Mai cosa simile fu fatta, Mastaba

LA MASTABA DI SESHSESHET IDU

Di Grazia Musso

La mastaba di Seshseshet Idu

Titoli principali – Figlia del re
Fine V Dinastia e inizio VI Dinastia.

Questa tomba, che fu scoperta da Cecil M. Firth nel 1927, venne costruita dal visir Ihy che Visse all’epoca di Unas alla fine della V Dinastia e fu successivamente usurpata dalla principessa Seshseshet detta Idut, all’inizio della VI Dinastia, che fece apportare notevoli modifiche al decoro originale che sussiste sopratutto nella parete orientale della seconda sala

Questa tomba si distingue per la bellezza dei suoi bassorilievi che ornano cinque delle sue dieci stanze.

Tra le scene più importanti, localizzate nelle prime due stanze, vi sono quelle di carattere nautico, agricolo, di caccia e di pesca, mentre le ultime sono decorate con bassorilievi più convenzionali, relativi alle offerte funerarie e alla loro preparazione.

Fonte

Piramidi d’Egitto – Alberto Siliotyi – Edizioni White Star

Antico Regno, Mai cosa simile fu fatta, Tombe

LA PREZIOSA TOMBA DI ITI E NEFERU

Di Franca Loi

Museo Egizio di Torino: la reinterpretazione spaziale e ambientale della tomba di Iti e Neferu (Migliore+Servetto)

La grande tomba di Iti e neferum, a Gebelein, appartiene alla fase di transizione verso il Medio Regno. Le pitture, asportate dal supporto originale agli inizi del Novecento, oggi si trovano al Museo Egizio di Torino. Le scene sono calate nella loro realtà effettiva, descritte con naturalezza e semplicità, disposte in registri ordinati in una cornice che separa i vari temi.

Nell’attuale ricostruzione, le splendide pitture sono collocate su pilastri intervallati da una vista del fiume, cosa che dà la sensazione di trovarsi proprio nella tomba.

“È una tomba semi rupestre in una corte scavata nella roccia, con 16 pilastri che delimitavano un corridoio sul cui lato interno si apriva una serie di cappelle…… studiando gli archivi fotografici e l’archivio storico del museo di Torino sono riusciti a ricostruire la contestualizzazione archeologica e quindi innanzitutto lo sviluppo della tomba; dal primo pilastro alla fine della tomba ci sono 29 metri che sono stati riproposti nell’allestimento del Museo. Camminare in questo corridoio è come se camminassimo dentro lo spazio della tomba”. Nell’attuale ricostruzione, infatti, le splendide pitture sono collocate su pilastri intervallati da una vista sul Nilo: la sensazione è di trovarsi proprio nella tomba.

Ernesto Schiaparelli
Roma, Archivio A.N.S.M.I.

Studiando poi l’archivio fotografico del Museo Egizio del Cairo si è potuto risalire alle preziose e rare immagini della tomba realizzate nel 1911 da Virginio Rosa, collaboratore di Ernesto Schiaparelli che in quell’anno seguiva gli scavi della MAI, nei siti di Gebelein e Assiut.

GALLERIA DI IMMAGINI

Tomba di Iti e Neferu, scoperta a Gebelein.
Si tratta di due personaggi benestanti, il tesoriere del re e sua moglie, e le pitture disposte alle pareti mostrano scene di vita quotidiana, dalla caccia al raccolto.

Tomba di Iti e Neferu, scoperta a Gebelein.
Si tratta di due personaggi benestanti, il tesoriere del re e sua moglie, e le pitture disposte alle pareti mostrano scene di vita quotidiana, dalla caccia al raccolto. Altro dettaglio molto interessante è la rappresentazione del sacco sulla schiena dell’asino. L’artista, utilizzando la tipica rappresentazione laterale, mostra il lato nascosto del sacco ponendolo in verticale.

Fonte:

Christian Greco, Direttore del Museo Egizio di Torino

Archivio fotografico del Museo Egizio del Cairo: tomba di Iti e Neferu

Antico Regno, Mai cosa simile fu fatta, Statue

LA STATUA DI PEPI I INGINOCCHIATO

Di Grazia Musso

VI Dinastia – Scisto Altezza 15,2 cm.
Provenienza sconosciuta
New York, Brooklyn Museum, Charles Edwin Wilbour Fund, 39.121.

Questa statua, caratterizzata dalla tensione del corpo inginocchiato con le mani che offrono due vasi nu, con i tratti del volto molto marcati, è forse il primo esempio di rappresentare in questo modo il re, sottolineando vivacità ed espressività.

