Amarna, Mai cosa simile fu fatta

AMARNA – La città residenziale

IL MERU-ATON

Di Livio Secco

Qualche tempo fa realizzai uno studio sulla città di Akhetaton perché mi veniva richiesto durante le conferenze. Effettivamente il famoso sovrano “eretico” ha sempre destato un grandissimo interesse fin dalla sua scoperta storica. Vi ricordo che perfino il grandissimo Petrie, scavando sul sito, non era certo che si trattasse di una etnia egizia tanto le differenze iconografiche e architettoniche erano diverse dall’Egitto ortodosso.

Così decisi di dedicarmi ad Amarna allo scopo di realizzare una mia conferenza standard (due ore, quaranta diapositive). Non vi sorprenderete se vi confesso che mi feci prendere la mano. Il periodo storico, e non solo la città, sono di un interesse coinvolgente.

Alla fine del lavoro di documentazione, studio e sintesi mi risultarono sei ore di lezione e più di centoventi diapositive. Fu necessario dividere l’argomento in tre parti.
Come mio solito dalle conferenze ho tratto tre Quaderni di Egittologia tutti dedicati ad Akhetaton:
– IL QUARTIERE PALATINO https://ilmiolibro.kataweb.it/…/amarna-il-quartiere…/
– LA CITTÀ RESIDENZIALE https://ilmiolibro.kataweb.it/…/amarna-la-citta…/
– L’HINTERLAND https://ilmiolibro.kataweb.it/…/630051/amarna-lhinterland/

Queste sono le tre diapositive dedicate al Meru-Aton.

PRIMA DIAPOSITIVA: Meru-Aton è il nome antico di un edificio che si trovava nel deserto a Sud di Akhetaton, nei pressi del moderno villaggio di El-Hawata. È stato brevemente esplorato dall’Egypt Exploration Society nel 1922.
L’edificio è formato da due strutture circondate da mura di mattoni crudi con contrafforti, una maggiore dell’altra. Entrambe le aree sembrano essere state costituite per contenere laghi artificiali poco profondi con giardini alberati, dotate di padiglioni disposti lungo i bordi, alcuni costruiti in mattoni altri in pietra.
Nelle immagini: mappa degli edifici; zona del Meru-Aton fotografata nel 1932.

SECONDA DIAPOSITIVA: La parte più caratteristica, che è sopravvissuta, si trova nell’angolo Nord-Est dell’area maggiore.
Si tratta di una specie di isola artificiale squadrata circondata da un fossato che sosteneva una piattaforma in pietra. Dietro di essa, verso l’angolo dell’area, c’era una serie di pilastri che ombreggiavano una serie di bacini idrici a forma di T che erano geometricamente posizionati tra di loro. Questi laghetti erano circondati da un pavimento di gesso dipinto con motivi richiamanti la natura. Il pavimento stesso era formato a pannelli. Altri reperti in pietra dimostrano che gli edifici celebrassero la natura poiché sono tutti decorati a motivi floreali.
Nelle immagini: mappa dei laghetti a T; copia dei pannelli formanti il pavimento; copia di una colonna decorata appartenente però alla costruzione minore.

TERZA DIAPOSITIVA: Da una pietra incisa si è derivato il nome originale del luogo come MERU-ATON ed è stato identificato come un tempio solare. Si è anche ritrovato il nome della figlia maggiore di Akhenaton, Merytaton. Si è notato però che il suo nome era stato inciso ricoprendone un altro. In un primo momento si è pensato a Nefertiti, generalmente ora si pensa che il nome cancellato sia quello di Kiya una sposa secondaria del faraone.
Il Meru-Aton, sia nel nome che nella sua planimetria, è un tempio che riflette la ricerca di tranquillità e serenità che donano la visione di giardini luminosi. L’aggiunta di spiritualità è data dalla presenza dei santuari.
Il Meru-Aton fu completamente distrutto dagli anni ‘60 agli anni ‘70 quando il governo egiziano realizzò un gigantesco sistema di irrigazione a Nord e ad Est del villaggio di El-Hawata.
Nelle immagini: in alto, frammento di stele 22/273 rinvenuta in sito, fronte e retro, con iscrizione che nomina il nome del tempio e della principessa. Al centro, foto degli scavi. In basso, immagine del 1978 che mostra ormai le ultime tracce del Meru-Aton.

