Oro, lapislazzuli, turchese, faience e paste vitree. Altezza del pendente cm 5,7 Museo Egizio del Cairo – JE 61901
La collana fu trovata tra le bende che avvolge ano la Mummia di Tutankhamon e, secondo Carter, si tratta di un gioiello che il giovane sovrano avrebbe realmente indossato.
La sua decorazione ha un carattere soprattutto protettivo, in quanto vi appare l’occhio udjat al centro, considerato un amuleto di grande efficacia.
L’occhio, che aveva un forte valore apitropaico, era legato al mitico confronto che vide opporsi Horo, legittimo erede al trono del padre Osiride, e suo zio Seth, che aveva ucciso il fratello usurpandone la corona
Horo, che era nato dopo la morte del padre, attese di aver raggiunto la maggiore età per sfidare Seth, così da vendicare Osiride e reclamare il trono.
Nel corso del combattimento Seth strappo’ al giovane l’occhio sinistro.
Il dio Thot lo curò e lo restitui’ al legittimo proprietario
La tradizione attribuiva alla ferita inferta a Horus la caratteristica macchia che compare sulle guance del falco, identificata come la lacrima di dolore fuoriuscita dall’occhio quando questo era stato strappato dall’orbita.
Il termine, udjat con cui veniva designato l’occhio di Horus, significa ” sano, integro’ e fa riferimento proprio al fatto di essere stato curato e ricollocato al suo posto dopo l’offesa subita.
La collana è costituita da tripli fili di perle in oro alternate a quelle in faience rossa, verde e blu.
Alla collana è sospeso un elaborato pendente al centro del quale si trova l’occhio udjat, realizzato in lapislazzuli ( pupilla, contorno dell’occhio e sopracciglio) e turchese ( bianco dell’occhio e spazio sotto il sopracciglio) incastonati nell’oro.
Ai due lati si trovano le dee tutelari dell’Egitto: a destra la dea cobra Uadjet, padrona del Delta, che cinge la corona rossa , a sinistra, con le ali spiegate verso l’occhio udjat, si trova la dea avvoltoio Nekhbet che in qualità di protettrice dell’Alto Egitto reca sulla testa la corona bianca con due piume di struzzo ai lati.
Le sue zampe stringono il segno shen, il geroglifico con la corda che racchiude tutto ciò che è illuminato dal sole.
Il pendente è chiuso in basso da una barretta orizzontale decorata con un motivo a strisce verticali.
La pesantezza del pendente è bilanciata, all’estremità opposta della collana, da un contrappeso a forma di nodo isiaco tra due pilastri djed.
Fonte:
Tutankhamon, i tesori della tomba – Zahi Hawass, – Einaudi
Tesori egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – F. Tiradritti – foto Arnaldo De Luca – Edizioni White Star
Lo scopo principale di una corretta cerimonia funebre era quello di permettere al defunto di raggiungere la Sala del Giudizio, dove avveniva la pesatura del cuore.
Se questo una volta posto sulla bilancia, pesava quanto una piuma di Maat, il defunto veniva accolto da Osiride nei Campi di Aaru, il luogo dei beati.
I Campi dei Beati erano la versione idealizzato di un regno terreno: lì il defunto avrebbe mangiato, bevuto e partecipato a molte delle attività che per gli Egizi erano importanti durante la vita.
Poiché l’agricoltura aveva in Egitto ruoli, centrale, ai defunti poteva essere richiesto di svolgere delle attività come arare, seminare o mietere.
Perciò, al fine di evitare che il morto passasse l’eternità a faticare nei campi veniva sepolto con alcune statuette chiamate Ushabt.
Esse rappresentano un’evoluzione della tradizione del tardo Antico Regno di porre nelle tombe statuette di servitori, figurine in pietra e argilla che rappresentavano uomini e donne nell’atto di svolgere lavori quotidiani.
All’inizio del Medio Regno queste figurine di servitori si trasformarono in elaborati modellini di panetteria, macellerie, laboratori, che includevano delle statuette in scala delle persone coinvolte nelle diverse attività.
I modellini, con il tempo, vennero usati sempre meno nelle tombe; nel frattempo, però, gli Ushabt avevano conosciuto uno sviluppo parallelo.
Statuette funerarie in esemplari singoli cominciarono ad apparire nel Primo Periodo Intermedio.
Erano fatte di cera e, fin da subito, ebbero prevalentemente la forma di mummia.
È chiaro che nelle loro prime incarnazioni, esse rappresentavano il proprietario della tomba.
Già all’inizio della XVIII Dinastia gli ushabti si erano moltiplicati, fino a essere anche più di quattrocento in una sola tomba.
Con Tutankhamon furono sepolti in tutto 413 ushabt: uno per ciascuno dei 365 giorni dell’anno, 36 per sovrintendere le settimane ( da 10 giorni ciascuna) e 13 supervisori per i mesi, da trenta giorni.
Le statuine sono fatte in molti materiali diversi, come Faience, legno, calcare, granito , calcite e quarzite , e hanno varie forme e dimensioni (da 10 fino a oltre 60 cm di altezza).
Sono tutte rappresentazioni del re come una mummia, con indosso copricapi reali o parrucche di varie fogge.
La maggior parte reca solo l’iscrizione con uno o due dei nomi ed epiteti di Tutankhamon è solo 29 recano l’iscrizione tratta dal sesto capitolo del Libro dei Morti.
Uno degli ushabti è stato trovato nell’anticamera, mentre gli altri erano nella camera del tesoro (176) e nell’annesso (236).
Originalmente, si trovavano in apposite casse.
Gli ushabti più belli sono fatti in legno e sono molto più grandi e di migliore qualità artistica rispetto agli altro.
Sei di essi erano stati donati come parte del corredo funerario del re da due suoi alti funzionari, il generale Nakhtmin è dal tesoriere Maya
Fonte:
Tutankhamon, i tesori della tomba – Zahi Hawass – Fotografie di Sandro Vannini – Einaudi
Una ricostruzione della camera funeraria che evidenzia le pitture parietali a fondo giallo con al centro il sarcofago.
La tomba di Tutankhamon, la cui scoperta nel 1922 da parte di Howard Carter, suscitò grande entusiasmo per l’eccezionalità dei tesori trovati, è, rispetto ad altre tombe reali, molto piccola. “Sia la modesta estensione del monumento funerario sia l’evidente rapidità con cui sono state eseguite le decorazioni, testimoniano della prematura morte (aveva 18 anni) di questo faraone salito al trono a nove anni succedendo ad Amenofi IV.”
Il sarcofago in quarzite in una foto originale di Harry Burton. Il sarcofago in quarzite e grande il coperchio di granito “erano scompagnati …altri segni della fretta con cui Tutankhamon fu deposto in quella che avrebbe dovuto essere la sua dimora per l’eternità. L’ enorme sarcofago serviva da ricettacolo ad altre tre ricchissime bare, l’ultima delle quali d’oro massiccio.”
La sensazionale scoperta colpì molto la fantasia popolare, ma gli studiosi hanno da sempre precisato che tutto il materiale ivi ammassato, a prima vista un tesoro unico, erano insieme di oggetti, sicuramente preziosi, ma provenienti da sepolture di sovrani scomparsi, per allestire velocemente il corredo funerario del giovane re. Infatti solo la camera sepolcrale è decorata da pitture, che sono giunte a noi quasi intatte. Le pareti sono rivestite di un intonaco di gesso dipinto di giallo, colore che rappresenta il divino. “La maggior parte delle figure rappresentate ha come base una griglia di venti quadrati, come si usava in epoca amarniana, anziché 18 in uso nei periodi precedenti e successivi.”
