Antico Regno, Mai cosa simile fu fatta

I PANNELLI DI HESIRA

Di Grazia Musso

I pannelli fanno parte di un gruppo di sei rinvenuti nella mastaba di Hesira, situata a nord del complesso di Djoser a Saqqara.

Esterno della mastaba di Hesira, i lavori sono del 2010

La dimora funebre dell’alto funzionario è divisa negli appartamenti sotterranei (dove si trovava il corpo del defunto) e nella sovrastruttura.

La parte superiore comprendeva il serdab un locale dove era collocata la statua, e la sala per le offerte funerarie.

È da questo ambiente, un lungo e stretto corridoio, che provengono le splendide immagini in bassorilievo di Hesira, ritratto in vari atteggiamenti.

Foto Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electa

I pannelli sono forniti, nella parte superiore, di un incavo rettangolare che doveva servire come fissaggio alle pareti.

Nel primo pannello (CG 1426), Hesira è seduto, rivolto a destra, su un seggio con gambe terminati con zampe di leone: porta una parrucca riccia e indossa un lungo mantello che lo ricopre fino alle caviglie e lascia scoperti spalla e braccio destro che è proteso verso la tavola delle offerte che ha davanti.

Il braccio sinistro è piegato al petto e la mano stringe un sottile bastone.

Sulla spalla destra è poggiata la strumentazione da scriba che è composta da una tavoletta con i due colori ( rosso e nero) legata con un nastro alla boccetta per l’acqua e allo stilo che scendono sulla scapola.

La tavola delle offerte è sormontata da una lista in geroglifico di prodotti offerti :incenso, vino, pane, carne.

La parte superiore è occupata dai titoli e dal nome di Hesira, che è definito capo-dentista, scriba reale, capo di Buto, sacerdote di Horus.

Nel secondo pannello (CG 1427) Hesira è raffigurato in piedi con la gamba sinistra avanzata: nella mano sinistra tiene gli strumenti da scriba e un bastone, nella destra lo scettro keberep, simbolo di potere.

Ha una parrucca lunga che gli ricade sulle spalle e indossa un gonnellino corto con cintura.

La figura del funzionario è scolpita con grande cura: la muscolatura di braccia e gambe è sottolineata per mezzo di un gioco di chiaroscuro creato da un sapiente intaglio nel legno , il volto è serio con lineamenti pronunciati, sopracciglia arcate, occhi attenti sottolineati da zigomi alti e sporgenti, bocca chiusa e baffi.

Nella parte superiore sono riportati alcuni dei titoli e il suo nome.

Nel pannello (CG 1428), Hesira è ancora ritratto in piedi, con le braccia lungo il corpo e le mani libere, sulla spalla destra ha gli strumenti da scriba, indossa un gonnellino corto e porta una parrucca corta e riccia.

Davanti a lui doveva trovarsi la tavola per le offerte ( purtroppo in una zona del legno danneggiata) e una lista di offerte, come negli altri pannelli la parte superiore è occupata dai titoli e dal nome del defunto.

Pannelli di Hesira

Legno

Altezza cm 114

Larghezza cm 4

Saqqara, Mastaba di Hesira ( A 3), rimossi da Auguste Msriette

Terza Dinastia (2649-2575 a. C.)

Disegni di Quibell dei giochi ritrovati nella tomba di Hesire: a sinistra il “Gioco del serpente” o “Mehen”, a destra in alto il “Senet” ed in basso a destra il “Men”, che cadde in disuso alla fine dell’Antico Regno. Di nessuno di questi abbiamo le regole di gioco.
Decorazioni interne della tomba

Fonte

Tesori Egizi nella collezione del Museo del Cairo – Francesco Tiradritti, fotografie Arnaldo De Luca – Edizioni White Star

Antico Regno, Mai cosa simile fu fatta

LA STATUARIA E IL RILIEVO DELLA III DINASTIA

Di Grazia Musso

Nelle opere della terza Dinastia l’arte egizia menfita ricerca il suo equilibrio e dà inizio ad una nuova tradizione.