FRAMMENTO DI PAVIMENTO DAL MERU-ATON

Di Grazia Musso

Gesso dipinto, altezza 101 cm, larghezza 160
Tell el-Amarna, palazzo Maru-Aton – Scavi di A. Barsanti.
Museo Egizio del Cairo

Del Palazzo Maru-Aton aTell el-Amarna, una delle residenze secondarie della famiglia reale, provengono alcuni frammenti di pavimento a decorazione floreale e faunistica di particolare bellezza e qualità artistica.

Il tema delle anatre selvatiche nelle paludi raggiunge qui una delle caratterizzazioni migliori dal punto di vista estetico, prima di diffondersi come decorazione negli edifici non solo di corte.

Il significato simbolico delle piante acquatiche e del papiro come origine della vita era già noto fin dai primordi della cultura egizia quando, con le scene di caccia tramite arpione o bastone da getto (una specie di boomerang) riprodotte sulle parte delle tombe, il proprietario -defunto vinceva magicamente le forze negative del disordine primevo, trionfando così anche sulla morte.

Nel Nuovo Regno tale simbologia di vittoria sulle forze oscure del caos primigenio trova ancora più spazio, come dimostrano anche le celebri raffigurazioni di Ankhesenamon, moglie di Tutankhamon, mentre afferra le anatre selvatiche, riprodotte sulle pareti esterne della cappella dorata

Ad Amarna si sovrappose a questa interpretazione simbolica anche la semplice toccante descrizione della miracolosa apparizione della vita colta in tutti i suoi aspetti, anche materiali, e resa immortale soprattutto attraverso le parole dell’Inno dell’Aton vera apoteosi della “filosofia naturale” propugnata da Akhenaton.

Fonte

I tesori dell’Antico Egitto nella collezione del museo del Cairo- National Geographic – Edizioni White Star

Amarna, Mai cosa simile fu fatta

Frammento di pavimento da Tell el-Amarna

Di Grazia Musso

Gesso dipinto, altezza 101 cm, larghezza 160
Tell el-Amarna, palazzo Maru-Aton – Scavi di A. Barsanti.
Museo Egizio del Cairo

Del Palazzo Maru-Aton aTell el-Amarna, una delle residenze secondarie della famiglia reale, provengono alcuni frammenti di pavimento a decorazione floreale e faunistica di particolare bellezza e qualità artistica.

Il tema delle anatre selvatiche nelle paludi raggiunge qui una delle caratterizzazioni migliori dal punto di vista estetico, prima di diffondersi come decorazione negli edifici non solo di corte.

Il significato simbolico delle piante acquatiche e del papiro come origine della vita era già noto fin dai primordi della cultura egizia quando, con le scene di caccia tramite arpione o bastone da getto (una specie di boomerang) riprodotte sulle parte delle tombe, il proprietario -defunto vinceva magicamente le forze negative del disordine primevo, trionfando così anche sulla morte.

Nel Nuovo Regno tale simbologia di vittoria sulle forze oscure del caos primigenio trova ancora più spazio, come dimostrano anche le celebri raffigurazioni di Ankhesenamon, moglie di Tutankhamon, mentre afferra le anatre selvatiche, riprodotte sulle pareti esterne della cappella dorata

Ad Amarna si sovrappose a questa interpretazione simbolica anche la semplice toccante descrizione della miracolosa apparizione della vita colta in tutti i suoi aspetti, anche materiali, e resa immortale soprattutto attraverso le parole dell’Inno dell’Aton vera apoteosi della “filosofia naturale” propugnata da Akhenaton.

