Meritamon era figlia di Ramses II e di Nefertari e nacque probabilmente quando il faraone Sethi I era ancora in vita.
Fu definita:
Principessa ereditaria
Sovrana dell’harem di Amon Ra
Sovrana dell’Alto e Basso Egitto
Sorella del re
Moglie preferita del re
Figlia del re
Grande Sposa Reale
Signora delle Due Terre
Sacerdotessa di Hator
Colei che riempie il piazzale con l’odore del suo profumo
Lei che sta vicino al suo Signore come Sothis é vicino ad Orione
Danzatrice rituale di Horus
Padrona del sistro
Suonatrice del menat di Hathor
L’amata del suo Signore
L’amata del Signore delle Due Terre
Colei la cui fronte è perfetta e indossa l’ureo.
Le sue tracce più significative si trovano nell’alto Egitto, a Tebe ed ancor di più ad Akhmim dove ricoprì il ruolo importante nel clero di Min anche prima di diventare Grande Sposa Reale, in quanto fin da piccola venne educata ai suoi futuri compiti religiosi; nel tempio di Luxor è menzionata come Cantatrice di Hathor.Dopo la morte della madre, intorno all’anno 26 del regno di Ramses II, Meritamon divenne Grande Sposa Reale con la sua sorellastra Bintanath I, la figlia maggiore della regina Isisnofret.
Bintanath
Alcuni studiosi ritengono che abbia avuto una figlia da Ramses II, chiamata Henoutmira, che intorno all’ anno 34 o 38 del regno, a circa sedici anni di età, divenne a sua volta moglie reale del padre.
Dopo la terza decade del regno di Ramses II si perdono le tracce di Meritamon, in quanto non si sono più rinvenute sue raffigurazioni e in un colosso del sovrano, trovato ad Hermopolis e risalente all anno 53 accanto a lui compaiono solo due Grandi Spose Reali: Bintanath I e Henoutmira ; peraltro non si sa molto neppure della data della sua morte.
Meritamon venne sepolta nella tomba QV68, costituita da un corto corridoio, un vestibolo ed una stanza principale che contiene diverse scene in cui compaiono molte divinità ; nella prima stanza si innestano due piccoli annessi e una cripta, mentre la seconda ha una nicchia nella parete di fondo.
Sul suo sarcofago di granito rosso, oggi conservato a Berlino vi è questa iscrizione:” L’Osiride, Figlia del Re, Grande Sposa Reale, Signora delle Due Terre, Meritaton”.
Il 4 aprile 2021 la sua mummia è stata traslata dal vecchio Museo Egizio al nuovo Museo Nazionale della Civiltà Egiziana.
Ella è rappresentata in diverse statue: la più nota è quella in calcare chiamata ” La regina Bianca”, trovata nel 2896 nel Ramesseum da William Flunders Petrie ed è identificata solo nel 1981, quando venne rinvenuta ad Akhmim una statua recante il suo nome ed estremamente somigliante.
Statua di Meritamon a Akmim
La sovrana compare anche sulle pareti del Tempio Grande di Abu Simbel insieme alla principessa Nefertari e la regina madre Mutemuia, inoltre le grandi statue di Nefertari che decorano la facciata del Piccolo Tempio di Abu Simbel sono affiancate da piccole statue della principessa Meritamon e di sua sorella Henouttawi.
Sempre ad Abu Simbel è stata rinvenuta una stele del Vicere” di Nubia Heqanakht, che nel registro superiore la mostra insieme a Ramses II, mentre a Luxor è rappresentata accanto al padre, in due colossi che lo rappresentano. Analoga raffigurazione si ha in una statua rinvenuta a Pi-Ramses ed in un’altra trovata ad Akhmim, nella quale è raffigurata insieme alla sorella Bintanath accanto alle gambe del padre.
Un’altra colossale statua di Meritamon in granito è stata recentemente rinvenuta nel santuario di Bastet a Bubastis.
La misteriosa Regina Bianca
Per molti anni questa regina è rimasta misteriosa, poiché la statua era senza nome; così il suo tempio dove fu trovata, presso il Ramesseum, venne detto della “Regina Bianca”.
William Flindes Petrie, durante gli scavi del 1895-1896, scoprì questa bellissima statua, nella periferia nord del Ramesseum. Tuttavia di recente ad Akhmim una statua gemella, ma con il nome intero ha svelato il mistero: si tratta della principessa Meritamon.
La statua è alta 76 cm. e larga 44 cm. è realizzata in pietra calcarea bianca brillante, impreziosita con colorature.
Il bellissimo volto è sormontato da una folta parrucca tenuta ferma da un diadema con un modio circondato da cobra in posizione eretta.
È adornata da grandi orecchini, un braccialetto e una collana formata da diverse file di perline il cui menat è tenuto dalla mano sinistra.