Dalle radici della preistoria in poi la ricerca dei volumi non si separerà o non vorrà farlo, separarsi del tutto dalle regole della figura piana rimanendo dunque creata per frontalità: la statua egizia va vista di fronte o di profilo.

Non è nata affatto per la visione, al chiuso delle tombe o dei templi la statua, supporto materiale per anime immortali di divinità o di umani defunti , essa guarda, non è guardata.

Nella terza Dinastia si osserva la continuità dell’arte Thinita, ma con maggiore sicurezza : la ricerca dei canoni si avvicina al suo compimento.

La sperimentazione del passato inizia a porre dei punti fermi in alcuni tipi standardizzati, senza cessare la ricerca, che si può evidenziare nella statua di Djoser, qui raffigurata.

Il sovrano è rappresentato su un trono dall’alto schienale.

Ha il braccio destro riportato al petto con la mano chiusa a pugno e il sinistro appoggiato sulla gamba con la mano aperta a palmo in giù.

Indossa l’ampio mantello del giubileo che lo ricopre quasi completamente lasciando scoperte solo le mani.

La folta parrucca, tripartita, ricade ai due lati del volto in spesse bande ed è parzialmente coperta da una versione arcaica del nemes, che qui appare come un semplice drappo poggiato sul capo e fissato alla fronte.

Le orecchie scoperte incontrano, a angolo retto, il piano della testa una caratteristica che si trova spesso nella statutaria successiva, sopratutto nel corso del Medio Regno.

La posa rigida della figura è controbilanciata dalla plasticità del volto: gli occhi, , che dovevano essere intarsiati , vicini e profondi, coperti da spesse sopracciglia, gli zigomi alti, le guance scavate, la mascella lievemente sporgente e la bocca grande, sottolineata dalla barba rituale, danno impressione di potenza e di divino allo stesso tempo.

La parte anteriore della base reca incisi in bassorilievo i titoli e il nome del sovrano, che è Netjerket.

Il nome di Djoser si ritrova invece nei documenti posteriori e mai in quelli a lui contemporanei.

La Scultura, primo esempio di statua egizia a grandezza naturale, fu rinvenuta nel serdab del complesso funerario di Djoser a Saqqara.

Il piccolo locale, addossato al lato nord della piramide a gradoni, reca due fori nella parete, all’altezza degli occhi, che dovevano consentire alla statua del sovrano di guardare fuori e di partecipare alle celebrazioni e ai riti che avvenivano nel tempio attiguo.

Statua di Djoser

Calcare dipinto

Altezza cm 142

Saqqara, Serdab del complesso funeraria di Djoser

Scavi del Servizio delle Antichità 1924-192

III Dinastia, Regno di Djoser 2630 – 2611 a. C

Fonti:

Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electa

Tesori Egizi del Museo del Cairo – Francesco Tiradritti, fotografie Arnaldo De Luca – Edizioni White Star

Epoca thinita, Mai cosa simile fu fatta

STATUA DI KHASEKHEM

Di Grazia Musso

Questa statua fu rinvenuta a Ieraconpoli , città che svolse un ruolo fondamentale per tutto il periodo Protodinastico, insieme a un esemplare analogo in calcare , conservato all’Asmolean Museum di Oxford.

La statua si stacca dalle opere precedenti e anticipa le soluzioni stilistiche dell’antico Regno.

Soprattutto, lo rivela, una maggiore tridimensionalità della figura.

La scelta di raffigurare il sovrano seduto su un trono con un basso schienale e con la corona bianca, conferisce verticalità e leggerezza che si contrappongono al tentativo di mantenere l’insieme quando più possibile raccolto e racchiuso in sé stesso.