Fonte

I tesori dell’Antico Egitto nella collezione del museo del Cairo- National Geographic – Edizioni White Star

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ATTIVITÀ D’INTELLIGENCE NELL’ANTICO EGITTO

Di Livio Secco

Qualche tempo fa un mio amico, professore universitario, mi domandò se esistevano già nell’antico Egitto delle attività documentate di intelligence.

Ovviamente gli risposi velocemente di no, ma poi, riflettendoci bene, alcune situazioni storiche che avevo studiato per realizzare i Laboratori di Filologia Egizia mi suggerirono che qualcosa si poteva derivare.

Così ho realizzato l’articolo che vi propongo auto pubblicato qualche tempo fa.

Anche se questa volta non contiene delle iscrizioni geroglifiche spero ugualmente che questo mio lavoro sia di vostro interesse.

Amarna, Mai cosa simile fu fatta

IL PALAZZO REALE DI AKHETATON

Di Grazia Musso

Queste sono le rovine del Palazzo Nord di Amarna che fu, probabilmente, l’opet reale, ossia una sorta di harem dove le donne di corte e i fanciulli vivevano in massima libertà.

Il Palazzo Reale di Akhenaton era composto da due parti su entrambi i lati della Strada Regia e unite da un ponte che permetteva di passare da una parte all’altra senza scendere in strada.

A ovest della Strada Regia, sulla riva del Nilo, si trovava il palazzo ufficiale con la sala del trono, una grande corte contornata da pilastri e statue raffiguranti il faraone.

A est della Strada erano collocati gli appartamenti privati, con la finestra delle apparizioni pubbliche

Intorno al Quartiere Regio si trovavano i quartieri abitativi e i laboratori degli artigiani, fra cui lo studio di Djehutymose, dove furono trovati i suoi lavori : calchi di volti e il famosissimo busto di Nefertiti.

Queste anatre che volano via da una palude decoravano una delle residenze secondarie della famiglia reale

LA RESIDENZA REALE

Di Livio Secco

Approfitto del post per documentarvi, con cinque diapositive, il Palazzo del Re, residenza della famiglia reale, ubicata nel quartiere palatino sul lato interno del Palazzo Reale Diplomatico.

PRIMA DIAPOSITIVA: un ponte collegava, come cavalcavia, il Grande Palazzo Diplomatico con la Casa del Re, nome moderno per indicare la residenza privata della famiglia reale.
Questa costruzione la si può dividere in tre principali elementi.

SECONDA DIAPOSITIVA: Il primo elemento è una corte aperta nella quale termina la rampa del ponte diventando così l’accesso diretto dal Grande Palazzo Diplomatico.
Questa corte è in realtà anche un giardino perché ha tre file alberate che formano un viale che va da un accesso a portale situato sul lato Nord per instradare i visitatori direttamente al salone principale in direzione Sud.

TERZA DIAPOSITIVA: Il secondo elemento è costituito da una serie di appartamenti di varie dimensioni, alcuni monolocale.
L’appartamento regale avrebbe potuto essere a più di un piano. Al centro c’era un salone principale a colonne con accanto una sala più piccola contenente una piccola piattaforma a gradini con un altare oppure una pedana di un trono.
Una parte del muro esterno era dipinto con scene di prigionieri stranieri e forse qui c’era una delle Finestre delle Apparizioni.
Le pareti interne di questo edificio erano state dipinte con scene varie anche di intimità familiare con Akhenaton, Nefertiti e le loro figlie.

QUARTA DIAPOSITIVA: La celebre raffigurazione delle principesse amarniane, oggi custodita all’Ashmolean Museum di Londra (IN DETTAGLIO QUI), era in origine una parte di un muro della Casa del Re. Nelle immagini: in alto la raffigurazione com’è oggi custodita a Londra e, in basso, raffigurata da Petrie con la zoccolatura ricostruita.