L’obelisco si trova a Karnak, di fronte al quinto pilone. La colonna centrale di geroglifici contiene la titolatura di Hatshepsut ;un’iscrizione in basso ha trentadue linee (distribuite sui quattro lati) che riportano i titoli della regina; essa stessa spiega le ragioni per cui ha voluto gli obelischi ; ne racconta l’erezione a Karnak e le caratteristiche, fra cui spicca la copertura del piramidon , fatta di brillante elettro, una lega d’oro e d’argento. Si notino anche, in alto, le due colonne di decorazione ai lati dell’iscrizione centrale; vi si vede Hatshepsut in atto di offrire ad Amon.
Sappiamo che unitamente alla corrispondenza intercorsa tra Ramses II e il sovrano hittita Khattushili III ( 1265-1237) è che ha portato alla stesura del celebre trattato di pace, anche tra le regine, l’egizia Nefertari e la hittita Pudukhepa, fu scambiata una ricca corrispondenza.
Pudukhepa sposò Khattushili verso il 1265 a. C.. Ultima regina hittita di cui ci sia giunta notizia, essa mantenne il ruolo di Regina Regnante anche durante l’intero periodo del regno del figlio Tudhaliya IV ( 1237 – 1209), e morì in tarda età, nel regno del nipote Shubbiluliuma II. È considerata la più importante figura femminile della storia hittita, in campo politico e spirituale.
Segno di questo peso politico è il fatto che il suo sigillo compariva anche sulla tavoletta d”argento contenente la versione hittita del trattato di pace tra Ramses II e Khattushili III, che la cancelleria del regno anatolico aveva fatto consegnare al faraone egizio.
Nel 1906, grazie agli Scavi condotti dall’archeologo tedesco Hugo Winckhler ( 1863 – 1913) a Boghazkoi, rivelatasi poi essere stata l’antica capitale hittita Hattusha, presso l’ansa del fiume Halys, in Anatolia, vennero alla luce migliaia di tavolette d’argilla cotta. Molte di queste erano incise con caratteri cuneiformi ma in un linguaggio ancora sconosciuto : la lingua hittita. Sarà l’assirologo ceco Bedrik Hozny (1879 – 1952), tra il 1914 e il 1917, che riuscirà a decifrare e tradurre la lingua hittita, risultata essere una lingua indoeuropea.
Una di queste tavolette contiene una lettera scritta dalla regina Nefertari alla regina hittita Pudukhepa nella quale, con un linguaggio molto formale, viene ribadito lo stretto legame di amicizia esistente tra le due famiglie regnanti.
Abu Simbel è uno dei siti archeologici più belli e interessanti di tutto l’Egitto.
Si trova presso il governatorato di Assuan, sulla riva occidentale del Lago Nasser, località della Bassa Nubia in cui si trovano i due celebri templi di Ramses II.
Il nome di Abu Simbel fu registrato fino al secolo scorso come Ibsambul, Ebsambul, Abusambul.In egizio il sito era chiamato Meha.
Un tempietto di Horus di Meha che si trovava in situ fu completamente distrutto nella costruzione del Tempio Maggiore, che fu chiamato Per-Ramesses-Miamon. Nella collina di un sito più a nord, noto come Abeshek, fu scavato il Tempio Minore.
L’intero sito fu scoperto nel 1813 dallo svizzero Burkhardt, ma fu Battista Belzoni che lo liberò dalla sabbia e vi entrò nel 1817.
Il Tempio Minore dedicato alla sposa di Ramses II, la regina Nefertari, e a Hathor di Abeshek, cui la regina fu qui associata.
La facciata è alta 12 metri e larga 28 e davanti si trovano sei statue alte 10 metri, le statue raffigurano 4 volte Ramses e due Nefertari. Ai lati del faraone si trovano le statue dei figli, in dimensioni minori, mentre ai lati delle statue della regina vi sono raffigurate le figlie.
All’interno si trova la sala ipostila con sei pilastri hathorici decorati dal sistro Hathorico, sul “manico” del quelle è iscritta la formula d’offerta, due colonne laterali recano invece i cartigli di Ramses II e di Nefertari. Il passaggio assiale dell’ipostila ha ai lati pilastri raffiguranti, oltre a Nefertari e Ramses II, diverse divinità. Il pronaos introduce al naos, in cui si trova una statua di Hathor in forma di vacca.La regina, all’interno del tempio é ritratta frequentemente con il sistro Hatorico e bouquet di fiori, la sua fronte è ornata dal così detto ureo hathorico e dalla testa di avvoltoio.
