Vaso dal collo lungo, Calcite e faience Altezza 62 cm Tomba di Tutankhamon – Carter 344 Museo Egizio del Cairo
L’alto e sottile vaso fu rinvenuto in un cumulo di oggetti collocato nell’annesso.
Il vaso, intagliato in un unico pezzo è decorato attorno al lungo collo con tre registri di triangoli che vogliono richiamare i petali di loto, ciascuno sormontato da una banda di quadretti bianchi e neri.
Il registro superiore è quello inferiore sono intarsiati con con fiance turchese scuro,
mentre quello centrale alterna intarsi di calcite e faience verde scuro.
Fonte
Tutankhamon, i tesori della tomba – Zahi Hawass – fotografia di Sandro Vannini – Einaudi
Oro, lapislazzuli, turchese, faience e paste vitree. Altezza del pendente cm 5,7 Museo Egizio del Cairo – JE 61901
La collana fu trovata tra le bende che avvolge ano la Mummia di Tutankhamon e, secondo Carter, si tratta di un gioiello che il giovane sovrano avrebbe realmente indossato.
La sua decorazione ha un carattere soprattutto protettivo, in quanto vi appare l’occhio udjat al centro, considerato un amuleto di grande efficacia.
L’occhio, che aveva un forte valore apitropaico, era legato al mitico confronto che vide opporsi Horo, legittimo erede al trono del padre Osiride, e suo zio Seth, che aveva ucciso il fratello usurpandone la corona
Horo, che era nato dopo la morte del padre, attese di aver raggiunto la maggiore età per sfidare Seth, così da vendicare Osiride e reclamare il trono.
Nel corso del combattimento Seth strappo’ al giovane l’occhio sinistro.
Il dio Thot lo curò e lo restitui’ al legittimo proprietario
La tradizione attribuiva alla ferita inferta a Horus la caratteristica macchia che compare sulle guance del falco, identificata come la lacrima di dolore fuoriuscita dall’occhio quando questo era stato strappato dall’orbita.
Il termine, udjat con cui veniva designato l’occhio di Horus, significa ” sano, integro’ e fa riferimento proprio al fatto di essere stato curato e ricollocato al suo posto dopo l’offesa subita.
La collana è costituita da tripli fili di perle in oro alternate a quelle in faience rossa, verde e blu.
Alla collana è sospeso un elaborato pendente al centro del quale si trova l’occhio udjat, realizzato in lapislazzuli ( pupilla, contorno dell’occhio e sopracciglio) e turchese ( bianco dell’occhio e spazio sotto il sopracciglio) incastonati nell’oro.
Ai due lati si trovano le dee tutelari dell’Egitto: a destra la dea cobra Uadjet, padrona del Delta, che cinge la corona rossa , a sinistra, con le ali spiegate verso l’occhio udjat, si trova la dea avvoltoio Nekhbet che in qualità di protettrice dell’Alto Egitto reca sulla testa la corona bianca con due piume di struzzo ai lati.
Le sue zampe stringono il segno shen, il geroglifico con la corda che racchiude tutto ciò che è illuminato dal sole.
Il pendente è chiuso in basso da una barretta orizzontale decorata con un motivo a strisce verticali.
La pesantezza del pendente è bilanciata, all’estremità opposta della collana, da un contrappeso a forma di nodo isiaco tra due pilastri djed.
Fonte:
Tutankhamon, i tesori della tomba – Zahi Hawass, – Einaudi
Tesori egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – F. Tiradritti – foto Arnaldo De Luca – Edizioni White Star
Lo scopo principale di una corretta cerimonia funebre era quello di permettere al defunto di raggiungere la Sala del Giudizio, dove avveniva la pesatura del cuore.
Se questo una volta posto sulla bilancia, pesava quanto una piuma di Maat, il defunto veniva accolto da Osiride nei Campi di Aaru, il luogo dei beati.
I Campi dei Beati erano la versione idealizzato di un regno terreno: lì il defunto avrebbe mangiato, bevuto e partecipato a molte delle attività che per gli Egizi erano importanti durante la vita.
Poiché l’agricoltura aveva in Egitto ruoli, centrale, ai defunti poteva essere richiesto di svolgere delle attività come arare, seminare o mietere.