QUINTA DIAPOSITIVA: Il terzo elemento di questa costruzione è costituito da una serie di numerosi magazzini divisi in due blocchi ognuno dei quali è associato ad un cortile interno chiuso. Alcuni di questi magazzini contenevano dei brevi supporti in mattoni come se fossero stati dei ripiani. Molto probabilmente erano dei granai sebbene avrebbero potuto contenere anche altre varietà di prodotti. È stato notato che i magazzini mostrano segni di scavi fatti per gli alberi. Questo significa che essi sono stati costruiti in seguito ed hanno occupato uno spazio che precedentemente era destinato ad una piantumazione.
Nell’ultimo secolo a.C. i magazzini sono diventati un cimitero per cani.

Vi ricordo che le mie conferenze su Amarna hanno dato origine a tre Quaderni di Egittologia che potete trovare qui:
– IL QUARTIERE PALATINO https://ilmiolibro.kataweb.it/…/amarna-il-quartiere…/
– LA CITTÀ RESIDENZIALE https://ilmiolibro.kataweb.it/…/amarna-la-citta…/
– L’HINTERLAND https://ilmiolibro.kataweb.it/…/630051/amarna-lhinterland/

C'era una volta l'Egitto, II Periodo Intermedio

KHENDJER (DJEDEKHEPERU USERKARA) E L’ULTIMA PIRAMIDE

Di Piero Cargnino

Quella del faraone Djoser fu la prima piramide egizia ad essere costruita, quella di Khendjer, alle conoscenze attuali, è l’ultima.

Khendjer, (Djedekheperu, Userkara “il Ka di Ra è forte”), viene citato nel Canone Reale di Torino come il sedicesimo (!) faraone della XIII dinastia. L’esistenza di questo faraone è confermata anche dal fatto che il suo nome compare sul Papiro di Brooklyn e sul Papiro Bulak-18. Già dal suo nome possiamo notare il profondo cambiamento avvenuto nel corso della XIII dinastia in confronto alle epoche precedenti. Mentre prima i nomi dei faraoni erano altisonanti e nella maggior parte dei casi contenevano il riferimento ad uno o più dei, il nome di questo faraone parrebbe contenere una radice semitica che significa “cinghiale”.

Inizialmente alcuni lo identificarono come un sovrano Hyksos, ovvero il Salitis citato da Manetone. L’ipotesi decadde dopo la scoperta della sua tomba dove viene riportata la titolatura completa. Tutto lascia comunque supporre che costui non fosse originario dell’Egitto ma con ogni probabilità era un comandante delle truppe mercenarie asiatiche che servivano i governanti egizi. A riprova di ciò nel Papiro di Brooklyn, risalente alla XIII dinastia, che consiste in una lunga lista di nomi di servitori di corte, su 79 nomi 45 sono tipicamente asiatici e con essi vengono citati anche gli Hapiru, nomadi palestinesi che incontreremo più avanti.

Questo fatto conferma che, prima del periodo Hyksos, erano già numerosi i palestinesi presenti in Egitto.

Quel poco che si conosce di Khendjer è che, pur mantenendo la capitale ufficiale a Ity Tawy, risiedette prevalentemente a Tebe. Non sappiamo quanto tempo abbia regnato, il Canone Reale di Torino è privo della parte riferita alla durata del suo regno, su un blocco del suo complesso funerario si legge un quinto anno.

Fu Jéquier, durante i suoi scavi negli anni 20-30, a scoprire la sua piramide a Saqqara a sud-est della Mastabat el-Faraun. La piramide si trovava racchiusa tra due cerchia di mura, quella esterna in blocchi di calcare mentre quella interna in mattoni di fango a secco. In origine doveva misurare circa 37 metri di altezza e possedere un rivestimento in calcare, depredato in seguito per essere reimpiegato in altre costruzioni.