I due templi sono stati salvati dalle acque del lago Nasser con un colossale lavoro frutto di un progetto svedese finanziato da fondi UNESCO e USA, con la collaborazione di specialisti italiani. Tagliate in immensi blocchi le statue delle facciate, le colline sono state scavate fino a staccare le pareti degli edifici dalla roccia. Le 15.000 tonnellate di roccia che costituivano i templi sono quindi state rimontate in due grandi cupole di cemento armato e ricoperte da colline artificiali, 210 metri più indietro e 65 metri più in alto del sito originario.
Questa veduta raffigura il passaggio assiale dell’ipostila del Tempio Piccolo di Abu Simbel.Sui lati dei pilastri sono raffigurate, oltre a Nefertari e Ramses II, diverse divinità. Foto: Diego Delso, delso.photo, License CC BY-SA
All’interno del Piccolo Tempio di Abu Simbel, la regina Nefertari è ritratta frequentemente con il sistro hathorico e bouquet di fiori. La sua fronte è ornata dal cosiddetto ureo hathorico e dalla testa di avvoltoio.
I pilastri della sala ipostila del Piccolo Tempio di Abu Simbel sono decorati, lungo il passaggio assiale dal sistro hathorico, sul ” manico” del quale è iscritta una formula d’offerte; due colonne laterali recano invece i cartigli di Ramses II e di Nefertari.
La regina Nefertari è ritratta su una parete del Piccolo Tempio di Abu Simbel, nell’atto di offrire un sistro e un bouquet di fiori alla dea Anukis, divinità dell’antico Egitto Meridionale, caratterizzata da un alto copricapo svasato, composto da steli di giunco legati insieme alla base.
Fonti:
Dizionario Enciclopedico dell’antico Egitto è delle civiltà Nubiane – Maurizio Damiano – Mondadori
Le Regine dell’antico Egitto a cura di Rosanna Pirelli – Edizioni W Hite Star
Per quanto riguarda i principi reali raffigurati nelle tombe n. 42 Pa-ra-hergunemef, n. 43 Seth-her-khepeshef, n. 44 Kha-em-uaset e n. 55 Amon-(her) – khepeshef, essi sono rappresentanti sempre in piedi e generalmente, ma non sempre, sono preceduti dal faraone che li presenta alle divinità.
Il loro aspetto è quello di giovani col cranio rasato e i capelli raccolti in una treccia tenuta da una barretta metallica che ricade lateralmente nascondendo l’orecchio, caratteristica acconciatura infantile. Talvolta a torso nudo o con una camicia quasi trasparente a maniche ampie che lasciano liberi gli avambracci, più frequentemente i principi sono raffigurati con una lunga tunica, serrata in vita da una cintura annodata che scende sul davanti dipartendosi in tre o quattro cordoni ornati con fiocchi nella parte terminale.
Kha-em-uaset è qui raffigurato con un grande ventaglio di piume di struzzo
Il principe Among ( her) khepeshef, in questo caso indossa una parrucca, anche se mantiene la treccia laterale.
I principi hanno sempre la caratteristica treccia infantile a ricaduta laterale sull’occhio, una tunica di lino serrata in vita da una cintura, sandali a punta rialzata, in mano i principi tengono un ventaglio di piume di struzzo, un Flabelli, uno scettro-he ka, oppure entrambi.
In mano i principi tengono un flabello, uno scettro – heks oppure entrambi ; in altre raffigurazioni sorreggono invece un ventaglio di piume di struzzo, oppure, più raramente, uno scettro -heka e una sciarpa.)
Fonte: Nefertari e la valle delle regine – Cristian Leblanc/Alberto Siliotti – Giunti
Come ci ha raccontato Grazia, la Grande Sposa Reale Nefertari diede a Ramses II il suo primogenito ed erede Amon-her-kepeshef (Amon è con il suo braccio forte), il quale, forse, assunse il nome di Seth-her-kepeshef circa vent’anni dopo l’ascesa al trono del padre (alcuni studiosi ritengono che il principe con questo nome fosse invece un altro figlio di Ramses).
In qualità di principe ereditario, Amon-her-kepeshef portava i titoli di “Confidente effettivo” e di “Generale”, come figlio del sovrano era “Portatore di ventaglio alla destra del re”; “Scriba reale”; se si chiamò anche Set-her-kepeshef, allora fu anche “Capo dei segreti della casa del re”, “Lord incaricato di tutta la terra”, “Sacerdote sem del Buon Dio”, “Delegato e giudice delle due terre”, “controllore delle terre lontane”.
Ramses II ed il figlio catturano il toro sacro, Abydos, tempio di Sethi I
Egli è raffigurato come presente alle prime campagne nubiane del padre ed alla battaglia di Kadesh insieme al fratello minore Khaemwese, ma è dubbio se abbia veramente combattuto o se si limitò ad assistere, anche perché all’epoca doveva essere davvero molto giovane.