Khasekhem indossa il tipico abbigliamento del Giubileo , che veniva celebrato nel corso del trentesimo anno di regno e aveva lo scopo di riaffermare la capacità di governare del sovrano, costituito da un mantello, che copre tutta la figura sino ai polpacci e il cui lembo di destra si sovrappone a quello di sinistra.

Il braccio sinistro, stretto contro l’addome, sembrerebbe ricoperto da una manica con una fascia lungo il bordo il braccio destro è appoggiato sulla gamba.

Le mani sono chiuse a pugno ed entrambe hanno un foro al cui interno dovevano essere inseriti gli emblemi della regalità.

I piedi sono modellati con estrema cura e poggiano sulla stessa base su cui si trova il trono.

Il bordo anteriore della base reca incisi il nome del re e il numero dei nemici, 47.209, da egli abbattuti, i cui corpi decorano i bordi laterali della base.

L’interpretazione storica della raffigurazione che decora la base della statua è quella che vedrebbe nei nemici uccisi una commemorazione di una vittoria di Khasekhem su popolazioni del nord ribellatesi al potere centrale, in seguito a questo evento, il re avrebbe cambiato il proprio nome in quello di Khasekhemuy

Secondo altre teorie, Khasekhem e Khadekhemuy sarebbero invece da considerare due sovrani distinti.

Materiale scisto

Altezza cm 56

Ieraconpoli (Kom el-Ahmarl

Scavi di James Quibell, 1898

II Dinastia

Regno di Khasekhem ( 2770 – 2649 a. C.)

JE 32161

Fonte:

Tesori Egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Francesco Tiradritti – fotografie di Araldo De Luca – Edizioni Wite Star

Epoca thinita, Mai cosa simile fu fatta

STATUA DI SCIMMIA

Di Franca Loi

Questa statua rappresenta uno dei principali capolavori dell’arte egizia arcaica: l’uso delle masse, delle luci e delle ombre, della rigorosa frontalità nell’opera, suggeriscono una relazione con il mondo del divino:

è il babbuino celeste, il ” Grande Bianco”, connesso con gli antenati divini del sovrano; più tardi esso sarà posto in relazione col dio Thot.

Il dio svolgeva un ruolo nella festa giubilare.

Il nome inciso alla base della statua

NOTA DI NICO POLLONE: Il nome è ben evidenziato ma il tipo di materiale non è adatto alla scrittura pertanto in tutti i casi è poco visibile.

Il nome è composto dall’ideogramma egiziano antico nar (pesce gatto) segno K13, e dal bilitterale: lo scalpello, cesello e similari, quest’ultimo con due valori fonetici: Ab e mr. In altri manufatti, questa seconda parte è stata spesso modificata nella scrittura (vedi foto). Altra variabile è il segno Hr : Falcone-Horo non sempre presente sopra al srx (Serech simbolo del palazzo), esempio classico la “palette”.

Il nome di Narmer è stato talvolta tradotto come “pesce gatto da combattimento” e infatti, in alcuni manufatti, il pesce gatto è raffigurato come un animale aggressivo e combattivo.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "Hor Nar-mer (Dinastia Nr. Hor Nar-mer (Dinastia 0 Nr. hr ner-mr Hor Nar-mer -(Dınastia 0 Nr. hor Nar-mer -(Dinastia Nr."

I dinastia , regno di Narmer.

Alabastro egiziano

BERLINO, Agyptiches Museum

Acquisizione 1927, n. 2607

Fonte:

MAURIZIO DAMIANO

ANTICO EGITTO/ELECTA

Mai cosa simile fu fatta, Protodinastico

COLTELLO CERIMONIALE

Di Grazia Musso

Coltello cerimoniale

Questo bellissimo coltello con manico in oro, è un oggetto cerimoniale, veniva usato infatti dai sacerdoti nei templi, è classificato come “coltello da sacrificio”.

È in selce, e ha inciso, sul manico in oro, il nome Horus del faraone Djer.

Prima dinastia

Esposto al Royal Ontario Museum, Toronto, Canada.