L’iscrizione alla base, che descrive Pepy come “figlio di Hathor”, fa pensare che forse l’opera si trovava nel tempio della dea, a Dendera.

Fonte

Antico Egitto – Maurizio Damiano – Electra

Mai cosa simile fu fatta, Piramidi

LA PIRAMIDE DI PEPI I

Di Grazia Musso

La piramide di Pepi era alta in origine 52,5 metri e il suo lato misura a 78,5 metri.
La sua inclinazione è di 53°7’48”.Le strutture del tempio funerario, sul lato est della piramide sono state anch’esse riportate alla luce.

Nome antico: “Pepi è stabile nella perfezione”

Pepi I, terzo sovrano della VI Dinastia che succedette al padre Teti, si fece costruire nel settore meridionale situato ai piedi della falesia dell’Altopiano di Saqqara, una piramide originariamente alta circa 52 metri e chiamata Men-nefef, “Stabile e perfetta”.

Pepi I fu il secondo sovrano della VI Dinastia e inauguro’ la consuetudine di aggiungere al nome di nascita un nome di intronizzazione: Merira ossia ” l’amato da Ra”.

Dalla corruzione di questo nome trae origine quello di Menfi oggi utilizzato per indicare la capitale dell’antico Regno, il cui vero nome era Ineb-heg, ossia ” Il muro bianco ” con riferimento o a una grande diga costruita in quel punto del Nilo o al colore bianco delle sue mura, erette con i blocchi di Calcare di Tura.

Quasi completamente distrutta da continue depredazioni, questa piramide, estremamente importante per i testi scritti sulle pareti degli appartamenti funerario scoperti nel 1880 e inizialmente studiati da Gaston Maspero, è stata oggetto di numerose campagne di scavi, iniziate nel 1968 sotto la direzione di Jean-Philippe Lauer e Jean Leclany.

Nel corso delle campagne di scavo condotte dalla Missione Archeologica Francese di Saqqara, gli archeologi recuperarono dalle camere interne ben 2.500 blocchi di Testo delle Piramidi, molti dei quali inediti, che furono catalogati, tradotti e ricollegati nella loro posizione originaria.

Gli scavi hanno anche portato alla luce il tempio funerario sul lato est della piramide e le complesse strutture del lato sud, che comprendevano tre piramidi anepigrafi appartenenti a spose reali di Pepi I, che misuravano 20,96 metri di altezza, in nessuno degli appartamenti funerari di esse furono ritrovati testi.

Gli scavi archeologici hanno consentito anche di rimontare, secondo il procedimento dell’anastilosi, le strutture della piramide satellite situata all’angolo sud-orientale della piramide

Fonte: Piramidi d’Egitto – Alberto Siliotti – Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta, Statue

I MODELLINI IN LEGNO DI NIANKHPEPY

Di Grazia Musso

La fine dell’antico Regno e l’inizio del primo Periodo Intermedio, fu graduale, in effetti si ebbe una transizione relativamente lenta.

Nyankhpepy aveva le cariche di “supervisore dell’Alto Egitto, cancelliere del re del Basso Egitto, amico unico, rispettato del dio grande, sacerdote grande e rituale, fra i sacerdoti”.

Visse probabilmente fra la fine della VI è l’inizio della VII Dinastia ; si suppone, oltre sullo stile e le opere rinvenute nella sua tomba, anche dal nome, che contiene quello del faraone Pepy.

Nyankhpepy, soprannominato ” il Nero” ebbe la sua tomba (A 1) a Meir, Necropoli della città di Cusae..

La sua tomba è un esempio di questa delicata fase di passaggio poiché, se la decorazione riflette il gusto delle tombe menfite, i modelli lignei, che vi furono rinvenuti, sono già un’innovazione che che sarà sempre più impiegata nel primo Periodo Intermedio.

Le statuine qui rappresentate, (che verranno descritte in settimana) raffigurano il portatore, che ci fa conoscere un sistema di trasporto inconsueto che consiste in una sorta di zaino con cinghie.

Tre portatrici di offerte che riprendono un motivo divenuto sempre più comune, ma con una sperimentazione nuova, quella di un tentativo di veduta di scorcio e prospettica è infine la statuina dello zappatore con un notevole espressione di movimento.

La statuetta dello zappatore

Da Meir, Tomba A 1, di Nyankhpepy – Fine della VI Dinastia
Calcare dipinto, altezza 36,5 cm. Museo Egizio del Cairo, JE 30810 = CG 250

Questa figura di contadino con la zappa è un ottimo esempio di questa fase artistica di passaggio : il corpo leggermente piegato in avanti, la torsione è appena accennata verso sinistra, ci danno l’idea della scultura ispirata dalle pitture parietali.