Le pitture murali hanno sicuramente un significato speciale per il viaggio del re essendo tutte correlate al compimento del passaggio di Tutankhamon alla vita eterna. Le decorazioni della parete est rappresentano l’unica scena della tomba che sia in rapporto con i viventi, l’est è Infatti il dominio della vita, l’orizzonte dove si leva il sole. La sequenza delle scene, che vanno lette da destra a sinistra, inizia sulla parete più a est, dove è raffigurato il funerale del sovrano.
La mummia reale, il cui nome è scritto sopra in geroglifici, è distesa su un catafalco riccamente decorato e trainato da un gruppo di dodici alti dignitari di corte con in capo la caratteristica benda bianca del lutto.
Particolare della parete est con i cinque gruppi di uomini che trainano la mummia di Tutankhamon. I personaggi dal cranio rasato sono i Visir dell’Alto e del Basso Egitto.
La mummia reale, il cui nome è scritto sopra in geroglifici, è distesa su un catafalco riccamente decorato con festoni di fiori e trainato da un gruppo di dodici alti dignitari di corte con in capo la caratteristica benda bianca del lutto. Tra loro, nei due con la testa rasata, si riconoscono i visir dell’Alto e Basso Egitto. Al di sopra un testo geroglifico riporta le parole rituali: ‘Neb-Kheperu-Ra (Tutankhamon), Vieni in pace, o Dio protettore del paese.” Soprattutto durante il nuovo Regno questo tipo di raffigurazioni ricorre spesso nelle tombe dei ricchi, ma non si è mai riscontrato in altre sepolture reali. Da questo punto di vista la tomba di Tutankhamon è un Unicum.
Solo la sala del sarcofago ha le pareti stuccate e dipinte: lo sfondo è giallo, il colore che rappresenta il divino. Tra le raffigurazioni che la ricoprono, solo la parete Ovest descrive i cicli dei testi funerari regali (libro dell’Amduat); le altre pareti illustrano le cerimonie funebri del re e l’accoglienza che gli viene riservata dagli dei nell’aldilà. Le scene sono sempre ordinate da destra verso sinistra.
Una delle prime ricostruzioni della camera funeraria della tomba di Tutankhamon. A destra è ben visibile la parete nord.
PARETE NORD
La parete settentrionale (nord) è divisa in tre parti e mostra il re dopo la morte. A destra è raffigurato il momento in cui Ay, con la corona blu (Khepresh) e la pelle di leopardo riservata ai sacerdoti, esegue il rito di rivificazione: ” l’apertura della bocca”del defunto faraone che è rappresentato come Osiride.
Il muro nord della camera funeraria. Foto: J. Paul Getty Trust
Tra i due è posto un tavolino dove sono sistemati gli strumenti necessari alla cerimonia. Questa scena conferma Ay quale erede del re, ma non rispetta le regole canoniche, perché Ay effettua la cerimonia, che era prevista per l’erede del trono, indossando i simboli della sovranità e sopra la sua testa si può leggere il suo nome di incoronazione che è “Keper-Keperu-Ra”.Tutto ciò ha scatenato tra gli studiosi non pochi dubbi.
Valle dei Re, tomba di Tutankhamon. Il gran sacerdote Ay presiede al rito dell’ “apertura della bocca” durante il funerale di Tutankhamon.
Nella parte centrale il sovrano, è in abiti terreni, ” ovvero del re vivente giacché egli è ormai tale dopo la cerimonia de “l’apertura della bocca” ed è accolto nell’aldilà dalla dea Nut”.
Nell’ultima scena della parete Tutankhamon, affiancato dal suo Ka, la forza vitale, abbraccia Osiride il re dei defunti, con il quale egli stesso ormai si identifica.
Tutankhamon, affiancato dal suo Ka, la forza vitale, abbraccia Osiride il re dei defunti, con il quale egli stesso ormai si identifica.
La nuova piattaforma per i visitatori nella tomba di Re Tutankhamon Foto: J. Paul Getty Trust
PARETE OVEST
Tra le raffigurazioni che ricoprono le pareti della camera funeraria di Tutankhamon solo la parete ovest allude ai cicli dei testi funerari regali. Le altre pareti rappresentano scene relative alle cerimonie funebri del faraone e all’accoglienza che le divinità gli riservano nell’aldilà. Come già ricordato nelle pareti precedenti, le scene vanno lette da destra verso sinistra. La sequenza inizia dalla parete più a est dove è descritto dettagliatamente il funerale del sovrano, e tutte sono correlate al compimento del passaggio del re alla vita eterna.
La decorazione della parete ovest è stata dedicata alla prima ora della notte, come è descritta nel testo funerario dell’ Amduat (ciò che è nell’aldilà).
La decorazione della parete ovest è stata dedicata alla prima ora della notte, come è descritta nel testo funerario dell’ Amduat (ciò che è nell’aldilà), anche se in una versione breve e incompleta. Nel registro superiore abbiamo la barca solare sulla quale viaggia il dio Khepri, come scarabeo.
Nel registro Superiore si trova la barca solare, sulla quale e rappresentato lo scarabeo Khepri, il sole nascente. Due figure maschili entrambe rappresentanti Osiride, sollevano le braccia in atto di omaggio nella sua direzione.
Khepri (parte integrante del prenome Neb-Kheperu-Ra di Tutankhamon) è identificato con il sole nascente; ai suoi lati due figure maschili, rappresentanti ambedue Osiride, gli rendono omaggio con le braccia in alto. A destra dell’imbarcazione una processione di cinque divinità dell’oltretomba: Maa, Nebtuba, Heru,, Kashu e Nehes (tre dei e due dee).
Nel registro Superiore, sulla parte destra, una processione di cinque divinità dell’oltretomba: Maa, Nebtuba, Heru,, Kashu e Nehes (tre dei e due dee).
La parte inferiore è suddivisa in sezioni che rappresentano dodici babbuini accovacciati, simbolo delle dodici ore della notte “attraverso le quali il re doveva passare per poter rinascere”
Il babbuino raffigurato nella prima casella , in alto a sinistra. Rappresenta una delle 12 ore della notte, attraverso le quali doveva passare il re per poter rinascere.
KV35 è un’antica tomba egizia scoperta nel 1898 da Victor Loret nella cosiddetta Valle dei Re . Appartiene al faraone Amenhotep II
Camera funeraria della tomba KV35: In alto sulla destra la rappresentazione della Duat
Rappresentazione ravvicinata della Duat nella tomba KV35 nella Valle dei Re.
Figurazione del “Libro delle Porte” nella tomba (KV57) di Horemheb.
PARETE SUD
La parete sud
Le pareti della camera funeraria di Tutankhamon erano dipinte con raffigurazioni che ci sono pervenute quasi intatte. Purtroppo la porta che dava accesso alla camera sepolcrale era posizionata nella parete sud ed è quella che ha subito gravi danni a causa delle inevitabili opere di smantellamento necessarie per consentire il passaggio degli ingombranti scrigni in legno dorato ed i preziosi sarcofagi. L’equipe di Howard Carter riuscì comunque a recuperare la maggior parte dei frammenti, così da poter ricostruire la scena . Oggi, grazie a ripetuti lavori di restauro è possibile osservare il re con il copricapo Khat, che riceve la vita, sotto forma di ankh, da Hathor, signora dell’Occidente, in presenza di Anubi, divinità dell’oltretomba e della mummificazione.