Testo Nico Pollone

Mai cosa simile fu fatta, Predinastico

CUCCHIAIO IN GROVACCA

Di Grazia Musso

Indubbiamente uno dei reperti più preziosi trovati a Tell el-Farkha.

Questo cucchiaio in grovacca ha un manico a forma di coccodrillo.

L’animale è accuratamente modellato con tutte le sue caratteristiche: denti, segmenti del corpo che sono enfatizzate con incisioni, gli occhi sono a forma mandorla, le zampe contrassegnate da delle piccole protuberanze ovali.

Scavi di Tell el- Farkha 1998/2011.

Fonte

https://www.meretsegerbooks.com/…/tell-el-farkha-i…

Mai cosa simile fu fatta, Predinastico

GIARA CON DECORAZIONE DIPINTA

Di Grazia Musso

Argilla dipinta

Altezza cm 22

Diametro cm 15

Provenienza sconosciuta

Periodo Predinastico, Naqada II (3500-3100 a.C.)

Museo Egizio del Cairo JE 64910

Durante la cosiddetta ” cultura gerzenana”, meglio conosciuta come Naqada II, la produzione vascolare conobbe un notevole progresso che si manifestò nella mutazione delle forme, decorazioni e tecniche di lavorazione.

Il vasellame prodotto durante questo periodo si distingue per l’uso di terracotta chiara, forse già lavorata con ruota a mano, lasciata del colore naturale e decorata con motivi stilizzati dipinti di rosso che riproducono animali, vegetali, uomini e imbarcazioni.

Le raffigurazioni ricordano l’ambiente neolitico, dalla flora alla fauna tipicamente fluviali, preso come spunto per queste primordiali espressioni artistiche.

Le forme preferite dei vasi sono quelle chiuse, dotate di anse e con le singole parti ben definite.

La giara ha un fondo leggermente convesso e sotto l’imboccatura si trovano due piccole anse forate.

La superficie esterna è decorata con colore rosso e mostra nel suo punto di massima espansione l’immagine di una barca dal cui scafo pendono quaranta linee verticali, che sono state interpretate come remi.

Sull’imbarcazione vi sono due gabine una delle quali è sormontata da un alto stendardo, sulla prua è fissato un palo, al di sotto del quale è disegnata un’ancora.

Sotto la barca sono raffigurati quattro struzzi stilizzati, affiancati da due piante di aloe che decorano i fianchi della giara raggiungendo la parte opposta, dove si trova una scena simile: un’imbarcazione, su cui un ramo stilizzato ricurvo è dipinto sora a cinque struzzi disposti in fila, ai cui lati si trovano due piante di aloe.

L’idea dell’acqua è inevitabile in ambiente fluviale, è resa per mezzo di linee ondulate sulle anse e intorno alla base della giara.

Fonte

Tesori Egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Francesco Tiradritti – fotografie Araldo De Luca.

Mai cosa simile fu fatta, Protodinastico

VASSOIO A FORMA DI CESTINO

Di Grazia Musso

La produzione di vasellame in pietra è uno degli elementi caratteristici della cultura egizia pre e Protodinastico.

Il livello raggiunto dagli artigiani dell’epoca era tale da consentire loro di attribuire una grande plasticità anche ai materiali litici più duri e resistenti.

Il vassoio proviene dalla tomba di un funzionario vissuto durante la Seconda Dinastia e riproduce accuratamente un originale in papiro.

L’artigiano non si è limitato a prendere spunto dai fasci di steli, ma ha anche osservato e studiato il loro modo di piegarsi: le delimitazioni tra stelo e stelo procedono per linee ondulate avvicinandosi a riprodurre la differenza di spessore di ogni fusto.

Le corde e i nodi che tengono insieme il cestino sono realizzati con estrema verosimiglianza.

