Donne di potere

LE RAFFIGURAZIONI DEI PRINCIPI

A cura di Grazia Musso

Per quanto riguarda i principi reali raffigurati nelle tombe n. 42 Pa-ra-hergunemef, n. 43 Seth-her-khepeshef, n. 44 Kha-em-uaset e n. 55 Amon-(her) – khepeshef, essi sono rappresentanti sempre in piedi e generalmente, ma non sempre, sono preceduti dal faraone che li presenta alle divinità.

Il loro aspetto è quello di giovani col cranio rasato e i capelli raccolti in una treccia tenuta da una barretta metallica che ricade lateralmente nascondendo l’orecchio, caratteristica acconciatura infantile. Talvolta a torso nudo o con una camicia quasi trasparente a maniche ampie che lasciano liberi gli avambracci, più frequentemente i principi sono raffigurati con una lunga tunica, serrata in vita da una cintura annodata che scende sul davanti dipartendosi in tre o quattro cordoni ornati con fiocchi nella parte terminale.

In mano i principi tengono un flabello, uno scettro – heks oppure entrambi ; in altre raffigurazioni sorreggono invece un ventaglio di piume di struzzo, oppure, più raramente, uno scettro -heka e una sciarpa.)

Fonte: Nefertari e la valle delle regine – Cristian Leblanc/Alberto Siliotti – Giunti

Donne di potere, Ramses II

IL PRINCIPE AMON HER KHEPESHEF

IL PRIMOGENITO DI RAMSES II

A cura di Luisa Bovitutti

Come ci ha raccontato Grazia, la Grande Sposa Reale Nefertari diede a Ramses II il suo primogenito ed erede Amon-her-kepeshef (Amon è con il suo braccio forte), il quale, forse, assunse il nome di Seth-her-kepeshef circa vent’anni dopo l’ascesa al trono del padre (alcuni studiosi ritengono che il principe con questo nome fosse invece un altro figlio di Ramses).

In qualità di principe ereditario, Amon-her-kepeshef portava i titoli di “Confidente effettivo” e di “Generale”, come figlio del sovrano era “Portatore di ventaglio alla destra del re”; “Scriba reale”; se si chiamò anche Set-her-kepeshef, allora fu anche “Capo dei segreti della casa del re”, “Lord incaricato di tutta la terra”, “Sacerdote sem del Buon Dio”, “Delegato e giudice delle due terre”, “controllore delle terre lontane”.

Ramses II ed il figlio catturano il toro sacro, Abydos, tempio di Sethi I

Egli è raffigurato come presente alle prime campagne nubiane del padre ed alla battaglia di Kadesh insieme al fratello minore Khaemwese, ma è dubbio se abbia veramente combattuto o se si limitò ad assistere, anche perché all’epoca doveva essere davvero molto giovane.

Amon-her-khepeshef compare inoltre nei rilievi che raffigurano le cosiddette “processioni” dei figli del re o in scene di caccia nei templi di Abu Simbel, di Abydos, di Derr, di Luxor (numerose volte), di Wadi es-Sebua (due volte) e nel Ramesseum. E’ altresì raffigurato su di un carro da guerra ad Abu Simbel e a Beit el-Wadi; a Karnak e a Luxor è con altri fratelli mentre afferra dei prigionieri.

Amun-her-khepeshef morì a circa quarant’anni, prima del padre, al quale successe Merenptah, il suo tredicesimo figlio maschio; fu sepolto nella KV 5, l’imponente ipogeo composto da più di 150 camere scavato nella Valle dei Re per i figli di Ramses II, all’interno del quale l’archeologo prof. Kent Weeks ha rinvenuto i vasi canopi contenenti i suoi visceri e resti ancora in fase di studio che gli sono attribuiti.

Le immagini: il principe è raffigurato ancora con la treccia laterale tipica della giovinezza.

In alto a sinistra, il principe su di un carro da guerra. A destra, il principe raffigurato alla destra del re nella famosa statua di Ramses II, al Museo Egizio di Torino. In basso a sinistra, il principe raffigurato tra le gambe del padre (non gli arriva nemmeno al ginocchio) nel colosso all’ingresso del tempio grande di Abu Simbel

L’INAUGURAZIONE DEL PILONE DEL TEMPIO DI LUXOR FATTO COSTRUIRE DA RAMSES II
Amon her kepeshef in processione con i fratelli all’inaugurazione del pilone del tempio di Luxor fatto costruire da Ramses II

Si può ammirare nel dettaglio, sulla sinistra, la sagoma della facciata del tempio come doveva apparire all’epoca del suo maggior splendore, con i due obelischi, i pennoni con gli stendardi e le sei statue colossali del re; purtroppo oggi è appena percepibile…

NOTE DEL PROF. DAMIANO sul tempio
LA RICOSTRUZIONE DEL VISO DI AMON HER KEPESHEF

Nei primi anni di scavo nella KV5, in una fossa posta vicino all’ingresso della tomba sono tornati alla luce i resti di quattro uomini, tra i quali quelli che il prof. Weeks, sia per il posizionamento che per le iscrizioni parietali che lo menzionavano, attribuisce ad Amon her kepeshef.

Solo l’analisi genetica potrebbe dirimere ogni dubbio in merito alla sua relazione familiare con Ramses II, ma il DNA all’interno dei resti è risultato troppo danneggiato per essere utilizzato a tale fine; peraltro gli antropologi forensi hanno confrontato il teschio con quelli di Ramses II, di Seti I, di Merneptah e di Ramses I ravvisando forti somiglianze anatomiche.

Il cranio recava una profonda frattura (visibile nell’immagine), prova di una ferita violenta e fatale, molto probabilmente inferta con una mazza, arma da guerra molto usata ai tempi di Ramses, e ciò ha indotto l’egittologo ad ipotizzare che il principe, comandante dell’esercito, fosse stato ucciso in battaglia e poi riportato a Luxor per le esequie.

Sulla base delle misure del teschio la Dott. Caroline Wilkinson ha realizzato una ricostruzione del viso dalla quale si evince che Amon her kepeshef aveva le caratteristiche somatiche tipiche dei ramessidi, ossia viso allungato e mento appuntito (il naso e le labbra sono stati “inventati”, avendo a disposizione solo la parte ossea della testa).Da un articolo pubblicato il 12.1.2004 da Alan Boyle, Direttore scientifico di msnbc.com

Nelle fotografie il teschio con la ferita da mazza, la ricostruzione del volto del principe ed i visi delle mummie di Seti I, Ramses II e Merneptah, dalle quali si notano il mento ed il naso particolari.