Amon-her-khepeshef compare inoltre nei rilievi che raffigurano le cosiddette “processioni” dei figli del re o in scene di caccia nei templi di Abu Simbel, di Abydos, di Derr, di Luxor (numerose volte), di Wadi es-Sebua (due volte) e nel Ramesseum. E’ altresì raffigurato su di un carro da guerra ad Abu Simbel e a Beit el-Wadi; a Karnak e a Luxor è con altri fratelli mentre afferra dei prigionieri.
Amun-her-khepeshef morì a circa quarant’anni, prima del padre, al quale successe Merenptah, il suo tredicesimo figlio maschio; fu sepolto nella KV 5, l’imponente ipogeo composto da più di 150 camere scavato nella Valle dei Re per i figli di Ramses II, all’interno del quale l’archeologo prof. Kent Weeks ha rinvenuto i vasi canopi contenenti i suoi visceri e resti ancora in fase di studio che gli sono attribuiti.
Le immagini: il principe è raffigurato ancora con la treccia laterale tipica della giovinezza.
In alto a sinistra, il principe su di un carro da guerra. A destra, il principe raffigurato alla destra del re nella famosa statua di Ramses II, al Museo Egizio di Torino. In basso a sinistra, il principe raffigurato tra le gambe del padre (non gli arriva nemmeno al ginocchio) nel colosso all’ingresso del tempio grande di Abu Simbel
L’INAUGURAZIONE DEL PILONE DEL TEMPIO DI LUXOR FATTO COSTRUIRE DA RAMSES II
Amon her kepeshef in processione con i fratelli all’inaugurazione del pilone del tempio di Luxor fatto costruire da Ramses II
Si può ammirare nel dettaglio, sulla sinistra, la sagoma della facciata del tempio come doveva apparire all’epoca del suo maggior splendore, con i due obelischi, i pennoni con gli stendardi e le sei statue colossali del re; purtroppo oggi è appena percepibile…
NOTE DEL PROF. DAMIANOsul tempio
La raffigurazione del tempio, di giorno.
La raffigurazione del tempio, di notte; la luce artificiale permette di apprezzare più dettagli.
La raffigurazione dello stesso pilone in una prima fase (parete esterna ovest), in cui figurano ancora solo le prime due statue. Sul lato destro si vede il nome del tempio.
La raffigurazione delle foto, con la fase finale del tempio.
Tavola in cui evidenzio le statue poste dal Ministero di fronte al tempio: delle sei, due non sono certo originali, ma non appartenenti alla facciata del tempio.
LA RICOSTRUZIONE DEL VISO DI AMON HER KEPESHEF
Nei primi anni di scavo nella KV5, in una fossa posta vicino all’ingresso della tomba sono tornati alla luce i resti di quattro uomini, tra i quali quelli che il prof. Weeks, sia per il posizionamento che per le iscrizioni parietali che lo menzionavano, attribuisce ad Amon her kepeshef.
Solo l’analisi genetica potrebbe dirimere ogni dubbio in merito alla sua relazione familiare con Ramses II, ma il DNA all’interno dei resti è risultato troppo danneggiato per essere utilizzato a tale fine; peraltro gli antropologi forensi hanno confrontato il teschio con quelli di Ramses II, di Seti I, di Merneptah e di Ramses I ravvisando forti somiglianze anatomiche.
Il cranio recava una profonda frattura (visibile nell’immagine), prova di una ferita violenta e fatale, molto probabilmente inferta con una mazza, arma da guerra molto usata ai tempi di Ramses, e ciò ha indotto l’egittologo ad ipotizzare che il principe, comandante dell’esercito, fosse stato ucciso in battaglia e poi riportato a Luxor per le esequie.
Sulla base delle misure del teschio la Dott. Caroline Wilkinson ha realizzato una ricostruzione del viso dalla quale si evince che Amon her kepeshef aveva le caratteristiche somatiche tipiche dei ramessidi, ossia viso allungato e mento appuntito (il naso e le labbra sono stati “inventati”, avendo a disposizione solo la parte ossea della testa).Da un articolo pubblicato il 12.1.2004 da Alan Boyle, Direttore scientifico di msnbc.com
Nelle fotografie il teschio con la ferita da mazza, la ricostruzione del volto del principe ed i visi delle mummie di Seti I, Ramses II e Merneptah, dalle quali si notano il mento ed il naso particolari.
Fonti: liberamente tratto da un articolo di Jimmy Dunn, che richiama varia bibliografia specializzata.
Basanite; altezza 194 cm.; circa 1380 a.C.; collezione Drovetti. Museo Egizio di Torino
A cura di Grazia Musso
“L’Apollo del Belvedere Egiziano“: così Champollion definì questa superba opera scultorea che egli ebbe modo di vedere per la prima volta durante il lungo soggiorno a Torino dal giugno del 1824 al febbraio 1825.