Immagine ravvicinata di Tutankhamon che riceve la vita sotto forma di Ankh da Hator, signora dell’Occidente
Il rito del dono dell’ankh, o dono della vita, era uno dei più importanti e indispensabili per i sovrani dell’Antico Egitto, “rappresentava come una sorta di garanzia di vita eterna e rinascita nell’aldilà; conferita al re dagli dei è basata sull’eccellenza del lavoro da lui compiuto durante la sua vita terrena per mantenere l’ordine del mondo e sconfiggere le forze della natura”.
Immagine ravvicinata di Anubi
Originariamente la scena proseguiva con la dea Iside: dietro di lei c’erano tre dei dell’oltretomba in ginocchio: “tre grandi dei, signori della duat” come precisa lo stesso Carter.
È oggi evidente che la decorazione di questa parete sia stata fatta per ultima e in fretta dopo che gli scrigni erano stati montati nella Camera Funeraria. È inoltre evidente, inoltre, la differenza, di “mano” di chi la eseguì (rispetto alle altre) anche perché le proporzioni delle figure, su questa parete, non sono basate sul canone amarniano di 20 quadrati, bensì sulla più tradizionale griglia compositiva di 18 quadrati”.
Colonne hathoriche del Tempio di Nectanebo I ad Hathor, a File
Le pitture murali della tomba di Tutankhamon hanno un significato speciale per il suo viaggio nell’oltretomba; nonostante siano scarne di contenuto e molto semplici nelle esecuzione, assumono un interesse particolare perché formano l’essenza dei concetti che riguardano l’aldilà tipici dell’epoca.
Statua di Anubi ritrovata nel lato occidentale della camera funebre di Tutankhamon. La statua di Anubi, divinità dell’oltretomba e della mummificazione, rappresenta lo sciacallo accucciato a guardia dei tesori del suo padrone. È fatta di legno ricoperto di resina nera ed è dorato su collo e occhi (in calcite ed ossidiana) e sull’interno delle orecchie; le unghie sono invece di argento massiccio
Volevo invece parlarvi in dettaglio di un’ipotesi – che molti di voi probabilmente conoscono – secondo cui la maschera di Tutankhamon sarebbe…di un altro.
Il principale sostenitore di questa tesi è l’archeologo Nicholas Reeves (lo stesso che ipotizza che dietro la parete nord della camera sepolcrale di Tutankhamon si nasconda la tomba di Nefertiti), ma è stata appoggiata anche da altri egittologi quali Joan Fletcher – e fermamente respinta da altri, come Zahi hawass.
Da dove parte questa intrigante ipotesi?
Innanzitutto sappiamo che la maschera, che pesa ben 11 chilogrammi d’oro, non è formata da un unico pezzo: La maschera infatti è formata da almeno otto parti diverse, unite da rivetti, in due leghe diverse d’oro, entrambe ad alta caratura (parliamo di > 23 carati per la “base” e 18-23 carati per le finiture), leggermente più fredda per viso e collo, più calda per il resto della maschera.
Il volto è sicuramente il suo, congruo con la prima e la terza bara nonché con le statue-guardiano all’ingresso della camera sepolcrale. Le iscrizioni sul retro della maschera (Capitolo 151 del Libro dei Morti) riportano invece tracce di manipolazione o correzione dei cartigli di Tutankhamon, che lasciano intravedere un secondo nome inciso sotto.
Una foto “traditrice”: la barba cerimoniale è già spezzata mentre la maschera è ancora sulla mummia di Tutankhamon – probabilmente rotta durante i primi tentativi di liberare la mummia dalla massa bituminosa versata nella terza bara
Lo stesso Burton ci testimonia il distacco della barba cerimoniale e dei collari in dischi d’oro e faience
I danni alla maschera sono evidenti soprattutto nella decorazione di pasta vitrea blu sul nemes, staccatasi in diversi punti (dovuta alla difficoltà di liberarla dalla massa bituminosa in cui era avvolta la terza bara), ma ci sono anche due fori nella parte anteriore destra praticati nell’antichità. L’ipotesi più accreditata è che siano stati fatti per legare il flagello in posizione al momento della cerimonia della “Apertura della Bocca” quando la mummia del Faraone defunto doveva essere posizionata in piedi (come raffigurato sulla parete nord della tomba).
I fori sul lato destro della maschera attraverso cui era stata passato un filo per tenere alto il flagello regale
Un terzo danno nella parte posteriore – apparentemente dovuto ad un urto o una caduta – ha fatto sospettare che qualche incidente sia avvenuto durante la cerimonia funebre (non sorprendentemente visto il peso dei singoli elementi e lo strettissimo spazio a disposizione).
Nel 2014, sostituendo una luce della teca in cui era esposta, la maschera è caduta staccando nuovamente la barba; sono stati necessari due interventi di restauro per ri-posizionarla.
Le analisi fotografiche recenti hanno portato alla conclusione che la maschera sia stata modellata martellandola a freddo e rivettando o saldando le singole parti, che risultano essere:
– Il pannello frontale
– Il pannello posteriore
– L’ureo e l’avvoltoio sulla fronte
– Il viso
– Le due orecchie
– La barba
– Il collare
Le diverse parti che compongo la maschera
L’interno della maschera con le parti separate saldate o rivettate
Secondo Reeves, anche se il viso separato era una caratteristica costruttiva confermato anche da altri ritrovamenti, il fatto che il contorno occhi/sopracciglia sia in lapislazzuli invece che pasta vitrea come il nemes e la lega leggermente diversa del volto suggerirebbero una possibile modifica del “destinatario” della maschera.
Un elemento critico parrebbero essere i due dischi d’oro originariamente posti sui fori dei lobi della maschera, così come sulla terza bara. Tutankhamon aveva i lobi forati, come mostrato nella famigerata testa che emerge dal fiore di loto; allora perché coprire i fori?
I due dischi che chiudevano i fori sui lobi delle orecchie della maschera funebre
Solo tre Faraoni sono rappresentati con gli orecchini: oltre a Tutankhamon, solo Amenhotep I e Ramses II – ma in tutti e tre i casi sono raffigurati fanciulli. Se ne dedurrebbe che per i maschi adulti non fosse conveniente mostrarsi con gli orecchini. Un’ipotesi prevede quindi che la terza bara e la maschera siano stati preparati quando Tutankhamon era ancora un ragazzino all’ascesa al trono, e successivamente i fori ai lobi delle orecchie siano stati coperti. L’ipotesi sarebbe però in contrasto con il fatto che entrambi siano modellati per un adulto.
Un’altra ipotesi considera invece che la maschera sia sitata preparata per una donna e che la parte del volto sia stata “estratta” e sostituita con le sembianze di Tutankhamon. A sostegno di questa ipotesi Reeves cita lo scarabeo in resina (Carter 256q) – che probabilmente sostituì lo scarabeo del cuore – la cui collana è in oro riutilizzato, e le fasce dorate che avvolgevano la mummia del Faraone. Entrambi hanno inciso sul loro lato inferiore il cartiglio di Ankhe(t)perure Neferneferuaton, lo sfuggente personaggio che sarebbe salito al trono dopo Akhenaton e Smenkhare, prima di Tutankhamon.
Lo scarabeo in resina probabilmente usurpato per Tutankhamon
Le fasce dorate le cui bande inferiori riportano i cartigli di Neferneferuaton
Marc Gabolde nel 1998 ha trovato una frase associata a Neferneferuaton, “Colei che è di beneficio per suo marito”, che secondo Reeves e Gabolde stesso identificherebbe questa figura regale come Nefertiti.