Fonti: liberamente tratto da un articolo di Jimmy Dunn, che richiama varia bibliografia specializzata.

Donne di potere, Ramses II

LA STATUA DI RAMSES II

Basanite; altezza 194 cm.; circa 1380 a.C.; collezione Drovetti. Museo Egizio di Torino

A cura di Grazia Musso

“L’Apollo del Belvedere Egiziano“: così Champollion definì questa superba opera scultorea che egli ebbe modo di vedere per la prima volta durante il lungo soggiorno a Torino dal giugno del 1824 al febbraio 1825.

Lo studioso francese rimase letteralmente estasiato dalla bellezza della statua, che resta tutt’oggi il capolavoro indiscusso e il simbolo del Museo Egizio di Torino.

La scultura raffigura Ramses II, seduto su un trono e vestito con gli abiti della cerimonia : una lunga tunica di lino plissettata che esalta le forme del corpo, e la corona khepresh costituita da una sorta di ” elmetto modellato”.

Il sovrano, il cui volto sereno accenna un leggero sorriso, indossa il khepresh, questo copricapo, che nelle raffigurazioni è in genere dipinto di blu, era probabilmente realizzato in pelle e decorato con dischi d’oro applicati sulla sua superficie, qui resi con piccole incisioni circolari. Il sovrano è caratterizzato da alcuni simboli della regalità, quali l’ureo che svetta sulla fronte snodandosi sinuosamente sulla corona, e lo scettro heks che egli impugna saldamente con la mano destra.

Il potere del sovrano è ulteriormente sottolineato dall’immagine di nove archi, incisi sulla base della statua, che il faraone calpesta con i propri sandali : gli archi sono un antico emblema dei popoli nemici dell’Egitto che vengono qui metaforicamente sottomessi e annientati dal sovrano..

Sulla base anteriore del basamento sono effigiati inoltre due prigionieri con le braccia legate al papiro e al loto, le piante araldiche simbolo del paese. In questo modo si è voluto simboleggiare il controllo esercitato dal sovrano sui territori a sud e a nord dell’Egitto.

Ai piedi di Ramses II, sulla sua destra, è raffigurato in dimensioni ridotte uno dei numerosi figli del faraone. Il fanciullo indossa una tunica pieghettata e ha una ciocca di capelli che scende dalla tempia, caratteristica tipica dei fanciulli e adolescenti secondo l’iconografia egizia. Sulla parte frontale del trono, in posizione opposta rispetto alla figura del figlio, si trova l’immagine di Nefertari: la regina vestita anch’essa con un lungo abito plissettato, ha il capo sormontato da corna bovine liriformi che cingono un disco su cui svettano due alte piume.

La statua faceva parte del ricco “bottino” di antichità recuperato da Rifaud a Tebe nel 1818 su incarico di Drovetti.

Fonte : I grandi musei – Il Museo Egizio di Torino – Electa – volume 21

Donne di potere

NEFERTARI

A cura di Grazia Musso

LE ORIGINI DI UNA REGINA

Le vicende degli ultimi anni della XVIII Dinastia sono confuse e dobbiamo aspettare il regno di Ramses II per poter parlare di un’altra grande regina :Nefertari Meritmut.

Ella fu designata con una serie di titoli onorifici:

  1. “Principessa ereditaria”
  2. “Moglie del re”
  3. ” Grande Sposa Reale”, indica il suo posto preminente tra le altre mogli.
  4. ” Signora delle Due Terre”, questo titolo e quello successivo potrebbero indicare che Nefertari si è occupata degli affari di stato
  5. “Sovrana dell’Alto e Basso Egitto”
  6. ” Sovrana di tutte le terre”, normalmente questo titolo non è tra quelli portati dalle regine e costituisce l’equivalente femminile del titolo di faraone, che indica una posizione gerarchica di grande rilevanza
  7. ” Grande di favori”
  8. “Piacevole nelle due piume”, questo appellativo si trova sulla statua di Ramses assiso, custodita al museo Egizio di Torino: a sinistra del sovrano è scolpita la figurina del suo primogenito Amon her Khepeshef, a destra quella di Nefertari. Si riferisce al copricapo a doppia piuma, frequentemente utilizzato dalla regina e tipico del dio Amon
  9. ” Sposa del Dio”, che significa moglie del predestinato a regnare sul trono d’Egitto in quanto figlio del dio Amon, epiteto che fu aggiunto alla sua titolatura solo in un secondo momento.

Nulla si sa con certezza riguardo alla famiglia e alle origini di Nefertari; il titolo di Principessa ereditaria che appare in un’iscrizione di Abu Simbel sembra indicare la sua discendenza da una famiglia nobile, probabilmente di Tebe o di Akhmim, e si è fatta l’ipotesi che discendesse da Ay in quanto Schiapparelli, tra i pochissimi oggetti rinvenuti nella tomba ed oggi conservati al Museo Egizio di Torino ( un sarcofago in granito rosa danneggiato, due coperchi di forzieri, stoffe, vasellame rotto, 34 ushabti lignei recanti il suo nome, frammenti di statue lignee ed un paio di sandali), trovò un pomello di cassa rivestito di smalto azzurro con il cartiglio recante il nome di intronizzazione di quel faraone ( Keper Keperu Ra).

Questo pomello di cofanetto in maiolica blu, cela un mistero. Sulla sua superficie infatti, compare il cartiglio di Ay della XVIII Dinastia che succedette al giovane Tutankamon.

Non si sa con certezza il motivo della presenza di questo reperto, che attrasse subito l’attenzione di Schiapparelli. “D’altra parte fra i miseri resti della suppellettile funebre fu rinvenuta nella tomba” scriveva Schiapparelli ” vi è un oggetto che può portare molta luce sull’argomento e è il fiore di loto, in smalto turchino che porta impresso il nome del faraone Ay e che dovette appartenere a un cofano che sia stato di proprietà del faraone medesimo o che venisse d suo palazzo”. La circostanza che fra le suppellettili funebre portata nella sua tomba vi fosse un cofano del nome di Ay, dovrebbe far supporre che Nefertari discendesse dalla famiglia di quel faraone e fosse, secondo ogni probabilità, una nipote.

Fonte : Nefertiti e la Valle delle Regine – Christian LeBlanc-Alberto Siliotti – Giunti.

Tuttavia Nefertari non portava il titolo di “Figlia di un re”, il che suggerisce che probabilmente non apparteneva alla linea reale principale; inoltre Ay regnò molti anni prima di Ramses II, per cui è probabile che più che sua figlia potesse al limite essere sua nipote.