All’estremità di uno dei lati lunghi è inciso il segno geroglifico “oro”, forse riferito a quello che doveva essere contenuto il cestino, in scene di epoche posteriori, soprattutto risalenti al Nuovo Regno, sono raffigurati personaggi nell’atto di presentare o di trasportare oggetti in metallo prezioso in cestini o in vassoi.

È assai probabile che la parola, oro, incisa servisse ad assicurare la presenza del prezioso metallo.

Fonte:

  • Tesori egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Francesco Tiradritti – Edizioni White Star
  • Fotografie: Nico Pollone che ringrazio dell’aiuto.

Mai cosa simile fu fatta, Protodinastico

ETICHETTA DI AHA

Di Grazia Musso

Alle giare che contenevano olio, prodotto ritenuto di grande pregio in quel periodo, venivano normalmente applicate etichette in avorio di diverso formato.

Su quelle più piccole erano scritte informazioni relative al contenuto, l’indicazione della località ( forse quella di produzione) e alcuni numeri.

Su quelle di maggiori dimensioni erano invece registrati il tipo di olio, i nomi del monarca e la data, quest’ultima espressa attraverso un evento di particolare rilievo accaduto nel corso dell’anno.

I frammenti che compongono questa tavoletta a nome di Aha sono stati ritrovati in due momenti diversi, in corrispondenza dei resti della sepoltura di una delle mogli del re.

In alto a destra, accanto al foro, sono incisi due dei nomi del sovrano.

Il nome Horus è iscritto all’interno del serekh: le zampe del falco scendono all’interno di un palazzo e si trasformano in due braccia che stringono la mazza e lo scudo, venendo così a formare il geroglifico che, in epoca classica, avrà lettura Aha ovvero ” il Combattente”.

A destra, all’interno di un padiglione è racchiuso il nome nebty del sovrano.

La dea avvoltoio Nekhbet dell’alto Egitto e la dea cobra Uadjet del Basso Egitto sormontano un segno, molto simile al geroglifico della tavola per il gioco della senet che si legge men e il cui significato è ” durare, stabilire”.

Alla sinistra dei nomi di Aha si trova la figura di una imbarcazione con la prua decorata e una cabina al centro.

Sopra a questa è inciso un falco su una barca, da interpretare come la didascalia relativa all ‘identita’ di colui che di trova all’interno della cabina e che potrebbe essere sia il re, sia un simulacro del dio Horus.

Sull’estremità sinistra dell’etichetta si trovano alcuni geroglifici che fanno riferimento, forse, a una battaglia del sovrano o a una sua opera di costruzione.

A destra della scena inferiore so trova un edificio al cui interno stanno in piedi tre personaggi.

Un quarto uomo, con in mano un lungo bastone è raffigurato all’esterno, rivolto verso il centro della scena dove si trovano due uomini ai lati di quello che sembrerebbe essere un grande vaso di supporto.

A sinistra sono rappresentati alcuni prigionieri, un toro legato e uno decapitato, giare e pani posti su una stuoia ( che corrisponde al segno geroglifico “offerte”).

Nel registro inferiore una processione di quattro personaggi con le braccia conserte avanza verso sinistra dove è scritto il nome di un olio

Etichetta di Aha

Avorio

Altezza cm 4,8

Larghezza cm 5,6

Naqada, scavi del 1897, un frammento fu ritrovato da Garstang 1904

Prima Dinastia ( 2920-2770 a.C.),

Regno di Aha

Museo Egizio del Cairo

JE 31773 = 14142

Fonte:

Tesori Egizi della collezione del Museo Egizio del Cairo – Francesco Tiradritti – fotografie Araldo De Luca

Mai cosa simile fu fatta, Protodinastico

MANICO DI VASO A FORMA DI GAZZELLA

Di Grazia Musso

Questa bellissima gazzella era l’impugnatura di un vaso, la gazzella è raffigurata sdraiata.

È in alabastro.

Prima Dinastia ( circa 2950 a.C.)

Staatliched Museum Agyptisvhet Kunst, Monaco di Baviera