L’identificazione di altri oggetti nella tomba che non apparterrebbero al corredo originale di Tutankhamon sembrerebbe rafforzare questa ipotesi. I contenitori dei vasi canopici, di sembianza femminile, i piccoli sarcofagi all’interno che contenevano gli organi interni del Faraone, che non hanno le figure delle dee alate (simbolo faraonico) e i cui cartigli all’interno sembrerebbero mostrare al di sotto, sovraincisi, i cartigli Neferneferuaton. Il nome Neferneferuaton è inoltre compatibile con ciò che si intravede sotto i cartigli modificati sul retro della maschera.
Il cartiglio modificato visibile sulla parte laterale della maschera
Ricostruzione del cartiglio sovrainciso: Ankhe(t)perure Neferneferuaton
Le figure rappresentate sui contenitori in alabastro dei vasi canopi hanno sembianze decisamente femminili
Uno dei sarcofagi canopici contenete gli organi interni del Faraone: mancano le dee alate sui fianchi; secondo Reeves un indizio che furono preparati per un co-reggente
L’ipotesi di Reeves, quindi, è che la maschera funebre sia stata inizialmente cesellata per Nefertiti nel suo ruolo di co-reggente di Akhenaton, probabilmente con i suoi tipici orecchini a bottone, e che in un secondo tempo siano stati asportati il viso (rimodellato sulle fattezze di Tutankhamon) e le orecchie (i cui lobi forati sono stati coperti da un disco d’oro) prima di riapplicarli alla maschera stessa.
La ricostruzione di Reeves dell’ipotetica maschera originale unendo l’immagine del busto di Nefertiti a Berlino
Un’ipotesi intrigante, che probabilmente continuerà a dividere gli archeologi ancora per molto.
FONTI:
Nicholas Reeves, The Gold Mask Of Ankhkheperure Neferneferuaten. Journal of Ancient Egyptian Interconnections, 2015
Nicholas Reeves, Tutankhamun’s Mask Reconsidered. Bulletin Of The Egyptological Seminar, 2015
Nicholas Reeves, The Complete Tutankhamun, 1998
The Griffith Institute, Tutankhamun: Anatomy of an Excavation. The Howard Carter Archives
Legno dorato, altezza 190 cm ciascuna, Museo Egizio del Cairo, JE 60707 e 60708, Carter 22 e 29
Le due statue poste originariamente a guardia del passaggio verso la Camera del Sarcofago sono molto simili, ma non identiche. In legno stuccato, dipinto in nero sulle parti scoperte del corpo ad indicare la rigenerazione e con tutti gli ornamenti dorati a parte i sandali e l’ureo sulla fronte, in bronzo. Il collare ha un pendente con lo scarabeo alato, ricorrente nei pettorali del faraone. Entrambe hanno una mano un’asta ed una mazza.
La due statue ancora in situ dopo il parziale svuotamento della tomba. Carter e Carnarvon decisero di lasciarle al loro posto fino all’apertura del passaggio alla Camera Sepolcrale in maniera simbolica: i guardiani ancora al loro posto a vigilare che lo scavo fosse compiuto con il rispetto dovuto al Faraone. Probabilmente la decisione fu di Carter, avvezzo alla “scenografia” locale, per rendere la cerimonia di apertura ancora più impressionante. L’effetto fu più tardi descritto come “un’atmosfera straordinaria di presenza divina” (Hornurg, 1982)
L’imballaggio della 60707 effettuato in situ per il trasporto in laboratorio. Sullo sfondo il “muro d’oro” visibile dopo l’apertura del passaggio alla Camera Sepolcrale
La 60707 pronta per essere trasportata. Queste foto di Burton ci danno un’idea del lavoro necessario per ogni singolo reperto ritrovato, ed il rischio di danneggiamento sempre presente lavorando in spazi così angusti
Mace e Lucas al lavoro sulla 60707 nel laboratorio. Da notare il tavolo “forato” usato come supporto per il gonnellino, probabilmente un’idea di Callender che con il suo spirito pratico risolse così tanti problemi
Nel tempo si era diffusa l’idea che fossero anche un nascondiglio segreto per i papiri legati al culto dei morti, ipotesi smentita agli inizi del secolo con una serie di radiografie delle statue
Le forme risentono ancora dell’influenza di Amarna: i volti sono realistici ed i lineamenti sono quelli reali di Tutankhamon, l’addome leggermente sporgente, le gambe non massicce.
La due statue appena “stabilizzate” in laboratorio
Qui si evidenziano i lineamenti aggraziati e realistici della statua
Gli occhi hanno il profilo in bronzo e sono intarsiati con calcare cristallino ed ossidiana. Una delle due statue è riprodotta con il copricapo “nemes” (JE60707) come la maschera funeraria e legato alla rinascita solare, mentre l’altra ha il copricapo “khat” più arrotondato e legato al simbolismo lunare nonché alla “radianza” (iAxw – oggi forse lo chiameremmo “aura”) simbolo della trasformazione divina del sovrano.
Anche le iscrizioni sul gonnellino sono diverse: quella col nemes riporta: “Il Dio perfetto di cui essere fieri, il sovrano di cui tutti si gloriano, Nebkheperure, Figlio di Ra, Signore dei Diademi,. Tutankhamon, Sovrano di Eliopoli del Sud, che vivrà per sempre come Ra”. La statua con il khat riporta invece “Dio buono al quale tutti si inchinano, il sovrano di cui tutti si gloriano, il Ka di Harakty, l’Osiride, il Sovrano, il Signore delle Due Terre, giustificato”.
La statua del Faraone con il nemes esposta al Museo del Cairo
E quella del suo Ka con il copricapo khat, sempre al Museo del Cairo
Quindi in realtà abbiamo Tutankhamon sovrano, con il nemes, di fronte al suo Ka, con il khat, come parte integrante di sé e sua parte ultraterrena, due “lati” della stessa essenza come erano ai due lati del passaggio alla Camera del Sarcofago. Il simbolismo solare e lunare rappresenta la ciclicità e l’eterna trasformazione di cui la Camera Sepolcrale rappresenta lo spazio sacro in cui avvengono.
Le dimensioni maggiori di quelle reali suggeriscono l’importanza data al culto del Ka durante il regno di Tutankhamon.
Fonti:
Howard Carter, Tutankhamon. Mondadori, 1985
Museo Egizio del Cairo
Bell, L., 1985, ‘Luxor Temple and the Cult of the Royal Ka’, ‘Journal of Near Eastern Studies’, Vol. 44, No. 4, The University of Chicago Press, USA
Kawai N., 2000, ‘Development of the Burial Assemblage of the Eighteenth Dynasty Royal Tombs’ Orient Magazine, Volume XXXV, The Johns Hopkins University, USA
O’Neill, B. The Grave Goods of Tutankhamun – Expectations of a Royal Afterlife
Legno dipinto, 44x43x61 cm, Museo Egizio del Cairo, JE 61467/Carter 21
È lui. È stato il primo oggetto ufficialmente estratto dalla tomba. Lo vediamo nelle primissime foto di Burton, messo un po’ di traverso davanti al foro praticato dalla “Banda Carter” per entrare nella Camera del Sarcofago.
La posizione in cui fu ritrovato nell’Anticamera, vicinissimo al muro di divisione con la Camera del Sarcofago
Fu il banco di prova per le procedure messe in atto da Carter per trattare immediatamente i reperti appena usciti dalla tomba. Lucas riporta:
“Pulito con una spazzola morbida e benzina: riempito le piccole crepe e vescicole con cera di paraffina sciolta in benzina mediante una pipetta: spruzzato con una soluzione di celluloide in amilacetato ed infine rivestita l’intero cofanetto internamente ed esternamente con cera di paraffina fusa”.
Sui fianchi del cofanetto il Faraone viene ritratto in due scene immaginarie di battaglia contro nemici nubiani (“distruggendo questa terra di codardi di Kush, lanciando i suoi dardi contro i nemici”) e siriani, mentre sul coperchio sono raffigurate due scene di caccia.
