Nuovo Regno, Testi, Tutankhamon, XVIII Dinastia

LA MASCHERA FUNEBRE DI TUTANKHAMON

Uno degli oggetti più famosi al mondo dell cultura egizia.

Di Giuseppe Esposito

Condizioni

La maschera, alta 54 cm, larga 39,3 cm e profonda 49, è costituita da due strati d’oro di differente caratura[1], dello spessore variante da 1,5 a 3 mm, per un peso complessivo di 10,23 kg.

Le peripezie cui è stata sottoposta, a seguito della scoperta nel 1922, ma anche in fase di apposizione al corpo del faraone, hanno lasciato alcuni danni[2] con perdita di parti degli intarsi in pasta vitrea sul davanti e, specie nella treccia, sul retro del copricapo “nemes”.

Gran parte di questi danni furono causati dallo stesso Carter quando, con i modi più inusuali[3] cercò di estrarre il corpo del re dal suo “letto” a cui era ormai saldato a causa dell’antica gran quantità di resine utilizzate.

Altro danno, stavolta risalente di certo alle cerimonie d’inumazione, è quello riscontrabile sul petto là dove, verosimilmente, furono, estemporaneamente e speditivamente, praticati due fori per fissare in loco gli scettri che si incrociavano sul torace[4]. È verosimile che tale operazione si sia resa necessaria durante la cerimonia di “apertura degli occhi e della bocca” quando, come peraltro visibile anche nei dipinti murari della stessa KV62, i sarcofagi si trovavano in piedi. È quindi probabile che in tale posizione pastorale e flagello non restassero in loco o rischiassero di cadere al suolo. Si rese perciò necessario fissarli in qualche modo.

Una vistosa ammaccatura, forse un urto violento o addirittura una caduta, con perdita di materiale, viene inoltre citata negli appunti di Carter che recuperò alcuni frammenti d’oro dal suolo[5].

Benché la maschera non sembri possa essere stata preparata o adoperata per precedenti sepolture, tuttavia Carter[6] rilevò che, a suo avviso, era stata tuttavia preparata per qualcun altro. A suffragio di tale ipotesi, l’archeologo fece notare la presenza, alle orecchie della maschera e del sarcofago in oro più interno[7], di fori per orecchini che, in entrambi i casi, erano stati, però, mascherati con dischi d’oro[8]. Sono note, infatti, solo pochissime rappresentazioni di sovrani (due in realtà[9]) che, in età adulta, indossano orecchini; ciò fa’ supporre che se gli orecchini fossero “accettati” in età prepuberale, non lo fossero altrettanto in età adulta[10]. Ciò potrebbe indicare che la maschera fosse stata predisposta per altri (come ventilato da Carter) o, ad esempio, quando Tutankhamon era ancora considerato “bambino” e non nell’imminenza della morte.

Altra ipotesi possibile, come si vedrà nel paragrafo successivo, potrebbe vedere il viso, di fatto, staccato dal “nemes” e dalle orecchie, così convalidando la possibilità che, mentre copricapo e orecchie appartenessero ad una struttura “standard” già predisposta, il viso rappresentasse effettivamente le fattezze del faraone fanciullo.

STRUTTURA DELLA MASCHERA

Esami radiografici cui la maschera è stata sottoposta nel 2001 e, più recentemente, nel 2009[11], hanno consentito di individuare una serie di rivetti alla base della gola e una visibile linea di saldatura lungo i bordi del viso e del collo, nonché nella fascia frontale[12]. Esami approfonditi hanno infine consentito di appurare che la maschera è costituita da ben otto parti distinte, tutte collegate tra loro mediante rivettature, martellamento, saldature o semplicemente a pressione (come nel caso della barba):

  1. pannello frontale;
  2. pannello posteriore;
  3. cobra e avvoltoio sulla fronte;
  4. viso;
  5. orecchio destro;
  6. orecchio sinistro;
  7. barba;
  8. collare.