Perciò, al fine di evitare che il morto passasse l’eternità a faticare nei campi veniva sepolto con alcune statuette chiamate Ushabt.
Esse rappresentano un’evoluzione della tradizione del tardo Antico Regno di porre nelle tombe statuette di servitori, figurine in pietra e argilla che rappresentavano uomini e donne nell’atto di svolgere lavori quotidiani.
All’inizio del Medio Regno queste figurine di servitori si trasformarono in elaborati modellini di panetteria, macellerie, laboratori, che includevano delle statuette in scala delle persone coinvolte nelle diverse attività.
I modellini, con il tempo, vennero usati sempre meno nelle tombe; nel frattempo, però, gli Ushabt avevano conosciuto uno sviluppo parallelo.
Statuette funerarie in esemplari singoli cominciarono ad apparire nel Primo Periodo Intermedio.
Erano fatte di cera e, fin da subito, ebbero prevalentemente la forma di mummia.
È chiaro che nelle loro prime incarnazioni, esse rappresentavano il proprietario della tomba.
Già all’inizio della XVIII Dinastia gli ushabti si erano moltiplicati, fino a essere anche più di quattrocento in una sola tomba.
Con Tutankhamon furono sepolti in tutto 413 ushabt: uno per ciascuno dei 365 giorni dell’anno, 36 per sovrintendere le settimane ( da 10 giorni ciascuna) e 13 supervisori per i mesi, da trenta giorni.
Le statuine sono fatte in molti materiali diversi, come Faience, legno, calcare, granito , calcite e quarzite , e hanno varie forme e dimensioni (da 10 fino a oltre 60 cm di altezza).
Sono tutte rappresentazioni del re come una mummia, con indosso copricapi reali o parrucche di varie fogge.
La maggior parte reca solo l’iscrizione con uno o due dei nomi ed epiteti di Tutankhamon è solo 29 recano l’iscrizione tratta dal sesto capitolo del Libro dei Morti.
Uno degli ushabti è stato trovato nell’anticamera, mentre gli altri erano nella camera del tesoro (176) e nell’annesso (236).
Originalmente, si trovavano in apposite casse.
Gli ushabti più belli sono fatti in legno e sono molto più grandi e di migliore qualità artistica rispetto agli altro.
Sei di essi erano stati donati come parte del corredo funerario del re da due suoi alti funzionari, il generale Nakhtmin è dal tesoriere Maya
Fonte:
Tutankhamon, i tesori della tomba – Zahi Hawass – Fotografie di Sandro Vannini – Einaudi
Una ricostruzione della camera funeraria che evidenzia le pitture parietali a fondo giallo con al centro il sarcofago.
La tomba di Tutankhamon, la cui scoperta nel 1922 da parte di Howard Carter, suscitò grande entusiasmo per l’eccezionalità dei tesori trovati, è, rispetto ad altre tombe reali, molto piccola. “Sia la modesta estensione del monumento funerario sia l’evidente rapidità con cui sono state eseguite le decorazioni, testimoniano della prematura morte (aveva 18 anni) di questo faraone salito al trono a nove anni succedendo ad Amenofi IV.”
Il sarcofago in quarzite in una foto originale di Harry Burton. Il sarcofago in quarzite e grande il coperchio di granito “erano scompagnati …altri segni della fretta con cui Tutankhamon fu deposto in quella che avrebbe dovuto essere la sua dimora per l’eternità. L’ enorme sarcofago serviva da ricettacolo ad altre tre ricchissime bare, l’ultima delle quali d’oro massiccio.”
La sensazionale scoperta colpì molto la fantasia popolare, ma gli studiosi hanno da sempre precisato che tutto il materiale ivi ammassato, a prima vista un tesoro unico, erano insieme di oggetti, sicuramente preziosi, ma provenienti da sepolture di sovrani scomparsi, per allestire velocemente il corredo funerario del giovane re. Infatti solo la camera sepolcrale è decorata da pitture, che sono giunte a noi quasi intatte. Le pareti sono rivestite di un intonaco di gesso dipinto di giallo, colore che rappresenta il divino. “La maggior parte delle figure rappresentate ha come base una griglia di venti quadrati, come si usava in epoca amarniana, anziché 18 in uso nei periodi precedenti e successivi.”
