Mai cosa simile fu fatta, XVII Dinastia

GLI HYKSOS NEL DELTA E LA XVII DINASTIA

Di Franca Loi

IL TESORO DI AHHOTEP

Sarcofago di Seqenenra Ta’o.

Seqenenra Ta’o, fu il primo principe egiziano a ribellarsi agli invasori asiatici, guerreggiando contro gli stessi per riappropriarsi di alcuni nomi andati perduti e probabilmente venne ammazzato in combattimento, tenendo conto delle importanti lesioni sul capo della sua salma sottoposta ad imbalsamazione.

Alla fine del Medio regno, 1650 a.C, la debolezza dei sovrani portò ad un nuovo frazionamento dell’Egitto. Le popolazioni di origine vicino-orientale, già da tempo stanziatesi nel Delta, ne approfittarono per estendere un certo controllo sul Resto del Medio Egitto. Il merito della riunificazione del paese va ,a Tebe che, con con i sovrani della XVII dinastia dopo lunga lotta, sconfigge gli Hyksos. A dispetto dell’importanza ideologica dell’espulsione degli Hyksos, scarsa documentazione è rimasta; ” in realtà non conosciamo nemmeno la cronologia precisa dei fatti accaduti, per i quali sono state proposte date anche molto lontane tra loro, che vanno dal quarto anno di regno di Ahmosi fino al suo quindicesimo anno. È però disponibile una descrizione dei fatti per mano di un protagonista degli stessi: Ahmose, figlio di Abana, un militare che anni prima aveva partecipato alla alle campagne di Seqenenre contro gli Hyksos.” Ahmose svolse ruoli importanti sotto tre faraoni e dimostrò il proprio valore anche durante l’assedio della capitale Hyksos. Conquistò varie mani: gli egizi, Infatti, tenevano il conto dei nemici morti in combattimento tagliando loro le mani o il pene, per poi contarli e catturò un uomo e tre donne; perciò fu ricompensato più volte con l’oro al valore.

La testa della mummia di Seqenenra Ta’o. Le frecce indicano le ferite (fotografia dell’anatomista G.Elliot Smith, 1912).

Fonte: Alan Gardiner (riferito a Seqenenra Ta’O): “Séqenenra Ta’O, contorto come negli spasmi dell’agonia, mostrava orribili ferite al collo e alla testa. Si è supposto che fosse morto combattendo contro gli Hyksos, ma non se ne hanno le prove; non doveva avere più di trent’anni.”

Proseguendo le campagne contro gli Hyksos, iniziate dai suoi predecessori, Ahmose I, rase al suolo Avaris. Dopo lunghe lotte, inseguimenti e assedi liberò l’Egitto dagli Hyksos risvegliando il patriottismo della popolazione come documenterà l’iscrizione rinvenuta nello Steos Artemidos, un piccolo tempio rupestre della regina Hatshepsut.

Ascia cerimoniale in bronzo recante il cartiglio di Seqenenra Ta’o. Los Angeles County Museum of Art, Los Angeles.

Come già accaduto nel Medio Regno, la riunificazione del paese determina un forte sviluppo della cultura. Già agli inizi della XVIII dinastia i sovrani, eredi della tradizione faraonica, realizzano opere d’arte che, nelle forme astratte e idealizzate, si richiamano all’Antico.L’arte tebana, in particolare, già dalla fine della XVII dinastia raggiunge livelli che possiamo ammirare nel tesoro di Ahhotep. Figlia di Seqenenre Ta’o, sovrano della XVII dinastia; la regina Ahhotep fu la madre di Ahmosi I, il primo faraone del Nuovo Regno.

“Fu Ahhotep ad occuparsi del governo della Valle del Nilo fino alla maggiore età del figlio. La donna si distinse per il lavoro svolto, impegnandosi in prima persona, come sembrano suggerire le armi rinvenute nella sua tomba e le mosche d’oro che adornavano la sua mummia. Lo stesso re ne riconoscerà i meriti in un’iscrizione a karnak, in cui elogia i suoi successi dicendo che “conosce l’Egitto e si preoccupa dei suoi problemi”. “

Sarcofago di Kamose (Il Cairo, Museo egizio).

Kamose, probabilmente figlio di Seqenenre Ta’o, prese il posto del padre nella lotta contro gli invasori e il racconto ufficiale di questa guerra, che oppose Egizi e Hyksos, è narrato su due stele ritrovate a Karnak e una tavoletta conosciuta sotto il nome di “tavoletta Carnavon”. «….mi sono precipitato sulla corrente (del Nilo) con forza per abbattere gli Asiatici….. il mio valoroso esercito davanti a me come un soffio di fuoco…».