Oggi i miseri resti non superano il metro di altezza sulla sabbia a causa del collasso del nucleo in mattoni, a questo ha pure contribuito il Jéquier i cui metodi di scavo erano decisamente invasivi. L’accesso alla piramide avveniva attraverso un corridoio che partiva dalla parete occidentale vicino all’angolo sud-ovest e formato per una parte da una rampa discendente con al centro una scalinata che si insinuava fino al centro della piramide dove era collocata la camera funeraria.

Costruita sullo stesso schema delle ultime piramidi della XII dinastia, la camera funeraria era costituita da un enorme monolite in quarzite calato dall’alto in una fossa già predisposta in precedenza. Il coperchio, che formava il soffitto della camera, era formato da due pesanti lastroni di quarzite che, una volta fatti calare sul monolite inferiore, sigillavano completamente la camera. Nella parte superiore vennero sistemati dei massicci blocchi di calcare a doppio spiovente per scaricare il peso della sovrastruttura, anche questi sormontati poi da una volta in mattoni.

Dagli scavi eseguiti sul fianco della piramide venne ritrovato un pyramidion in pezzi che riportava su una faccia un cartiglio col nome Userkara, sicuramente uno dei due praenomen di Khendjer; il pyramidion ricomposto è oggi custodito al Museo Egizio del Cairo.

Sul lato nord-est si trova la piramide secondaria, la parte sottostante è formata da due ipogei sempre monolitici ma più piccoli di quello di Khendjer. Probabilmente in origine erano destinati alla sepoltura delle spose reali del faraone, gli studiosi però ritengono che non furono mai usate.

Nella zona a sud-est della piramide di Khendjer, Jéquier scoprì un’altra piramide completamente anonima e di datazione incerta. Con ogni probabilità la sovrastruttura non fu mai portata a termine ma con immensa sorpresa l’egittologo scoprì che la struttura ipogea era stata ultimata, non solo, ma dalle fattezze si può classificarla come una delle più belle di tutto il Medio Regno. Gli ambienti si presentano rivestiti in calcare bianco con brevi strisce di colore nero che si alternano. L’entrata era situata sulla parete orientale, da qui partiva una rampa scalinata che terminava in un lungo corridoio provvisto di tre barriere,  che conduceva in un’anticamera. Da questa si accedeva a due camere funerarie, ad ovest quella più grande del re, a nord quella più piccola della regina. La camera del re si presentava come per le precedenti piramidi formata da un enorme monolite di quarzite con l’incavatura per il sarcofago ed i canopi. La copertura della camera era formata da tre lastroni di quarzite due dei quali erano calati in posizione mentre il terzo era ancora sollevato e poggiato su due montanti. Da ciò si può dedurre che nessuno fu mai sepolto in quella piramide.

Vennero inoltre ritrovati due pyramidion in granito nero mai ultimati. Come detto all’inizio, allo stato attuale non si ha notizia di altre piramidi anche se scavi sono tutt’ora in corso e non è detto che non si possa giungere a nuove scoperte, anche perché altre tombe, stando a documenti di epoca successiva, vengono citate come piramidi.

Il papiro Abbot, che contiene il resoconto di un’ispezione riguardante il saccheggio di tombe, cita che ne furono controllate dieci relative ad un periodo che va dal Medio Regno, Secondo Periodo Intermedio e inizio del Nuovo Regno. Altra citazione simile la troviamo nel Papiro Leopoldo II e nel Papiro di Amherst VII, in questi papiri le tombe ispezionate sono citate tutte come piramidi. In realtà altre piramidi esistono e sono quelle nubiane ma questo è un altro discorso.