Le pitture murali hanno sicuramente un significato speciale per il viaggio del re essendo tutte correlate al compimento del passaggio di Tutankhamon alla vita eterna. Le decorazioni della parete est rappresentano l’unica scena della tomba che sia in rapporto con i viventi, l’est è Infatti il dominio della vita, l’orizzonte dove si leva il sole. La sequenza delle scene, che vanno lette da destra a sinistra, inizia sulla parete più a est, dove è raffigurato il funerale del sovrano.
La mummia reale, il cui nome è scritto sopra in geroglifici, è distesa su un catafalco riccamente decorato e trainato da un gruppo di dodici alti dignitari di corte con in capo la caratteristica benda bianca del lutto.
Particolare della parete est con i cinque gruppi di uomini che trainano la mummia di Tutankhamon. I personaggi dal cranio rasato sono i Visir dell’Alto e del Basso Egitto.
La mummia reale, il cui nome è scritto sopra in geroglifici, è distesa su un catafalco riccamente decorato con festoni di fiori e trainato da un gruppo di dodici alti dignitari di corte con in capo la caratteristica benda bianca del lutto. Tra loro, nei due con la testa rasata, si riconoscono i visir dell’Alto e Basso Egitto. Al di sopra un testo geroglifico riporta le parole rituali: ‘Neb-Kheperu-Ra (Tutankhamon), Vieni in pace, o Dio protettore del paese.” Soprattutto durante il nuovo Regno questo tipo di raffigurazioni ricorre spesso nelle tombe dei ricchi, ma non si è mai riscontrato in altre sepolture reali. Da questo punto di vista la tomba di Tutankhamon è un Unicum.
Solo la sala del sarcofago ha le pareti stuccate e dipinte: lo sfondo è giallo, il colore che rappresenta il divino. Tra le raffigurazioni che la ricoprono, solo la parete Ovest descrive i cicli dei testi funerari regali (libro dell’Amduat); le altre pareti illustrano le cerimonie funebri del re e l’accoglienza che gli viene riservata dagli dei nell’aldilà. Le scene sono sempre ordinate da destra verso sinistra.
Una delle prime ricostruzioni della camera funeraria della tomba di Tutankhamon. A destra è ben visibile la parete nord.
PARETE NORD
La parete settentrionale (nord) è divisa in tre parti e mostra il re dopo la morte. A destra è raffigurato il momento in cui Ay, con la corona blu (Khepresh) e la pelle di leopardo riservata ai sacerdoti, esegue il rito di rivificazione: ” l’apertura della bocca”del defunto faraone che è rappresentato come Osiride.
Il muro nord della camera funeraria. Foto: J. Paul Getty Trust
Tra i due è posto un tavolino dove sono sistemati gli strumenti necessari alla cerimonia. Questa scena conferma Ay quale erede del re, ma non rispetta le regole canoniche, perché Ay effettua la cerimonia, che era prevista per l’erede del trono, indossando i simboli della sovranità e sopra la sua testa si può leggere il suo nome di incoronazione che è “Keper-Keperu-Ra”.Tutto ciò ha scatenato tra gli studiosi non pochi dubbi.
Valle dei Re, tomba di Tutankhamon. Il gran sacerdote Ay presiede al rito dell’ “apertura della bocca” durante il funerale di Tutankhamon.
Nella parte centrale il sovrano, è in abiti terreni, ” ovvero del re vivente giacché egli è ormai tale dopo la cerimonia de “l’apertura della bocca” ed è accolto nell’aldilà dalla dea Nut”.
Nell’ultima scena della parete Tutankhamon, affiancato dal suo Ka, la forza vitale, abbraccia Osiride il re dei defunti, con il quale egli stesso ormai si identifica.
Tutankhamon, affiancato dal suo Ka, la forza vitale, abbraccia Osiride il re dei defunti, con il quale egli stesso ormai si identifica.