La regina rimase per tutta la vita fortemente legata alla sua città di origine e il pilone del tempio funerario di Ramses II ha conservato una rappresentazione della festa di Min, il dio locale di Akhmim, che la mostra mentre esegue una danza davanti a un toro che lo simboleggia.

Colei per la quale splende il sole”

Nefertari sposò Ramses quando questi non era ancora salito al trono, durante i sedici anni di coreggenza col padre Sety I e gli diede quattro figli ( Amon-her-khepshef, Pa-Ra-wenem-ef. Mery-Ra e Mery- Atum) e quattro figlie ( Baketmut, Nefertari, Merytamon, e Henuttaui).

Amon-her-khepshef fu il primogenito di Ramses II e nacque almeno quattro o cinque anni prima che suo padre fosse incoronato. Ebbe il titolo di Generale degli eserciti, e fu principe ereditario fino alla sua morte, tra gli anni 26 e 31bdel regno del padre.

Pa-Ra-wenem-ef fu il terzo figlio maschio del faraone e morì giovane, intorno agli anni 20/28 del regno di suo padre. Egli appare nelle immagini di trionfo dopo la Battaglia di Qadesh e nel tempio minore di Abu Simbel.

Mery-atum fu il sesto figlio maschio del sovrano e nacque quando suo padre era già faraone; fu Sommo sacerdote di Eliopoli ma di lui esistono poche tracce.

Mery- Ra fu l’undicesimo maschio ed appare con la madre e i fratelli nei rilievi di Abu Simbel e in pochi altri luoghi. Sembra che sia morto tra 26 e i 36 anni.

Baketmut è raffigurata ad Abu Simbel insieme al padre e alla sua famiglia ma di lei non abbiamo notizie certe.Nefertari forse sposò il fratello primogenito Amon-her-khepshef.

Meritamon fu la quarta tra le figlie del faraone che la sposò alla morte della madre trasferendole molti dei suoi titoli, tra i quali Grande Sposa Reale; fu anche cantautrice nel tempio di Amon e sacerdotessa di Hathor. Si ritiene che sia morta alla fine del lungo regno di Ramses II.

Henuttay sposò anch’ella il padre alla morte di Nefertari, ma, a differenza di Meritamon, non divenne Grande Sposa Reale. Venne sepolta nella Valle delle Regine, nella tomba QV73.

Nefertari ebbe un ruolo di primissimo piano, ineguagliato dalle altre regine: sin dall’inizio del regno del suo sposo partecipò ai principali eventi dello stato e giocò un suo particolare ruolo anche nella politica estera.

Nella tomba di Nebounenef è raffigurata in piedi accanto a Ramses nel corso della cerimonia durante la quale il defunto fu nominato Sommo Sacerdote di Amon a Tebe, e nell’archivio del palazzo reale di Hattusas, l’antica capitale del regno ittita (oggi presso il villaggio di Bogazkoi, in Turchia), venne Ritrovata una lettera significativa inviata da Naptera ” la Grande regina d’Egitto” a Pudukhepa ” la Grande regina di Hatti”. Nella lettera, impressa su una tavoletta d’argilla, Naptera ( trascrizione in lingua accadica del nome Nefertari) esprimeva tutta la sua amicizia e si rallegrava per le fraterne relazioni che si erano istaurate tra ” il Grande re Egitto” e ” il Grande re di Hatti” ( il sovrano uttita Hattusilis III, contro il quale Ramses II aveva combattuto a Qadesh e con cui aveva firmato successivamente un trattato di pace nell’anno 21, corrispondente al 1258 a. C.).

Ramses II adorava Nefertari, tanto che fece erigere ad Abu Simbel il piccolo tempio a lei dedicato, dove la rappresentò con statue aventi la medesima grandezza delle proprie; all’ingresso del tempio a lei dedicato, pose una dedica che dice : ” Ha fatto il suo monumento in onore della Grande Moglie Reale Nefertari, amata da Mut, un tempio scavato nella pura montagna della Nubia in un bellissimo gres bianco, un’opera appartenente all’eternità per la Grande Moglie Nefertari, amata da Mut, per l’amore di colei per la quale splende il sole”.

La morte: “Possa tu essere felice nella sede della verità

Non si sa esattamente come è quando Nefertari morì, ma ciò avvenne quando ella aveva tra i quaranta e cinquanta anni di età, dopo la costruzione del Piccolo Tempio di Abu Simbel e prima che la sua decorazione fosse terminata, tra l’anno 26 e l’anno 34.

Non si spiegherebbe altrimenti la coesistenza di rilievi nei quali la regina è raffigurata come vivente e che certificano la sua partecipazione alla cerimonia di apertura, nell’anno 24 del regno di Ramses, e di una iscrizione sulla facciata, di sapore invece tipicamente funerario, che dice:” Il re Usermaatra, scelto da Ra, ha costruito per la Grande Sposa Reale Nefertari, amata da Ra in Nubia come Ra, per sempre ed eternamente”.

In ogni caso le iscrizioni commemorative del giubileo dell’anno 30 (1261 a. C.) e quelle successive non riportano più il nome dell’amata consorte né quello di un’altra “Grande Sposa Reale” (sebbene Isinofret fosse ancora in vita), testimonianza della posizione unica di cui Nefertari godette , è non c’è dubbio che la successiva inaugurazione sia stata opera di Ramses II e della sua sposa e figlia Meritamon, figlia di Nefertari.

Il re preparò per la moglie prediletta la splendida tomba QV66 nella Valle delle Regine, un capolavoro dell’arte egizia recentemente restaurata da un team italo-egiziano guidato da Paolo e Laura Mora, finanziato dai fondi privati provenienti dalla Getty’s Foundation di Los Angeles.

La tomba è molto grande, composta da parecchie stanze che conducono alla “sala dell’oro” e la decorazione è un vero e proprio libro di saggezza che ripercorre le tappe di un’iniziazione femminile.

Nella prima stanza si legge in un unica riga di geroglifici la seguente iscrizione:

” Ti darò un posto all’ingresso di Igeret.

Possa tu apparire in cielo come mio padre Ra

Possiate occupare un posto sulla Terra Sacra

Possa tu essere felice nella Sede della Verità dopo che la Grande Enneade degli dei è giunta a te, oh Osiride, Grande Moglie Reale, Nefertari Mery-en-Mut, giustificata”.

