di sfinge, in qualità di garante del creato, le statue sono invece espressione del potere regale e divino.

Sfinge di Amenemhat II

Quando è rappresentato come singola figura stante o assisa su un trono, assume la funzione di oggetto di culto, adorato e destinatario di offerte.

Quando, invece, i gruppi statuari rappresentano il sovrano e gli dei a stretto contatto, egli gode della protezione e del riconoscimento delle divinità che lo hanno designato.

Anche l’analisi di alcuni elementi iconografici consente di riconoscere la persona rappresentata e ne sottolinea la funzione: è il caso dell’insolita veste indossata dalla così detta figura – sacerdote di Amenemhat III o dei segni della vita che Sesostri I regge nel pilastro osiriaco di Karnak.

L’analisi stilistica del modellato dei corpi e volti è un elemento significativo per determinare la potenza espressiva dei ritratti regali.

Amenemhat II

Ogni sovrano stabiliva infatti precisi criteri formali, anche veniva lasciato spazio alle differenze funzionali e stilistiche.

Si possono rilevare notevoli differenze della ritrattista reale durante la XI e la XII Dinastia :

Mentuhotep II mostra tratti massicci e pesanti.

Sesostri I lineamenti regolari

Amenemhat II una tesa intensità

Sesostri III concentrazione e forza di volontà

Amenemhat III una severità energica.

Mentre la statuaria reale è divina e parte integrante della magica protezione assicurata dal culto, le statue di committenza privata avevano tutt’altro valore.

Statua del Ka di Auibra Hor

Già nell’ Antico Regno le statue di privati, che non erano né regali né divine, potevano essere collocate lungo le vie culturali e processionali.

Più tardi, durante il Medio Regno, tali figure furono collocate anche all’interno dei Templi.

Rappresentavano persone che non partecipavano attivamente al culto, ma che acquisivano così, il privilegio di essere presenti allo svolgimento del culto è di poterlo, per così dire “contemplare”.

In questo modo venivano rese partecipi del sistema di sostentamento del tempio.

Anche le iscrizioni su queste sculture fanno riferimento alla loro partecipazione ai riti, dal momento che nella maggior parte dei casi comprendono proprio una formula di preghiera che invoca la possibilità di partecipare alle offerte destinate agli dei.

Molte di queste statue hanno posizione accovacciata, con le gambe incrociate o le ginocchia raccolte contro il petto, una postura che indica passività.

Statua di Sobekemsaf, governatore tebano

Per assicurare in eterno, non solo durante la vita terrena ma anche nell’aldilà, il perdurare della partecipazione al culto è la garanzia di vita che ne consegue, viene introdotto un nuovo elemento iconografico : un mantello aderente che avvolge il corpo della persona che, con le braccia incrociate e le mani in parte nascoste, richiama la figura di Osiride.

Alla fine del Medio Regno compaiono figure stanti, esse hanno le braccia distese lungo il corpo e le mani posate di piatto sui lati.

Le persone così raffigurate sono sacerdoti o funzionari di alto rango che anche nella vita partecipavano direttamente al culto..

Nel corso del Medio Regno, in due fasi successive, il tempio egizio si era aperto ai privati : in un primo momento era loro consentito l’accesso al tempio in qualità di “osservatori”, successivamente poterono partecipare al culto in prima persona, come oranti.

Fonte

Egitto terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konemann

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Statue

LA STATUA DI SOBEKEMSAF

Di Grazia Musso

Armant (provenienza incerta)
XIII Dinastia
Granidiorite, Altezza 150 cm
Vienna, Kunst-historisches Museum
AS 5051/5801
Base con piedi Dublino, National Museum of Ireland, 1889.503.

Si pensa che la figura stante avanzate del governatore tebano Sobekemsaf fosse originariamente collocata nel tempio di Montu ad Armant, dato che la formula di offerta si rivolge a ” Montu di Tebe abitante ad Armant”.

La pinguedine dell’uomo, la grandezza insolita per la statutaria privata del Medio Regno e l’abito in rilievo che arriva sotto il petto sottolineando il peso sociale di questo alto funzionario.

Fonte

Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konrmann

LE ISCRIZIONI

A cura di Nico Pollone

La statua proviene dalla collezione Miramar. Secondo il suo numero, la testa faceva parte della collezione acquisita nel 1855, che fu in gran parte donata dal viceré. Il corpo fu acquistato per il museo nel 1865 da Reinisch. Non dovremmo però stupirci troppo di questa sorprendente coincidenza, perché si è scoperto che le due collezioni di Miramar non sono state sempre tenute rigorosamente separate.

Oggi la statua è composta da due numeri di inventario: 5801 (corpo) e 5051 (testa). Il piedistallo è un calco dell’originale di proprietà del Museo Nazionale di Dublino.

Il testo è così distribuito.

Sul davanti del lungo grembiule sono incisi il nome e il titolo dell’uomo e il nome della madre che così recita: “(The speaker) L’oratore/araldo Sebek-em-sauf vero/giusto di voce , nato da Dat-nofret vera/giusta di voce”, mentre l’iscrizione sul pilastro posteriore riporta il nome e il titolo del padre seguito da una formula d’offerta.