Lo studioso francese rimase letteralmente estasiato dalla bellezza della statua, che resta tutt’oggi il capolavoro indiscusso e il simbolo del Museo Egizio di Torino.
La scultura raffigura Ramses II, seduto su un trono e vestito con gli abiti della cerimonia : una lunga tunica di lino plissettata che esalta le forme del corpo, e la corona khepresh costituita da una sorta di ” elmetto modellato”.
Il sovrano, il cui volto sereno accenna un leggero sorriso, indossa il khepresh, questo copricapo, che nelle raffigurazioni è in genere dipinto di blu, era probabilmente realizzato in pelle e decorato con dischi d’oro applicati sulla sua superficie, qui resi con piccole incisioni circolari. Il sovrano è caratterizzato da alcuni simboli della regalità, quali l’ureo che svetta sulla fronte snodandosi sinuosamente sulla corona, e lo scettro heks che egli impugna saldamente con la mano destra.
Il potere del sovrano è ulteriormente sottolineato dall’immagine di nove archi, incisi sulla base della statua, che il faraone calpesta con i propri sandali : gli archi sono un antico emblema dei popoli nemici dell’Egitto che vengono qui metaforicamente sottomessi e annientati dal sovrano..
Sulla base anteriore del basamento sono effigiati inoltre due prigionieri con le braccia legate al papiro e al loto, le piante araldiche simbolo del paese. In questo modo si è voluto simboleggiare il controllo esercitato dal sovrano sui territori a sud e a nord dell’Egitto.
Ai piedi di Ramses II, sulla sua destra, è raffigurato in dimensioni ridotte uno dei numerosi figli del faraone. Il fanciullo indossa una tunica pieghettata e ha una ciocca di capelli che scende dalla tempia, caratteristica tipica dei fanciulli e adolescenti secondo l’iconografia egizia. Sulla parte frontale del trono, in posizione opposta rispetto alla figura del figlio, si trova l’immagine di Nefertari: la regina vestita anch’essa con un lungo abito plissettato, ha il capo sormontato da corna bovine liriformi che cingono un disco su cui svettano due alte piume.
La statua faceva parte del ricco “bottino” di antichità recuperato da Rifaud a Tebe nel 1818 su incarico di Drovetti.
Fonte : I grandi musei – Il Museo Egizio di Torino – Electa – volume 21
Le vicende degli ultimi anni della XVIII Dinastia sono confuse e dobbiamo aspettare il regno di Ramses II per poter parlare di un’altra grande regina :Nefertari Meritmut.
Ella fu designata con una serie di titoli onorifici:
“Principessa ereditaria”
“Moglie del re”
” Grande Sposa Reale”, indica il suo posto preminente tra le altre mogli.
” Signora delle Due Terre”, questo titolo e quello successivo potrebbero indicare che Nefertari si è occupata degli affari di stato
“Sovrana dell’Alto e Basso Egitto”
” Sovrana di tutte le terre”, normalmente questo titolo non è tra quelli portati dalle regine e costituisce l’equivalente femminile del titolo di faraone, che indica una posizione gerarchica di grande rilevanza
” Grande di favori”
“Piacevole nelle due piume”, questo appellativo si trova sulla statua di Ramses assiso, custodita al museo Egizio di Torino: a sinistra del sovrano è scolpita la figurina del suo primogenito Amon her Khepeshef, a destra quella di Nefertari. Si riferisce al copricapo a doppia piuma, frequentemente utilizzato dalla regina e tipico del dio Amon
” Sposa del Dio”, che significa moglie del predestinato a regnare sul trono d’Egitto in quanto figlio del dio Amon, epiteto che fu aggiunto alla sua titolatura solo in un secondo momento.
Nulla si sa con certezza riguardo alla famiglia e alle origini di Nefertari; il titolo di Principessa ereditaria che appare in un’iscrizione di Abu Simbel sembra indicare la sua discendenza da una famiglia nobile, probabilmente di Tebe o di Akhmim, e si è fatta l’ipotesi che discendesse da Ay in quanto Schiapparelli, tra i pochissimi oggetti rinvenuti nella tomba ed oggi conservati al Museo Egizio di Torino ( un sarcofago in granito rosa danneggiato, due coperchi di forzieri, stoffe, vasellame rotto, 34 ushabti lignei recanti il suo nome, frammenti di statue lignee ed un paio di sandali), trovò un pomello di cassa rivestito di smalto azzurro con il cartiglio recante il nome di intronizzazione di quel faraone ( Keper Keperu Ra).
Questo pomello di cofanetto in maiolica blu, cela un mistero. Sulla sua superficie infatti, compare il cartiglio di Ay della XVIII Dinastia che succedette al giovane Tutankamon.