A causa di un maldestro incidente nel 2014 (cadde mentre veniva sostituita l’illuminazione della teca rompendo la barba) è stata sottoposta ad un primo restauro altrettanto maldestro e ad un secondo per riallineare la barba stessa ed eliminare i residui di colla.

Attualmente al Museo del Cairo; ne esistono diverse copie utilizzate per le esibizioni itineranti


[1]     Viso e collo sono ricavati da una lamina di 18,4 carati, mentre il resto della maschera da lamine di 22,5 (Nicholas Reeves. “Tutankhamun’s Mask Reconsidered”. In Bulletin of the Egyptological Seminar. [BES] 2015 19. P. 513).

[2]     [Bulletin of the Egyptological Seminar (New York)] BES (2015), p. 514.

[3]     Sarcofago più interno e maschera furono trovati solidali con il corpo del re a causa della gran quantità di resine che era stata versata al loro interno. Nel tentativo di staccare il corpo dal suo sarcofago, Carter dapprima tentò esponendolo al calore del sole egiziano e sperando che questo sciogliesse le resine, passò poi a fortissime lampade e al tentativo utilizzando lame arroventate giungendo, infine, a porre l’intero sarcofago e il suo contenuto sul fuoco quasi al limite della temperatura di fusione dell’oro. Questi “trattamenti” causarono, come prevedibile, danni non solo al sarcofago e alla maschera, ma anche allo stesso corpo del re che, al termine, risultò frazionato in più parti. Nel 1925, quando il Dottor Douglas Erith Derry si apprestò ad eseguirne l’autopsia, dovette operare con il corpo ancora nel sarcofago per l’impossibilità di estrarlo. 

[4]     Dagli appunti di Carter, carta n.ro 256(b) 4 (presso “The Griffith Institute” presso l’Università di Oxford)

[5]     BES (2015), p. 515.

[6]     Dagli appunti di Carter, carta n.ro 255.

[7]      BES (2015), p. 518.

[8]     Tale particolare non è chiaramente visibile dalle foto di Burton dell’epoca del ritrovamento, ma viene espressamente citato da Carter -carta n.ro 256a (1) dei suoi appunti- come “camuffamento”. SI legge, infatti: “…Gold mask or similitude of the King; The face with pierced ears (afterwards covered over with gold foil)…”

[9]     Si tratta di un frammento in calcare che rappresenta Amenhotep I, proveniente dal tempio di Meniset a Tebe e di un rilievo di Ramses II, oggi al Louvre cat. N522.

[10] Jean Thibault (1968), La masque d’or de Toutankhamon radiographié, Photo-ciné-revue (May 1968), pp. 216-217.

[11]     BES (2015), p. 516

[12]     Emily Teeter (1979), in The Treasures of Tutankhamun: A Supplementary Guide, n.ro 25, pp. 19-20 riporta che la “maschera è costruita in più parti. Il viso è stato lavorato a parte e unito al preesistente nemes con piccoli rivetti d’oro difficilmente individuabili anche dall’interno…”. Vedi anche Reeves (2015) citato.

Nuovo Regno, Testi, Tutankhamon, XVIII Dinastia

IL TESTO DELLA MASCHERA FUNEBRE DI TUTANKHAMON

A cura di Nico Pollone

Testo completo di lettura della maschera funeraria di Tutankhamon
(retro)

Salute a te, bello è il tuo viso che irradia la luce
posseduta da Ptah-Sokar, esaltato da Anubi, e fa che siano date a
Thot , lodi (= glorificare).

Bello è il volto che è presso (lett. in) gli dei.

Il tuo occhio destro è nella
barca del dio sole della sera, il tuo occhio sinistro è nella barca del dio sole del mattino, le
tue sopracciglia nell’enneade degli dei.

La tua fronte è in Anubi, la tua nuca è in Horo, la tua chioma è in Ptah-Sokaret e sei (lett. in/nel) davanti a Osiri,

Egli ti vede (lett. il vedere suo te), e ti guida verso le strade belle, a colpire per lui
la confederazione di Seth, (così che) sconfigga egli i tuoi nemici presso
L’enneade degli dei del grande palazzo che è in Heliopolis.