Il coperchio con le scene di caccia
Con il suo carro Tutankhamon travolge immense quantità di nemici (“calpestandone centinaia di migliaia e creando lo scompiglio tra di essi”), protetto da un doppio simbolo “shen”, ciascuno tra le zampe dell’avvoltoio di Nekhbet. Dietro al re, i carri dei suoi squadroni lo seguono mentre i nemici giacciono in una massa disordinata, con i cani del Faraone che li dilaniano (nubiani su un lato e siriani sull’altro in una rappresentazione quasi simmetrica).
Nelle scene di caccia, si vedono dipinte gazzelle, struzzi ed una iena attaccate dai cani del re, mentre il Faraone caccia un leone secondo l’iconografia tipica. L’iscrizione riporta che “trovò grandi quantità di animali selvatici del deserto, e la sua Maestà li ha catturati in un attimo” e “combattendo i leoni ne ebbe successo, il suo potere è quello del figlio di Nut”.
Gli animali nella scena di caccia (particolare)
I Siriani travolti dal Faraone nelle foto di Burton
Sui lati Tutankhamon, rappresentato come la sfinge reale, calpesta i nemici caduti.
Le due sfingi araldiche che sottomettono i nemici sui due lati del cofanetto
Tutte le rappresentazioni di questo cofanetto hanno il significato di mostrare il Faraone nel suo ruolo cosmico di garante della Maat, l’ordine e l’organizzazione stabiliti dal demiurgo all’inizio della creazione contro le forze del caos simboleggiate dai nemici e dagli animali del deserto.
Il Faraone, senza auriga, tiene le redini legate ai fianchi per poter usare il suo arco. È stato ipotizzato che i ventagli dietro al Faraone (incongruenti con una scena di battaglia) costituissero delle insegne di battaglia portate da prigionieri di guerra o che avessero un significato esoterico di presenza della divinità accanto al faraone.
Carter lo apprezzò soprattutto per i dettagli straordinari: i disegni della pelliccia degli animali, le decorazioni delle bardature dei cavalli, particolari dei nemici caduti.
Particolare dei carri che seguono il Faraone
I Nubiani travolti dal caos
Fu aperto e saccheggiato nell’antichità: all’interno fu ritrovato dell’abbigliamento da bambino, compreso dei guanti da arciere, un poggiatesta in legno dorato e dei sandali da adulto probabilmente provenienti da un altro contenitore.
L’interno del cofanetto: si vedono bene a destra un paio di sandali ed il poggiatesta
Fonti:
Museo Egizio del Cairo
Howard Carter, Tutankhamon
Henry James, Tutankhamon – Edizioni White Star
The Griffith Institute, Tutankhamun: Anatomy of an Excavation. The Howard Carter Archives
Foto: Museo Egizio del Cairo, Merja Attia, The Griffith Institute
Di Chiara Ba; revisione e aggiornamento del prof. Maurizio Damiano
All’epoca della scoperta della sua tomba, di Tutankhamon si sapeva solo che era esistito, aveva regnato ed era morto. In pratica, aprendo il suo sepolcro, Howard Carter stava tracciando le prime righe su un foglio bianco.
Ritratto di Tutankhamon, dal suo personale manichino. Da Wikipedia
Sembra assurdo a dirsi, ma a cent’anni da allora, dopo studi eseguiti con i più sofisticati mezzi a nostra disposizione, sono più gli interrogativi che non le risposte. Le iscrizioni sui vari oggetti presenti nella tomba sono tante, gli oggetti stessi sono appartenuti a varie persone, oltre al giovane re stesso, ma non ci aiutano molto a capire chi effettivamente fosse Tutankhamon, né la sua effettiva parentela con gli altri membri della sua famiglia, salvo qualche eccezione. Per queste informazioni si è dovuto cercare altrove. Aggiungiamo anche svariate credenze inesatte su di lui formatesi al di fuori dell’ambito degli studiosi, in seno ai media e ai social, frutto non della ricerca scientifica ma della voglia di stupire, di lanciare la notizia-bomba di certi dilettanti (spesso si autoproclamano “studiosi indipendenti”) amanti del sensazionalismo, e la confusione sarà completa.
Cominciamo comunque a sfatare alcuni miti.
Tutankhamon, il re fanciullo:
no; è morto giovane, certo, intorno ai diciotto anni. In Egitto, un maschio era considerato adulto verso i quindici, quindi Tutankhamon non era affatto un fanciullo, ma un uomo.
Tutankhamon come dio Nefertum che emerge dal fiore di loto. Ritratto del re in età infantile. Museo Egizio del Cairo
Tutankhamon non era di sangue reale, e regnò solo perché aveva sposato una principessa:
assolutamente falso; sua moglie Ankhsenamon era la terzogenita della coppia Akhenaton e Nefertiti. Tutankhamon era assolutamente di sangue reale: un blocco di pietra trovato a Ermopoli lo definisce “figlio del re, del suo corpo”, quindi figlio carnale, non adottivo. Purtroppo, il blocco non riporta il nome del re. L’esame del DNA poi toglie ogni dubbio: Tutankhamon era effettivamente un membro della famiglia reale.
Tutankhamon e Ankhesenamon: la regina sparge un profumo sul pettorale del marito. Immagine scolpita sullo schienale del trono.Una curiosità: il nome scritto nel cartiglio è già Tutankhamon, mentre in altri posti del trono è ancora Tutankhaton.Museo Egizio del Cairo
Tutankhamon è figlio di Akhenaton e Nefertiti:
no; la teoria è stata sostenuta in passato da molti egittologi in mancanza di altre prove e a causa degli oggetti col nome di Tutankhaton rinvenuti nel Palazzo Nord di Amarna, una delle sedi della famiglia reale e un tempo creduta specialmente di Nefertiti. L’avanzare delle ricerche scientifiche, con i test del DNA, oggi hanno permesso di stabilire con una probabilità superiore al 99,90% che i genitori sono identificabili con due mummie: quella maschile della KV55, che molti ritengono sia lo stesso Akhenaton (convinzione rafforzata dallo studio dei geroglifici abrasi e del DNA di Amenhotep e Tiye, suoi genitori), e la Younger Lady rinvenuta nella KV35YL, che alcuni hanno ipotizzato essere Nefertiti, ma la cosa è lungi dall’essere provata. Il DNA prova che i genitori di Tutankhamon erano fratelli carnali, che erano figli di re Amenhotep III e della sua regina principale Tiye, e che forse morirono relativamente giovani. Non entro in particolari perché il discorso può farsi davvero lungo; comunque, per età e, per quanto riguarda solo lei, per DNA, le due mummie non possono essere identificate con Akhenaton e Nefertiti. L’Egittologo Maurizio Damiano, curatore della mostra inaugurata in questi giorni a Venezia (Palazzo Zaguri), specifica: “Attenendoci ai fatti, possiamo ricordare che l’unica sorella di Akhenaton che ha i titoli di: “Erede Regale”, “Figlia di Re, Sorella di Re, Moglie di Re e Madre di Re” è Sitamon. E in effetti solo lei è: “Erede Regale” (era la maggiore delle figlie di Amenhotep III e Tiye; inoltre aveva sposato il padre divenendone la regina), “Figlia di Re (di Amenhotep III), Sorella di Re (di Akhenaton), Moglie di Re (di Amenhotep III; poi di Akhenaton?) e Madre di Re (di Tutankhamon?)”: Sitamon è dunque l’unica per cui tali titoli possano essere giustificati, se generò Tutankhamon, e il DNA completa il quadro, andando ad aggiungersi ad altre prove, quelle trovate in uno dei palazzi reali.”
