Kemet Djedu

AMENEMHEB – LA FUCINA DEGLI EROI

A cura del Docente Livio Secco

Qualche giorno fa la nostra Luisa Bovitutti ha postato una presentazione di un celeberrimo militare dell’antico Egitto (https://laciviltaegizia.org/2023/01/13/il-generale-amenemheb-detto-mahu/).

Si tratta dell’ufficiale Amenemheb, titolare della tomba TT85. Il militare è anche conosciuto con il soprannome di Mahu.

Volendo arricchire il lavoro svolto da Luisa avrei piacere di presentarvi due brevissimi frammenti della sua autobiografia che l’ufficiale fece incidere sulle pareti della sua sepoltura.

Il lavoro qui allegato deriva da una pubblicazione che ho fatto nel 2020. All’epoca, per agevolare la lettura di coloro che non conoscono i geroglifici, avevo già iniziato a suggerire la pronuncia, ma non usavo ancora i codici IPA. Si tratta di un primo tentativo (appena sufficiente) usando la scrittura della fonetizzazione colloquiale.

Spero che apprezziate l’impegno ugualmente.

Kemet Djedu

IL MOBILE PORTAGIOIELLI DI TUYA

A cura del Docente Livio Secco

Questo bellissimo mobile portagioielli, oltre ad essere un piccolo capolavoro di ebanisteria, il reperto è importante perché fu trovato, come parte del corredo funerario, nella tomba KV46 di Tuya e Yuya nella Valle dei Re.

Questi due personaggi sono i genitori della regina Tyy sposa del re Amenhotep III, uno dei più importanti sovrani della XVIII dinastia.
Essendo i suoceri del faraone ottennero il permesso di farsi seppellire nell’importantissima necropoli.

Vi presento qui un’esercitazione per i miei allievi dei Laboratori di Filologia Egizia che prende in considerazione appunto questo bellissimo reperto.

Il mobile è particolarmente interessato al Protocollo Reale della coppia di sovrani Amenhotep III e la sua regina Tyy.

IL COPERCHIO

IL LATO ANTERIORE

IL LATO DESTRO E IL LATO SINISTRO

IL LATO POSTERIORE

Foto di Jacqueline Engel

LA DECORAZIONE INFERIORE


Per coloro che volessero approfondire il tema consiglio la consultazione del testo IL PROTOCOLLO REALE – Composizione dell’onomastica faraonica (QdE22): https://ilmiolibro.kataweb.it/…/il-protocollo-reale/

IN AGGIORNAMENTO

Kemet Djedu

MAAT A FIRENZE

A cura del Docente Livio Secco

Il nostro Ivo Prezioso, nell’ormai lontano 24 maggio 2020, aveva postato un commento relativo al frammento con l’effige di Maat custodito al Museo di Firenze.

Vi rimando ad esso per le informazioni e notizie della celeberrima immagine. Qui mi permetto di aggiungere soltanto il commento filologico derivato da un’esercitazione per i miei allievi del Corso di Filologia Egizia (secondo livello).

Come al solito sotto la riga geroglifica trovate la traslitterazione, la pronuncia italiana convenzionata IPA e la traduzione.

Vi ricordo che imparare la lingua egizia antica e la scrittura geroglifica è una splendida ginnastica intellettuale e non è più difficile dell’imparare il tedesco, l’arabo o il russo. Provateci.

La mia grammatica (divisa in tre livelli) la trovate qui:

primo https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

secondo https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

terzo https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Io sono sempre a disposizione per i vostri quesiti geroglifici.

Kemet Djedu

IL PYRAMIDION DI RAMOSE – LE ISCRIZIONI

A cura del Docente Livio Secco

Il pyramidion custodito al Museo Egizio di Torino, è uno di quei reperti che affascinano, tra mille altri, i visitatori e gli appassionati di egittologia.

Il pyramidion è la cuspide di una una piramide oppure di un obelisco. È sempre monolitico ed è realizzato in pietre diverse a seconda dei periodi storici.

Non voglio qui dilungarmi più di tanto nella descrizione di questa meraviglia perché lo hanno già fatto la nostra Grazie Musso qui: https://laciviltaegizia.org/2023/01/04/il-pyramidion-di-ramose/ e Patrizia Burlini qui: https://laciviltaegizia.org/2023/01/04/ramose-un-pyramidion-le-stele-e-unadozione/scrivendo appunto della storia di Ramose e del suo pyramidion.

Io, perciò, non mi dilungo più di tanto e vorrei contribuire con il commento filologico del reperto.

La vocalizzazione in italiano la trovate sotto la riga dedicata alla traslitterazione.

IL LATO NORD

IL LATO SUD

IL LATO EST

IL LATO OVEST


Questo lavoro è un’esercitazione dei Laboratori di Filologia Egizia che organizzo annualmente.

Diversamente dai corsi nei quali si studia la lingua e la scrittura, i Laboratori prevedono la traduzione di reperti museali, di letteratura, di rilievi epigrafici oppure di pareti monumentali.

In questo modo gli allievi mettono a frutto le competenze acquisite dal corso grammaticale che, ovviamente, è frequentato per primo.