Non si sa con certezza il motivo della presenza di questo reperto, che attrasse subito l’attenzione di Schiapparelli. “D’altra parte fra i miseri resti della suppellettile funebre fu rinvenuta nella tomba” scriveva Schiapparelli ” vi è un oggetto che può portare molta luce sull’argomento e è il fiore di loto, in smalto turchino che porta impresso il nome del faraone Ay e che dovette appartenere a un cofano che sia stato di proprietà del faraone medesimo o che venisse d suo palazzo”. La circostanza che fra le suppellettili funebre portata nella sua tomba vi fosse un cofano del nome di Ay, dovrebbe far supporre che Nefertari discendesse dalla famiglia di quel faraone e fosse, secondo ogni probabilità, una nipote.
Fonte : Nefertiti e la Valle delle Regine – Christian LeBlanc-Alberto Siliotti – Giunti.
Tuttavia Nefertari non portava il titolo di “Figlia di un re”, il che suggerisce che probabilmente non apparteneva alla linea reale principale; inoltre Ay regnò molti anni prima di Ramses II, per cui è probabile che più che sua figlia potesse al limite essere sua nipote.
La regina rimase per tutta la vita fortemente legata alla sua città di origine e il pilone del tempio funerario di Ramses II ha conservato una rappresentazione della festa di Min, il dio locale di Akhmim, che la mostra mentre esegue una danza davanti a un toro che lo simboleggia.
Nefertari sposò Ramses quando questi non era ancora salito al trono, durante i sedici anni di coreggenza col padre Sety I e gli diede quattro figli ( Amon-her-khepshef, Pa-Ra-wenem-ef. Mery-Ra e Mery- Atum) e quattro figlie ( Baketmut, Nefertari, Merytamon, e Henuttaui).
Amon-her-khepshef fu il primogenito di Ramses II e nacque almeno quattro o cinque anni prima che suo padre fosse incoronato. Ebbe il titolo di Generale degli eserciti, e fu principe ereditario fino alla sua morte, tra gli anni 26 e 31bdel regno del padre.
Pa-Ra-wenem-ef fu il terzo figlio maschio del faraone e morì giovane, intorno agli anni 20/28 del regno di suo padre. Egli appare nelle immagini di trionfo dopo la Battaglia di Qadesh e nel tempio minore di Abu Simbel.
Mery-atum fu il sesto figlio maschio del sovrano e nacque quando suo padre era già faraone; fu Sommo sacerdote di Eliopoli ma di lui esistono poche tracce.
Mery- Ra fu l’undicesimo maschio ed appare con la madre e i fratelli nei rilievi di Abu Simbel e in pochi altri luoghi. Sembra che sia morto tra 26 e i 36 anni.
Baketmut è raffigurata ad Abu Simbel insieme al padre e alla sua famiglia ma di lei non abbiamo notizie certe.Nefertari forse sposò il fratello primogenito Amon-her-khepshef.
Meritamon fu la quarta tra le figlie del faraone che la sposò alla morte della madre trasferendole molti dei suoi titoli, tra i quali Grande Sposa Reale; fu anche cantautrice nel tempio di Amon e sacerdotessa di Hathor. Si ritiene che sia morta alla fine del lungo regno di Ramses II.
Henuttay sposò anch’ella il padre alla morte di Nefertari, ma, a differenza di Meritamon, non divenne Grande Sposa Reale. Venne sepolta nella Valle delle Regine, nella tomba QV73.
Nefertari ebbe un ruolo di primissimo piano, ineguagliato dalle altre regine: sin dall’inizio del regno del suo sposo partecipò ai principali eventi dello stato e giocò un suo particolare ruolo anche nella politica estera.
Nella tomba di Nebounenef è raffigurata in piedi accanto a Ramses nel corso della cerimonia durante la quale il defunto fu nominato Sommo Sacerdote di Amon a Tebe, e nell’archivio del palazzo reale di Hattusas, l’antica capitale del regno ittita (oggi presso il villaggio di Bogazkoi, in Turchia), venne Ritrovata una lettera significativa inviata da Naptera ” la Grande regina d’Egitto” a Pudukhepa ” la Grande regina di Hatti”. Nella lettera, impressa su una tavoletta d’argilla, Naptera ( trascrizione in lingua accadica del nome Nefertari) esprimeva tutta la sua amicizia e si rallegrava per le fraterne relazioni che si erano istaurate tra ” il Grande re Egitto” e ” il Grande re di Hatti” ( il sovrano uttita Hattusilis III, contro il quale Ramses II aveva combattuto a Qadesh e con cui aveva firmato successivamente un trattato di pace nell’anno 21, corrispondente al 1258 a. C.).
Ramses II adorava Nefertari, tanto che fece erigere ad Abu Simbel il piccolo tempio a lei dedicato, dove la rappresentò con statue aventi la medesima grandezza delle proprie; all’ingresso del tempio a lei dedicato, pose una dedica che dice : ” Ha fatto il suo monumento in onore della Grande Moglie Reale Nefertari, amata da Mut, un tempio scavato nella pura montagna della Nubia in un bellissimo gres bianco, un’opera appartenente all’eternità per la Grande Moglie Nefertari, amata da Mut, per l’amore di colei per la quale splende il sole”.
Nel secondo pilone del Ramesseo, il tempio funerario di Ramses II si trova la rappresentazione della festa del dio Min, nella quale Nefertari è raffigurata mentre danza. Fonte :Nefertari e la valle delle Regine – Christian LeBlanc – Alberto Siliotti – Giunti
La morte: “Possa tu essere felice nella sede della verità
Non si sa esattamente come è quando Nefertari morì, ma ciò avvenne quando ella aveva tra i quaranta e cinquanta anni di età, dopo la costruzione del Piccolo Tempio di Abu Simbel e prima che la sua decorazione fosse terminata, tra l’anno 26 e l’anno 34.
Non si spiegherebbe altrimenti la coesistenza di rilievi nei quali la regina è raffigurata come vivente e che certificano la sua partecipazione alla cerimonia di apertura, nell’anno 24 del regno di Ramses, e di una iscrizione sulla facciata, di sapore invece tipicamente funerario, che dice:” Il re Usermaatra, scelto da Ra, ha costruito per la Grande Sposa Reale Nefertari, amata da Ra in Nubia come Ra, per sempre ed eternamente”.
In ogni caso le iscrizioni commemorative del giubileo dell’anno 30 (1261 a. C.) e quelle successive non riportano più il nome dell’amata consorte né quello di un’altra “Grande Sposa Reale” (sebbene Isinofret fosse ancora in vita), testimonianza della posizione unica di cui Nefertari godette , è non c’è dubbio che la successiva inaugurazione sia stata opera di Ramses II e della sua sposa e figlia Meritamon, figlia di Nefertari.
Il re preparò per la moglie prediletta la splendida tomba QV66 nella Valle delle Regine, un capolavoro dell’arte egizia recentemente restaurata da un team italo-egiziano guidato da Paolo e Laura Mora, finanziato dai fondi privati provenienti dalla Getty’s Foundation di Los Angeles.
La tomba è molto grande, composta da parecchie stanze che conducono alla “sala dell’oro” e la decorazione è un vero e proprio libro di saggezza che ripercorre le tappe di un’iniziazione femminile.
Nella prima stanza si legge in un unica riga di geroglifici la seguente iscrizione:
” Ti darò un posto all’ingresso di Igeret.
Possa tu apparire in cielo come mio padre Ra
Possiate occupare un posto sulla Terra Sacra
Possa tu essere felice nella Sede della Verità dopo che la Grande Enneade degli dei è giunta a te, oh Osiride, Grande Moglie Reale, Nefertari Mery-en-Mut, giustificata”.
Il sovrano inoltre è assente nelle scene raffigurate sulle pareti, e Nefertari è l’unico mortale rappresentato nel’ipogeo: ciò indica l’alto status attribuitole, che le permetteva di interagire direttamente con le divinità senza la mediazione del Faraone.
La mummia della grande sovrana ” Signora delle Due Terre” non è mai stata trovata (salvo due frammenti mummificati appartenuti quasi certamente ad essa ed oggi custoditi al Museo Egizio di Torino) ma il suo ricordo si è perpetuate nella storia e il fascino della sua bellezza emana ancora, vivo e presente, negli splendidi dipinti nella sua meravigliosa tomba.
Ella non aveva origini reali e veniva da una famiglia di militari, il padre infatti era Raya, un militare originario del Nord, tenente generale di carriera, luogotenente della guardia, figlio di Pai ( anch’egli militare, agli alti gradi del comando) e di Wia, di umili origini.
Quando Tuy sposò Sethy, questo non era ancora faraone, né figlio di sovrani bensì figlio del generale Ramsessu, visir di Horemheb e poi divenuto faraone come Ramses I; Sethy divenne quindi principe ereditario e poi successore del padre.
Sethy fu indubbiamente un grande faraone, e guardare la sua mummia ancor oggi incute rispetto e autorità. Tuy, divenuta regina, mostrò una forte personalità; fu detta anche Mut-Tuya, per sottolineare il ruolo di madre, mise al mondo colui ché diverrà Ramses II, e il cui regno durerà sessantasette anni. Va però detto ché ché il titolo di Tuy “Grande Sposa Reale”, appare solo con Ramses II e secondo alcuni non è certo che lo avesse sotto il regno di Sethy I; inoltre quasi tutta la documentazione che la riguarda risale al regno del figlio.
Tuy sopravvisse al marito almeno ventidue anni e, durante i primi vent’anni del regno di suo figlio Ramses II ebbe una grande influenza a corte.