Il sovrano inoltre è assente nelle scene raffigurate sulle pareti, e Nefertari è l’unico mortale rappresentato nel’ipogeo: ciò indica l’alto status attribuitole, che le permetteva di interagire direttamente con le divinità senza la mediazione del Faraone.

La mummia della grande sovrana ” Signora delle Due Terre” non è mai stata trovata (salvo due frammenti mummificati appartenuti quasi certamente ad essa ed oggi custoditi al Museo Egizio di Torino) ma il suo ricordo si è perpetuate nella storia e il fascino della sua bellezza emana ancora, vivo e presente, negli splendidi dipinti nella sua meravigliosa tomba.

Fonti:

Donne di potere

TUY

A cura di Grazia Musso

UNA “COMMONER” SUL TRONO D’EGITTO

Tuy ( o Tuya), fu regina e moglie di Sethy I.

Ella non aveva origini reali e veniva da una famiglia di militari, il padre infatti era Raya, un militare originario del Nord, tenente generale di carriera, luogotenente della guardia, figlio di Pai ( anch’egli militare, agli alti gradi del comando) e di Wia, di umili origini.

Quando Tuy sposò Sethy, questo non era ancora faraone, né figlio di sovrani bensì figlio del generale Ramsessu, visir di Horemheb e poi divenuto faraone come Ramses I; Sethy divenne quindi principe ereditario e poi successore del padre.

Sethy fu indubbiamente un grande faraone, e guardare la sua mummia ancor oggi incute rispetto e autorità. Tuy, divenuta regina, mostrò una forte personalità; fu detta anche Mut-Tuya, per sottolineare il ruolo di madre, mise al mondo colui ché diverrà Ramses II, e il cui regno durerà sessantasette anni. Va però detto ché ché il titolo di Tuy “Grande Sposa Reale”, appare solo con Ramses II e secondo alcuni non è certo che lo avesse sotto il regno di Sethy I; inoltre quasi tutta la documentazione che la riguarda risale al regno del figlio.

Tuy sopravvisse al marito almeno ventidue anni e, durante i primi vent’anni del regno di suo figlio Ramses II ebbe una grande influenza a corte.

Uno dei momenti più importanti del regno fu la guerra contro gli Hittiti popolo dell’Anatolia che voleva impadronirsi del protettorato egizio e conquistare le Due Terre, molto allettanti per le loro ricchezze, il conflitto fu inevitabile e il suo culmine fu la battaglia di Quadesh, nell’anno quinto del regno. La battaglia si chiuse con un risultato di parità che non portò ad alcun significativo cambiamento dal punto di vista politico e geografico. Sedici anni dopo gli episodi bellici il faraone Ramses II e il re ittita Hattusili firmarono un tratto di pace che riconfermò la pace tra le due grandi potenze. Tuy sostenne il figlio e gli dette preziosi consigli, e lei stessa, dal suo palazzo di Pi-Ramses, scrisse la lettera diplomatica al re ittita affinché si giungesse a una pace duratura; la lettera è stata ritrovata negli archivi della capitale Hatthusa in Anatolia.

Tuy morì ultrasessantenne e venne sepolta in una tomba nella Valle delle Regine.

La tomba QV 80 che doveva contenere un ricco corredo funebre, purtroppo fu saccheggiata.

Si è conservato uno dei coperchi dei vasi canopi che raffigura il viso di Tuy, acconciata con una grande parrucca e un delicato sorriso.

TUY ONORATA PER L’ETERNITà

Ramses onorò grandemente la madre in vita e dopo la sua morte.

A lei sono dedicate numerose statue e bassorilievi che ne celebrano la memoria: a Tebe, sul lato nord del suo tempio di milioni di anni, il Ramesseo, Ramses fece costruire per lei un piccolo santuario in arenaria. L’edificio glorificava la regina madre e la sua funzione teologica.

Questo edificio fu il capostipite dei “santuari della nascita” che da Champollion vennero chiamati “Mammisi” e che verranno costruiti fino in epoca romana.

Venerata in tutto il paese, Tuy fu il simbolo della regina – madre che manteneva viva la tradizione delle donne di Stato (traduzione antica, di cui abbiamo testimonianze sin dalla I Dinastia, ma le migliori conservate partono dalla XVII Dinastia).Una sua statua alta un metro e mezzo, conservata al Museo Egizio del Cairo, merita di essere citata: fu scoperta sul sito di Tanis, nel Delta, e proveniente probabilmente dal palazzo della città di Pi-Ramses; è una delle opere più belle del regno di Ramses. Va ricordata anche la statua colossale (3 metri) ai Musei Vaticani.

Ringrazio, il professor Maurizio Damiano, per l’assistenza e la dovizia di particolari che mi ha fornito durante la stesura di questo post.

Donne di potere, Mummie, Tutankhamon

LE MUMMIE DELLE FIGLIE DI TUTANKHAMON E ANKHESENAMON

A cura di Luisa Bovitutti

Ankhesenamon non riuscì a dare un erede a Tutankhamon; nella tomba del sovrano furono rinvenute le mummie di due bimbe, che probabilmente egli aveva concepito con la sua Grande Sposa Reale e che nacquero premature, morendo subito dopo.

Ognuna delle piccole mummie, una delle quali portava una maschera di cartonnage dorato con i tratti del viso dipinti di nero, era custodita in un sarcofago antropoide in legno ricoperto di foglia d’oro, a sua volta contenuto in un altro sarcofago dipinto di nero con bande dorate; essi erano stati deposti in una scatola di legno non decorata che misurava circa 61 centimetri di lunghezza, in origine chiusa con una corda e con il sigillo dello sciacallo e dei nove prigionieri, infranto già nell’antichità.

È verosimile che anche per il secondo feto fosse stata predisposta una maschera, da identificarsi in quella rinvenuta nel 1907 da Davis, nel pozzo n. 54 della Valle dei Re insieme a residui di imbalsamazione, non utilizzata perché probabilmente troppo piccola.

L’autopsia venne eseguita nel 1932 dal dott. Douglas Derry; i corpicini sono lunghi rispettivamente 39,5 cm e 27,7 cm.; la bambina più piccola era nata al quinto mese di gestazione ed è ben conservata sebbene non fosse stata imbalsamata, mentre la più grande, di sette od otto mesi, è in condizioni meno buone ed il corpicino era stato imbottito di lino attraverso le narici ed una piccola incisione addominale.

Più recenti analisi, svolte presso l’Università di Liverpool dal professor R.G. Harrison, hanno rivelato che la piccola era affetta da deformità di Sprengel, spina bifida e scoliosi.