Per concludere non posso non citare la preoccupazione espressa nel suo libro da Miroslav Verner:

<<……..gli egittologi oggi sono preoccupati del destino delle piramidi……..nonostante gli enormi mezzi finanziari messi in campo dall’Egitto per la loro salvaguardia………preoccupazioni vengono espresse da ogni parte, in base al ritmo delle erosioni degli ultimi decenni………le piramidi potrebbero subire gravissimi danni, anche irreparabili nel giro di due o trecento anni……..l’uomo le ha create, speriamo non sia lui a distruggerle. >>.

Per meglio capire possiamo citare un antico proverbio arabo, che recita: “L’uomo ha paura del tempo, ma il tempo ha paura delle piramidi”. Speriamo che il tempo continui ad avere paura.

Fonti e bibliografia:

  • William Christopher Hayes, “L’Egitto dalla morte di Ammenemes III a Seqenenre II – Il Medio Oriente e l’Area Egea”, Cambridge University 1973 (Il Saggiatore, Milano 1975) 
  • Franco Cimmino, “Dizionario delle dinastie faraoniche”, Bompiani, 2003
  • Salima Ikram, “Antico Egitto”, Ananke, 2013
  • Pascal Vernus e Jean Yoyotte, “Dizionario dei Faraoni”, Edizioni Arkeios, 2003
  • Alan Gardiner, “La civiltà egizia” – Oxford University Press 1961 (Einaudi, Torino 1997)
  • Kim Ryholt, “La situazione politica in Egitto durante il secondo periodo intermedio”, Istituto Carsten Niebuhr, Copenhagen: Museum Tusculanum Press, 1997
  • Kim Ryholt, “Un presunto re asiatico in Egitto con relazioni con Ebla”, Bollettino delle scuole americane di ricerca orientale 311, 1998
  • John Wilson, “Egitto – I Propilei”, Monaco di Baviera 1961 (Arnoldo Mondadori, Milano 1967)
  • Miguel J. Canora, Amigos de la Egiptologia, “Il papiro Boulaq 18”, Web, art. di giugno 2008
  • Amigos de la egiptologia, “Boletin informativo, anno VI, numero LIX, giugno 2008
  • Beatrice Lumpkin, “Mathematics used in egyptian construction e bokkeeping”, The mathematical intelligencer, 2002) Miroslav Verner, “Il mistero delle piramidi”, Newton & Compton editori, 2002
Amarna, Mai cosa simile fu fatta

TELL EL-AMARNA

Santuari del sole e culto regale

Di Grazia Musso

Ricostruzione del grande tempio di Aton, gem-pa-Aton a Tell el-Amarna

Nel suo quinto anno di regno Akhenaton abbandonò Karnak.

La nuova capitale, da lui chiamata Akhetaton, “l’orizzonte di Aton”, che oggi corrisponderebbe con Tell el-Amarna, fu costruita in una località del Medio Egitto che non era ancora consacrata a nessuna divinità.

Su una delle molte stele in pietra che delimitavano i confini della città il sovrano motiva la scelta del luogo : “In questo luogo farò costruire Akhetaton per mio padre Aton [….], lui creo’ cosi tale luogo, in modo che fosse circondato da una catena di montagne, perché così a lui piaceva”.

Sulla riva orientale del Nilo si trovava, al centro della città, il grande complesso templare del dio il per-Aton ( ” Casa di Aton”)

Il frammento conserva parte della rappresentazione del santuario del tempio. Al centro è l’altare principale, con abbondanti offerte, fiancheggiato da due statue di Akhenaton.
Compaiono, inoltre, altri altari, alcuni portaincenso e le porte che si aprivano sulle piccole cappelle adiacenti.
Ermopoli, in origine Tell el-Amarna,
Pietra calcarea, altezza 22,7 cm, larghezza 26,9
Boston Museum of Fine Arts 63.961

Tutti i templi edificati in questo settore hanno la caratteristica comune di essere privi di tetto, una peculiarità dei santuari del sole egizi.

Qui sorgevano il tempio principale, bipartito , il luogo della primi genia pietra benben, e numerosi altari per i sacrifici.