Ricordo che imparare la lingua egizia antica e la scrittura geroglifica non è più difficile che imparare una lingua moderna. Anzi, sicuramente è mia opinione, che sia più semplice del tedesco, del russo o dell’arabo. Inoltre, è questo lo affermo a chiarissime lettere, È UNA STUPENDA GINNASTICA INTELLETTUALE.

Per chi volesse cimentarsi allo studio ho pubblicato la mia grammatica divisa in tre parti che trovate ai link seguenti:

primo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

secondo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

terzo livello: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/guida-pratica-alla…/

Io resto sempre disponibile per chiunque avesse quesiti filologici.

Kemet Djedu

LA STELE DI USERTATET – L’ISCRIZIONE

A cura del Docente Livio Secco

Io mi aggrego agli articoli sulla stele di Usertatet (https://laciviltaegizia.org/2023/01/03/la-stele-di-usersatet/ e https://laciviltaegizia.org/2022/12/31/i-creatori-dellegitto-eterno/) per un commento filologico.

Qui di seguito ne do la pronuncia con la convenzione IPA:

1) nbt-ḥtp(t) sḏm nḥt nbt pt

[nebet-hetepet seʤem nehet nebet pet]

2) ir(w).(i)n wsr-stit mAa(t)-ḫrw

[iru.in user-setit maat-keru]

Kemet Djedu

LA STELE FUNERARIA DI MAKIMONTU

A cura del Docente Livio Secco

La stele, pur essendo piccola e privata, è ancora policroma e il testo geroglifico è facilmente leggibile e traducibile; non mi resta che portare il mio piccolo e modesto contributo avendo trasformato la stele in una esercitazione rapida per i miei allievi di Laboratorio di Filologia Egizia.

Come di consueto riporto, qui di seguito, la pronuncia secondo la convenzione IPA seguendo la numerazione delle righe didattiche:

  1. mky mntw
    [meki menetu]
  2. ḥmt.f nbw em wsḫt
    [hemet.ef nebu em useket]
  3. in sn.f
    [in sen.ef]
  4. sꜤnḫ rn.f smnḫ
    [sank ren.ef semenek]
  5. ḥtp-di-(ny-)swt wsir nb Ȝbḏw
    [hetep-di-ni-sut usir neb abeʤu]
  6. nṯr aȜ ḥḳȜ ḏt
    [neʧer aa heka ḏt]
  7. rdi.f prt-ḫrw t ḥnḳt iȜww Ȝpdw
    [redi.ef peret-keru heneket iauu apedu]
  8. ḫt nbt nfrt wꜤbt
    [ket nebet neferet uabet]
  9. Ꜥnḫ(w)t nṯr im.sn
    [ankut neʧer im.sen]
  10. n kȜ n(y) mky mntu
    [en ka ni meky menetu]
Kemet Djedu

AY

A cura del Docente Livio Secco

Relativamente al post della nostra Patrizia Burlini, che ha trattato il pomello di Ay repertato nella QV66 di Nefertari (https://laciviltaegizia.org/2023/01/03/il-pomolo-di-ay/), aggiungo solo l’analisi filologica del Quarto Protocollo Reale del sovrano, cioè il nome di intronizzazione con la quale la diplomazia lo conosce all’estero.

È esattamente il nome che è presente sul reperto sebbene il cartiglio sia maggiormente decorato rispetto a quello filologico.

Come sempre ne approfitto per ricordare l’importanza assoluta dello studio sui Protocolli Reali egizi. La corretta traduzione dei cinque “Grandi Nomi” permette di comprendere il programma politico del re. Il suo interesse storico è quello di inquadrare la situazione politica al momento dell’intronizzazione del nuovo sovrano.

Per chi volesse approfondire la tematica può trovare qui il mio Quaderno di Egittologia 22, IL PROTOCOLLO REALE – Composizione dell’onomastica faraonica

https://ilmiolibro.kataweb.it/…/il-protocollo-reale/

Kemet Djedu

LA STATUETTA DI KHA – L’ISCRIZIONE

A cura del Docente Livio Secco

La statuetta di Kha è uno dei reperti più famosi conservati al Museo Egizio di Torino (vedi: https://laciviltaegizia.org/2023/01/03/la-statuetta-di-kha/).

Ritengo sia utile fare un’analisi filologica dell’iscrizione che tale statuetta riporta:

Qui di seguito aggiungo la pronuncia delle quattro righe didattiche secondo la convenzione IPA:

1) prrt nbt ḥr wḏḥw

[pereret nebet her uʤehu]

2) n imn (ny-)nṯrw

[en imen ni-neʧeru]

3) n kȜ n(y) ḥry st ꜤȜ

[en ka ni heri set aa]

4) ḫꜤ mȜꜤ-ḫrw

[ka maa-keru]

Kemet Djedu

NEFERUPTAH – Iscrizione del sarcofago

A cura del Docente Livio Secco

Voglio qui aggiungere un mio contributo a quanto già scritto in merito al personaggio storico di Neferuptah, principessa della XII dinastia.