Nelle immagini: a sinistra in alto la scatola con i piccoli sarcofagi al momento della scoperta; a sinistra in basso la maschera funeraria; a sinistra in altoi sarcofagi esterni; a destra al centro e in basso le mummie con i loro sarcofagi.

FONTI: liberamente tratto da un articolo di Jimmy Dunn, in rete; ampia bibliografia in calce all’articolo.

Donne di potere

AY: INTRIGHI E DELITTI PER DIVENTARE RE?

A cura di Grazia Musso

 Ay, successore di Tutankhamon con il nome di Kheperkheperura fu un funzionario di considerevole rilievo durante il regno di Akhenaton, nel corso del quale ebbe i titoli di Portatore di flabello alla destra di sua maestà, Capo di tutti i cavalli del re, Primo degli scribi di sua maestà e Padre del Dio.

Non si sa se fosse di stirpe reale. Alcuni studiosi sostengono che fosse il padre di Nefertiti e di Mutnodjemet, moglie di Horemheb, altri che fosse figlio di Yuya e Tuya e quindi fratello o fratellastro di Tiye, Grande Sposa Reale di Amenofi III, e quindi zio di Akhenaton. In realtà avrebbe ben potuto essere sia il fratello di Tiye che il padre di Nefertiti e Mutnodjemet, e tali legami spiegherebbe il suo prestigio a corte e la sua nomina a componente del Consiglio di Reggenza che diresse ed amministrò l’Egitto quando Tutankamon era in età minorile. Certamente sua moglie Tyie fu la balia di Nefertiti.

Alla morte del sovrano Ay, che doveva avere un’età compresa tra i sessanta e settant’anni, salì al trono, forse approfittando dell’assenza di Horemheb impegnato in una campagna contro gli Ittiti e regnò per circa quattro anni. Si fece carico di organizzare le esequie di Tutankhamon, tant’è che appare dipinto sulla parete della sua tomba mentre esegue la cerimonia di apertura della bocca e forse ( ma come si è già detto non è certo) sposò la sua vedova Ankhenamon per rafforzare suo diritto al trono.

Particolare della tomba di Tutankhamon, dove è raffigurato Ay che compie il rito dell’apertura della bocca sul faraone.

L’ascesa al trono di Ay ha avuto diverse interpretazioni da parte degli egittologi. In passato alcuni studiosi pensavano che la brama di potere l’avesse spinto a compiere atti sanguinosi, come l’assassinio di Tutankhamon, della sua regina, di una serie di fedeli cortigiani e del Principe Zannanza, figlio del Re Suppiuliuma inviato in Egitto su richiesta di Ankhenamon per diventare successore di Tutankamon.

L’eminenza grigia del regno di Tutankhamon fu quindi un usurpatore e un assassino? In realtà la sua posizione va analizzata con attenzione. Gli omicidi di cui era incolpato sono smentiti dalle prove storiche, archeologiche e scientifiche. Si è propensi a pensare quindi che Ay fu un servitore fedele, che non tradì mai la famiglia reale e che, al contrario, cercò in tutti i modi di salvare la corte, consigliando al giovanissimo Tutankhamon di restaurare i templi e di riavvicinarsi al clero di Amon. La figura di Ay è circondata da un unico alone di sospetto: potrebbe aver preso parte a un piano per impedire che il figlio del re straniero salisse al trono. Purtroppo non possiamo conoscere con precisione come si svolsero i fatti. Durante il suo regno portò avanti il programma politico già suggerito a Tutankamon, continuando l’opera restaurazione del culto degli antichi dei e cercando di riavvicinare la corte al popolo. Fece erigere a Karnak un tempio dedicato al suo predecessore; l’edificio venne realizzato con la tecnica dei talatat e presenta pitture con scene di guerra contro gli Asiatici, sebbene in quel periodo gli Egizi non avessero combattuto contro gli antichi rivali.

Amuleti in faience turchese, riportanti la titolatura reale del faraone Ay ,un’usanza che risale al Medio Regno. Furono rinvenuti nel tempio funerario di Ay, a Medinet Habu. ( Museo di Brooklyn)

Altri templi sorsero, per ordine di Ay, a El Salamunu nei pressi di Akhmin e a nord di Medinet Habu, dove iniziò la costruzione del proprio tempio funerario. Egli era, probabilmente, il padre o il nonno di Nakhtmin, che fu generalissimo durante il regno di Tutankhamon e che avrebbe dovuto essere suo successore se non fosse deceduto prima di lui.

Il faraone morì in un periodo storico che non è stato ancora identificato con certezza, tra il 1318 e il 1314 a. C. oppure tra il 1329 e il 1325 a. C. Il luogo esatto della sua sepoltura rimane un mistero ; egli fece costruire una prima tomba ad Amarna che non fu mai utilizzata e che conserva una delle varianti più complete dell’Inno all’Aton, e probabilmente fu sepolto nella KV23, posta nella Valle delle Scimmie ( denominata pure WV23 perché sita nella West Valley). Secondo alcuni storici, il suo sonno eterno e la sua tomba vennero profanato dal suo successore Horemheb, mentre altri studiosi sostengono che la sua mummia sia stata in realtà seppellita ad Akmin, sua città d’origine.

Fonte:

  • Enciclopedia Egitto, volume secondo – L’impero – a cura del professor Maurizio Damiano – Fabbri Editori.
  • Ay: il faraone successore di Tutankamon di Giampiero Lovelli
Donne di potere

ANKHESENAMON

A cura di Grazia Musso

La grande sposa reale di Tutankhamon

Le informazioni certe sulla vita di Ankhesenemon sono pochissime a causa della damnatio memoriae che colpì la famiglia amarniana.

Ella era la terza figlia di Akhenaton e di Nefertiti, nacque ad Amarna attorno al 1348 a. C. e le fu imposto il nome di Ankhesenaton; con le sorelle Meritaton e Meketaten divenne “Principessa Senior” e come tale doveva adempiere a molti doveri ufficiali, sia civili che religiosi.

Forse fu data un sposa al proprio padre, e poi, a tredici anni di età, a Tutankhamon, che aveva appena otto anni, la loro unione non fu allietata dalla nascita di figli, anzi, nella tomba del giovane re furono trovati i feti di due bambine, probabilmente figlie della coppia.

Secondo alcuni studiosi ella sposò Ay, successore di Tutankhamon, per legittimare la sua ascesa al trono e rinforzare la sua posizione prendendo in moglie la regina restauratrice dell’antico culto; questa ipotesi tuttavia è stata ritenuta come poco verosimile in quanto nella sua tomba l’anziano faraone è rappresentato affiancato dalla moglie, che può essere solo la sua consorte principale Teye, in quanto il cartiglio nel quale era scritto il nome della regina, oggi illeggibile, risulta troppo piccolo per contenere il nome di Ankhesenemon, mentre conterrebbe perfettamente quello di Teye

Il matrimonio fra Ay e Ankhesenemon, inoltre, non ha riscontri al di fuori di un anello custodito a Berlino, sul quale i loro nomi sono affiancati, e la cui autenticità è oggetto di discussioni.

In Ankhesenemon alcuni individuano la regina egizia, chiamata dagli ittiti Dakhamunzu che, rimasta vedova, scrisse al re degli Ittiti Suppiluliuma I una lettera con cui chiedeva al sovrano straniero di inviarle uno dei suoi figli per sposarlo e renderlo re dell’Egitto. Eccone il passo principale :

Mio marito è morto” scrive la regina, ” non ho figli. Si dice che tu ne abbia parecchi, se me ne mandi uno, ne farò mio sposo. Non sceglierei mai uno dei miei servitori come marito“.

Una copia della lettera è stata trovata in un archivio reale, nei pressi della moderna cittadina turca di Bigazkoy ( nel sito dell’antica capitale ittita Hattusa) in quelli che sono noti come gli Annali di Mursili II ( TA. VII – KBO2003), dal titolo: Gesta di Suppiluliuma narrate dal figlio Mursili).

Suppiluliuma pensò ad un tranello e mandò in Egitto un ambasciatore, Hattusa Zitis e la regina vedova confermò la sua richiesta :

Perché hai Tu pensato ch’io Ti volessi ingannare? Se avessi avuto un figlio, sarei forse io ricorsa, a Mia vergogna, a un Paese straniero? Non ho scritto ad altri, solo a Te, dammi uno dei Tuoi figli, per me sarà solo un marito, ma per l’Egitto sarà Re“.

Il prescelto fu il principe Zannanzas che, però non giunse mai a destinazione, venendo, forse, assassinato durante il viaggio. L’identità della regina che scrisse queste lettere è incerta: oltre ad Ankhesenemon, sono state proposte come possibili autrici anche Nefertiti e Merytaton.

Non essendo giunto a destinazione il principe ittita, avrebbe preso il potere Ay, dopo aver organizzato le cerimonie funebri di Tutankhamon.

Nelle pitture parietali della camera sepolcrale di Tutankhamon, Ay è rappresentato come un sacerdote officiante il rito funebre mentre esegue la cerimonia dell’apertura della bocca per infondere nella mummia l’uso dei sensi; egli indossa già la corona blu kepresh, segno indiscutibile della sua ascesa al trono.

Non si conosce il destino di Ankhesenemon dopo il suo possibile matrimonio con l’anziano faraone Ay in quanto il suo nome scompare dalla storia; si può ipotizzare che sia morta, poco più che ventenne, durante il quadriennio di regno di Ay ( 1324 – 1319).

La sua tomba non è stata mai trovata, anche se da tempo il prof. Hawass la sta cercando a Tebe Ovest, nella Valle delle Scimmie.

Anche la tomba designata come KV63 e posta poco lontano da quella di Tutankhamon è stata individuata come possibile ultima dimora della giovane regina, il problema principale di quel sito è che non ha mummie, quindi il test del DNA è impossibile

Ma la tomba ha molti altri reperti che potrebbero portare alla conclusione che la regina Ankhesenemon fosse effettivamente sepolta lì.

La tomba contiene un sarcofago certamente appartenuto ad una donna, abiti tradizionali femminili, gioielli e frammenti di ceramica con l’iscrizione “Paaten”, l’unico personaggio reale conosciuto che portava quel nome era la sposa di Tutankhamon, il cui nome di nascita era Ankhesenpaaten

Un esame del DNA, annunciato nel 2010, ha portato inoltre ad ipotizzare che una delle mummie reali femminili individuata con il codice KV21A appartenesse alla regina Ankhesenemon.

La regina è ritratta in molti oggetti trovati nella tomba del marito, sempre in atteggiamenti affettuosi che sottolineano la sua importanza come Grande Sposa Reale.

Le scene in cui compare non sono semplici dimostrazioni del suo fascino: i testi geroglifici la definiscono ” la grande maga” che, con i suoi atti rituali, trasmette al sovrano l’energia necessaria per regnare

L’attività sportiva, e in particolare il tiro con l’arco, rappresenta uno dei topoi del repertorio di immagini dei monumenti regali del Nuovo Regno.
Questo esempio proviene da un lato del cofanetto di Tutankhamon e ritrae la regina Ankhesenamon ai piedi del faraone che si appresta a scoccare una freccia.
(Museo Egizio del Cairo)

Fonti:

IL PICCOLO SACRARIO D’ORO

Legno, gesso, lamina d’oro, argento
Altezza cm 50,5, larghezza cm 26,5, profondità cm 32.
Carter 108

Il sacrario ha una forma rettangolare, con un tettuccio digradante dalla parte anteriore a quella posteriore.

È fatto di pannelli di legno coperti da uno spesso strato di gesso, nel quale sono modellate numerose figure e complesse scene, il tutto ricoperto da una finissima lamina d’oro.

Nella parte frontale si trovano due ante che si aprono verso l’esterno, chiuse da due chiavistelli che passano attraverso alcuni anelli metallici. Il sacrario poggia su una slitta in legno rivestita d’argento.

L’aspetto più interessante è la sua decorazione, si tratta di una meravigliosa testimonianza del profondo amore che univa Tutankhamon alla moglie Ankhesenamon.I pannelli del sacrario ospitano raffigurazioni della coppia reale, ritratta con vestiti di diverse fogge e in varie situazioni.

In alcune scene i due sposi sono rappresentanti mentre si prendono cura l’uno dell’altra, mentre in altre il re è raffigurato mentre compie varie attività in compagnia della regina.

Molte di queste raffigurazioni hanno una sfumatura di carattere sessuale: le anatre nelle paludi, per esempio, sono simboli erotici, così come i fiori di loto, gli oli, le collane che la regina offre al consorte.

La sessualità si legava profondamente ai concetti di rigenerazione e resurrezione, così che il sacrario diventava uno strumento per garantire ad Tutankamon e Ankhesenamon la vita eterna.