Sulla base altra formula d’offerta con titoli e nome.

Per note bibliografiche consultare il sito del museo qui: https://www.khm.at/objektdb/detail/555778/

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Statue

LA STATUA-CUBO DI HOTEP

Di Grazia Musso

Granito grigio, Altezza cm 73
Necropoli di Sakkara
Museo Egizio del Cairo JE 48858

La statua a cubo, raffigurante un uomo seduto a terra con le gambe riportate al petto e le braccia incrociate sulle ginocchia appare nel corso del Medio Regno.

Gli esemplari di questo periodo non sono molto numerosi, ma tale forma avrà grande sviluppo nelle epoche successive.

Le statue di Hotep sono due, entrambe al Museo Egizio del Cairo, una in calcare e una in granito, e rappresentano gli esempi più antichi.

Le statue rappresentano entrambe Hotep come se fosse seduto all’interno di una portantina dagli alti braccioli e dallo schienale sagomato, da cui fuoriescono soltanto la testa, le braccia e la parte anteriore delle gambe e piedi.

Salvo rare eccezioni, la portantina scompare nelle statue cubo di epoca successiva, il personaggio è generalmente rappresentato ricoperto da un ampio mantello che lascia scoperte solamente le braccia e talvolta i piedi.

In questa statua, Hotep indossa una parrucca svasata liscia, con la scriminatura centrale appena accennata che gli lascia scoperte le orecchie.

Il viso, dalle linee morbide e delicate è molto ben modellato : ha grandi occhi segnati dal caratteristico trucco, il naso regolare e la bocca piccola e carnosa.

Il mento è ornato da una piccola barba striata da linee incise orizzontali.

Le braccia risultano piatte sulla superficie superiore del cubo, mentre le gambe sono ben evidenziate sul suo piano anteriore, molto grosse con caviglie tozze e piedi larghi..

Ai lati e al centro, tra le gambe, sono incise una formula di offerta e il nome accompagnato dai titoli.

Fonte:

Tesoro egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Francesco Tiradritti – foto di Araldo De Luca – Edizioni White Star

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LA STATUARIA FEMMINILE DELLA XII DINASTIA

Di Grazia Musso

Il ruolo della donna in Egitto è assolutamente egualitario : godeva degli stessi diritti degli uomini, a qualsiasi livello e in qualsiasi occasione.

La donna non era in competizione con l’uomo, era complemento dell’uomo come questi era complemento della donna, erano una delle migliori manifestazioni del ruolo armonico della dualità nel pensiero egizio.

Regina Nofret, moglie di Senusert II
Questa statua, dal corpo formale ispirato alle posture maschili, si differenzia dalle altre opere per la capigliatua: una spessa parrucca di capelli ondulati e gonfi che terminano con riccioli.
La parrucca bipartita da un cobra del tipo “hathorico”, si riallaccia all’iconografia di Hathor..
Da Tanis, XII Dinastia – Scavi di Auguste Mariette 1860 – 1861
Granito nero, Altezza 165 cm, Larghezza 51 cm
Museo Egizio del Cairo JE 37487=CG 381

Le regine avevano il compito di completare la maestà e la divinità del re, che doveva contenere in sé i principi maschile e femminile.

Sin dalla Prima Dinastia le mastabe di molte regine hanno la stessa importanza di quelle degli stessi re.

Questo fatto si traduce anche nell’arte:fioriscono i motivi iconografici, le forme femminee e sensuali, ricchezza di forme che nulla ha da invidiare alla statutaria maschile e che, coerentemente con la mentalità dualistica egizia, la completa armonicamente.

Composta dalla testa e dalla parrucca dipinta e ornata d’oro, quest’opera mostra la ricerca da parte dell’artista dell’essenza dell’anima nel ritratto.
L’idealizzazione formale dell’arte menfita lascia il posto a un morbido gioco di luci che accarezzano i lineamenti femminili.
Da Lisht, vicino alla piramide di Amenemhat I
XII Dinastia – Legno e doratura, Altezza 10,5 cm
Museo Egizio del Cairo – JE 39390

Fonte

Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electra

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Statue

LA DOPPIA STATUA DI AMENEMHAT III

Di Grazia Musso

Granodiorite, Altezza cm 160, Larghezza 100 cm
Provenienza: Tanis
Museo Egizio del Cairo – JE 18221=CG 392.

Al regno di Amenemhat III si fa risalire questa originale opera scultorea che raffigura due personaggi maschili in atto di presentare abbondanti offerte costituite da pesci, volatili e piante acquatiche.

Il doppio offerente, identificato come il re, mostra alcuni elementi che rievocano le divinità primordiali : la pesante parrucca tripartita in grandi trecce e la larga barba, solcata da striature parallele.

Sui volti, anche se tondeggianti, si riconosce la marcata caratterizzazione dei ritratti di Amenemhat III, che emanano un senso di austera aggressività.

I corpi costituiscono uno straordinario esempio di modellato, con una possente muscolatura..

La ricerca di una assoluta simmetria comporta una novità stilistica mai riscontrata nelle sculture maschili incedenti: una delle due figure, in perfetto equilibrio rispetto alla figura che l’affianca, avanza infatti la gamba destra e non la sinistra, come era di consuetudine.

Il pesante tributo sbilancia la composizione in avanti, facendo curvare i due portatori verso verso il massiccio blocco di granito istoriato da raffigurazioni di flora e fauna fluviale, che consentono di identificare le due figure con il dio Hapy.

Il Nilo, apportatore di nutrimento e vita è effigiato sotto le sembianze di Amenemhat III, in una composizione che associa il sovrano regnante ai concetti di fertilità e abbondanza..

Le iscrizioni geroglifiche incise sulla scultura sono state aggiunte da Psusennes I, di cui sono riportati i cartigli, allorché egli fece trasportare questo monumento a Tanis.

Fonte: I Tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star

Fotografie: Arnaldo. De Luca, Arche Diem

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LA SFINGE DI AMENEMHAT III

Di Grazia Musso

XII Dinastia – Granito grigio, Altezza cm 150, Lunghezza cm 236
Tanis, Scavi di A. Mariette, 1863
Museo Egizio del Cairo – JE 15210=CG 394

Amenemhat III, figlio di Senusert III, fu l’ultimo sovrano della XII Dinastia.

Il suo fu un regno pacifico durante il quale il re pose particolare attenzione allo sviluppo dell’area del Fayyum, ove venne poi divinizzato e venerato.

Seppe impiegare la pace rendendo il Paese sempre più florido, questa ricchezza si riflette nelle opere del re.

Del sovrano rimangono molte statue che ricordano quelle del padre tanto per l’evoluzione fisica e spirituale che mostrano tratti del volto, quanto per l’espressione profondamente umana che riflette un forte carattere.

Da Tanis provengono sette sfingi di granito di Amenemhat III che evocano la potenza del monarca, enfatizzandone l’aspetto fermino.

Il volto del re, austero e vigoroso, è caratterizzato da tratti tipici della ritrattista regale, la bocca prominente e I profondi solchi sulle guance che creano forti effetti chiaroscurali.

Una massiccia criniera di leone, da cui spuntano grandi orecchie ferine, sostituisce il tradizionale nemes regale accrescendo il senso di maestosità dell’intera figura.

Non mancano l’ureo sulla fronte e la barba posticcia , consueti simboli della regalità divina.

Le statue poggiano su un alto basamento intorno al quale sono riportati i cartigli di alcuni sovrani che, nel corso dei secoli usurpatono il gruppo di sfingi: il re Hyksos Nehesy, Rameses II e Merenptah II della XIX Dinastia, è infine Psusennes I della XXI Dinastia.

Quest’ultimo sovrano collocò infine le statue a Tanis, dove sono state rinvenute.

È probabile, che in origine, le sfingi fossero destinate a ornare il tempio della dea Bastet a Bubasti.

Geroglifici incisi sulla base della sfinge

Fonte:

  • Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electra
  • I Tesori dell’antico Egitto nella collezione del museo del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star
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LA STATUA DEL KA DI AUIBRA-HOR

Di Grazia Musso

Legno, lamina d’oro e pietre dure
Altezza : statua 170 cm, Naos 207 cm.
Dahshur, complesso funerario di Amenemhat III
Museo Egizio del Cairo – JE 30948=CG 259

Gli antichi egizi ritenevano che ogni individuo fosse composto da cinque elementi di natura immateriale :

l’ombra, l’ankh, la forma spirituale assunta dagli dei e dai defunti

Il Ba, portatore di potenza ed emblema della personalità di ciascuno

Il nome, l’identificativo di ogni persona

Il Ka, forza vitale di ogni individuo

Per garantire al defunto un proseguimento di vita dopo la morte, era necessario fornire cibi e bevande al suo ka, che avrebbe continuato a dimorare presso il corpo mummificato, prendendone possesso di tanto in tanto per assimilare l’essenza delle offerte deposte nella tomba.

Supporto fisico per il ka erano anche le statue collocate nelle camere funerarie, che personificavano la forza vitale del defunto.

Tale è la funzione della raffinata statua lignea del sovrano Auibra-Hor, sul cui capo svettano due braccia aperte, che rappresentano il segno geroglifico usato per indicare il ka.

Al volto è conferita una straordinaria vivacità grazie ai profondi e luminosi occhi, eseguiti con cristallo di rocca, quarzo e bronzo.

La figura presenta sulla superficie le tracce di una collana, di una cintura e di un gonnellino, mentre le mani dovevano, originariamente, impugnare uno scettro e un bastone.

Le braccia, le estremità dei piedi e la gamba sinistra sono state lavorate separatamente e poi assemblate al resto del corpo per mezzo di tenoni. 00

Tracce di foglia d’oro ancora visibili consentono di affermare che alcune parti della figura erano originariamente ricoperte di questo prezioso materiale.

La statua fu rinvenuta nei pressi della piramide di Amenemhat III, all’interno di un piccolo Naos ligneo.

Fonte: I tesori dell’antico Egitto – National Geographic – Edizioni White Star

Fotografie: Andrea Vitussi, Arnaldo De Luca