Lui ha preso possesso della corona, ed è (sotto la maestà) di Horus signore dell’umanità.
L’osiri sovrano [Neb-Kheperu-ra] giusto di voce, dia vita come Ra.

Alabastro, Nuovo Regno, Tutankhamon, XVIII Dinastia

VASO DI ALABASTRO PER UNGUENTI CON COPERCHIO A FORMA DI LEONE ACCOVACCIATO

A cura di Ivo Prezioso

Museo del Cairo

Questo vaso è stato trovato davanti alle porte del secondo sacrario nella camera. Il suo contenuto era intatto: una massa grassa di circa 450 grammi. Questo materiale analizzato all’epoca, risultò essere un cosmetico costituito per circa il 90% da un grasso animale neutro, e per il restante 10% da resina o balsamo. Sicuramente un’indagine con metodi moderni produrrebbe dei risultati molto più precisi.

L’oggetto, scolpito in calcite traslucida, si presenta veramente regale nel suo aspetto complessivo. Di forma cilindrica, il vaso presenta un coperchio girevole sorretto su due lati da colonnine in miniatura con capitelli lotiformi sormontate da teste di Bes, la cui lingua, di avorio dipinto in rosa, è simile a quella del leone (che rappresenta il potere e la forza del re) accovacciato sul coperchio.

Il felino, reca un cartiglio con il nome di intronizzazione Nebkheperura, e ha occhi dorati. Dorature sono presenti anche alla base dei capitelli delle colonnine laterali.

Il coperchio è imperniato su un piolo d’avorio ed fermato da due pomelli dello stesso materiale. La figura sdraiata posa maestosamente sui tradizionali nemici dell’Egitto, Asiatici e Nubiani. Scolpite rispettivamente in pietre rosse e nere, le teste delle figure sono attaccate alle traverse sotto il contenitore a sottolineare il dominio del faraone.

Il vaso presenta due fasce decorative; quella superiore è costituita da un ornamento floreale stilizzato, mentre quella inferiore presenta delle forme geometriche, un motivo architettonico. Tra di loro sono incise e dipinte scene di animali che attaccano la loro preda. Lo sfondo è colorato di una tonalità scura in modo che le piante e gli animali risaltino.

Un leone che attacca un toro predomina su entrambi i lati e segugi che attaccano uno stambecco sono rappresentati nella scena secondaria.

Nuovo Regno, Testi, XVIII Dinastia

LE ISCRIZIONI DELLA TOMBA KV55

A cura di Nico Pollone

Chi è l’ospite (o gli ospiti) della KV55?”

Nessuna velleità di dare risposte a questa domanda. L’ aggiunta alla “biblioteca” di questo mio studio, vuole solo mettere a disposizione tutte le prove scritte, che nonostante una condotta archeologica disastrosa, si sono salvate da una potenziale e probabile distruzione.

La lettura, confortata da interventi di due amici è illuminante, e merita attenzione.

Questo lavoro risulterà un po’ tecnico ai più. Gli altri si potranno accontentare delle foto e disegni.

Altre informazioni di altri piccoli oggetti privi di iscrizioni e sconosciuti ai più saranno inseriti successivamente.

Il file in pdf è scaricabile qui sotto:

Amarna, Nuovo Regno, Statue, XVIII Dinastia

LO SCULTORE THUTMOSE

A cura di Patrizia Burlini

Una raccolta di foto di sculture scoperte presso lo studio-laboratorio di Thutmose, su cui troverete altri miei approfondimenti nel gruppo. La straordinaria umanità che questi ritratti emanano è frutto non solo di sicura abilità artistica, ma anche di un nuovo concetto dell’arte, dove l’umanità emerge in maniera preponderante rispetto all’idealizzazione.

Alcuni di questi ritratti sono dei calchi, molti dei modelli per successive sculture e questo spiega il loro sorprendente realismo.

Le sculture sono conservate in vari musei.

