Antico Regno, Mai cosa simile fu fatta

MEIDUM

Di Grazia Musso

Meidum località situata circa 20 chilometri a sud di el-Lish

La zona archeologica di Meidum è situata circa 50 chilometri a sud-ovest dalla regione del Fayumm.

Qui, in posizione completamente isolata al limite del deserto e sul bordo della zona coltivata, si trova la strana piramide tronco-conica intorno alla quale si estende una grande necropoli privata.

La piramide di Meidum

La piramide di Meidum

Nome antico “La piramide stabile”

Altezza originale 93, 5 metri

Lunghezza del lato 147 metri

Inclinazione 51°50’35”

Si ritiene che Huni ultimo re della III Dinastia e successore di Djoser, abbia fatto costruire a Meidum una piramide a gradoni, ricoperta successivamente con un rivestimento che conferi’ alla costruzione l’aspetto esteriore di una piramide.

Il nome di Huni non compare mai nel monumento, mentre alcuni graffiti risalenti al Nuovo Regno, osservabili nel piccolo tempio funerario, è citato il nome del figlio Snefru, fondatore della IV Dinastia.

Se fu Mariette a entrare per primo nella piramide nel 1882, gli scavi sistematici nell’ area di Meidum vennero eseguiti da Flinders Petrie tra il 1888 e il 1891 e misero in evidenza alcune strutture, come la rampa processionale e il tempio funerario.

La rampa discende verso la piana coltivata nella quale si perde, e il tempio della valle non è stato mai trovato.

Sul lato est della piramide, vi è una cappella per le offerte che presenta una struttura assai semplice con due sale che conducono a un piccolo cortile nel quale si trovano due grandi stele che fiancheggiano un altare centrale.

La piccola cappella per le offerte scoperta da Petrie nel 1891, sul lato orientale.

Sul lato nord della piramide si apre l’ingresso del corridoio discendente che porta nella camera sepolcrale nella quale non venne trovata alcuna traccia del sarcofago.

La camera sepolcrale

A Meidum la camera sepolcrale è inserita per la prima volta nel corpo stesso della piramide e non in un pozzo ricoperto da una sovrastruttura come avveniva nelle mastabe.

La necropoli privata

Nelle immediate vicinanze del lato est della piramide si trova una grande mastaba anonima in mattoni crudi esplorata da William Flinders Petrie nel 1917, il quale la indicò col numero 17.

Circa 600 metri a nord della piramide si estende invece una grande necropoli di principi e dignitari della IV Dinastia, contemporanei del regno di Snefru, nella quale furono scoperte alcune tombe magnificamente decorate.

Nella celebre cappella della mastaba 16 del principe Nefer-Maat, probabile figlio di Snefru e della sua sposa Itet, venne ritrovato il celebre dipinto che raffigura delle oche noto col nome di “oche di Meidum”, uno dei capolavori dell’arte dell’antico Regno esposti al Museo del Cairo.

Il celebre dipinto che rappresenta un gruppo di oche

Sempre nella stessa tomba, Petrie trovò nel 1803 raffigurazioni di animali e scene di caccia realizzate con una tecnica nuova in seguito abbandonata per la sua fragilità, basata sull’applicazione di paste vitree colorate.

Dalla vicina mastaba del principe Rahotep provengono le celebri statue dei due defunto esposte al Museo del Cairo.

Nofret e Rahotep

Fonte: Le guide di Archeo – Piramidi d’Egitto – Edizioni White Star

IV Dinastia, Mai cosa simile fu fatta, Mastaba

LA MASTABA DI KHUFU-KHA-EF

Di Grazia Musso

Titoli principali: Cancelliere, figlio di re

IV Dinastia

La tomba di questo principe, figlio di Cheope, si trova ad est della piramide di sua madre, la regina Henutsen, che occupa la posizione mediana nel gruppo delle tre piramidi secondarie di Cheope.

I bassorilievi che decorano le pareti di questa piccola tomba, sebbene senza tracce di policromia, sono di grande finezza e perfettamente conservati.

Nel vestibolo a destra e a sinistra della porta che dà accesso alla camere delle offerte, vi sono due grandi rappresentazioni del defunto con la madre (a sinistra) e con un figlio (a destra), mentre riceve le offerte.

Il tema delle offerte continua nella stanza successiva, dove si trova anche la Stele falsa porta e, nella parte nord, disposta su cinque registri, la processione dei portatori di offerte provenienti dai possedimenti del defunto, che qui è accompagnato dalla moglie.

Da questa stanza si entra nella camera sepolcrale, probabilmente di epoca più tarda e senza decorazioni.

Fonte: Le guide di Archeo: le piramidi d’Egitto – Edizioni White Star

Fotografie: Andrea Vitussi

IV Dinastia, Mai cosa simile fu fatta, Mastaba

LA MASTABA DELLA REGINA MERESANKH III

Di Grazia Musso

Titoli principali : Figlia del re, Sposa reale di Chefren

IV Dinastia

La Mastaba di Meresankh ( o Mersyankhl III) è una delle più belle della necropoli per la qualità dei bassorilievi che, in molte parti, hanno conservato una buona policromia.

Questa principessa, era figlia di Kawab e di Hetepheres II, entrambi figli di Cheope, e sposò in seguito il fratellastro Chefren.

La tomba comprende due stanze rettangolari disposte in senso nord – sud

Nella prima le pareti sono decorate prevalentemente con scene agricole , nautiche, di caccia e pesca, di preparazione degli alimenti e di artigianato.

Meresankh ed Hetepheres sono rappresentate mentre colgono fiori di loto e cacciano con le reti gli uccelli delle paludi.

Sulla piccola porzione della parete est, a sinistra della porta d’ingresso, i bassorilievi illustrano la fabbricazione delle statue.

In questo settore vi è una scena di grande interesse, che raffigura un artista chiamato “Rehay” intento a dipingere una statua della regina, mentre al suo fianco si trova lo scultore “Inkaf”, nell’atto di modellare una seconda statua di Meresankh : non sappiamo se questi due personaggi siano realmente i principali decoratori della tomba, ma è certo che si tratta della prima volta in cui gli artisti sono rappresentati con i loro nomi.

Nella contigua parete sud si osservano tre nicchie contenenti sei statue scolpite in alto rilievo, raffiguranti sei personaggi maschili non identificabili con precisione.

Sul lato nord si notano due pilastri quadrangolari, al di là dei quali vi è un prolungamento della prima sala: qui, nella parte rocciosa è intagliata una vasta nicchia in cui sono state scolpite in alto rilievo dieci grandi statue di dimensioni decrescente da destra a sinistra, raffiguranti personaggi femminili : in assenza di iscrizioni individuabili, si presume che queste statue raffigurano la defunta, sua madre Hetepheres, la figlia Sjepseskau e le altre figlie di Meresankh

La parte ovest, nella cui parte sud vi è anche una stele falsa porta incompiuta, comincia con due ampie aperture con la contigua sala delle offerte: qui, al tema dell’agricoltura si affianca. quello del banchetto funebre con cantanti e musici ( parete nord), mentre sulla parete ovest vi sono ancora altre due nicchie contenenti due statue ciascuna, raffiguranti probabilmente Meresankh e sua madre Hetepheres, che fiancheggiano una seconda stele falsa porta.

In questa stanza si trova anche il pozzo che conduce alla camera funeraria, situata a una profondità di circa 5 metri, dove nel 1927 Reisner trovò il sarcofago in granito nero con la mummia della regina, che venne trasferito Museo del Cairo.

Fonte

Le guide di Archeo – Piramidi d’Egitto – edizioni White Star

Fotografie

Egitto nel cuore e nella mente

Egypt Cradle of Civilization

Mai cosa simile fu fatta, Mastaba

LA MASTABA

Di Grazia Musso

Mastaba di Seshemnefer, a Giza ( IV Dinastia)

Termine arabo che in origine indicava le panche in mattoni crudi che sono costruite contro i muri delle case egizi e nubiane.

Per associazione di idee il nome fu dato dagli arabi alle tombe egizi e dai muri rastremati verso l’alto.

La Mastaba appare fin dall’epoca Thinita, in cui era riservata al faraone, poi l’uso si estese anche ai membri della Corte e, nell’Antico Regno, era prerogativa di tutti i nobili, tanto da formare delle vere e proprie città funerarie.

Le più antiche mastaba reali si trovano a Sakkara, Naqada e Abydos ( Umm el Qaab), la necropoli dei re thiniti e dei loro predecessori.

Inizialmente la mastaba consisteva in una substruttura ricavata dallo scavo nel suolo, in cui una camera funeraria centrale era circondata da altre camere supplementari separate da pareti in mattoni senza comunicazione fra i singoli ambienti.

Il tutto veniva preparato prima della costruzione della sovrastruttura che era inizialmente semplice e compatta.

La decorazione esterna divenne ben presto più complessa con rientrante a limitare quella che doveva essere la facciata dei palazzi reali e la cinta muraria di palazzi e città.

La Mastaba era circondata da piccole costruzioni sussidiarietà che poi vennero inglobato nella struttura, che divenne una vera e propria casa per il defunto, con camere riccamente decorate.

Veduta ricostruttiva

Legenda:

  1. Sovrastruttura
  2. Pozzi
  3. Cappelle
  4. Lastra che sigilla la camera funeraria
  5. Riempimento dell’anticamera
  6. “Testa di riserva”
  7. Sarcofago e camera funeraria
  8. Offerte
  9. Accesso alle cappelle
  10. Accesso al pozzo

Nell’antico Regno mastaba di questo genere formarono le necropoli di Giza, Abu Sir, Sakkara, Meidum.

La sovrastruttura delle mastaba dell’epoca era un nucleo di muratura a pianta rettangolare, rivestito di calcare e con le pareti leggermente inclinate verso l’ interno.

Tale struttura copriva l’imboccatura di un pozzo scavato nella sua parte superiore e poi nel terreno, dove sprofondava nella roccia per l’accesso alla substruttura che conteneva la camera in cui era deposto il sarcofago.

Una nicchia era posta nella parete orientale della sovrastruttura, in fondo alla quale si trovava la falsa porta, era il luogo della deposizione delle offerte

La consuetudine decorativa ebbe inizio con la rappresentazione della stele.

La nicchia si sviluppò in seguito una serie articolata e complessa di ambienti nel corpo della mastaba.

Non va dimenticato uno dei locali più importanti per la funzione magica: il serdab, la “casa della statua”.

Il serdab è un locale ricavato nella mastaba o presso la piramide del re defunto, ha la caratteristica di non possedere alcuna apertura salvo una feritoia o dei fori comunicanti con la cappella funeraria.

Il serdab conteneva una o più statue del defunto e la sua funzione più importante dal punto di vista della fede magico – religiosa nella tomba era quella di contenere e proteggere le statue, sostituti fisici del defunto in caso di deterioramento della mummia, per questo motivo il nome dei serdab ( parola araba che significa “cantina”) in egizio era per-twt, ossia ” casa della statua”.

Dalle feritoie le statue incarnanti il defunto potevano usufruire delle offerte funeraria.

Le mastaba si trovano fino al Medio Regno.

Fonte:

Dizionario enciclopedico dell’antico Egitto e delle civiltà nubiane di Maurizio Damiano – Appia – Mondadori.

Antico Regno, Mai cosa simile fu fatta

I 40.000 VASI NELLA PIRAMIDE DI DJOSER

Di Luisa Bovitutti

Il grande vaso in alabastro raffigurato qui sopra (H. 63.5 cm, diam. 19.1 cm), oggi al Museo del Cairo (JE 65423) mostra l’elevato livello di abilità raggiunto dagli artigiani della 3a dinastia nella lavorazione della pietra, pur con strumenti modesti; esso è decorato con un motivo geometrico che imita in modo molto realistico l’imbragatura di corda che veniva effettivamente utilizzata per trasportare oggetti pesanti.

Lo straordinario reperto è stato scoperto dagli archeologi James E. Quibell e Jean-Philippe Lauer in uno degli undici pozzi profondi più di trenta metri scavati lungo la facciata est della tomba, tra loro comunicanti tramite una galleria e forse destinati alle sepolture delle mogli e dei figli del re: in due di essi si trovavano circa quarantamila vasi di varie forme e materiali (soprattutto alabastro, diorite, calcare, ardesia e terracotta), molti dei quali infranti.

Essi erano ordinatamente riposti uno dentro l’altro e recavano i nomi di sovrani della prima e della seconda dinastia (Narmer, Djer, Den, Adjib, Semerkhet, Kaa, Hetepsekhemwy, Ninetjer, Sekhemib e Khasekhemwy), alcuni dei quali sepolti ad Abydos: ancora oggi non si sa perché si trovassero nella piramide a gradoni, in quanto le molteplici teorie elaborate in merito dagli studiosi sono rimaste a livello di ipotesi.

Lauer pensò che fossero gli arredi delle tombe di quei sovrani, distrutte dal re Peribsen negli sconvolgimenti che contrassegnarono la sua epoca, raccolti dal suo successore Khasekhemwy e che poi Djoser seppellì con onore nella sua piramide; Rainer Stadelmann pensava invece che Djoser avesse fatto restaurare quelle tombe, facendo scaricare i vasi rotti nel pozzo della sua piramide; il suo collega tedesco Hans Wolfgang Helck riteneva invece che i vasi provenissero dai magazzini del tempio, anche se non seppe spiegare per quale motivo Djoser li avrebbe accumulati nel suo complesso funerario.

Nelle altre immagini, una fotografia risalente all’epoca della scoperta ed alcuni tra i vasi ritrovati intatti.

FONTI:

Antico Regno, Mai cosa simile fu fatta, Statue

IL PRINCIPE ANKH

Di Grazia Musso

La statua di Ankh ha le caratteristiche dell’arte menfita: massiccia, nel corpo ricorda il blocco di pietra e le luci sfruttano le masse originarie, mentre i tratti del viso sono più curati.

Le iscrizioni sono sulle gambe, e va sottolineata sia la rara posizione delle mani che la poco comune collana shenu.

Da Bet Khallah (?)

III Dinastia

Granito porfiroide grigio

Altezza cm 62,5

Museo del Louvre

N 40

Fonte: Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electa

Antico Regno, Mai cosa simile fu fatta

IL DIO GHEB

Di Grazia Musso

Nella foto si vede uno dei trentasei frammenti recuperati nell’area del tempio di Ra.

Essi testimoniano la presenza di una cappella sulle cui pareti erano raffigurate, in rilievo, scene della festa del giubileo reale di Djoser, a cui presenziavano varie divinità.

Il dio della terra, Gheb, è qui raffigurato con una barba posticcio, con orecchini ad anello, un collare usekh e Indossa una stretta guaina.

Da Heliopolis

III Dinastia

Calcare

Altezza cm 20

Museo Egizio di Torino

Scavi Schiapparelli 2903 – 1906

S 2671/20

Fonte:

Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electa

Antico Regno, Mai cosa simile fu fatta, Statue

LA STATUA DI HOTEPDJEF

Di Grazia Musso

La scultura raffigura una figura maschile inginocchiato con le mani posate sulle cosce

L’uomo porta una parrucca corta e riccia, resa con incisioni orizzontali intersecate da segmenti verticali, che gli incornicia il volto dai lineamenti marcati: grandi occhi, naso diritto, zigomi alti, guance piene, bocca dalle labbra sporgenti.

In contrasto con la cura del volto è la realizzazione del corpo che risulta piccolo e tozzo, appena sbozzato, cinto da un gonnellino corto riconoscibile solo sul retro della statua, dove l’indumento é evidenziato in rilievo all’altezza della vita.

Sulla base è iscritto in bassorilievo il nome dell’uomo “Hotepdjef”, probabilmente un sacerdote dedito al culto dei primi tre sovrani della II Dinastia, i cui nomi sono incisi sulla spalla destra: Hotepsekhemuy, Raneb e Nynetjer.

La statua va messa in relazione a un gruppo di circa venti sculture, cosiddette “arcaiche”, con le quali condivide alcune caratteristiche tipologie e stilistiche : realizzate tutte in pietra dura presentano i corpi appena abbozzati, collo corto e largo, testa grande e molto curata rispetto al busto.

È molto probabile che la maggior parte di esse provenga dalla tomba del titolare della statua, ma per questa di Hetepdief si potrebbe suggerire anche la collocazione in un luogo dedicato al culto dei sovrani nominati dalle iscrizioni incise sulla spalla.

Statua di Hotepdjef

Granito rosso

Altezza cm. 39

Menfi 1888

III Dinastia 2649-2575 a. C.

Museo Egizio del Cairo

JE 34557 = CG 1

IL CONTESTO STORICO

A cura di Francesco Alba

Il nome di Nebra (Raneb, secondo una precedente lettura erronea che non teneva conto della cosiddetta metatesi onorifica per la quale il disco solare, riferito a Ra, precede graficamente gli altri geroglifici e che taluni interpretano come “il mio Signore è Ra”, oppure “il Signore del Sole”) si riferisce a un sovrano che regnò sull’Egitto durante la Seconda Dinastia, nel periodo protodinastico (… – 2890 a.C.) – VEDI ANCHE https://laciviltaegizia.org/2022/03/05/il-faraone-raneb-o-nebra-kakau/.

Manetone gli attribuisce 39 anni di regno, un dato che sembra confermato dalla Pietra di Palermo, anche se parzialmente leggibile. Molti studiosi tuttavia, pensano che il regno di Nebra non sia durato più di dieci anni.

Se torniamo indietro nel tempo, possiamo affermare che egli fu il primo monarca a includere Ra, la divinità solare, nel suo nome e in effetti il suo regno impresse una svolta fondamentale verso il culto di quella che diventerà la figura divina più importante del pantheon egizio.

Si ipotizza che sia stato figlio o fratello del suo predecessore Hotepsekhemui, ma non esiste una assoluta evidenza che fra i due vi fosse una relazione di parentela. Non conosciamo il nome della sposa di Nebra, ma un individuo di nome Paneb viene indicato come “figlio del re” in una tomba che potrebbe appartenergli (ma potrebbe anche essere quella di Hotepsekhemui. . .).

Questa piccola statua in granito del sacerdote funerario Hotepdjef, riporta i nomi di Hotepsekhemui, Nebra e Ninetjer, suggerendo una regolare continuità nella successione al trono, all’inizio della Seconda Dinastia. Il suo nome compare anche su vasellame in pietra (scisto, alabastro, marmo), trovato ad Abido, Giza e Saqqara. Sigilli pertinenti al regno di Nebra sono stati ritrovati nei pressi della piramide di Unas e una stele in granito col suo nome racchiuso nel “serekh” fu scoperta ad Abido. Non si conosce con esattezza il suo luogo di sepoltura.

Fonte:

Tesori Egizi del Museo del Cairo – Francesco Tiradritti – fotografie di Arnaldo De Luca – Edizione White Star

Foto Museo Egizio del Cairo e dal web

Antico Regno, Mai cosa simile fu fatta, Statue

LA STATUA DI REDIT

Di Grazia Musso

Questa statua, proveniente con molta probabilità da Menfi, raffigura una principessa della terza Dinastia.

È un’eccezionale attestazione dei primordi della produzione scultore egizia, di cui si conoscono pochi esemplari.

Redit, il cui nome è la titolatura sono iscritti in geroglifici sulla base della statua, è rappresentata seduta su un piccolo seggio dallo schienale basso.

Il braccio destro è appoggiato sulla coscia mentre il sinistro è appoggiato sul petto al di sotto del seno, che traspare dal suo abito aderente, che la ricopre fino alle caviglie.

Il volto tondeggiante, incorniciato da una pesante parrucca tripartita, sembra tradire una ricerca di realismo assente invece nel resto del corpo, dove prevale una composizione fatta di volumi massicci, geometrici e stilizzati che denotano un senso di razionalità e purezza tipico del pensiero egizio.

La statua di Redit, contemporanea al periodo in cui in Egitto venne costruito il primo complesso monumentale in pietra per il faraone Djoser a Saqqara, assomma in sé quelli che resteranno per millenni alcuni dei canoni della statutaria sia regale sia privata come la posizione delle braccia, la parrucca tripartita e il corpo ammantato , che proprio qui vedono una delle loro prime schematiche realizzazioni.

Statua di Redit

Basanite

Altezza 83 cm.

C. 3065

Collezione Drovetti

Museo Egizio di Torino

Fonte:

I grandi musei : Il Museo Egizio di Torino – Electa

Foto dal web

Antico Regno, Mai cosa simile fu fatta, Statue

LE STATUE DI SEPA E NEDA

Di Grazia Musso

L’uomo, Sepa, fu raffigurato in due statue quasi identiche, e la moglie Nesa in un’altra statua.

Le tre statue furono poste nel serdab della mastaba del defunto a formare un gruppo (nelle epoche posteriori ciò sarà fatto in un unico blocco).

In queste opere si nota ancora lo schema su due assi: quello verticale dato dalla figura stante e dal braccio disteso, quello orizzontale dato dalle vesti e dal braccio sinistro piegato.

Il bastone e lo scettro di Sepa sono incisi contro il corpo per non distaccarsi dalla massa, cosa che avviene comunemente con la scultura in legno.

Da Sakkara

III Dinastia

Calcare dipinto

Altezza (da destra verso sinistra).165, 169, 154 cm.

Parigi Museo del Louvre, 1837, collezione Mimaut

N 37 N 38 N 39

( ,= A 36, 37, 38)

Fonte: Antico Egitto di Maurizio Damiano-Electa

Foto dal web