La nuova piattaforma per i visitatori nella tomba di Re Tutankhamon Foto: J. Paul Getty Trust
PARETE OVEST
Tra le raffigurazioni che ricoprono le pareti della camera funeraria di Tutankhamon solo la parete ovest allude ai cicli dei testi funerari regali. Le altre pareti rappresentano scene relative alle cerimonie funebri del faraone e all’accoglienza che le divinità gli riservano nell’aldilà. Come già ricordato nelle pareti precedenti, le scene vanno lette da destra verso sinistra. La sequenza inizia dalla parete più a est dove è descritto dettagliatamente il funerale del sovrano, e tutte sono correlate al compimento del passaggio del re alla vita eterna.
La decorazione della parete ovest è stata dedicata alla prima ora della notte, come è descritta nel testo funerario dell’ Amduat (ciò che è nell’aldilà).
La decorazione della parete ovest è stata dedicata alla prima ora della notte, come è descritta nel testo funerario dell’ Amduat (ciò che è nell’aldilà), anche se in una versione breve e incompleta. Nel registro superiore abbiamo la barca solare sulla quale viaggia il dio Khepri, come scarabeo.
Nel registro Superiore si trova la barca solare, sulla quale e rappresentato lo scarabeo Khepri, il sole nascente. Due figure maschili entrambe rappresentanti Osiride, sollevano le braccia in atto di omaggio nella sua direzione.
Khepri (parte integrante del prenome Neb-Kheperu-Ra di Tutankhamon) è identificato con il sole nascente; ai suoi lati due figure maschili, rappresentanti ambedue Osiride, gli rendono omaggio con le braccia in alto. A destra dell’imbarcazione una processione di cinque divinità dell’oltretomba: Maa, Nebtuba, Heru,, Kashu e Nehes (tre dei e due dee).
Nel registro Superiore, sulla parte destra, una processione di cinque divinità dell’oltretomba: Maa, Nebtuba, Heru,, Kashu e Nehes (tre dei e due dee).
La parte inferiore è suddivisa in sezioni che rappresentano dodici babbuini accovacciati, simbolo delle dodici ore della notte “attraverso le quali il re doveva passare per poter rinascere”
Il babbuino raffigurato nella prima casella , in alto a sinistra. Rappresenta una delle 12 ore della notte, attraverso le quali doveva passare il re per poter rinascere.
KV35 è un’antica tomba egizia scoperta nel 1898 da Victor Loret nella cosiddetta Valle dei Re . Appartiene al faraone Amenhotep II
Camera funeraria della tomba KV35: In alto sulla destra la rappresentazione della Duat
Rappresentazione ravvicinata della Duat nella tomba KV35 nella Valle dei Re.
Figurazione del “Libro delle Porte” nella tomba (KV57) di Horemheb.
PARETE SUD
La parete sud
Le pareti della camera funeraria di Tutankhamon erano dipinte con raffigurazioni che ci sono pervenute quasi intatte. Purtroppo la porta che dava accesso alla camera sepolcrale era posizionata nella parete sud ed è quella che ha subito gravi danni a causa delle inevitabili opere di smantellamento necessarie per consentire il passaggio degli ingombranti scrigni in legno dorato ed i preziosi sarcofagi. L’equipe di Howard Carter riuscì comunque a recuperare la maggior parte dei frammenti, così da poter ricostruire la scena . Oggi, grazie a ripetuti lavori di restauro è possibile osservare il re con il copricapo Khat, che riceve la vita, sotto forma di ankh, da Hathor, signora dell’Occidente, in presenza di Anubi, divinità dell’oltretomba e della mummificazione.
Immagine ravvicinata di Tutankhamon che riceve la vita sotto forma di Ankh da Hator, signora dell’Occidente
Il rito del dono dell’ankh, o dono della vita, era uno dei più importanti e indispensabili per i sovrani dell’Antico Egitto, “rappresentava come una sorta di garanzia di vita eterna e rinascita nell’aldilà; conferita al re dagli dei è basata sull’eccellenza del lavoro da lui compiuto durante la sua vita terrena per mantenere l’ordine del mondo e sconfiggere le forze della natura”.
Immagine ravvicinata di Anubi
Originariamente la scena proseguiva con la dea Iside: dietro di lei c’erano tre dei dell’oltretomba in ginocchio: “tre grandi dei, signori della duat” come precisa lo stesso Carter.