Testa della statua in pietra calcarea del faraone Ahmose I.
(1550-1525 a.C. circa), Metropolitan Museum of Art

Immagine su un’ascia di Ahmose I con in mano un guerriero Hyksos trovato tra i corredi di sua madre, Ahhotep I, lei stessa una guerriera.

Stele della regina Tetisheri, nonna di Ahmose.
Il re Ahmose I compare nell’atto di onorare l’ava. Museo egizio del Cairo.
Particolare del sarcofago di Ahhotep.
Ahhotep I è stata una regina della XVII Dinastia, figlia di Ta’o I e della regina Tetisheri. Il suo nome, che significa ” Possa la luna essere soddisfatta”,
Pettorale di Ahhotep.
Su questo pettorale d’oro e pietre trovato nella sua tomba, gli dei Amon e Horus versano l’acqua della purificazione su Ahmosi, durante la cerimonia della sua incoronazione.
Museo Egizio, Il Cairo.

Armi cerimoniali e gioielli dalla tomba di Ahhotep I, inclusa un’ascia con Ahmose I che abbatte un guerriero Hyksos e oro dono assegnato alla regina per il suo ruolo nella sconfitta degli Hyksos

Fonte:

  • Maurizio Damiano: Antico Egitto-Electa
  • National Geographic
  • Le nebbie del tempo
  • Wikipedia
  • Alan Gardiner
  • Alamy
  • Storie di storia
  • L’Egitto dei Faraoni: i tesori del Museo Egizio del Cairo
Mai cosa simile fu fatta, Nuovo Regno, XVIII Dinastia

LA XVIII DINASTIA

Di Grazia Musso

Il periodo della storia egiziana denominato “Nuovo Regno” può essere considerato come uno dei più floridi, sia dal punto di vista politico sia da quello storico-artistico.

È l’epoca degli Amenhotep ( I, II, III) e dei Tutmosis ( I, II, III,, IV), di Hatshepsut, dei Ramses ( I, II, III, IV-XI).

Di alcuni si possono tuttora vedere i volti osservando le mummie rinvenute nel 1881 nella cachette di Deir El – Bahari, nascondiglio al quale i sacerdoti tebani della XXI Dinastia ricorsero per preservare i corpi regali dalla profanazione.

Questo periodo, durato 465 anni dalla fondazione del Nuovo Regno alla scomparsa dell’ultimo ramesside, attraversò varie fasi, politiche e religiose: la prima parte della XVIII coincide con la cacciata degli Hyksos, mentre la svolta che portò all’inizio della seconda fase si ebbe con l’avvento di Amenhotep IV-Akhenaton.

L’arte toccò livelli di estrema ricercatezza….. nello scopo celebrativo di sovrani e nobili si affaccia anche il piacere estetico della creazione del bello che apre lo spirito alla contemplazione dell’opera.

A questo si aggiunge anche il fiorire delle mode, ciò si potrà notare sia nelle acconciature o nelle vesti, sia nelle scelte artistiche.

Fonte

Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konemann

I tesori dell’antico Egitto nella collezione del museo egizio del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star

Antico Egitto – Maurizio Damiano – Electra

Foto dei libri su citati

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Statue

STATUA DEL MAGGIORDOMO SAKAHERKA

Di Grazia Musso

Quarzite
Altezza 62 cm
Karnak, Tempio di Amon-Ra
Fine della XII – inizio Dell XIII Dinastia
Museo Egizio del Cairo

Questa statua raffigura Sakaherka, un maggiordomo vissuto verso la fine della XII Dinastia, fu depositata a scopo votivo nel grande tempio di Karnak.

Il proprietario è seduto su un trono massiccio, con le mani appoggiate sulle gambe e lo sguardo fisso davanti a sé.

I volumi della scultura, dai toni caldi emanati dalla Quarzite gialla, sono sobri ed armoniosi.

Il copricapo, modellato secondo la consuetudine dell’epoca presenta una superficie arrotondata che si armonizza con il volto, dove sono sottolineati i lineamenti di Sakaherka.

Il corpo è avvolto in una gonna fissata sull’addome, sulla quale è stata tracciata una colonna di geroglifici recante il nome del maggiordomo.