Le due parti principali del tempio distavano tra loro 350 metri, avevano un asse comune e erano orientate in direzione est.

Il complesso posteriore era costituito da due cortili, e fungeva da ” sancta santorum”.

Il cortile anteriore, di forma rettangolare, era chiuso da un pilone, all’interno due sale ipostile affiancavano l’altare assiale.

Tra le colonne erano collocati gruppi statuari di Akhenaton e Nefertiti, una rampa conduceva al secondo pilone che si apriva sulla terrazza del secondo cortile, circondato da cappelle scoperte

Al centro del cortile, collocato su un piedistallo, era collocato il Naos del dio del sole.

Tell el-Amarna, Tempio di Aton
Pietra calcarea dura, altezza 8,1 cm, larghezza 5,1 cm
New York, The Metropolitan Museum of Art – Edward S. Harkness Gift 26.7.1395

Frammento di statua di Akhenaton. Si tratta solo di un frammento ma il reperto si può facilmente associare a una statua a grandezza naturale del sovrano nei suoi primi anni a Tell el-Amarna
Ne sono conferma la forma della bocca e la raffigurazione lineare della ruga nasolabuale
Gli scultori del tempo prediligevano la qualità quasi marmorea del materiale impiegato per questa statua perché permetteva una finissima levigatura della superficie.

Come nel tempio di Aton a Karnak la sezione anteriore del tempio venne chiamata gem-pa-Aton: essa misura a 200 metri per 32 ed era suddivisa in due sezioni che comprendevano piloni e cortili a cielo aperto

Il pilone del cortile antistante si apriva su una grande sala ipostila con il corridoio centrale scoperto, alle sue spalle si trovavano due ampi cortili, ciascuno con 224 altari sacrificale.

L’ingresso era costituito da un’avancorte con una sala ipostila , aperta sull’asse mediano, cui seguiva una corte più piccola con altri altari sacrificali.

A sud del per-Aton fu costruito un complesso di culto più piccolo , denominato pa-hut-Aton, ” tempio di Aton” ed era costituito da tre cortili con piloni d’ingresso e da un santuario bipartito che si rifaceva a quello più grande.

Nel settore più meridionale di Akhetaton sorgevano altri due santuari con cappelle a cielo aperto, giardini e stagni, che erano probabilmente considerati come i luoghi della nascita e della creazione del dio solare.

Tell el-Amarna
Pietra calcare, altezza 23 cm, larghezza 52 cm
New York, The Metropolitan Museum of Art – Norbert Schimmel Gift, 1985.328.24

Campo di grano. Le spighe leggermente mosse dal vento, con le lunghe Aristeas, rendono la scena del campo di grano assai naturale. Anche se resta incerto il contesto del quale il frammento faceva parte, l’immagine sembra ricordare un passaggio del grande inno ad Aton composto da Akhenaton : ” I tuoi (di Aton) raggi nutrono i campi, quando ti levi, vivo o è crescono per te”.

Alla morte di Akhenaton i cantieri vennero abbandonati e la città si spopolò e non fu mai più abitata.

All’inizio della XIX Dinastia Ramesse II fece abbattere il tempio e utilizzò i blocchi ricavati dalla demolizione come materiale di riempimento per i suoi complessi di Ermopoli.

Della città del sole restano solo gli scavi delle fondamenta e i muri di mattoni.

Nonostante la quasi completa distruzione degli edifici, è stato possibile ricostruire l’architettura dei Templi grazie alle raffigurazioni scolpite nelle sepolture degli alti funzionari di Amarna.

Fonte

Egitto, la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Konemann

Pictures

MUMMY BOX OF PEFTJAOENEITH

By Jacqueline Engel

36 x 63 x 240 cm – Wood; polychromy
Late Period; 26th Dynasty c. 650 BC
RMO Leiden Holland

The mummy box of Peftjaoeneith is one of the most beautiful in the collection of the National Museum of Antiquities.