È oggi evidente che la decorazione di questa parete sia stata fatta per ultima e in fretta dopo che gli scrigni erano stati montati nella Camera Funeraria. È inoltre evidente, inoltre, la differenza, di “mano” di chi la eseguì (rispetto alle altre) anche perché le proporzioni delle figure, su questa parete, non sono basate sul canone amarniano di 20 quadrati, bensì sulla più tradizionale griglia compositiva di 18 quadrati”.
Colonne hathoriche del Tempio di Nectanebo I ad Hathor, a File
Le pitture murali della tomba di Tutankhamon hanno un significato speciale per il suo viaggio nell’oltretomba; nonostante siano scarne di contenuto e molto semplici nelle esecuzione, assumono un interesse particolare perché formano l’essenza dei concetti che riguardano l’aldilà tipici dell’epoca.
Statua di Anubi ritrovata nel lato occidentale della camera funebre di Tutankhamon. La statua di Anubi, divinità dell’oltretomba e della mummificazione, rappresenta lo sciacallo accucciato a guardia dei tesori del suo padrone. È fatta di legno ricoperto di resina nera ed è dorato su collo e occhi (in calcite ed ossidiana) e sull’interno delle orecchie; le unghie sono invece di argento massiccio
Calcare, altezza 211 cm Museo Egizio di Torino – Collezione Drovetti C. 768
Il gruppo statuario rappresenta il dio tebano Amon, seduto in trono, e il faraone Tutankhamon stante al suo fianco.
Il sovrano è raffigurato secondo una delle iconografia più ricorrenti nell’arte egizia: a torso nudo, con gonnellino plissetato ornato di cartiglio , la barba posticcia e il copricapo nemes impreziosito da un ureo sulla fronte.
Le sue dimensioni sono ridotte rispetto alla vicina vicina statua del dio, cosicché i volti della figura risultano alla stessa altezza, sebbene una sia seduta e l’altra in piedi.
Questa mancanza di proporzione tra Amon e Tutankhamon serve a dimostrare la maggiore importanza divina ed è un evidente segno di rispetto da parte del faraone che, dopo la venerazione del disco solare, ritornò al culto del dio tebano.
Il volto del dio, dall’espressione sorridente e serena, è impreziosito dalla barba posticcia ed è sormontato dal suo copricapo consueto. Si tratta di una bassa corona leggermente svasata verso l’alto sulla quale svetta o due alte piume accostate, di cui sono messe in evidenza le singole parti..
Il ritrovato legame di fede tra la dinastia monarchia e il dio Amon è sottolineato anche dal gesto affettuoso con cui il sovrano abbraccia la divinità.
Con questa composizione Tutankhamon ha voluto quindi sancire la rottura con la riforma religiosa di Amenofi IV – Akhenaton, rientrando il più possibile entro i canoni religiosi e artistici tradizionali.
Il sovrano Indossa un elaborato gonnellino plissettato, con risvolto frontale, che fa risaltare la forma del corpo. Proprio questa parte della composizione risente maggiormente degli influssi della precedente esperienza artistica amarniana, quando le figure erano caratterizzate da fianchi larghi, ventre cadente e cintura abbassata, aspetti che qui però risultano meno accentuati.
Il gruppo scultoreo fu poi usurpato , come spesso accadeva , da un altro faraone: Horemheb, che sostituì i cartigli del suo predecessore con i propri.
Il gruppo scultoreo è ornato, secondo la tradizione, di iscrizioni che riportano la titolatura e i nomi del faraone. Tra le teste delle due figure, ai lati delle gambe del dio e sulla cintura del faraone sono scritti i due nomi principali dell’usurpatore Horemheb, preceduti dalla definizione ” re dell’Alto e del Basso Egitto” e ” figlio di Ra”.
Fonte: I grandi musei – il Museo Egizio di Torino – Electra
ANALISI FILOLOGICA
Di Livio Secco
Questo gruppo statuario, uno dei più conosciuti del Museo Egizio di Torino, era già stato oggetto di un mio interessamento qualche mese fa. Ripropongo il lavoro perché sono convinto che vedere una statua egizia è bellissimo, ma leggerla è ancora meglio.
