Mai cosa simile fu fatta, Medio Regno, XII Dinastia

I TESORI DELLA XII DINASTIA

Di Franca Loi

“In ogni epoca l’oreficeria egizia diede con l’oro e le pietre dure lavori mirabili: diademi, collane, larghi pettorali, bracciali da portare fra spalla e gomito e braccialetti da polso, anelli da dito, ai quali regnando Amenofi III si aggiunsero per importazione dall’Oriente orecchini e cerchi per le caviglie.”

Specchio di Sit-Hathor-yunit.

Nel tesoro della principessa, figlia di Senusert II si trovava lo specchio della foto, in argento (materiale più prezioso dell’oro, per gli egizi). Il prezioso manico in ossidiana, oro e pietre semipreziose raffigura un papiro. Fra lo stelo e
l’ umbella aperta si incastona la testa Aurea della dea Hathor.
Da El Lahun, tomba di Sit Hathor-yunit. XII dinastia- regno di Amenemhat III
Argento, oro, ossidiana, pietre dure – Il Cairo MUSEO EGIZIO

I più belli, di finezza insuperata, sono del Medio Regno, periodo nel quale l’arte orafa subisce un notevole sviluppo, e il fortunato ritrovamento delle tombe di alcune regine e principesse ha permesso di conoscerne le caratteristiche salienti. L’oro, metallo principe per realizzare i gioielli, è considerato il simbolo del sole, perciò della regalità, e incorruttibile come la carne degli dei. In esso vengono incastonate pietre semipreziose qualcome cornaline, lapislazzuli, turchesi e anche faiance e paste di vetro colorate.

La corona, o diadema, d’oro di Sithathoriunet, rinvenuta nella sua tomba. Museo egizio del Cairo
Pettorale con il nome di Sesostri II, trovato nella tomba Sitathoriunet. Il cartiglio reca il nome regale di Sesostri: Khakheperra. Corniola, feldspato, granato, turchese e lapislazzuli intarsiati in oro. Metropolitan Museum of Art, New York.

Naturalmente tali gioielli, a causa del loro grande valore, erano alla portata di poche persone. “Nemmeno qui, tuttavia, il privilegio fu totale: nessun monile potrebbe rendere più graziose certe figure femminili, che rilievi e pitture ci mostrano, ornate semplicemente di fiori di campo”. Anche le fabbriche di ceramica, sin dall’Antico Regno produssero conterie povere, ma belle nel disegno e ricche di colore, tali da soddisfare chiunque potesse apprezzare il bello senza pretese di valore materiale.

Collana o cintura di dama tebana.

Conchiglie del genere Cypraea sono associate a pesci Synodontis batensoda, amuleti che proteggevano contro l’annegamento. Si vedono anche due piume e in basso il dio Heh che tiene i simboli dell’anno.
Da Tebe – XII dinastia, Oro. Londra-British Museum.
Principessa adorna di fiori, dalla tomba di Dhehutihotep a el-Bersheh
XII dinastia – Il Cairo Museo Egizio
Cintura di conchiglia di cypraea, braccialetti di leone, braccialetti con il nome di Amenemhat III e cavigliere della principessa Sithathoryunet.
Museo Metropolitano d’Arte – Manhattan , New York , Stati Uniti

Fonte:

  • ANTICO EGITTO-MAURIZIO DAMIANO-ELECTA
  • L’ANTICO EGITTO-S.CURTO-UTET
  • WIKIPEDIA
Medio Regno, XII Dinastia

LA TOMBA DELLA PRINCIPESSA NEFERUPTAH AD HAWARA

A cura di Luisa Bovitutti

Neferuptah o Ptahneferu (“Bellezza di Ptah”) era figlia del faraone Amenemhat III della XII dinastia e sorella di Amenemhat IV e della regina Sobekneferu o Nefrusobek (“La bellezza di Sobek”), che salì al trono dopo la morte di costui, e che è considerata l’ultimo sovrano del Medio Regno.

Le fonti forniscono pochi elementi per ricostruire la vita di questa principessa; si sa che ella fu una delle prime donne reali a godere del privilegio di iscrivere il suo nome all’interno di un cartiglio pur non avendo mai avuto il titolo di “moglie del re” e che era altresì insignita degli epiteti di “membro dell’élite”, “grande di favore”, “grande di lode” e “amata figlia del re del suo corpo”.

All’interno della piramide di suo padre ad Hawara, nel Fayyum, indagata nel 1882 da Sir W. M. F. Petrie, era stata predisposta una tomba anche per lei (che alcuni studiosi in realtà ritengono essere stata semplicemente un cenotafio o una cappella per riti di sepoltura), ed infatti al suo interno vennero ritrovati piatti ed un altare per offerte in alabastro lungo 61 cm. spesso 5 cm. e largo 35 cm. di larghezza, recante un’iscrizione con un’invocazione agli dei affinché garantissero migliaia di pani, giare di birra, buoi, oche, vasi di alabastro, abiti, incenso e unguenti per il ka della figlia del re Neferuptah, giusta di voce, signora di venerazione.

La principessa, tuttavia, trovò il riposo eterno sempre ad Hawara, ma in una piccola piramide di mattoni (o forse una mastaba) oggi crollata, che sorgeva a circa 3 chilometri da quella di Amenemhat III, individuata nel 1936 da Labib Habachi ma scavata solo nel 1956 da Naguib Farag.

La sepoltura sotterranea venne ritrovata intatta anche se devastata dalle infiltrazioni di acqua; essa conteneva ancora un sarcofago di granito iscritto con una formula di offerta all’interno del quale vi erano i resti decomposti di due sarcofagi lignei.

Il corredo funerario comprendeva i suoi gioielli, tra i quali un famosissimo collare ousekh al quale dedicherò un post nei prossimi giorni, un ornamento funerario destinato ad essere assicurato all’addome della mummia costituito da una cintura dalla quale pende una rete di perline, due cavigliere, due braccialetti, due collane, un flagello e la testa di una mazza, molti vasi tra cui tre preziosissimi in argento, probabilmente utilizzati per purificazioni rituali e piatti.

Nelle foto, la piramide di Neferuptah ad Hawara, il sarcofago, due vasi rituali in argento, il flagello e la testa della mazza.

Medio Regno, XII Dinastia

IL PETTORALE DI MERERET

A cura di Giusi Colledan

Un pettorale trovato nella tomba della principessa Mereret a Dahshur. Era una figlia del re Senwosret III che regnò intorno al 1878-1840 a.C. durante la XII dinastia del Medio Regno. I due cartigli al centro portano il nome del re Amenemhat III, figlio e successore di Senwosret III, e probabilmente fratello di Mereret. Il pettorale è in oro intarsiato con lapislazzuli, corniola e ametista. Una scena riprodotta su ciascun lato del pettorale raffigura Amenemhat III che brandisce una mazza, pronto a colpire un nemico straniero, di cui afferra i capelli. In bilico sulla scena, la dea avvoltoio, Nekhbet, estende le sue ali per proteggersi.

Questo pezzo è ora nel Museo delle Antichità Egizie, Il Cairo, Egitto.