Donne di potere, Nuovo Regno, XVIII Dinastia

SENENMUT, IL GRANDE ARCHITETTO

A cura di Grazia Musso

Senenmut era un cittadino comune ma era un uomo brillante e grazie alla sua vivace intelligenza, alla sua vasta sapienza ed alla sua completa devozione ad Hatshepsut ottenne da lei ricchezza, prestigio e privilegi simili a quelli tradizionalmente riservati ai membri della famiglia reale.

In qualità di consigliere della regina e tutore di sua figlia Neferure, morta a soli sedici anni, detenne più di novantatré titoli (tra cui Gran Tesoriere della Regina, Capo Sovrintendente del Re, Sorvegliante del tesoro, dei granai, dei campi, dei bovini di Amon), che gli diedero il controllo sulle notevoli risorse della famiglia reale e del clero di Amon, al quale era molto vicino.

Egli aveva vaste conoscenze nel campo dell’astronomia ed in qualità di capo architetto reale progettò e fece realizzare il tempio di Deir El-Bahari, sulle cui pareti, la regina lo autorizzò a farsi rappresentare per ben settanta volte.

Senenmut rimase scapolo per tutta la vita, circostanza rara nell’antico Egitto, e visto che fra i suoi titoli compariva anche quello di “Cortigiano molto amato”, qualche studioso ipotizza che potesse essere stato l’amante segreto di Hatshepsut, la quale, rimasta vedova di Thutmose II, non si era più risposata. In effetti esistono molteplici statue che lo rappresentano accanto alla regina, in un caso è stato raffigurato grande quanto lei e spesso i nomi di Hatshepsut e di Senenmut sono scolpiti appaiati. La natura della relazione tra i due fu oggetto di pettegolezzi anche all’epoca: è infatti stato rinvenuto un graffito, realizzato da un operaio di Deir El-Medina sulle pareti di una tomba vuota che mostra un amplesso tra un uomo ed una donna nuda che indossa sui capelli un’acconciatura regale, identificati in Senenmut ed Hatshepsut.

Il favore della regina nei confronti del suo dignitario è testimoniato anche dal fatto che gli mise a disposizione due tombe. La prima sorge sulla riva occidentale; Hatshepsut l’aveva fatta preparare per sé, quando era ancora la Grande Sposa Reale e gliel’aveva poi ceduta, dopo aver preso il potere; all’interno c’era un sarcofago di granito rosa di Assuan, fatto a pezzi dai cercatori di tesori ed oggi ricostruito ed esposto al Metropitan di New York.

Questa tomba tuttavia non venne mai utilizzata. Senenmut ottenne il grande onore di essere sepolto in una tomba a Deir El-Bahari, entro i confini del tempio funerario della sovrana; essa ha un unico dipinto, rimasto incompiuto che mostra, sul soffitto, le ore della notte e le costellazioni del cielo notturno.

Il graffito che riproduce un amplesso con una donna dall’acconciatura regale
L’entrata della tomba
Senenmut ritratto nella tomba TT71
Il soffitto astronomico
Ostracon in calcare con disegno di una testa e proporzioni per il disegno.
Insieme ad altri tre Ostracon, è stato ritrovato sotto la tomba/deposito T T 71 e si considera ritragga lo stesso Senenmut.
Dimensioni: 18 x 8 cm circa.
Attualmente al Metropitan Museum di New York.

Le statue a cubo di Senenmut e della principessa Neferura

Da Karnak, corte della cachette
XVIII Dinastia, Granito grigio, altezza 130 cm.
Il Cairo, Museo Egizio.

Senenmut rivestì molte cariche, fra cui quella del tutore della figlia di Hatshepsut e di Tuthmosis II, la principessa Neferura.

In queste statue che si rifanno ai modelli delle statue a cubo del Medio Regno, della principessa emerge la testa, fra le braccia del tutore.

Neferura ha spesso il dito alla bocca e la treccia della fanciullezza, segni della sua età

Ägyptisches Museum di Berlino, N.I. 2296


LA TOMBA TT353

Gli elementi decorativi della camera sono il soffitto astronomico, che è stato illustrato più sopra, e una stele falsa-porta sulla parete ovest, ovvero di fronte all’entrata, simile a quella trovata nella tomba TT71.

Nel piccolo riquadro centrale, in entrambe le false-porte, una scena di banchetto funebre mostra Senenmut ed i suoi genitori.

Falsa-porta della tomba TT71

La scena è pressoché identica, Senenmut è seduto tra i suoi genitori, dietro a lui suo padre che l’abbraccia e davanti a lui sua madre che tiene un fiore di loto in mano e davanti al naso del figlio.

Fonte : Nico Pollone.

Nota di Nico Pollone

In questa rappresentazione scultorea il tema cambia, Senenmut è rappresentato inginocchiato mentre sorregge un rotolo di corda. La corda è identificata come “nwH” ovvero alla lettera, “bastone di corda”, misura o corda di agrimensura (misurazione della superficie e dimensione dei terreni) della lunghezza di 100 cubiti (52,30 metri). Questa era evidentemente un’altra mansione di Senenmut per misurare la produzione del grano nei campi per valutare la quantità del raccolto e/o l’ammontare di affitto che doveva essere pagato presumibilmente a l tempio. Emergente fuori dal rotolo di corda a forma di gomitolo, più cilindrico che sferico, è una piccola testa umana, non della stessa qualità artistica del resto della statua, sormontata da un piccolo ureus a sua volta con il disco solare di Hathor sopra . La corda è appoggiata su una base rettangolare quasi cubica, che a sua volta poggia su base-piedestallo più grande rettangolare con gli angoli frontali arrotondati. Il contorno della base conteneva iscrizioni che sono state eliminate.

Anche se la statua sembra essere intatta, a parte il danneggiamento del naso, e la parte destra dello schienale, si evidenziano e ipotizzano modifiche intriganti. Per primo, la testa umana che sormonta la corda ha sostituito la testa di un ariete adornata con un ureus cornuto e disco solare che erano l’emblema solito per tali oggetti. L’ariete era un simbolo potente di Amun-Re, che avrebbe avuto qui il suo ruolo come Dio di Misurazione. Che l’ariete originale sia stato sostituito suggerisce che fu distrutto durante il regno di Akhenaten (r. 1349 – 1336 A.C.), quando i nomi ed immagini della triade Tebana (Amon-Re, Mut, e Khonsu) furono proscritte ufficialmente e rimosse dai monumenti esistenti.

Parigi, Museo del Louvre

Fonte: Enciclopedia Egitto della Fabbri Editori curata da Maurizio Damiano. Cristiane Desroches Noblecourt La regina Misteriosa. Bob Brier, Was Senenmut Queen Hatshepsut ‘s Secret Lover?

Nefertiti, Nuovo Regno, XVIII Dinastia

STATUETTA DI NEFERTITI

A cura di Patrizia Burlini

Tra le meraviglie scoperte presso il laboratorio di Tuthmose ad Amarna, tutti ricordano una statuetta in calcare rappresentante Nefertiti in età avanzata, h. 40 cm, oggi conservata all’Ägyptisches Museum di Berlino. La statuetta fu trovata nel 1920 in diversi pezzi che furono ricomposti ed in parte ricostruiti.

La regina indossa il copricapo a cuffia dove originariamente era presente un ureo, le cui spire sono ancora visibili, e che probabilmente era realizzato in metallo. Ai suoi piedi dei sandali di foggia simile a quelli trovati nella mummia di Tutankhamon, tra gli altri. Alle orecchie degli orecchini a disco. Un abito aderente trasparente (riconoscibile solo dalle maniche) e probabilmente uno scialle completa l’abbigliamento della regina .Il suo volto, benché incompiuto, mostra i segni dell’età. È ancora una bellissima donna ma le rughe ai lati della bocca le conferiscono un aspetto un po’ duro, che ricorda i ritratti della regina Tiye.