Fonte : Tutankhamon, I tesori della tomba – Zahi Hawass – fotografie di Sandro Vannini – Einaudi

LE IMMAGINI DELLA COPPIA REALE

A cura di Patrizia Burlini

Si ritiene che questa testa, conservata al Brooklyn Museum , appartenga a Ankhesenamon o Tutankhamon

Il naos dorato che presenta vari ritratti della coppia reale
Donne di potere

MERYTATON

A cura di Grazia Musso

Da principessa a sposa reale

Merytaton è la primogenita delle sei figlie nate da Akhenaton e Nefertiti. Nacque, probabilmente nel terzo o quarto anno del regno di suo padre, circa nel 1354 a. C..

Fu sicuramente la figlia prediletta del re, è sempre raffigurata insieme alla coppia reale e in proporzioni maggiori, rispetto alle sorelle, in quanto essendo la primogenita.

La si vede sulle stele confinarie di Akhenaton, nonché sulle pareti della reale tomba amarniana e in tutti i graffiti che ritraggono la famiglia reale.

Il suo nome significa amata dall’ Aton. Si pensa abbia sposato il padre, all’età di undici anni, diventando Grande Sposa Reale, l’opinione diffusa è però che ella non sia mai stata partner sessuale del padre, ma che abbia avuto un ruolo di rappresentanza alle cerimonie.

Sulla figura di questa principessa si addensano interrogativi, privi per ora, di risposte certe, che riguardano il suo ruolo negli ultimi anni di regno di suo padre.

Potrebbe essere stata coreggente con Akhenaton, aver regnato da sola alla sua morte, per poi sposare Smenkhare, effimero e misterioso personaggio sul quale non si hanno notizie certe, lo avrebbe sposato per legittimarlo al trono.

Il suo regno fu di breve durata e presto fu necessario ricorrere al l’investitura del giovane Tutankhamon. A proposito della posizione di Merytaton a palazzo, all’epoca in cui sembrerebbe “scomparsa” Nefertiti, conviene ricordare una lettera di Amarna, spedita in Egitto alla corte di Abymilki re di Tiro.

Questa missiva, la E 155, vede Merytaton-Mayati destinataria di un ossequio profondo tanto da porla alla pari del re e da far dubitare chi fosse effettivamente il sovrano d’Egitto. Qualcuno ha sostenuto che ci fosse coreggenza tra Akhenaton e sua figlia ma che fosse, in effetti, lei a governare. Intorno al 1333 a. C., si reputa, che abbia regnato da sola dopo la morte prematura di Smenkhare, col nome di Ankhtkhepetura Nefernrferuaton, con questo nome, infatti sono stati rinvenuti vari cartigli reali.

È anche possibile che abbia affiancato anche il piccolo Tutankhamon, prima che questi prendesse il trono d’Egitto.Non si conosce il suo luogo di sepoltura, ma oggetti riferibili a lei sono stati rinvenuti sia nella tomba di Tutkhamon sia nella KV55.

Nella tomba di Tutkhamon è stata rinvenuta una veste di lino decorata con 49 margherite d’oro, sono affiancati i nomi di Smenkhare e Merytaton, mentre uno scialle reca i cartigli di Smenkhare e di Ankhtkhepetura, sotto questo nome si cela, forse Merytaton stessa.

Fonte :

  • Forum Egittophilia
  • Valerie Angenot, Università del Quebec

LA PALETTA DA SCRIBA DI MERYTATON

Si tratta di una paletta da scriba di dimensioni ridotte.

Apparentemente un giocattolo, tuttavia pienamente funzionante, come conferma il Corredo composto da inchiostri, vasetto per l’acqua e lo stilo, nonché l’usura.

L’oggetto in questione è di pregevole fattura, tutto lavorato usando l’avorio, manici degli stilo compresi.

Per lo più questi oggetti, anche se appartenenti a scribi piuttosto quotati, erano ottenuti dal legno.

Gli esemplari in avorio, rinvenuti, appartenevano a sovrani, ed avevano dimensioni maggiori.

L’iscrizione che vi compare non lascia dubbi circa la sua proprietaria : Merytaton.

Sull’oggetto, tuttavia, compare anche un altro nome, quello della madre, Nefertiti.

Al contrario del nome della regina, il nome di Merytaton non è iscritto in un cartiglio, dettaglio che conferma che non avesse ancora assunto il titolo di Sposa Reale.

Un precoce interesse al “gioco dello scriba” che, forse, Nefertiti volle incentivare, onorando il desiderio della figlia verso quella che era ritenuta, a tutti gli effetti, una prerogativa maschile.

La paletta dello scriba ( Burton), Carter N. 262
Cairo, Egyptian Museum JE 62079
La paletta appartenuta a Merytaton è quella orizzontale.
Le altre riportano solo il nome di Tutkhamon.
La paletta si trovava proprio tra le zampe di Anubi. Tomba di Tutankhamon
Donne di potere, Nefertiti

LE IMMAGINI DI NEFERTITI

A cura di Grazia Musso

Questa raffigurazione della coppia regale riassume in sé alcuni concetti della filosofia amarniana: Akhenaton e Nefertiti si tengono per mano, un’intimità volutamente sottolineata come le rotondità del corpo; come principio di fecondità i due sovrani mettono l’accento sulle stesse caratteristiche somatiche delle antiche dee madri.

L’amore della famiglia reale e la fecondità per l’intero popolo erano fra i concetti sottolineati dalla filosofia regale di Amarna.

Gruppi come questo erano tenuti in apposite nicchie nelle case private del faraone e sottolineano unione, fecondità e rinascita.

Da Amarna, XVIII Dinastia. Calcare dipinto, altezza 22.5 cm. Parigi, Museo del Louvre, E15593.

Fonte :Antico Egitto, di Maurizio Damiano, Electa.

Questo torso di statua femminile appartenente, probabilmente, ad una statua di Nefertiti

La veste finemente plissettata non nasconde ma al contrario mette in rilievo le forme della donna in tutta la loro femminilità, sottolineandone la fecondità.

Da Amarna? XVIII Dinastia – Arenaria silicizzata Altezza 29,5 cm.

Parigi, Museo del Louvre, E25409.

Fonte : Antico Egitto, Electa – Maurizio Damiano.

Nella diciassettesima dinastia il carro sostituì la portantina come mezzo di locomozione più prestigioso dell’élite; esso poteva raggiungere una velocità di circa 38 km/h., mentre fino ad allora viaggiando a piedi, in portantina o a dorso d’asino garantiva soltanto i 4-6 km/h. Nella maggior parte delle fonti sono gli uomini che vengono rappresentati sui carri, ma ci sono prove testuali e pittoriche, risalenti soprattutto al regno di Akhenaton, che attestano l’utilizzo del carro anche da parte delle donne.