In ogni caso, Tutankhamon era di sangue reale.
Statua colossale che rappresenta Tutankhamon e Ankhesenamon nelle vesti degli dèi Amon e Mut. Successivamente usurpata da Horemheb. Tempio di Luxor.Da Wikipedia.
Tutankhamon fu assassinato con un colpo in testa:
no, assolutamente no. Il trauma cranico esiste, ma è stato sicuramente inferto post mortem, in sede di mummificazione.
Tutankhamon fu assassinato dal suo successore Ay, che usurpò il trono:
assolutamente no. A parte il fatto che oggi sappiamo che Tutankhamon non fu affatto ucciso, le ricerche storiche hanno appurato che Ay non solo non fu un assassino (tesi da romanzo e non di storia) né un usurpatore, ma che al contrario cercò in ogni modo di salvare la dinastia. Ay infatti fu molto probabilmente parente di Tutankhamon (prozio, in quanto fratello della nonna, la regina Teye). Alla morte del giovane re, che non aveva figli, l’ultrasessantenne Ay era il parente maschio più prossimo al trono, il primo in linea di successione e la carica più alta da molti anni. Quindi, NON un usurpatore.
Il nuovo faraone Ay (a destra) effettua la cerimonia dell’Apertura della Bocca sulla mummia di Tutankhamon (a sinistra). Tomba di Tutankhamon.Da Wikipedia
Tutankhamon era deforme, con un piede assai torto, larghi fianchi femminei e denti sporgenti che fuoriuscivano dalle labbra:
si tratta di una ricostruzione famosa, ma del tutto fantasiosa, volta solo al sensazionalismo mediatico. Basta osservare la mummia per capire: la torsione appare molto meno pronunciata di quella mostrata nella ricostruzione. Il re aveva poi una struttura esile, con fianchi stretti. Quanto ai denti, presentavano un certo prognatismo, carattere di famiglia, ma non tale da giustificare lo sporgere degli incisivi dalle labbra. In realtà, la mummia presenta questo aspetto per il naturale ritirarsi postmortem dei tessuti.
Da sinistra a destra: La mummia di Tutankhamon, statua raffigurante Amenhotep IV–Akhenaton, la ricostruzione dell’aspetto fisico di Tutankhamon. Immagine tratta dal blog La civiltà egizia, per gentile concessione del prof. Maurizio Damiano
Come si sia arrivati alla presunta ricostruzione fisica di Tutankhamon ce lo ha spiegato il prof. Maurizio Damiano proprio in un articolo di questo blog (https://laciviltaegizia.org/2021/01/11/ma-alla-fine-vogliamo-ragionare-davvero-sul-povero-tut/): l’operazione commerciale (e non scientifica) eseguita è stata fatta unendo la mummia (a sinistra) con il singolare aspetto fisico presentato dalle statue di Amenhotep IV – Akhenaton, e accentuando i problemi fisici realmente esistenti. Si prega di osservare il piede sinistro: nella ricostruzione, appare con una torsione inesistente nella realtà. Tutankhamon soffriva di piede equino, un’anomalia che rende fastidioso poggiare il tallone, e si manifesta dunque in un lieve fastidio che non dà neanche una vera zoppia.
Torniamo poi alla singolarità delle statue più antiche di Akhenaton, periodo cui appartiene questa riprodotta qui sopra: si trattava di raffigurazioni molto simboliche, non certo dei ritratti. Il faraone era considerato padre e madre insieme dei viventi, una sorta di Divino Androgino (rifacendosi al dio Hapy, spirito della piena nilotica): la statuaria di Akhenaton rispetta appunto questi canoni, mostrando il faraone con fianchi ad anfora e un accenno di seno. I tratti somatici erano stati molto accentuati perché la statua, di proporzioni colossali, era destinata ad essere vista da vari metri più in basso, e le proporzioni si sarebbero corrette automaticamente con la visione di scorcio. Nelle statue più tardive, e comunque in quelle di dimensioni più ridotte, destinate ad essere viste da un’altezza normale, Akhenaton presenta dei tratti non così esasperati.
Un’assurda “ricostruzione” fantasiosa, dunque, cui la scienza e la realtà storica sono del tutto estranee.
Akhenaton, con in capo il Khepresh, la corona blu.Notare che i tratti del re appaiono molto più realistici.Da Wikipedia.
Tutankhamon fece scolpire una maledizione nella sua tomba:
proprio no! Gli egizi facevano uso di magia, certamente, ma in nessuna parte della tomba o dei sarcofagi si trova la formula “la morte sopraggiungerà su rapide ali per colui che disturba il sonno del re”. Ora, a parte il fatto che gli egizi non vedevano la morte come un essere alato, e quindi non avrebbero usato questa immagine, si è trattato di una commistione di casualità e idea pubblicitaria.
Lord Carnarvon, mecenate di Carter, per non intralciare i lavori con infinite interviste, aveva concesso l’esclusiva mondiale al Times. Questo indispettì non poco gli altri giornalisti, che non avevano notizie di prima mano per le loro testate. Fu allora che avvenne la prima casualità: un cobra, il serpente simbolo della regalità dei faraoni, divorò il canarino di Carter. Allora, una scrittrice amante del paranormale, Marie Corelli, avvertì Carnarvon di una possibile maledizione se si fosse profanata la tomba. Intervenne Arthur Conan Doyle (sì, proprio l’autore di Sherlock!): giornalista e pure lui appassionato fino al fanatismo dell’occulto, uomo che “voleva credere”, che con una battuta contribuì non poco (e piuttosto involontariamente) alla diffusione delle voci sulla maledizione (Conan Doyle contribuì a diffondere anche altri “eventi” paranormali di epoca vittoriana). Lord Carnarvon, a distanza di un anno dall’apertura della tomba, morì improvvisamente a causa della puntura infetta di un insetto. Vittima della maledizione, senza dubbio! Poco contava il fatto che lord Carnarvon fosse un uomo fragile, di salute assai malferma, e che le infezioni, ieri come oggi, siano all’ordine del giorno, a maggior ragione in un uomo malato. Aggiungiamo il fatto che i giornali non avevano notizie di prima mano sulla tomba, data l’esclusiva concessa al Times! I giornalisti si gettarono sul caso e lo gonfiarono a dismisura.
Ci vollero otto anni per lo sgombero totale della tomba, e per otto anni si continuò a ventilare sulla maledizione. Non ci si chiese perché lo stesso Carter, o il dottor Derry che effettuò l’autopsia, o lady Evelyn, continuassero a vivere senza problemi. Né in seguito si fece cenno al fatto che persone come sir Alan Gardiner (che tradusse i geroglifici della tomba) o il tenente inglese di guardia alla tomba che per tutti quegli anni vi aveva dormito, fossero morti in età molto avanzata (il tenente morì quasi centenario). Bastava che morisse un parente, un amico, una qualunque persona legata in qualsiasi maniera alla tomba, che non si avevano dubbi, Tutankhamon aveva colpito! Ci fu persino chi si suggestionò al punto da suicidarsi “per non dover più attendere”. Si parlò di maledizione anche quando morì Carter, ben diciassette anni dopo. La stragrande maggioranza degli “implicati” nella spedizione morì a circa 20/30 anni di distanza dall’apertura della tomba.
Per la cronaca, lady Evelyn morì a 79 anni, nel 1980. Forse, la maledizione aveva perso il suo effetto. La verità è che se prendessimo un celebre monumento, come il Colosseo, e tenessimo il conto di coloro che entro i 30 anni successivi sono morti, magari in incidenti, la maledizione sarebbe una “realtà” per ogni luogo, ogni persona.