Il fisico mostra i segni delle varie gravidanze: i seni non più turgidi, il ventre pronunciato rendono l’immagine di una donna non più giovane anche se non vecchia. Esistono altre rappresentazioni di Nefertiti non più giovane: una è la placca Wilbour, conservata al Brooklyn Museum di New York dove Nefertiti è rappresentata con Akhenaton; l’altra è il ritratto di Nefertiti sul sarcofago fatto scolpire da Akhenaton per la regina Tiye ad Amarna (allora Nefertiti aveva circa 40 anni).Per quale motivo la più bella delle regine fu rappresentata con i segni dell’età? Forse, in quanto correggente, sempre che questa ipotesi sia confermata, la regina doveva apparire come una donna saggia, come già avvenuto per la regina Tiye che forse allora era già deceduta. Questo spiegherebbe il ritratto sul sarcofago della regina Tiye. Una bellezza che tuttavia neanche l’età è riuscita a scalfire.

Statuetta di Nefertiti, calcare, h. 40 cm., 1350 a.C. Circa, fine XVIII Dinastia, Ägyptisches Museum di Berlino

Fonti principali: Arnold, Dorothea, The workshop of the Sculptor Thutmose, the MET “Standing Figure of Nefertiti”. The Joy of Museums.

Cose meravigliose, Nuovo Regno, XVIII Dinastia

LA STELE DEL SOGNO

A cura di Andrea Petta e Nico Pollone

La Stele tra le zampe della Sfinge

È una stele di granito, alta circa 3.6 metri, che formava un tempo la porta di ingresso ad un piccolo tempio a cielo aperto edificato da Thutmosis IV tra le zampe della Sfinge.

Riporta inciso il resoconto di un sogno dello stesso Thutmosis in cui la Sfinge gli promette il trono d’Egitto se la disseppellirà dalla sabbia (“la sabbia mi è nemica”).

L’interpretazione più comune della stele è che Thutmosis non fosse l’erede designato al trono, e che abbia eliminato, uccidendoli o mettendoli in disgrazia, almeno due fratelli (ritratti in altri frammenti ora perduti) giustificando a posteriori il fatto con questo “segno” divino.

Non fu il primo e sicuramente non l’ultimo.

IL TESTO DELLA STELE DEL SOGNO

LUNETTA SUPERIORE

Colonna centrale: Parole dette: ” sia fatto che appaia Menkheperurê sul trono di Geb e (che)(Thotmes, brilli di apparizioni), nella funzione di Aton”

A sinistra sopra alla sfinge: Harmachis, dice: ” sia data vita e potere al padrone delle due terre (Thotmes, brillante di apparizioni ).

A sinistra davanti al re: Il re dell’Alto e Basso Egitto, signore delle due terre , Menkheperura (le trasformazioni di Ra sono stabili) (Thotmes, brillante di apparizioni) che sia dotato di vita , di stabilità e di potere come Ra. [salutare (con) il vaso nemset] ??

A destra sopra alla sfinge: Harmachis dice: sia data la forza al padrone delle due terre Thotmes, brillante di apparizioni

A destra davanti al re: Il re dell’Alto e Basso Egitto <Menkheperura> che sia dotato di vita. Fa un incensamento e una libagione.

TESTO COMPLESSIVO REGISTRO INFERIORE

Linea 1 – Il primo anno di regno, terzo mese di Akhet, diciannovesimo giorno, sotto la Maestà dell’ Horus, “toro possente, completo di apparizioni ” quello delle due signore, ” Quello di cui la monarchia è stabile come Aton ” Horus d’ oro, ” Quello di cui la forza è possente, che respinge i nove Archi “, il re dell’ Alto e Basso Egitto, <Menkheperura> figlio di Ra , (il sorgere di Thot, nato dalle apparizioni), amato [da Harmachis] , doni vita, stabilità e potere, come Ra , eternamente

Linea 2 – Che viva il dio perfetto, figlio di Aton, protettore di Harakhty, l’immagine vivente del maestro universale, il sovrano che Ra ha fatto, l’erede eccellente di Khepri, dal bel viso come il sovrano, suo padre, colui che esce completo ed attrezzato dalle sue manifestazioni di Horus sulla testa , il re dell’alto e basso Egitto ,[amato] dal dio, [il padrone] della grazia vicino all’ Ennéade, colui che purifica Héliopolis

Linea 3 – che soddisfa Ra, che rende eccellente il castello di Ptah, qui offro Maât e Aton, che lo presente per: colui-che-è-a-sud-del-suo-Muro, ? che fa dei monumenti in quanto offerte giornaliere per il dio che ha creato tutto ciò che esiste, qui ricerca le cose utili per i dei dell’ Alto e Basso Egitto, che costruisce i loro tempi in pietra bianca, che rende eccellenti tutte le loro offerte, il figlio di Aton e del suo corpo, (il sorgere di Thot, nato dalle apparizioni) come Ra.

Linea 4 – L’erede di Horus, che è sul suo trono, <Menkheperura> doni di vita. Sua Maestà era un bambino come Horus, (quando era) bambino in Chemmis. La sua bellezza era come (quella di colui) che è il protettore di suo padre e la vista di lui è come (quella del), dio stesso. L’armata giubila per amore suo. Il bambino reale e tutti i dignitari che erano sotto il suo potere facevano prosperare

Linea 5 – la sua forza, e dopo che aveva ricominciato il giro (?) la sua forza era come (quella del) figlio della notte. Egli si occupa, divertendosi, del deserto di Memphis, sui suoi lati Sud e Nord, lanciando delle frecce su un bersaglio di rame, cacciando i leoni e gli animali selvaggi. Correndo sul suo carro il suo attacco era più veloce

Linea 6 – del vento, con un solo dei suoi servitori, senza che nessuno lo sapesse. Questo è mentre accadeva nel momento di dare del riposo ai suoi servitori al (témenos) di Harmachis ??, accanto a Sokar in Ra-Setau, di Reneutet in Tamut (che) è nella necropoli, del Mosto del Nord (?) , la dama della muraglia del Sud, Sekhmet

Linea 7 – che è alla testa di Khas, di Seth e di Heka, la sede del posto consacrato la prima volta, nella vicinanze dei padroni di Kha-uat e della strada divina degli dei fino all’orizzonte occidentale di Héliopolis. Una grande statua di Khépri era posta in questo luogo, grande di potere e di prestigio sacro. L’ombra di Ra si posa su lei. È a lei che venivano i quartieri di Memphis e di ogni città che era nelle sue vicinanze, (con) le braccia in adorazione davanti a lei

Linea 8 – portando numerose offerte per il suo ka. Uno di questi giorni era accadde che il figlio reale, Thotmes, andò a passeggiare all’ ora di mezzogiorno ed egli si sedette all’ombra di questo grande dio.Il sonno ed il sogno si impossessarono di lui nel momento in cui Ra era allo zenit;

Linea 9 – trovò la maestà, e questo dio venerabile parlò con la sua propria bocca, come un padre parla a suo figlio: “Guardami, contemplami, figlio mio, Thotmes, io sono tuo padre, Harmachis-Khepri-Ra-Aton . ti darò il mio regno—-

Linea 10 – ———————-Tu porterai la corona bianca e la corona rossa sul trono di Geb, il principe.La terra ti apparterrà nella sua lunghezza e nella sua larghezza, (così che) illumini l’occhio del padrone universale. Le provviste dell’interno delle due terre saranno tue (come) i prodotti abbondanti di ognipaese straniero per un tempo di numerosi anni. Il mio viso è a te, il mio cuore è a te, tu sei a me

Linea 11 – —————–la sabbia del deserto su cui mi trovo si avvicina verso me ,e mi devo affrettare aconfidarti il compimento di ciò che è nel mio cuore, perché so che tu sei mio figlio ed il mio protettore. Avvicinati, vedi, sono con te, io sono ————-

Linea 12 – [egli aveva sentito] ciò—————fino a che non avesse compreso le parole del dio, egli pose il silenzio nel suo cuore———–della città, e dedichiamo delle offerte a questo dio———–

Linea 13 – ————–[Chèfren] una statua fatta per Aton Harmachis———

Linea 14 – ——————— nelle feste ——

Donne di potere, Nuovo Regno, XVIII Dinastia

THEOGAMIA E NASCITA DIVINA

A cura di Grazia Musso

Il vocabolo greco Theogamia vuol dire letteralmente “divino matrimonio” e indica l’unione fra un dio e una mortale. Frutto di tale unione era l’erede al trono, di pura essenza divina. Questo espediente fu utilizzato inizialmente per giustificare la legittimità del sovrano, e l’esempio più antico noto è quello della “profezia” riportata dal “Papiro Westcar, il cui scopo era quello di giustificare il cambiamento di dinastia: la moglie di un sacerdote di Heliopolis fu visitata dal dio Ra da cui ebbe tre figli, che divennero i primi tre sovrani della V dinastia. La Theogamia divenne poi una formula politico-religiosa che alcuni sovrani della XVIII e XIX dinastia adottarono per affermare, tramite la filiazione divina, la propria legittimità o per confermare il potere; questi casi celebri di Theogamia sono quelli di Hatshepsut, di Amenhotep III e di Rameses II, riportati su monumenti. Quanto ai faraoni, mariti terreni delle madri in questione, essi erano già defunti quando le scene vennero create.A Deir El Bahari, il tempio di Hatshepsut. A Luxor, tempio di Amon, è rappresentata la “Sala della nascita divina di Amenhotep III. Il Ramesseum, dove Rameses II adottò la theogamia per affermare la sua legittimità.

Fonte : Dizionario Enciclopedico dell’antico Egitto e delle civiltà Nubia e di Maurizio Damiano – Appia.

Il Papiro Westcar

Donne di potere, Nuovo Regno, XVIII Dinastia

THUTMOSIS III

A cura di Grazia Musso

Figlio di Tuthmosis II e di una sposa secondaria di nome Aset, salì al trono giovanissimo, ancora bambino.

Il suo regno si può suddividere in tre fasi: la prima lo vide, fanciullo, sotto la custodia di Hatshepsut. La seconda, lo vide già adulto come correggete con Hatshepsut. La terza fase ebbe inizio il decimo giorno del secondo mese (della stagione) di peret, nell’anno ventiduesima del faraone, (di Hatshepsut, dato che contavano assieme gli anni di regno), e Tuthmosis divenne sovrano unico.

Dal momento in cui il il re iniziò a reggere da solo il paese, partì per le sue campagne militari, che furono la caratteristica del suo regno. Troviamo segni del sovrano dalla Nubia all’Asia .La prima campagna vide svolgersi la celebre battaglia di Megiddo, vinta dagli egizi. Il re continuò la conquista verso il nord, si spinse fino all’attuale Libano, dove si scontrò, per la prima volta, con i Mitanni.

Sotto il regno di Tuthmosis e Hatshepsut, l’arte fece dei passi da gigante in tutti i campi: le numerose statue e rilievi sono di rara bellezza. In campo architettonico si ricordano le costruzioni di Karnak, prima fa tutte è l’Akhmenu, una grandiosa sala delle feste costruita alle spalle del santuario di Amon, a Tebe Ovest, fece costruire per sé un tempio chiamato Heneqet-ankh, e modificò a Deir El Bahari il Kha-Akhet di Hatshepsut. Nel resto del paese il suo nome si trova a Heliopolis, a Elefantina.

Il sovrano ebbe varie spose, fra cui la “Grande Sposa Reale” Merytre -Hatshepsut, madre di Amenhotep II, che successe al padre.

Il suo regno durò in totale cinquantaquattro anno. Alla morte fu sepolto nella tomba, che si era fatto costruire, nella Valle dei Re. La tomba KV 34, che è una delle più eleganti della valle, è incompiuta: una sala funeraria e un sarcofago a forma di cartiglio. Le pareti sono decorate con le scene e le iscrizioni del Libro dell’Amduat.

Il corpo fu poi trasferito nella cachette di Deir El Bahari.

Fonte: Dizionario Enciclopedico dell’antico Egitto e delle civiltà Nubia e di Maurizio Damiano – Appia.