Le rappresentazioni della regina Nefertiti sono tuttavia i più antichi esempi di una donna da sola alla guida di un carro.

La famiglia reale

Per Akhenaton l’incarnazione dell’armonia familiare è anche essenza dell’equilibrio universale, in quanto tale i sentimenti sono mostrati pubblicamente senza veli, come di vede in questa stele, il padre bacia la figlia Meritaton, mentre in braccio alla madre si vedono Maketaton e Ankhsenpaaton.

Stele come questa si trovavano nelle ville dei nobili amarniani, su piccoli altari dedicati al culto reale.

XVIII Dinastia, calcare Altezza 32,5 cm. Larghezza 39 cm. Berlino, Agyptisches Museum. Acquisizionr 1898 ( al Cairo), n. 14145.

Fonte : Antico Egitto – Maurizio Damiano – Electa.

Perla con Akhenaton e Nefertiti.

Nuovo Regno, XVIII Dinastia. Faience. Altezza cm. 3,5, Diametro cm. 4,2 Copenhagen, Ny Carlsberg Glypotek, AEIN 1791; acquisizione 1989.

Questo oggetto è insolito sotto più di un aspetto. Foggiato come una perla, è innanzitutto di dimensioni troppo grandi per essere stato utilizzato come elemento di una collana. C’è chi ha avanzato l’ipotesi che fosse infilato su una manica e che appartenesse a un oggetto composito di uso cerimoniale. Il fondo gibboso, quasi a suggerire il tremolio dell’acqua, denota un’abilità eccezionale. Sulla circonferenza della “perla” vi sono due barche contenenti un disco solare, alle spalle del quale siede un personaggio con le braccia levate in segno di adorazione, identificabile come un sovrano dell’Alto Egitto per via della corona bianca. Il personaggio ad esso simmetrico, porta invece il copricapo preferito dalla regina Nefertiti. Sull’identità della coppia non sussistono dubbi, per via dei cartigli iscritti sulla faccia superiore dell’oggetto .Il copricapo di Nefertiti, di forma assai simile a quella della corona rossa, pare qui si utilizzati come controparte della corona bianca di Akhenaton. In epoca armaniana, la coppia reale era considerata un’entità unica, concepita ad immagine dei figli del sole creatore, Shu e Tefnut. Come i gemelli divini, anche il re e la regina erano tenuti a restituire al genitore solare l’energia che questi donava loro. Alcuni fiori di loto separano i due battelli ed arricchiscono la simbologia dell’insieme, mentre il colore turchese richiama l’ambiente liquido da cui emerge l’astro nascente.

Secondo Reeves sarebbe un dono del Faraone ad un alto funzionario, probabilmente da apporre su un “bastone del comando”

Fonte : I Faraoni a cura di Cristiane Ziegler – Bompiani.

NEFERTITI ABBATTE I NEMICI

A cura di Luisa Bovitutti

Questo rilievo prova l’importanza da lei assunta a fianco del Faraone, tanto da essere raffigurata in atteggiamenti che tradizionalmente erano riservati al sovrano. La regina si trova a bordo di un’imbarcazione, sotto una pergola (praticamente un naos) situata a poppa e sotto i raggi vivificanti di Aton sta abbattendo simbolicamente i nemici dell’Egitto.

Anche i remi usati per le manovre sono decorati all’estremità con una scultura che la rappresenta.

Nelle immagini trovate il rilievo completo, custodito al Museum of fine arts di Boston, ed i particolari ingranditi.

Frammento di altare domestico.

Nuovo Regno, XVIII Dinastia. Calcare, Altezza cm. 12

Provenienza sconosciuta, acquisito nel 1900

Berlino, Agyptisches Museum und Papyrussammlung, inv. 14511

Il fregio di urei e la presenza di un cornicione permettono di attribuire il frammento di rilievo a un piccolo altare domestico a forma di cappella. Nelle case di Amarna la coppia regale veniva venerata nelle immagini di questi altari.

Nefertiti è vicinissima al suo consorte Akhenaton e gli infila una collana. Il dio Aton, che spunta dal geroglifico del cielo sfiora con i suoi raggi la coppia, un’immagine di armonia tra divino e umano, inserita nello sfondo di una natura intatta, come è raffigurata nelle piante di papiro sul margine sinistro del reperto.

Fonte: I Faraoni a cura di Christiane Zeigler – Bompiani.( Bibliografia : Settgast 1989, pp. 90-92 ( cat. 46) D. W.)

Il famoso Busto di Nefertiti, ritrovato nello studio dello scultore Thutmose, durante gli scavi della missione tedesca a Tell El-Amarna nel 1912, sotto la supervisione del professore Ludwig Borchardt.

La regina indossa la corona classica.

La policromia intatta, questo Busto sprigiona nobiltà e una bellezza che cattura anche il senso estetico dei nostri giorni.

Da Amarna, XVIII Dinastia. Calcare, altezza cm. 50.

Berlino, Agyptisches Museum, n. 21 300.

Fonte:

  • Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electa
  • Le regine dell’antico Egitto a cura di Rosanna Pirelli – EdizioniWitestar

I templi di Akhenaton furono demoliti dopo la sua morte, le pietre vennero riutilizzate nella costruzione di altri monumenti e oggi riappaiono dagli Scavi mostrandoci piccoli dettagli dell’epoca. Nella foto si vede un rilievo con la testa della regina Nefertiti come offerente; la sua mano stringe il sistro, strumento musicale sacro che la sovrana offre probabilmente all’ Aton durante una celebrazione.

XVIII DinastiaArenaria,Luxor, Museo d’arte dell’antico Egitto, J 267

Fonte : Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electa

La lastra lavorata a bassorilievo, mostra Akhenaton, insieme a Nefertiti e alle figlie, che presenta offerte al dio Aton.

Museo Egizio del Cairo

Fonte: Le regine dell’antico Egitto a cura di Rosanna Pirelli.

Nefertiti che venera l’Aton, con il titolo di Signora delle Due Terre.
Frammento di colonna in calcare, raffigurante la regina Nefertiti che offre un bouquet ad Aton.
Di seguito c’è la principessa Meritaton che suona un sistro

Palazzo Reale, Tell el-Amarna
A 1893. 1-41 ( 71)

Ashmolean Museum, Oxford.
Fotografia di Jon Bosworth di pubblico dominio