La statuetta del portatore

Da Meir, Tomba A 1, di Nyankhpepy – Fine della VI Dinastia
Calcare dipinto, altezza 36,5 cm. Museo Egizio del Cairo, JE 30810 = CG 241

Ha due estremità appuntite sul fondo, forse per poter essere infisso nel terreno durante le soste.

Molto rara, questa statuina che ci mostra un sistema insolito di trasporto: una sorta di zaino, dotato di una fascia che passa sotto il collo dell’uomo.

In mano tiene un contenitore, che nella realtà doveva essere fatto con un intreccio di fibre vegetali.

Fonte:

Antico Egitto – Maurizio Damiano – Electra

Mai cosa simile fu fatta

TESTA AUREA DI FALCO

Di Grazia Musso

Da Hierakonpolis (Kom El Ahmar), Tempio di Orus di Nekhen
Scavi di James Quibell 1898 – VI Dinastia. Oro, ossidiana
Altezza 37,5 cm. Museo Egizio del Cairo, JE 32158

Fu ritrovata da Quibell durante i suoi scavi nel 1897-1898, sotto il pavimento della cella principale.

L’opera non è soltanto uno dei capolavori dell’oreficeria egizia, con la sua realistica rappresentazione della bellezza del rapace e del dio, con la vivida luce nera degli occhi di ossidiana.

Interessante la scelta dell’ossidiana per la realizzazione degli occhi, il risultato è uno sguardo vivo e profondo, assai simile a quello del rapace.

È anche un esempio di opera culturale: la testa era montata su un’ anima di legno che raffigura a il corpo stilizzato del falco, e proteggeva una statuetta regale bronzea.

Per maggiori dettagli sul sito di ritrovamento si veda anche https://laciviltaegizia.org/2021/09/15/i-siti-predinastici-ieracompoli/

Fonte:

  • Antico Egitto – Maurizio Damiano – Electra
  • Tesori Egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Edizioni White Star
Mai cosa simile fu fatta, Tombe

LA TOMBA DEL SACERDOTE WAHTY

SAQQARA – V DINASTIA

Di Franca Loi

Ingresso della tomba di Wahty, sacerdote di alto rango della V dinastia.
Saqqara

Wahty era un sacerdote-uab, “ispettore della barca sacra” e “ispettore del tempio funerario” di Neferirkara-Kakai ( 2475-2465 a.C).

La tomba è composta da una grande camera rettangolare e cinque pozzi funerari ancora da scavare; ci sono due false porte dedicate al culto del defunto e di sua madre. La tomba è molto ben conservata, infatti presenta splendide decorazioni parietali, rilievi dai colori vivi che rappresentano scene di vita quotidiana tipiche delle sepolture dell’Antico Regno: scene di agricoltura, allevamento , macellazione, pesca, caccia, produzione di pane, birra e vino, realizzazioni di vasi, statue e offerte religiose.

Numerose nicchie, con statue in rilievo, raffigurano il defunto il ed i suoi parenti più stretti: la moglie Weret Path, la madre Merit Meen e i figli.

Fonte:

  • Mediterraneo Antico
  • Djed Medu
Mai cosa simile fu fatta, Statue

LE STATUINE DEI SERVITORI DI NIKAUINEPU

Di Grazia Musso

Le statuine che raffigurano personaggi in varie attitudini lavorative fanno parte di un gruppo particolare di opere dette “modelli”, “statuette di lavoratori”, “statuette di servitori” o ” di servizio”.

Queste raffigurate sono alcune delle statuette di Nikauinepu e appartengono al gruppo più tardo ( V Dinastia).

Statua di arpista
Nella vita dell’oltretomba non poteva mancare la musica ecco quindi un arpista che faceva parte di un gruppo di tre.
Statua di servitore di Nikauinepu – Da Giza, probabilmente cimitero ovest- V 6
Calcare dipinto, altezza cm 20,7. Chicago Oriental Museum, acquisizione 1920, 10642

Il concetto alla base della creazione di queste statuine è ancora una volta il potere magico-religioso della parola, scritta come geroglifico, o raffigurata come statuina: assicura al defunto la sussistenza nell’aldilà

La statuetta del birraio forniva la birra, il birraio è mostrato in una fase preparatoria della conservazione della birra, dunque all’interno di un discorso magico-religioso in cui si rappresentano non solo le offerte ma anche le varie fasi di preparazione, e quindi anche la creazione dei contenitori.

Il birraio

Fra i tanti mestieri rappresentati dalle statuette delle mastabe dell’Antico Regno, non poteva mancare quella del birraio, personaggio chiave di una società in cui le offerte più importanti e la base della dieta dei viventi erano pane e birra.

Da Sakkara, V Dinastia. Calcare dipinto, altezza cm 13. Il Cairo, Museo Egizio, CG 112

Così abbiamo il vasaio, colto nell’atto di modellare una delle sue opere.

Il vasaio

Il vasaio è seduto su un basso blocco e modella il vaso su una semplice ruota. Statua di servitore di Nikauinepu
Da Giza, probabilmente cimitero ovest, V Dinastia
Calcare dipinto, Altezza cm 13,2. Chicago Oriental Institute Museum, 10628. Acquisizione 1920

Assieme al vasaio troviamo il macellaio e l’arpista.

Il macellaio era di fondamentale importanza visto il ruolo dell’offerta di carne al defunto e un arpista, notiamo che è un nano, il che ci ricorda che gli Egizi non eressero barriere sociali legate a caratteristiche fisiche.

Il macellaio

Così come appare nei rilievi e nelle pitture, il macellaio non poteva mancare in questa serie di statuette : la macellazione era fra i più importanti atti nella preparazione delle offerte di carne al defunto.

Statua di servitore di Nikauinepu, da Giza, probabilmente cimitero ovest – V Dinastia
Calcare dipinto, altezza cm 37. Chicago, Oriental Institute Museum 10626. Acquisizione 1920

Fonte:

Antico Egitto – Maurizio Damiano – Electra

Mai cosa simile fu fatta, Statue

LA STATUARIA PRIVATA DELL’ANTICO REGNO

Di Grazia Musso

Un delicato equilibrio equilibrio fu mantenuto dagli artisti egizi fra mondo reale e arte : le grandi statue dei faraoni ispirano maestà, i ritratti espressivi con una grande forza interiore, la natura rappresentata fedelmente, dai lunghissimi papiri agli ippopotami, alle meravigliose oche o eleganti gazzelle si può dire che al tempo stesso l’arte egizia sia e non sia realistica.

Si può parlare di un realismo intelletualistico che vuole rappresentare le cose come sono nella loro interezza e non nella loro apparenza, perché la rappresentazione è la cosa e come sfida al tempo, vittoria sulla morte, ottenuta con la funzione magica, l’agire e il servire della raffigurazione.

Mentre è naturalistica osservando i vari dettagli che ci ridanno i tratti di un viso, la specie di un uccello, o I particolari di una pianta.

L’Antico Regno fu l’epoca dello sviluppo dell’arte, sino alla VI Dinastia, con le sue raffinate opere, in quel delicato equilibrio fra ricerca di perfezione formale e soffio artistico in opere che rischiavano la freddezza degli schemi.

A poco a poco si fa strada una sorta di espressionismo, considerato tipico della produzione antica del Primo Periodo Intermedio.

Gli occhi si fanno più grandi, la bocca carnosa i visi più pieni e tondi.

La statutaria privata dell’antico Regno può essere compresa solo se considerata al suo contesto funerario.

Un’analisi più dettagliata delle opere e delle diverse tecniche impiegate per realizzarle fornisce un interessante spaccato della società egizia.

La bellezza che emana da queste opere scultoree dipende un lato dalla sensibilità estetica e dal gusto degli artisti che le hanno realizzate, dall’altro dal fatto che dovevano, per loro stessa funzione, ambire a un’esistenza eterna.

Fonte:

  • Antico Egitto – Maurizio Damiano – Electra
  • Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Edizioni Konemann
Mai cosa simile fu fatta, Statue

LE STATUE DI KAIPUPTAH E IPEP

Di Grazia Musso

Giza – Pietra calcarea dipinta
Altezza 56 cm
Vienna, Kunst-historisches Museum, AS 7444

La coppia è raffigurata secondo criteri standard.

Entrambi i personaggi indossano abiti consoni al loro elevato rango sociale.

L’uomo Indossa un corto perizoma e una parrucca riccia , la donna un abito con spalline e una parrucca di media lunghezza.

La moglie, la cui figura è proporzionata a quella del marito, gli cinge la schiena e gli tocca il braccio.

Lo spazio vuoto, tra le due figure, è dipinto di scuro.

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Fonte

Egitto la terra dei faraoni – Regine Schulz e Matthias Seidel – Edizioni Konamann