Uno dei momenti più importanti del regno fu la guerra contro gli Hittiti popolo dell’Anatolia che voleva impadronirsi del protettorato egizio e conquistare le Due Terre, molto allettanti per le loro ricchezze, il conflitto fu inevitabile e il suo culmine fu la battaglia di Quadesh, nell’anno quinto del regno. La battaglia si chiuse con un risultato di parità che non portò ad alcun significativo cambiamento dal punto di vista politico e geografico. Sedici anni dopo gli episodi bellici il faraone Ramses II e il re ittita Hattusili firmarono un tratto di pace che riconfermò la pace tra le due grandi potenze. Tuy sostenne il figlio e gli dette preziosi consigli, e lei stessa, dal suo palazzo di Pi-Ramses, scrisse la lettera diplomatica al re ittita affinché si giungesse a una pace duratura; la lettera è stata ritrovata negli archivi della capitale Hatthusa in Anatolia.
Tuy morì ultrasessantenne e venne sepolta in una tomba nella Valle delle Regine.
La tomba QV 80 che doveva contenere un ricco corredo funebre, purtroppo fu saccheggiata.
Si è conservato uno dei coperchi dei vasi canopi che raffigura il viso di Tuy, acconciata con una grande parrucca e un delicato sorriso.
La statua di Tuy esposta ai Musei Vaticani. In origine della Regina Tiye, usurpata da Ramses II per la madre
TUY ONORATA PER L’ETERNITà
Ramses onorò grandemente la madre in vita e dopo la sua morte.
A lei sono dedicate numerose statue e bassorilievi che ne celebrano la memoria: a Tebe, sul lato nord del suo tempio di milioni di anni, il Ramesseo, Ramses fece costruire per lei un piccolo santuario in arenaria. L’edificio glorificava la regina madre e la sua funzione teologica.
Questo edificio fu il capostipite dei “santuari della nascita” che da Champollion vennero chiamati “Mammisi” e che verranno costruiti fino in epoca romana.
Venerata in tutto il paese, Tuy fu il simbolo della regina – madre che manteneva viva la tradizione delle donne di Stato (traduzione antica, di cui abbiamo testimonianze sin dalla I Dinastia, ma le migliori conservate partono dalla XVII Dinastia).Una sua statua alta un metro e mezzo, conservata al Museo Egizio del Cairo, merita di essere citata: fu scoperta sul sito di Tanis, nel Delta, e proveniente probabilmente dal palazzo della città di Pi-Ramses; è una delle opere più belle del regno di Ramses. Va ricordata anche la statua colossale (3 metri) ai Musei Vaticani.
Ringrazio, il professor Maurizio Damiano, per l’assistenza e la dovizia di particolari che mi ha fornito durante la stesura di questo post.
Ankhesenamon non riuscì a dare un erede a Tutankhamon; nella tomba del sovrano furono rinvenute le mummie di due bimbe, che probabilmente egli aveva concepito con la sua Grande Sposa Reale e che nacquero premature, morendo subito dopo.
Ognuna delle piccole mummie, una delle quali portava una maschera di cartonnage dorato con i tratti del viso dipinti di nero, era custodita in un sarcofago antropoide in legno ricoperto di foglia d’oro, a sua volta contenuto in un altro sarcofago dipinto di nero con bande dorate; essi erano stati deposti in una scatola di legno non decorata che misurava circa 61 centimetri di lunghezza, in origine chiusa con una corda e con il sigillo dello sciacallo e dei nove prigionieri, infranto già nell’antichità.
È verosimile che anche per il secondo feto fosse stata predisposta una maschera, da identificarsi in quella rinvenuta nel 1907 da Davis, nel pozzo n. 54 della Valle dei Re insieme a residui di imbalsamazione, non utilizzata perché probabilmente troppo piccola.
L’autopsia venne eseguita nel 1932 dal dott. Douglas Derry; i corpicini sono lunghi rispettivamente 39,5 cm e 27,7 cm.; la bambina più piccola era nata al quinto mese di gestazione ed è ben conservata sebbene non fosse stata imbalsamata, mentre la più grande, di sette od otto mesi, è in condizioni meno buone ed il corpicino era stato imbottito di lino attraverso le narici ed una piccola incisione addominale.
Più recenti analisi, svolte presso l’Università di Liverpool dal professor R.G. Harrison, hanno rivelato che la piccola era affetta da deformità di Sprengel, spina bifida e scoliosi.
Nelle immagini: a sinistra in alto la scatola con i piccoli sarcofagi al momento della scoperta; a sinistra in basso la maschera funeraria; a sinistra in altoi sarcofagi esterni; a destra al centro e in basso le mummie con i loro sarcofagi.
FONTI: liberamente tratto da un articolo di Jimmy Dunn, in rete; ampia bibliografia in calce all’articolo.