The box is made of unusually thick and heavy wood and is beautifully painted in many colors.

In wood-poor Egypt, this coffin will have cost a fortune.

But Peftjaoeneith was also someone with an important function: inspector of the temple domains.

The lid shows various gods figures and texts from the death book.

On the inside of the lid is the sky goddess Noet, with a black body strewn with stars. On the side are pictures of the twelve hours of day and night.

Many images and signs on mummy boxes refer to the resurrection after death.

For example, Peftjaoeneith is depicted with a green face, the color that symbolizes plant growth and new life. The wig and the beard also refer to the fact that the deceased, like the god Osiris, has already conquered death.

Around the shoulders of the coffin is a beautiful flower collar, with many well-kept details.

An important element in these types of collars on mummy boxes is the lotus flower, also a sign of resurrection.

Amarna, Mai cosa simile fu fatta

TEY: LA NUTRICE DELLA REGINA NEFERTITI

Di Franca Loi

Rilievo dipinto che rappresenta la moglie di Ay,Tey, nutrice della regina Nefertiti, con il mantello di fine lino pieghettato, in uso a partire dal Nuovo Regno; una pesante parrucca “a mantello” con treccioline terminanti in boccoli e, ai piedi, un paio di sandali infradito. Tey è inginocchiata in atteggiamento di adorazione ad Aton.

Rilievo dipinto dalla tomba del futuro faraone Ay, nella parte sud della necropoli di Tell el-Amarna.

FONTE:

VIAGGIO NELL’EGITTO DEI FARAONI

ISTITUTO GEOGRAFICO DEE AGOSTINI

Tey è rappresentata nel sepolcro, mai utilizzato, che il marito si fece edificare ad Amarna.

Amarna, Mai cosa simile fu fatta

TESTA DI PRINCIPESSA

Di Grazia Musso

Calcare dipinto, altezza 15,4 cm
Parigi, Museo del Louvre – E 14715

Questo bellissimo busto rappresenta una principessa amarniana.

È databile verso la fine del regno di Akhenaton.

Ormai abbandonato lo stile “caricaturale” la principessa è qui rappresentata con un viso dolce e sereno.

L’acconciatura caratteristica delle figlie di Akhenaton, parrucca con una lunga treccia sul lato destro, indica il rango della principessa.

L’opera conserva ancora abbondanti tracce del colore della collana, la pelle abbronzata e la sottile plisettatura dell’abito.

Fonte

Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electra

Foto: Museo del Louvre

Amarna, Mai cosa simile fu fatta

AKHENATON E NEFERTITI

Di Grazia Musso

Calcare dipinto, da Amarna. Altezza 22,5 cm.
Parigi, Museo del Louvre E 15593; E 22746

Questo piccolo gruppo scultoreo, in calcare dipinto, ritrae Akhenaton e Nefertiti, secondo i canoni dell’arte amarniana.

Tra le caratteristiche più evidenti, si rileva l”assenza di rigidità, le linee quasi deformate dei profili, la somiglianza del corpo maschile con quello femminile.

Akhenaton e Nefertiti si tengono per mano, in un’intimita’ volutamente sottolineata come le rotondità del corpo; come principio di fecondità i due sovrani mettono l’accento sulle stesse caratteristiche somatiche delle antiche dee madri.

L’amore della famiglia reale e la fecondità per l’intero popolo erano fra i concetti sottolineati dalla filosofia regale di Amarna.

Gruppi come questo erano tenuti in apposite nicchie nelle case private e simbolizzano unione, fecondità e rinascita.

I contorni curvilinei delle figure, i movimenti impliciti nelle articolazioni degli arti, i morbidi panneggi degli abiti, che caratterizzano l’arte figurativa di questo periodo, sono ben percepibili in questa visione di prospetto del gruppo scultoreo.

Fonte:

  • Le regine dell’antico Egitto g Rosanna Pirelli – Edizioni White Star.
  • Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electra

Immagini: