Piramidi

LA NOUVELLE DÉCOUVERTE DE SCANPYRAMIDS DANS LA PYRAMIDE DE CHEOPS

Di Franck Monnier

Traduzione di Patrizia Burlini

Franck Monnier, per chi non lo conoscesse, è un ingegnere specializzato nelle tecniche di costruzione egizie ed è tra i più importanti, seri e stimati studiosi al mondo in questo ambito.

On me pose énormément de questions sur la découverte récente faite par ScanPyramids. Je fais donc un petit point sur ce que l’on sait à l’heure actuelle et ce qu’il est raisonnable (ou pas) de déduire des informations dont on dispose.

La découverte consiste en un tunnel maçonné long de 9 mètres et large de 2,10 m et haut de 1 à 2,30 mètre environ. Celui-ci est couvert sur toute sa longueur d’une voûte en chevrons à une seule couche de blocs. Cette dernière prolonge la couche supérieure de de chevrons que l’on peut observer de l’extérieur, au-dessus de l’entrée nord.

Ce boyau démarre donc juste à l’arrière des chevrons inférieurs, ce qui signifie qu’il n’a jamais été accessible puisque condamné dès la construction de la voûte. Le boyau se termine en impasse.

Tout semble donc indiquer (je dis bien “semble”) qu’il n’avait pas fonction à offrir une communication, un passage. Il ne s’agirait pas d’un couloir. D’ailleurs, on voit bien que les blocs latéraux et le sol sont grossièrement taillés. L’un d’eux, au fond, est en net ressaut et empêche toute circulation.

Il s’agirait donc d’un espace de décharge similaire à ce que l’on observe au-dessus de la chambre du Roi de cette même pyramide, ou ailleurs à la pyramide de Meïdoum.

Il est important de signaler qu’un espace de décharge avec voûte en chevrons surmontant un couloir d’accès a déjà été relevé dans les pyramides d’Abousir (5e dynastie). Il y a donc des parallèles.

Ce qui étonne ici, ce sont ces dispositifs compliqués couvrant un couloir d’accès qui n’en demandait pas tant. Lorsque l’on reconstitue la maçonnerie d’origine (voir dessins joints), on voit bien que cette voûte en chevrons s’étend sur deux niveaux, créant une rupture entre les vides. Elle est horizontale alors que le couloir d’accès est descendant.

Soulignons que les détections n’ont rien révélé entre le couloir conduisant aux appartements et ce nouveau boyau. A priori, il n’y a rien d’autre.

Les Egyptiens concevaient leurs édifices avec pragmatisme et une connaissance des structures archaïques (avancée pour leur époque mais néanmoins archaïque). Il ne faut donc pas, à tout prix, chercher une correspondance entre ce qu’ils ont fait et ce qu’il faudrait faire au mieux (en somme, comme nous le ferions avec nos outils).

Le caractère symbolique, souvent hermétique à nos yeux, joue peut-être également un rôle non négligeable.

En quoi cette découverte est si importante ?

– Elle vient en premier lieu valider les détections de ScanPyramids, ce qui signifie que ce qui a aussi été détecté au-dessus de la grande galerie peut laisser espérer une découverte similaire.

– Elle révèle que la Grande Pyramide dispose encore d’aménagements inconnus et ça n’est pas rien.

– Et puis, qui sait, ce boyau possède peut-être quelques précieuses inscriptions laissées à l’encre rouge, similaires à celles des chambres de décharge situées au-dessus de la chambre du Roi. Attendons pour cela les rapports détaillés.

à suivre…


Sto ricevendo molte domande sulla recente scoperta fatta da ScanPyramids. Vi darò quindi un rapido aggiornamento su ciò che sappiamo al momento e su ciò che è ragionevole (o meno) dedurre dalle informazioni in nostro possesso.

La scoperta consiste in un tunnel in muratura lungo 9 metri, largo 2,10 metri e alto da 1 a 2,30 metri. Il tunnel è coperto per tutta la sua lunghezza da una volta a spina di pesce monostrato. Si tratta della continuazione dello strato superiore di travi che si vede dall’esterno sopra l’ingresso nord.

Il cunicolo inizia quindi proprio dietro le travi inferiori, il che significa che non è mai stato accessibile in quanto condannato al momento della costruzione della volta. Il pozzo termina in un vicolo cieco.

Tutto sembra indicare (dico “sembra”) che non fosse destinato a fornire una comunicazione, un passaggio. Non sarebbe un corridoio. Inoltre, possiamo vedere che i blocchi laterali e il pavimento sono tagliati grossolanamente. Uno di essi, in basso, ha una sporgenza netta e impedisce qualsiasi circolazione.

Si tratterebbe quindi di una camera di scarico simile a quello che si può vedere sopra la camera del re di questa stessa piramide, o altrove nella piramide di Meydum.

È importante sottolineare che una camera di scarico con una volta a spina di pesce sopra un corridoio di accesso è già stato trovato nelle piramidi di Abousir (V dinastia). Esistono quindi dei parallelismi.

Ciò che sorprende sono questi complicati dispositivi che coprono un corridoio di accesso che non richiedeva tanto. Se si ricostruisce la muratura originale (si vedano i disegni allegati), si vede chiaramente che questa volta a spina di pesce si estende su due livelli, creando un’interruzione tra i vuoti. È orizzontale, mentre il corridoio di accesso è verso il basso.

Va notato che i rilevamenti non hanno rivelato nulla tra il corridoio che conduce agli appartamenti e questo nuovo pozzo. In linea di principio, non c’è nient’altro.

Gli Egizi progettavano i loro edifici con pragmatismo e conoscenza delle strutture arcaiche (avanzate per il loro tempo, ma comunque arcaiche). Non dobbiamo quindi cercare a tutti i costi una corrispondenza tra ciò che facevano loro e ciò che dovremmo fare noi al meglio (insomma, come faremmo con i nostri strumenti).

Anche il carattere simbolico, spesso ermetico ai nostri occhi, gioca forse un ruolo importante.

Perché questa scoperta è così importante?

– Innanzitutto, convalida i rilevamenti di ScanPyramids, il che significa che quanto rilevato anche sopra la Grande Galleria può far sperare in una scoperta analoga.

– Rivela che la Grande Piramide ha ancora caratteristiche sconosciute, e questo non è poco.

– E poi, chissà, questo pozzo potrebbe avere delle preziose iscrizioni lasciate in inchiostro rosso, simili a quelle delle camere di scarico sopra la camera del Re. Aspettiamo i rapporti dettagliati.

Continua…

Kemet Djedu

AMENEMHAT IV – La placca traforata

Di Livio Secco

Ivo Prezioso ha descritto QUI un manufatto decisamente originale.
Si tratta del gioiello 59194 custodito al British Museum di Londra.

Non mi voglio assolutamente dilungare sul pezzo perché Ivo lo ha descritto abbondantemente. Mi permetto, però, di affiancarmi con un commento filologico.

Ho aggiunto anche la fonetica con il consueto codice IPA per coloro che non sanno leggere il geroglifico (e che dovrebbero assolutamente impararlo, visto che si tratta di una stupenda ginnastica intellettuale).

Amarna, Mai cosa simile fu fatta

STATUINA DI NEFERTITI

Di Grazia Musso

Da Amarna, studio di Djehutymose
Calcare, Altezza cm 40
Berlino, Agyptisches Museum N. 21263

Sempre nello studio dello scultore di corte, Djehutymose e stata rinvenuta questa bellissima statua.

Qui si vede una tendenza dell’arte amarniana verso l’ultima parte del periodo, viene abbandonata l’idealizzazione delle epoche precedenti e gli eccessi dei primi anni per un realismo che si può definire spietato: Nefertiti é raffigurata in età avanzata, nulla è stato abbellito, gli angoli della bocca mostrano la pelle del viso non più elastica, il corpo è appesantito e i seni cadenti.

Nessuna concessione viene lasciata alla idealizzazione.

Fonte

Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electra

Medio Regno

PLACCA DI AMENEMHAT IV

Di Ivo Prezioso

Placca d’oro traforata raffigurante Amenemhat IV

Sotto la barretta superiore, simboleggiante il cielo, il motivo decorativo è rappresentato da una scritta in geroglifico. Un cartiglio posto al di sopra della figura del re contiene il nome di intronizzazione di Amenemhhat IV, M3′-ḫrw-R'(Maatkherura, lett. “La voce di Ra è Maat”) subito seguito dall’epiteto nṯr nfr (netcher nefer, vale a dire “il dio perfetto”). I simboli dopo il cartiglio (il testo si legge da destra a sinistra) recitano Tm nb ‘Innw. (Tem neb Innw, cioè “Atum Signore di Heliopolis”). Tra le due figure i simboli si traslitterano in: dỉt m(ḏ)t (dit medjet, “dare, offrire unguento”). ©Foto The British Museum, Masterpieces of Ancient Egypt, pag. 96

Medio Regno, XII Dinastia. Circa 1795 a.C.

Londra, The British Museum, inv. 59194

Oro. Altezza: 2,90 centimetri. Larghezza: 3,10 centimetri. Spessore: 0,10 centimetr. Peso: 8 grammi.

Provenienza incerta, inizialmente acquistata a Beirut.

Dono della Birmingham Jewellers’ and Silversmiths Association nel 1929.

Sebbene questo oggetto sia stato definito un pettorale, ci sono poche ragioni per supporre che lo fosse. La mancanza di anelli di sospensione e i suoi perni rendono più probabile che si tratti della copertura di un amuleto cilindrico. Tre piccole spille sul retro lasciano pensare che potesse essere incastonata su un altro supporto. Esempi più elaborati di questo tipo, prodotti per la prima volta durante il Medio Regno, prendevano la forma di trafori dorati, con le cavità dell’oro riempite con pietre semipreziose secondo la tecnica cloisonné. Il disegno è stato ritagliato da una lamina di metallo, utilizzando uno scalpello per tracciare il contorno; gli artigiani egiziani non possedevano cesoie o seghe sottili. L’oggetto fu realizzato con estrema cura e sono visibili i più piccoli particolari delle figure, dai tratti del viso, alla muscolatura delle gambe.

©https://www.britishmuseum.org/collection/object/Y_EA59194

La placca consiste in una cornice quasi quadrata, con il bordo superiore che assume la forma del geroglifico del cielo (pt). In basso è raffigurato il re Amenemhat IV che presenta un vaso d’unguento al dio Atum, “Signore di Eliopoli”. Atum è in piedi, impugna uno scettro nella mano sinistra e indossa la doppia corona dell’Alto e del Basso Egitto. Nella mano destra regge il geroglifico della vita (ankh), che conferisce al re in cambio delle offerte che questi gli presenta. Sotto la giara presentata dal sovrano, sonopresenti dei simboli geroglifici che recitano “dare unguento”.

La provenienza di questo pezzo non è documentata, ma è probabilmente fenicia.

Fonti:

Amarna, Mai cosa simile fu fatta

NEFERTITI INDOSSA LA PARRUCCA NUBIANA

Di Franca Loi

SONY DSC

Nefertiti qui indossa la cosiddetta parrucca nubiana. In precedenza questa parrucca era stata indossata quasi esclusivamente dai soldati nubiani che prestavano servizio nell’esercito del faraone.

Nefertiti sembra averlo adottato come suo simbolo personale. Ha reso popolare la parrucca nubiana a tal punto che sia gli uomini che le donne la indossavano spesso a el Amarna.

Arenaria, pigmento

Luogo di scavo: Tell el-Amarna, Egitto

DATE ca. 1352-1336 a.E.V.

DINASTIA tarda dinastia XVIII

PERIODO Nuovo Regno, Periodo Amarna

Dimensioni: 29,3 x 10 x 43,5 cm

COLLEZIONI Arte egiziana, classica

NUMERO DI ADESIONE 35.1999

LINEA DI CREDITO Dono della Egypt Exploration Society

PROVENIENZA Ampia Sala degli Appartamenti di Stato nel Grande Palazzo nella Città Centrale a Tell el-Amarna, Egitto; 1934-35, scavato da John Devitt Stringfellow Pendlebury per la Egypt Exploration Society (scavo n. 34-35/167); 1935, dono della Egypt Exploration Society al Brooklyn Museum.

Fonte:

BROOKLYN MUSEUM

AGORA AFRICAINE

Statue, Tutankhamon

LE STATUE DEL “KA” DI TUTANKHAMON

Di Andrea Petta

Legno dorato, altezza 190 cm ciascuna, Museo Egizio del Cairo, JE 60707 e 60708, Carter 22 e 29

Le due statue poste originariamente a guardia del passaggio verso la Camera del Sarcofago sono molto simili, ma non identiche. In legno stuccato, dipinto in nero sulle parti scoperte del corpo ad indicare la rigenerazione e con tutti gli ornamenti dorati a parte i sandali e l’ureo sulla fronte, in bronzo. Il collare ha un pendente con lo scarabeo alato, ricorrente nei pettorali del faraone. Entrambe hanno una mano un’asta ed una mazza.

La due statue ancora in situ dopo il parziale svuotamento della tomba. Carter e Carnarvon decisero di lasciarle al loro posto fino all’apertura del passaggio alla Camera Sepolcrale in maniera simbolica: i guardiani ancora al loro posto a vigilare che lo scavo fosse compiuto con il rispetto dovuto al Faraone. Probabilmente la decisione fu di Carter, avvezzo alla “scenografia” locale, per rendere la cerimonia di apertura ancora più impressionante. L’effetto fu più tardi descritto come “un’atmosfera straordinaria di presenza divina” (Hornurg, 1982)

L’imballaggio della 60707 effettuato in situ per il trasporto in laboratorio. Sullo sfondo il “muro d’oro” visibile dopo l’apertura del passaggio alla Camera Sepolcrale

La 60707 pronta per essere trasportata. Queste foto di Burton ci danno un’idea del lavoro necessario per ogni singolo reperto ritrovato, ed il rischio di danneggiamento sempre presente lavorando in spazi così angusti

Mace e Lucas al lavoro sulla 60707 nel laboratorio. Da notare il tavolo “forato” usato come supporto per il gonnellino, probabilmente un’idea di Callender che con il suo spirito pratico risolse così tanti problemi

Nel tempo si era diffusa l’idea che fossero anche un nascondiglio segreto per i papiri legati al culto dei morti, ipotesi smentita agli inizi del secolo con una serie di radiografie delle statue

Le forme risentono ancora dell’influenza di Amarna: i volti sono realistici ed i lineamenti sono quelli reali di Tutankhamon, l’addome leggermente sporgente, le gambe non massicce.

La due statue appena “stabilizzate” in laboratorio
Qui si evidenziano i lineamenti aggraziati e realistici della statua

Gli occhi hanno il profilo in bronzo e sono intarsiati con calcare cristallino ed ossidiana. Una delle due statue è riprodotta con il copricapo “nemes” (JE60707) come la maschera funeraria e legato alla rinascita solare, mentre l’altra ha il copricapo “khat” più arrotondato e legato al simbolismo lunare nonché alla “radianza” (iAxw – oggi forse lo chiameremmo “aura”) simbolo della trasformazione divina del sovrano.

Anche le iscrizioni sul gonnellino sono diverse: quella col nemes riporta: “Il Dio perfetto di cui essere fieri, il sovrano di cui tutti si gloriano, Nebkheperure, Figlio di Ra, Signore dei Diademi,. Tutankhamon, Sovrano di Eliopoli del Sud, che vivrà per sempre come Ra”. La statua con il khat riporta invece “Dio buono al quale tutti si inchinano, il sovrano di cui tutti si gloriano, il Ka di Harakty, l’Osiride, il Sovrano, il Signore delle Due Terre, giustificato”.

La statua del Faraone con il nemes esposta al Museo del Cairo
E quella del suo Ka con il copricapo khat, sempre al Museo del Cairo

Quindi in realtà abbiamo Tutankhamon sovrano, con il nemes, di fronte al suo Ka, con il khat, come parte integrante di sé e sua parte ultraterrena, due “lati” della stessa essenza come erano ai due lati del passaggio alla Camera del Sarcofago. Il simbolismo solare e lunare rappresenta la ciclicità e l’eterna trasformazione di cui la Camera Sepolcrale rappresenta lo spazio sacro in cui avvengono.

Le dimensioni maggiori di quelle reali suggeriscono l’importanza data al culto del Ka durante il regno di Tutankhamon.

Fonti:

  • Howard Carter, Tutankhamon. Mondadori, 1985
  • Museo Egizio del Cairo
  • Bell, L., 1985, ‘Luxor Temple and the Cult of the Royal Ka’, ‘Journal of Near Eastern Studies’, Vol. 44, No. 4, The University of Chicago Press, USA
  • Kawai N., 2000, ‘Development of the Burial Assemblage of the Eighteenth Dynasty Royal Tombs’ Orient Magazine, Volume XXXV, The Johns Hopkins University, USA
  • O’Neill, B. The Grave Goods of Tutankhamun – Expectations of a Royal Afterlife
Pictures

Small Isis Temple

By Jacqueline Engel

Small Isis Temple in the middle of Aswan City

Construction of the 19–metre-high temple started in during the reign of Pharaoh Ptolemy III. (690BC)

It was built a place for worshipping the goddess Isis.

The King offering to the goddess Isis who is breastfeeding Horus.

The temple was built of sandstone, and has two doors, of which the main one is crowned with an ornament topped by a winged sun disk.

It is through this door that visitors enter into a hall with three open rooms.

On the eastern wall of the middle room, also called the Sanctum, some scenes of offering sacrifices had been engraved.

The temple walls also feature scenes from Egyptian mythology, as Isis brings Osiris back to life, gives birth to Horus, and mummifies Osiris after his death.

The King offering to the goddess Isis.
Behind her is the goddess Hathor.

Its decorations date from the period of the later Ptolemies and of the Roman emperors Augustus and Tiberius (27 BCE-37 CE), but were never completed. The Roman emperor Hadrian (117-138 CE) added a gate west of the complex. Other small temples or shrines dedicated to Egyptian deities in the complex include a temple to Imhotep, one to Hathor, and chapels to Osiris, Horus, and Nephthys.

Towards the main hall’s back wall, one can admire the wonderful scenes depicting the King making offerings to the gods Satet, Anqet, and Khnum, known as the Aswan trinity.

This section contains three imposing granite altars in the hall, two of which are located on the northern corridor of the main hall. The other altar is situated on the southern corridor, in addition to another one inside the Chamber of the Holy of Holies.

The King offering to the goddess Isis.
Her sister, the goddess Nephtys behind her.

All of these altars contain inscriptions of the titles of the Pharaoh Ptolemy IV, along with some pictorial scenes on the southern pillar of the hall representing a group of saints.

The latter discovery confirms that the temple was used as a church in later periods.

In the middle of the temple’s façade is the majestic main gate, decorated with colourful scenes and texts, and above which one can find the winged sun disk featured in the middle.

The entrance leads to a transverse hall containing three rooms in the middle of the hall of the Holy of Holies.

Pictures

Seated Statue of Hatshepsut

By Jacqueline Engel

ca. 1473-1458 B.C.E.; Dynasty 18; reign of Hatshepsut and Tuthmosis III; New Kingdom
Egyptian; Western Thebes
Red granite; H. 65 3/4 in. (167 cm
) – The MET New York.

This graceful, life-size statue depicts Hatshepsut in female attire, but she wears the nemes headcloth, a royal attribute usually reserved for the reigning king.

In the columns of text inscribed beside her legs on the front of the throne, she has already adopted the throne name Maatkare, but her titles and epithets are still feminine. Thus, she is Lady of the Two Lands and Bodily Daughter of Re.

On the back of the throne, part of an unusual and enigmatic scene is preserved. At the left is the goddess Ipi, a protective deity depicted as a pregnant hippopotamus with feline legs who wears a crocodile draped across her head and down her back and carries knives.

This goddess was the protector of pregnant women and of children and thus would have been associated with the reigning queen. This mixture of attributes belonging to king and queen suggests that the statue comes from the time when Hatshepsut was making the transition from queen regent to coruler with her nephew Tuthmosis III

Amarna, Mai cosa simile fu fatta

TESTA INCOMPIUTA DI NEFERTITI

Di Franca Loi

La testa della regina rinvenuta durante gli scavi condotti dalle Egypt Exploration Found nel laboratorio dello scultore Thutmosi,nel 1923 ad Amarna, presenta ancora tracce di pittura nera che dovevano aiutare l’artista nell’opera di incisione.

La scultura è una testa in quarzite marrone, conservata nel Museo Egizio del Cairo: qui Nefertiti è adulta, il viso ha perso la dolcezza dell’adolescenza ed è ritratta nel pieno dello splendore. Il viso è maturo e austero, i tratti forti esprimono il vigore di una sovrana. I particolari, molto precisi, si allontanano di gran lunga dai volti di donne rotondi e stereotipati dei periodi precedenti.

Fonte:

STORICA- NATIONAL GEOGRAPHIC

L’EGITTO DEI FARAONI- I TESORIDEL MUSEO EGIZIO DEL CAIRO-

Amarna, Mai cosa simile fu fatta

TESTA DI AKHENATON

Di Grazia Musso

Gesso, altezza cm. 26
Da Amarna, Casa P 47, 2 – Scavi della Deutsche Orientgesellschaft 1912
Berlino – Agyptisches Museum und Papyrussammlung – Inv. 21351

La testa di Akhenaton, a grandezza naturale, il cui calco fu preso su una statua del re e modellato in gesso è costituita dall’unione di due metà.

Nell’originale scultoreo, il sovrano Indossa la Corona Azzurra.

Il ritratto regale all’epoca di Amenofi IV/Akhetaton perde la sua funzione di rappresentazione della regalità e diviene un ritratto individuale del sovrano.

Mai prima e mai nelle epoche successive I lineamenti del sovrano saranno rappresentati in modo così realistico.

Questa rivoluzionaria trasformazione stilistica è senza dubbio il prodotto di una modifica radicale nella religione egizia.

La vivida immagine del re diviene il nuovo ideale del ritratto maschile

Fonte

Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konemann