Da sinistra: Lord Carnarvon, sua figlia lady Evelyn e Howard Carter.Da Wikipedia
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LA VITA
Nacque presumibilmente nella capitale Akhet-Aton, intorno agli anni 10/12 del regno di Akhenaton, forse anche dopo, e alla nascita gli fu imposto il nome di Tutankhaton, “Immagine vivente di Aton”. I suoi genitori erano fratelli, entrambi figli di Amenhotep III e della regina Tiye. Il padre di Tutankhaton fu re: escludendo l’effimero faraone Smenkhkare (di cui non è certa neppure la reale identità) per quanto detto sopra il più probabile, e quasi certo candidato alla paternità, è Akhenaton. La madre morì quando Tutankhaton doveva essere neonato o poco più; sorvoliamo sulle teorie sul fatto che fosse assassinata, basate sulla mummia che reca un colpo devastante al viso: attribuita prima a danni post mortem dovuti ai tombaroli, un’analisi indiretta con la TAC “sembra” far pensare ad una ferita pre mortem, senza approfonditi studi in tal senso; il caso resta ancora da studiare nello specifico. Il bambino ebbe una nutrice, Maia, che egli dovette amare molto e a cui concesse una tomba regale nella necropoli di Sakkara. Alain Zivie, lo scopritore della tomba, ritiene ci siano indizi per identificare questa Maia con Meritaton (pronuncia antica simile a Maiati), la figlia maggiore di Akhenaton, principessa reale.
A circa otto anni Tutankhamon salì al trono, assistito da un consiglio di reggenza di cui facevano parte il suo parente Ay e Horemheb, entrambi futuri faraoni. A quell’epoca il giovane re era probabilmente già sposato con Ankhesenpaaton, sorella minore di Meritaton e più grande di lui di almeno cinque anni.
Dopo il fallimento totale di Akhenaton, la figlia primogenita e suo successore, Merytaton, regnò almeno 3 anni e riportò ufficialmente l’Egitto alla religione tradizionale (che del resto non era mai sparita, nonostante la chiusura forzata dei templi); i due giovanissimi regnanti cercarono di cancellare le tracce del breve regno di Merytaton e di far apparire Tutankhamon come il diretto successore del padre e colui che realizzò la Restaurazione, in realtà iniziata dalla sorellastra; la corte fu spostata a Menfi, antica capitale d’Egitto; i regnanti avevano probabilmente cambiato i loro nomi in Tutankhamon e Ankhesenamon ben prima dell’incoronazione, sottolineando così il ritorno all’ortodossia. Durante il regno di Tutankhamon prima, e di Ay poi, non vi fu alcuna persecuzione contro i seguaci di Aton, e l’ex capitale, Akhet-Aton, non fu abbandonata all’improvviso, ma si spopolò lentamente, in pochi anni, con la partenza della corte.
Successivamente, una delle capitali d’Egitto tornò ad essere Tebe, com’era stato prima della parentesi di Akhenaton. Tutankhamon, presumibilmente guidato da Ay, pur mostrando di voler tornare alle antiche tradizioni, non volle concedere troppo potere al clero di Amon; ma ricordiamo che sono proiezioni mentali e culturali odierne quelle che attribuiscono a un “clero di Amon strapoteri tali da opporsi al faraone. In Egitto infatti quella del clero era una struttura religiosa, legata al tempio ma il clero in sé era composto da civili nominati dal faraone, che poteva rimuoverli o trasferirli in qualsiasi momento, facendoli tornare ai precedenti incarichi (spesso anche generali dell’esercito).
Nel corso del suo regno, Tutankhamon si fece rappresentare come condottiero, ma in realtà non vi sono prove di una sua partecipazione a battaglie e anzi è quasi certo il contrario.
Non ebbe eredi, né dalla sua regina principale Ankhesenamon, né da eventuali mogli di minore importanza (tutti i faraoni avevano diverse mogli secondarie e concubine). Nella sua tomba si sono rinvenuti i corpicini mummificati di due feti di sesso femminile, di circa sette e cinque mesi. Il DNA ha provato la paternità di Tutankhamon.
Di salute cagionevole fin dalla nascita, morì per cause non del tutto chiare nel decimo anno del suo regno, tra gennaio e febbraio, lasciando il trono ad Ay, suo parente ed ex tutore. Probabilmente la regina vedova sposò proprio Ay, ma comunque si ritirò dalla scena pubblica. Regina principale di Ay fu infatti Tey, omonima della regina madre di Akhenaton.
Ankhesenamon dona fiori di mandragora, simbolo di fertilità, a Tutankhamon.Il bastone cui si appoggia il giovane re non è affatto prova di un forte handicap; il piede equino di cui soffriva non richiede la necessità di bastoni. Coperchio di una scatola in legno dipinto.Da Wikipedia
LA MORTE
Prodotto di ripetuti incesti e matrimoni tra consanguinei, Tutankhamon fin dalla nascita ebbe problemi di salute, benché, singolarmente, nessuno grave. Tra questi, una lieve palatoschisi, che non dovette comunque costituire un vero problema, e un’eruzione irregolare dei denti del giudizio (uno è spuntato di lato invece che verticale). Il piede destro mostra una lieve deformità del genere equinismo (tutte o quasi le mummie della famiglia di Tutankhamon presentano uno o entrambi i piedi torti, molti in forme ben più gravi di quello del giovane re). Il piede sinistro mostra il secondo dito mancante di una falange dalla nascita. Si riscontra inoltre una necrosi asettica dei tessuti del metatarso (malattia di Köhler). Tutto ciò costringeva il giovane a un’andatura lievemente irregolare in cui l’uso del bastone, pur non indispensabile, aiutava a compensare. Circa 130 bastoni da passeggio, usati, sono stati rinvenuti nella tomba.
Tutankhamon soffrì anche di malaria, del tipo generato dal Plasmodium falciparum, comune in Egitto ieri come oggi, che causa anche forme severe della malattia. L’autopsia rivela che Tutankhamon risulta essere stato infettato più volte, anche se non si sa in quale periodo della sua vita, come non è noto se fosse malato al momento del decesso.
Sono state inoltre rilevate lesioni alla parte sinistra del corpo: al braccio, al torace, al fianco e soprattutto al femore, che risulta fratturato, e non risaldato, poco sopra la rotula. Al contrario, si è trovato un frammento di tessuto rosso all’interno della ferita. Si può ipotizzare una frattura esposta con una successiva infezione, risultata fatale per un organismo già debilitato di suo. Può essere che all’infezione causata dalla ferita sia da aggiungersi un attacco di malaria.
Il motivo delle lesioni resta ignoto. Sembra si tratti di schiacciamento, più che di caduta. Si può ipotizzare che il giovane sia stato sbalzato dal carro, forse durante una caccia (improbabile l’ipotesi di una battaglia), e poi sia stato travolto da una ruota dello stesso.
La famosissima maschera mortuaria di Tutankhamon.Il viso è un ritratto del re. Le iscrizioni sul retro della maschera ne attribuiscono la proprietà al predecessore di Tutankhamon, la misteriosa Neferneferuaton, faraone donna che regnò circa tre anni: i cartigli sono stati infatti corretti, e sotto al nome di Tutankhamon si legge ancora quello di Neferneferuaton, oggi identificata con Merytaton. Quando si decise il cambio di destinazione il viso d’oro fu staccato e modellato su quello di Tutankhamon.Da Wikipedia.
Oro, Corniola, Turchese, Feldspato Verde, Lapislazzuli, Calcite. Dimensioni: Altezza 9 cm; Larghezza 10,5 cm – Museo Egizio del Cairo, JE 61886
L’oggetto di cui vogliamo parlare è un prodotto di oreficeria indubbiamente di altissima qualità artistica. Carter lo trovò, insieme ad altri, in un piccolo cofano decorato da numerosissimi intarsi e rivestito di avorio ed ebano.
Se diamo retta alle iscrizioni ieratiche esterne, una vera e propria etichetta, il cofanetto doveva essere pieno di altri monili utilizzati durante le cerimonie di preparazione e di inumazione. È interessante capire che questi manufatti non furono prodotti per l’evento funebre, ma erano di sicura dotazione del re durante la sua esistenza. Quindi certamente indossati molte volte.
Riflettendoci bene ci viene da pensare che se un simile gioiello fu “scartato” dai ladri durante la seconda intrusione, quelli portati via erano indubbiamente molto più pregiati e più preziosi di questo. Il che, ovviamente, ci lascia allibiti.
Questo monile è un pettorale pur non essendo di grandi dimensioni. La sua altezza è di soli 9 cm mentre la sua larghezza è di 10,5 cm. Esattamente dietro il particolare tondo rosso c’è un gancio a forma tubolare che serviva per sospenderlo ad una catena presumibilmente d’oro anch’essa.
Ciò che diversifica questo gioielli da tanti altri è che, ad una attenta analisi filologica, esso si può scomporre in quattro parti. Lo scarabeo, i tre tratti verticali sotto di esso, il cestino senza manico posto sul fondo e il disco solare sulla testa del coleottero. Questi quattro particolari hanno tutti una fonia nella grammatica egizia. 1) Lo scarabeo è il trilitteroxpr [keper] 2) I tre tratti verticali sono il monolittero w [u], suffisso del plurale che si riallaccia allo scarabeo facendolo pronunciare xprw [keperu] 3) Il cestino senza manico è il bilittero nb [neb] 4) Il disco solare è il bilittero ra [ra] Agli egittofili più attenti non sarà sfuggito che il monile è parlante nella misura in cui, per quanto specificato sopra, lo si può leggere: nb-xprw-ra [neb-keperu-ra].
Si tratta del IV Protocollo Reale, il nome di intronizzazione di Tutankahmon, il nome con il quale la diplomazia internazionale lo identificava e con il quale era conosciuto all’estero. Il suo significato, ma lo abbiamo già esposto in un post precedente, era RA È IL SIGNORE DELLE MANIFESTAZIONI.
Quando il principe nasce riceve dai genitori un nome. Quando il principe sale al trono questo nome di famiglia viene integrato da altri quattro nomi canonici.
Questi cinque nomi totali sono: (1) il nome HORUS, (2) il nome LE DUE SIGNORE, (3) il nome HORUS D’ORO, (4) il nome RE DELL’ALTO E BASSO EGITTO e il nome (5) FIGLIO DI RA.
Interessante notare che solo il quarto e il quinto sono racchiusi nel cartiglio.
Il quarto è il nome con il quale lavorava la diplomazia. Cioè è il nome con il quale il re egizio è conosciuto all’estero. Se voi foste andati in Mesopotamia o dagli Ittiti dicendo “Mi manda Tutankhamon” probabilmente vi avrebbero tagliato la gola perché non sapevano chi fosse. Avreste dovuto dire “Mi manda Neb-Kheperu-Ra”. Il quarto nome viene infatti chiamato NOME DI INTRONIZZAZIONE. Per gli inglesi è il prenomen (orribile!).
Il quinto è, invece, il nome di famiglia originale.
Lo studio del PROTOCOLLO REALE è importantissimo, anche se in Italia non se lo fila nessuno.
Ovviamente è difficilissimo perché, nel breve spazio della titolatura, saltano quasi tutte le regole grammaticali ed è spessissimo usata la SCRITTURA DIFETTIVA (cioè mancano buona parte dei complementi fonetici).
Lo studio è importante perché la corretta lettura sequenziale del protocollo reale dimostra IL PROGRAMMA POLITICO DEL RE.
Diventa perciò utilissimo agli egittologi (leggendo tra le righe) per capire la situazione politica della salita al trono.
Esempio: con quali classi sacerdotali il re si era alleato prima di prendere il trono.
Infatti, leggendo correttamente il protocollo reale di Tutankhamon, è evidente che proprio con lui (e il suo Consiglio di Reggenza) si avviò la RICOMPOSIZIONE DELL’ERESIA AMARNIANA tenendo comunque sotto controllo il clero di Amon.
PRONUNCIA DEL PROTOCOLLO REALE DI TUTANKHAMON
(IPA – International Phonetic Alphabet)
Nome Horus: [heru ka neket tut mesut]
Nome Le Due Signore: [nebti nefer hepu seger-ha taui sehetep netʃeru nebu]
Nome Horus d’Oro: [heru nebu utʃes kau sehetep netʃeru]
Nome Re dell’Alto e Basso Egitto: [ni-sut-biti neb-keperu-ra]
Nome Figlio di Ra (come principe): [sa ra tut-ank-aton]
Nome Figlio di Ra (come sovrano): [sa ra tut-ank-amon heka iunu ʃemau]
Se fate attenzione al quinto nome di famiglia potrete notare esattamente a cosa mi riferivo come RICOMPOSIZIONE DELL’ERESIA AMARNIANA.
Il nome teoforo del principe omaggiava ATON. Salendo al trono il principe diventa re, ma il clero pretende che la divinità citata sia AMON.
Ad essere sinceri fu la concessione minima sulla quale la monarchia dovette cedere per cessare le ostilità contro lo strapotente clero di Karnak.
Il lavoro fa parte della mia conferenza IL PROTOCOLLO REALE – COMPOSIZIONE DELL’ONOMASTICA FARAONICA.
La conferenza è stata pubblicata nella mia collana Quaderni di Egittologia (codice QdE22).
Quando Howard Carter arrivò nella camera sepolcrale della KV62, trovò, deposti sul pavimento tra il muro Nord e il primo sacrario, i remi magici e altri oggetti rituali.
I remi magici sul pavimento della Kv62 tra il muro nord e il primo sacrario. Foto Harry Burton. Griffith institute.
Nella foto di Harry Burton, contrassegnati con i numeri dal 182 (non visibile) al 192, sono visibili i remi di legno, che Howard Carter riprodusse accuratamente anche nella pianta della stanza.
La pianta della camera sepolcrale di Tutankhamon disegnata da Howard Carter: i remi magici sono visibili a destra. Griffith Institute
I remi avevano la funzione di facilitare il viaggio del re nell’Aldilà, a bordo della barca solare.
I remi 190-192 dopo il processo di conservazione a cui furono sottoposti
Un uso insolito dei remi fu riservato alla mummia del grande faraone Thutmose III: la mummia fu trovata ancora avvolta nelle bende ma i ladri avevano tagliato e parzialmente distrutto le bende per poter rubare lo scarabeo del cuore. La mummia fu riavvolta nell’antichità ma per irrigidire il corpo furono usati dei remi, ancora visibili nella foto.
La mummia di Thutmose III prima di essere sbendata. Visibile il remo utilizzato per rinforzare la mummia. davanti, una scopa rudimentale utilizzata probabilmente dai sacerdoti per cancellare le impronte in uscita dalla tomba. Archivio museo del Cairo
Fonti:
Reeves, Nicholas “ The Complete Tutankhamun. The King, The Tomb, The Royal Treasure.”, Thames & Hudson, ed.2007, pag.85
AAVV, Egypt: Land of the Pharahos,Time Life Books, 1992 pag. 23