Fonte

I tesori dell’antico Egitto nella collezione del museo Egizio del Cairo – National Geographic. – Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno

RICCIO IN FAIENCE AZZURRA

Di Grazia Musso

Altezza 5,3 cm, Lunghezza 7 cm
Necropoli tebana – Medio regno
Museo Egizio del Cairo – JE 30742.

Tra gli animali che venivano realizzati a tutto tondo o rappresentati in bassorilievi e pitture, il riccio è una presenza costante nell’arte egizia.

Questa figurina rispecchia fedelmente l’aspetto reale dell’animale: il muso allungato con piccoli occhi e orecchie appuntite.

Le zampe grosse su cui appoggia il corpo ricoperto di aculei, realizzati in modo piuttosto schematico, con incisioni intersecantisi sulla superficie della schiena ricurva.

Il riccio appoggia su una base ovale.

La sua figura è attestata su bassorilievi di tombe dell’Antico Regno, come decorazione della prua delle barche, in forma di statuina a tutto tondo in argilla.

Fino all’epoca Tarda continua a essere raffigurato come animale del deserto, sia in rappresentazioni di caccia, sia come offerta funeraria.

Deposto nella tomba questo animale aveva probabilmente il valore di amuleto, forse connesso alle due divinità Mut e Bes , entrambe legate alla nascita:Mut quale dea madre per eccellenza, Bes come protettore della puerpera e del nascituro.

L’immagine del riccio venne utilizzata anche per la realizzazione di vasi teriomorfi, in particolare nella produzione di aryballoi in Faience di epoca greco-romana, sopratutto a Naukrati.

L’aryballoi è un piccolo vaso con corpo globulare o puriforme, senza distinzione tra spalla e pancia, con un corto e stretto collo e un ampio orlo piatto.

Era utilizzato per contenere oli profumati.

Fonte

Tesoro Egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Francesco Tiradritti – fotografia Arnaldo De Luca – Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, XII Dinastia

TESTA DI STATUA FEMMINILE

Di Grazia Musso

Legno dipinto con doratura, Altezza 10,5 cm
El- Lisht, area della piramide di Amenemhat I
Scavi del Metropolitan Museum of Art ( 1907)
XII Dinastia
Museo Egizio del Cairo – JE 39390

Questa bellissima statuina faceva parte di una scultura femminile, della quale in un momento successivo furono ritrovate le braccia, fu ritrovata nell’area della piramide di Amenemhat I.

Non è possibile affermare che ritragga una principessa della famiglia del sovrano, ma certamente la finezza dell’opera e i preziosi ornamenti della parrucca fanno pensare a un prodotto delle botteghe di artigiani reali.

La testa è composta da due parti il volto è la parrucca, unite da tenoni.

Al di sopra della fronte, lievemente in rilievo, sono resi I capelli neri della donna, su cui è appoggiata la parrucca ampia e lunga che crea una preziosa cornice intorno al viso.

Sulla superficie della parrucca sono inseriti tasselli dorati di forma quadrata che sembrerebbero disposti a scacchiera.

Il fatto che la parrucca sia più sottile sulla sommità fa pensare che fosse sormontata da un diadema.

Il bellissimo volto è sottile e levigato, esprime dolcezza, e ricorda l’immagine di una giovane donna.

La fronte alta mostra sopracciglia in rilievo sopra gli occhi, (un tempo incastonati e di cui non si è trovato traccia) , dalla forma sottile e allungata che presentano un incavo alle due estremità per la linea prolungata del trucco.

Il naso è diritto e affilato, la bocca proporzionata con un lieve sorriso.

Benché di proporzioni ridotte, la testa presenta la stessa perfezione della grande statuaria caratteristica questa che accomuna la scultura reale a quella dei privati in diverse epoche

Vedi anche https://laciviltaegizia.org/2023/01/13/fine-wooden-head-of-a-woman/

Fonte

Tesori Egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Francesco Tiradritti – fotografie Araldo De Luca – Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno

IL MEDIO REGNO E LA SUA FINE

1650 a.C.

Di Franca Loi

Località dell’Egitto, nel deserto a ovest del Fayyūm, dove sorge un tempio che consta di un corridoio su cui si aprono numerose celle-sacrario. La datazione di questo monumento, assai interessante nella storia dell’architettura egiziana, è spesso riportata all’Antico Regno; ma sembra più probabile si tratti di un edificio della XII dinastia, che riprende, semplificato in alcuni elementi (mancanza del pronao), complicato in altri (molteplicità delle celle), lo schema del tempio di Medīnet Mādi (v.).

I sovrani del Medio Regno avevano intrapreso una energica politica costruttiva, ma delle loro opere oggi conosciamo pochissime vestigia, che comunque sono sufficienti a darci idea della loro eleganza e della loro maestosità.

Il tempio di Medinet Madi fu portato alla luce tra il 1935 e il 1939, cioè fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, da Achille Vogliano. Lo studioso milanese scoprì l’unico tempio di culto del Medio Regno conosciuto finora in Egitto, completo di testi e di sculture, incapsulato e conservato negli ampliamenti fatti durante il periodo tolemaico e romano a sud e a nord della struttura originaria. Il piccolo tempio fu fondato insieme con la città di Gia dal faraone Amenemete III nel II millennio a.C., nel quadro delle misure prese dai sovrani del Medio Regno per accrescere le risorse agricole nel Fayum.

A ricordare le loro piramidi restano i cumuli di mattoni crudi che oggi possiamo vedere tra Dahshur e il Fayyum. Molti templi furono smontati e ricostruiti durante la dinastia tolemaica; si salvarono solamente quelli di Qasr el Sagha e quello di Medinet Madi.

Tempio di Medinet Maadi.
Una veduta della parte tolemaica che precede il tempio del Medio Regno. I faraoni tolemaici continuarono le addizioni frontalmente, con piloni e cortili, e adornando il viale di statue di leoni e di sfingi, come quelle della foto.

Parlando di scultura quella che proviene dal nord è ricca di umanità e dolcezza, quella che proviene da Tebe è caratterizzata da vigore e realismo. Si realizzano anche “tipi di statue con una spiccata preferenza per i modelli aulici. Il corpo è spesso nascosto da vestiti che costringono la scultura in un susseguirsi di figure geometriche”. I sudditi, forse per manifestare fedeltà al sovrano, continuano a farsi ritrarre seguendo i canoni tradizionali della statuaria regale. Quest’epoca è “L’età dell’oro” anche per quanto riguarda la letteratura e l’oreficeria. La XII dinastia, il periodo degli Amenemes, che solo rappresenta tutto il medio regno, resterà agli occhi degli egiziani quello che il secolo di Pericle fu per i greci.

Sfinge di Sesostri III
Il volto, attraverso le palpebre pesanti e i lineamenti scavati, riesce a trasmettere l’idea di una forza interiore ad altri uomini e, al tempo stesso, il peso della responsabilità derivanti dal governo.
The Metropolitan Museum New York

Ukhhotep e famiglia.
Il cosmo Egizio è qui riassunto e simbolizzato dalle due piante araldiche dell’Alto e Basso Egitto (ai lati) e dagli occhi wdiat (in alto); questi quattro simboli racchiudono il gruppo familiare nell’armonia dell’universo.
Il Cairo Museo Egizio

Statua di Khertihotep.


Il personaggio assiso è avvolto in un manto rituale simile a quello del Giubileo reale e per questo simbolo di rinascita.
Questa moda, tipica solo del Medio regno, fornisce da sé un primo elemento di datazione; ma è la pseudo parrucca che ci permette di attribuire un’età più precisa all’opera: è infatti dalla XIII dinastia che si usa questa che in realtà, come lasciano pensare tracce di colore, doveva essere una stoffa che copriva la capigliatura.
Berlino Agyptische Museum

Statua cubo in calcare dipinto di Hotep. La statua a cubo nasce in quest’epoca e ritrae un individuo seduto all’interno di un seggio dagli alti braccioli. Avrà larga fortuna in seguito perché corrisponde al gusto tutto Egizio di racchiudere la figura umana all’interno di un rigido schema geometrico. Il Cairo-Museo Egizio

FONTE:

  • ANTICO EGITTO-MAURIZIO DAMIANO-ELECTA
  • ANTICO EGITTO- GUY RACHET-NEWTON
  • ANTICO EGITTO- LEONARDO
  • ENCICLOPEDIA TRECCANI
  • EGITTOLOGIA UNIVERSITÀ DI PISA

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Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno

IL PUGNALE DELLA PRINCIPESSA ITA

Di Franca Loi

ORO, BRONZO, PIETRE SEMIPREZIOSE, LUNGHEZZA CM 26,8
XII DINASTIA, REGNO DI AMENEMHAT II (1829-1898 a.C.)
Ritrovato da Jacques de Morgan a Dashur (1895)
Museo Egizio del Cairo

Questo prezioso e raffinatissimo pugnale, è realizzato in oro e bronzo con il pomo in lapislazzuli a forma di crescente lunare. Sull’impugnatura tubolare, adorna di rosette stilizzate intervallate da losanghe in corniola si innesta la lama in bronzo. Il reperto poco solido per poter essere un’arma, è da considerarsi di tipo cerimoniale ed è stato deposto con la defunta principessa solo per scopi protettivi confidando nella magia specifica attribuita ai metalli e ai colori delle pietre preziose usate.