Posizione di Akhetaton, a metà strada tra Menfi e Tebe.
Tra il quarto e quinto anno del suo regno Amenhotep IV muto’ il suo nome in Akhenaton “Splendore di Aton”, poi lasciò Tebe, capitale consacrata ad Ammone, e si stabili’ in una nuova capitale da lui fatta edificare in un luogo libero dall’ appartenenza a qualsiasi divinità. Ora il suo nome è Amarna.
Mappa del sito di Amarna ( Akhetaton ) con indicazione dell’ubicazione delle stele di confine intorno al sito.
La città, che venne chiamata Akhetaton “Orizzonte di Aton”,era situata tra Tebe e Menfi in un’area pianeggiante delimitata dal Nilo e da un semicerchio di rilievi. La città non aveva mura; ma Akhenaton ne fece delimitare i confini con 16 stele, 3 sulla riva occidentale del Nilo e 13 su quella orientale. Queste stele, che Flinders Petrie indicò con le lettere dell’alfabeto, raccontano le fasi della fondazione della città e informano pubblicamente sulle intenzioni del faraone e la natura del sito come luogo sacro per Aton. Fu forse per sottolineare il suo allontanamento da ogni divinità, dal clero amoniano e il suo proposito di allontanarsi definitivamente da Tebe, che fece scolpire sulle Stele il giuramento di mai “sconfinare in eterno”.
Ma il giuramento di non ampliare mai il territorio dell’Aten, secondo Gardiner, resta un mistero. Significa “
<forse che da principio i suoi dissensi con il clero di Amon-Ra furono composti amichevolmente accontentandosi egli di vivere e adorare il suo Dio a proprio modo in un luogo di propria scelta? ……Il re pensa (anche) alle eventualità di trovarsi, lui e la sua famiglia, in un’altra città nell’ora della morte”.
Le stele hanno praticamente tutte lo stesso testo, anche se esistono due versioni delle iscrizioni, una più ampia e una più breve, ma meglio conservata. Quasi tutte prevedono un rinnovo del giuramento nell’anno ottavo di regno.
Scala d’accesso alla stele U
Purtroppo, molte stele sono in pessimo stato di conservazione a causa dell’opera di erosione degli agenti atmosferici e dei danni provocati dai tombaroli. Non stupisce, quindi, che di alcune stele rimanga traccia solo nelle pubblicazioni scientifiche degli studiosi.
Oggi sono visitabili solo la stele U e la stele A.
La stele U si trova all’ingresso dell’uadi che porta alla tomba reale; è alta circa 8 metri ed è la più grande tra tutte le iscrizioni confinarie.
STELE U
All’interno di spazi rettangolari con la sommità arrotondata, lo schema classico vede una scena di adorazione del disco solare da parte di Akhenaton, Nefertiti e le loro figlie e diverse righe di testo geroglifico con i decreti di fondazione della città, scritti nel 5° e 6° (con un’integrazione nell’8°) anno di regno.
Parte inferiore sinistra: Statue di Akhenaton e Nefertiti. Il re porta sul capo la corona azzurra “kheperesh”
Gruppo a destra: Nicchia con le statue di Akhenaton e Nefertiti, quasi totalmente distrutte. Sulla parte destra della nicchia si vedono i resti di tre principesse.
La suddivisione delle linee della stele non corrisponde a quella reale ed è dovuta solo a motivazione di impaginazione.
La stele “U” in un disegno di Émile Prisse d’Avennes
STELE S: (N. de G. Davies, The Rock Tombs of El Amarna V, 1908, pl. XXXXIX)Purtroppo, molte stele sono in pessimo stato di conservazione a causa dell’opera di erosione degli agenti atmosferici e dei danni provocati dai tombaroli. L’esempio più eclatante è quello della Stele S, l’esemplare più pregevole del gruppo fino a pochi decenni fa, che è stata fatta letteralmente saltare in aria nel tentativo di staccarne frammenti con l’esplosivo.
La stele di frontiera A
La moderna scala che conduce alla stele.
La città di Akhetaton “l’Orizzonte di Aton” si estendeva per una lunghezza di circa nove chilometi e per una larghezza di un chilometro e mezzo.
Venne delimitata da sedici “Stele di frontiera” scavate nella viva roccia. Tre sulla riva occidentale del Nilo e tredici su quella orientale.
Le 16 stele sono designate con una lettera maiuscola, un sistema di nomenclatura che l’egittologo inglese Flinders Petrie adottò alla fine del XIX secolo.
La vetrata di protezione (molto sporca) rende difficoltosa la ripresa fotografica della stele.
Il celebre egittologo britannico ebbe comunque l’intuizione di lasciare spazi vuoti per futuri ritrovamenti che si sono effettivamente verificati con la Stele X (1901) e H (2006).
Le statue, gruppo a sinistra: Akhenaton, Nefertiti e una principessa. Le statue, gruppo adestra: Akhenaton, Nefertiti e due principesse.
Fu il sacerdote gesuita francese Claude Sicard il primo europeo ad attirare l’attenzione su queste stele. Pubblicò uno schizzo della “Stele A” e una descrizione del sito dopo averlo visitato nel 1714.
Incise direttamente nelle pareti rocciose delle montagne che circondano Amarna, le stele sono costituite da un rettangolo con la parte superiore arrotondata. La parte rettangolare fu incisa con un testo in linee orizzontali di geroglifici, mentre la parte superiore contiene un’immagine della famiglia reale intenta ad adorare Aten. Alcune stele erano affiancate da statue, anch’esse scolpite nella roccia, di Akhenaton, Nefertiti e alcune delle loro figlie. Registro superiore: Akhenaton, Nefertiti e le principesse Meritaton e Maketaton consacrano offerte all’Aton. A sinistra otto colonne di testo. Registro inferiore: venticinque linee orizzontali di testo. Si leggono da sinistra verso destral
La stele A si trova sulla riva occidentale, nei pressi di Tunah el-Gebel. È distante circa 22 km dalla capitale Akhetaton (oggi Tell el-Amarna)
Registro superiore ravvicinato: Akhenaton, Nefertiti e le principesse Meritaton e Maketaton adorano l’Aton. A sinistra otto colonne di testo.
A destra Akhetaton. Sulla tavola delle offerte: una statuina in ginocchio, sette brocche, un mucchio di vivande (?). Sopra il mucchio delle vivande (?), tre oche.
Nefertiti e le principesse Meritaton e Maketaton
Akhetaton e la regina vestono un abito trasparente riccamente pieghettato.
Le principesse, rappresentate con il ciuffo dell’infanzia, vestono un abito riccamente pieghettato e agitano sistri in segno di festa
Legno, foglia d’oro e paste vitree Lunghezza cm 185 – Scavi di Th. M. Davis 1907 Museo Egizio del Cairo – JE 39627
Il sarcofago ritrovato nella tomba 55 della Valle dei Re riserva ancora molti interrogativi.
Realizzato probabilmente per una donna fu riadattato poi ad accogliere la salma del sovrano, come fanno supporre la presenza dell”ureo, della barba posticcia e delle insegne regali, oggi assenti, ma certamente previste, quali lo scettro e il flabello.
I cartigli sul sarcofago sono stati cancellati, il volto incorniciato da una lunga parrucca è ormai irriconoscibile, a causa del l’asportazione della lamina d’oro che fungeva da maschera funeraria.
Il sarcofago antropomorfo, di pregevole fattura presenta decorazione rishi, decorazione che riproduce il piumaggio di un uccello, e sono stati asportati intenzionalmente i cartigli col nome del defunto.
Analogo trattamento di asportazione è eseguito sul volto di cui, attualmente, non resta che il sopracciglio e parte dell’occhio destro.
Dai casi canopi rinvenuti nella tomba sono stati asportati gli urei e abrasi i nominativi.
Tutti gli oggetti recuperati con il sarcofago all’interno della tomba 55 sono riconducibili all’epoca amarniana.
Fonte
I tesori dell’antico Egitto nella collezione del museo del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star
ISCRIZIONE DEL SARCOFAGO REPERTATO NELLA KV-55
Di Livio Secco
Il sarcofago fu ritrovato da:
Theodore Monroe Davis
Edwart Russell Ayrton
Arthur Edward Pearse Brome Weigall
durante la loro campagna di scavo nel 1907.
Esso fu repertato in una tomba sigillata da un doppio muro che presentò da subito una serie di stranezze che erano completamente al di fuori della normale attività di sepoltura nell’antico Egitto.
Questo evento lo narro con dettagli nel mio Quaderno di Egittologia 38, SULLE TRACCE DEL RE – Il ritrovamento della famiglia di Tutankhamon (chi è interessato lo può trovare qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/sulle-tracce-del-re/).
Si parla sempre molto del proprietario della KV62, ma, come dettaglio nel mio Quaderno, ci si dimentica spessissimo che furono ritrovati anche suo padre (nella KV55), sua madre (nella KV35) e la sua regina (KV25).
Mi permetto di aggiungere il commento filologico del sarcofago stesso. Come al solito ho aggiunto la codifica IPA per chi vuole leggere i geroglifici senza averli studiati.
Calcare, altezza 108 cm Collezione Drovetti – Museo Egizio di Torino. C. 1378
Questo particolare monumento faceva parte di un parapetto posto ai lati di una rampa di accesso che conduceva a zona di culto consacrata ad Aton.
Nella parte inferiore del cartiglio di sinistra si distinguono i geroglifici che compongono il nome del dio Aton: in egizio it(e)n. Il segno verticale rappresenta un giunco che si legge ‘i’ ed è affiancato da tre geroglifici posti uno sopra l’altro, il disegno stilizzato di un pane, il segno dell’acqua e il disco solare che indica la natura divina e solare del nome.
Questa opera d’arte, che riporta frontalmente i nomi del dio e sui fianchi anche quelli del faraone, sfuggì alla damnatio memoriae.
Il falco con disco solare sul capo, raffigurato nella parte superiore del cartiglio di destra, rappresenta il dio Ra-Horakhty con il quale in quanto divinità solare, è qui associato Aton. Parte integrante del nome di Ra-Horakhty sono anche i due piccoli segni posti alle sue spalle, immagini del sole che nasce da un orizzonte delimitato da due colline
Il termine ‘cartiglio” fu usato per la prima volta dai savant, gli scienziati giunti in Egitto al seguito di Napoleone. Il cartiglio è la versione allungata dell’ anello shen, formato da una corda annodata alla base, ritenuto simbolo di universalità e eternità. Sin dalla IV Dinastia esso venne utilizzato per contenere i due principali nomi di ogni faraone.
Fonte: I grandi musei – Torino Museo Egizio – Electra
L’ANALISI FILOLOGICA
Di Livio Secco
Si tratta del doppio cartiglio che Akhenaton fece incidere in onore del dio Aton del quale aveva predisposto la nuova dottrina.
Per coloro che vogliono leggere il geroglifico ho aggiunto la pronuncia italiana secondo la codifica IPA.
Vi ricordo che Akhenaton fondò una sua nuova capitale chiamandola Akhet-Aton, oggi Amarna. Visto l’argomento piuttosto corposo ho preparato tre Quaderni di Egittologia che potete trovare qui:
La città di Akhetaton fu abbandonata dopo circa 15/16 anni senza essere mai più occupata.
Tutto ciò ha permesso la conservazione della città così come era al momento dell’abbandono.
Le distruzioni dovute al tempo e agli uomini hanno lasciato ben poco, i templi di pietra furono usati come cave e gli edifici di mattoni d’argilla si dissolsero lentamente.
Le opere rinvenute ci compensano in parte della perdita: quelle di fine dell’epoca amarniana mostrano una volontà al ritorno a nuovi equilibri, gli eccessi caricaturali della simbologia reale vengono stemperate e alla fine si osserva la voglia di un ritorno ai vecchi schemi.
Gli ultimi anni di regno di Akhenaton presentano punti oscuri: Nefertiti scompare dalla documentazione, mentre fa la comparsa Smenkhara, che regno’ per un brevissimo periodo.
Akhenaton viene probabilmente sepolto nella tomba regale di Amarna, mentre il potere torna a Tebe prima con Smenkhara, poi con Tutankhamon.