Tra le illustrazioni allegate ai precedenti contributi, c’è un’immagine del sarcofago litico che reca sul fianco destro una brevissima iscrizione geroglifica posta su due righe (Museo Egizio del Cairo).
La prima illustrazione ritrae il sarcofago nella sua interezza compreso il coperchio. Il lato presentato è quello destro e si può notare la decorazione in oggetto.


La seconda illustrazione mostra un dettaglio della decorazione. Le due righe geroglifiche si leggono da destra a sinistra visto l’orientamento dei segni.

Vediamo ora l’analisi filologica dell’iscrizione con il consueto schema su tre righe: traslitterazione, pronuncia IPA, traduzione letterale.
Essa inizia con una classica formulazione offertoria secondo la quale il re fa un’offerta ad una divinità affinché ella interceda per la defunta.

TERZA IMMAGINE (ruotata orizzontalmente)
ḥtp-di-(ny-)swt
[hetep-di-ni-sut]
Un’offerta che il re da

wsir nb anḫ
[usir neb ank]
ad Osiride, signore di vita,

n kȜ n (i)r(y)-pꜤt
[en ka en iri-pat]
per il ka della principessa,

QUARTA IMMAGINE (ruotata orizzontalmente)
imȜwt ḥswt
[imaut hesut]
la gentile, la lodata,

sȜt (ny-)swt n(y)t ẖt.f mrt.f
[sat ni-sut nit ket.ef meret.ef]
la figlia del re, del corpo suo, beneamata sua,

nfrw-ptḥ mȜꜤt-ḫrw
[neferu-ptah maat-keru]
Neferu-Ptah, giusta di voce.

L’antroponimo femminile ha il chiaro significato di “LA PERFEZIONE DI PTAH”. L’attributo “giusta di voce” (o peggio tradotto “giustificata”) ha il senso che la defunta non ha mentito dichiarando la propria confessione negativa durante la psicostasia (pesatura dell’anima).

Come aggiornamento filologico ricordiamo che Grandet & Mathieu ritengono che la formulazione classica abbia un significato diverso rimanendo inalterata la traslitterazione:
ḥtp-di-(ny-)swt
[hetep-di-ni-sut]
Un’offerta che il re da… (traduzione classica)
Possa il re placare… (nuova traduzione).

Kemet Djedu

IL DONO DI THOT

(esemplificazione di un pannello didattico)

A cura del Docente Livio Secco

Presso il Museo Egizio di Torino è in corso la mostra IL DONO DI THOT dedicata alla scrittura geroglifica.

Due miei ex allievi sono andati a visitarla e, appena usciti, mi hanno inviato l’immagine di un pannello didattico. Memori dei corsi filologici svolti insieme hanno notato un imprecisione che hanno voluto sottolineare.

Tra le mie conferenze non poteva mancarne una dedicata alla celeberrima stele di Rosetta. La conferenza è diventata il Quaderno di Egittologia QdE31 LA CHIAVE DELL’EGITTO – La stele di Rosetta. Chi avesse intenzione di approfondire l’argomento trova il testo qui: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/la-chiave-dellegitto/

In questa sede vi mostro una delle diapositive / illustrazione della conferenza / libro. In essa si dettaglia precisamente come la stele è composta nelle diverse scritture e lingue.

Pur essendo un reperto egizio altrettanto famoso come la maschera d’oro di Tutankhamon, la stele di Rosetta purtroppo veicola anche delle bufale.

Innanzi tutto è stata compilata in:
– geroglifico (scrittura della lingua egizia)
– demotico (scrittura della lingua egizia)
– greco antico (scrittura della lingua greca antica)
Va da sé, quindi, che la stele è un documento BILINGUE TRIGRAFICO e non TRILINGUE come spesso è scritto dappertutto in modo direi piuttosto banale.


Il demotico e il geroglifico non sono lingue: sono grafie, sono scritture della stessa lingua (egizia) a tal punto che ambedue ossequiano la stessa grammatica.
Volendo addirittura semplificare e sintetizzare al massimo, possiamo affermare che il demotico, facendo seguito allo ieratico, il quale faceva seguito al geroglifico, sono tre grafie diversamente tachigrafiche e che obbediscono tutte quante alla stessa grammatica.
Dire che la stele di Rosetta è un documento trilingue è un’imprecisione abbastanza seria (secondo la mia modesta opinione).

Già che ci siamo riveliamo un’altra bufala.
Nell’immaginario collettivo la Stele di Rosetta è diventata il simbolo della decifrazione della scrittura geroglifica. In realtà l’affermazione è decisamente eccessiva.
Champollion non vide mai la stele e studiò solo dei calchi più o meno affidabili finendo poi per abbandonarla e privilegiare altri documenti e altri reperti.
Per questo motivo la stele di Rosetta contribuì davvero al minimo nel compito di permettere la decifrazione della grafia geroglifica.
Sicuramente i geroglifici egizi sarebbero stati comunque decifrati con o senza Champollion e soprattutto con o senza la Stele di Rosetta, ma certamente in tempi più lunghi.
Documentazioni bilingue sono state repertate in seguito in quantità tali da poterlo permettere agli studiosi moderni.