Fonte:

  • L’EGITTO DEI FARAONI – I TESORI DEL MUSEO EGIZIO DEL CAIRO-ALESSIA AMENTA
  • WIKIPEDIA

Foto fornite da Grazia Musso

Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, Statue

STATUA-CUBO DI SESOSTRI – SENEBEFNI

Di Grazia Musso

Menfi (provenienza incerta). XII Dinastia, periodo di Amenemhat III
Pietra Arenaria silicificata, Altezza 68,5 cm
New York, The Brooklyn Museum – Clare’s Edwin Wilbur Fund, 39.602.

Le figure a cubo con le ginocchia raccolte contro il petto e le braccia incrociate fecero la loro comparsa durante il Medio Regno.

Venivano poste davanti alle tombe in corrispondenza di una via sacra o all’interno dei Templi.

La postura indica, per il soggetto, il privilegio di potere assistere allo svolgimento del culto regale o divino nonché alle offerte che questi implicano.

Sesostri – Senebefni coinvolge nel privilegio anche la moglie.

Il dio venerato nella formula di offerta è Ptah-Sokar, signore della necropoli di Menfi.

Fonte

Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Kpnemann

Gioielli, Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno

LO SPECCHIO DI SIT-HATHOR-YUNIT

Di Grazia Musso

Da El Lahun, tomba di Sit-Hathor-yunit
XII Dinastia, regno di Amenemhat III
Argento, oro, ossidiana, pietre dure.
Altezza 28 cm.
Museo Egizio del Cairo
Scavi di Petrie 1914
JE 44820 = CG 52663

Nel tesoro della principessa, figlia di Sesostri II, si trovava questo specchio in argento.

Il prezioso manico in ossidiana , oro e pietre semipreziose, raffigura un papiro, fra lo stelo e l’umbrella aperta si incastona la testa aurea della dea Hathor.

Fonte

Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electra

Gioielli, Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno

LA COLLANA DELLA PRINCIPESSA KHNUMIT

Di Grazia Musso

Oro, cornaline, turchese, lapislazzuli – Lunghezza cm 35
Dahshur, complesso funerario di Amenemhat II
Tomba della principessa Khnumit
Scavi di Jacques De Morgan 1894
XII Dinastia, regno di Amenemhat II 1932-1898 a. C
Museo Egizio del Cairo, JE 31116 = CG 53018.

La tomba, della principessa Khnumit, scavata nel 1894, fu portata alla luce nell’area ovest della piramide reale.

Al momento del ritrovamento, gli elementi della collana erano sparsi sulle bende della mummia.

Questa bellissima collana è composta da due file di perline in oro tra le quali erano fissate dieci coppie di amuleti, posti simmetricamente ai due lati di una composizione di segni geroglifici in cui il segno della vita anks sormontato il segno hetep, che rappresenta una tavola di offerta.

Dal centro verso le estremità si riconoscono il segno user, simbolo di potenza, un’immagine di Anubi, la dea avvoltoio Nekhbet e la dea cobra Uadjet, simbolo della signoria sull’ Alto e Basso Egitto, il sistro hathorico, l’occhio sacro di Horus, il vasetto khenem, il pilastro djed, il segno sema indicante la trachea simbolo dell’ unità, l’ape simbolo del Basso Egitto.

Alla fine inferiore delle perline d’oro è applicata una serie di pendenti a goccia variopinti, mentre l’allacciatura della collana è costituita da due teste di falco.

Eccetto le due catenine, tutti gli altri elementi sono incastonati in pietre dure: turchese, lapislazzuli e cornalina che si alternano sul gioiello formando una ricercata e armoniosa composizione cromatica.

Fonte:

Tesori Egizi nella collezione del Museo del Cairo – Francesco Tiradritti – fotografie Arnaldo De Luca – Edizioni White Star