Mai cosa simile fu fatta

LA STELE DEL RE DJET

Di Grazia Musso

Quando il francese Amelineau scoprì le tombe dei primi re d’Egitto, a Umm El Qaab, portò alla luce delle grandi stele con il nome del sovrano defunto.

Fra queste spicca la Stele di Djet, il Re Serpente.

Al contrario delle altre che hanno uno stile più rozzo e incompleto, questa è di squisita fattura e con un’ottima rifinitura.

Il falco Orus domina il serekh del re, ossia la rappresentazione stilizzata del palazzo reale che racchiude il primo dei nomi regali, quello detto ” di Horus”, uno dei cinque nomi ufficiali che il sovrano ha in epoca storica.

La stele ha in un certo modo il valore di una statua : rappresenta il re.

Il nome in questo caso è dato dal serpente,. “Djet”.

Da Albidos

Prima Dinastia

Calcare

Altezza 143 cm.

Museo del Louvre, Parigi

Acquisizione 1904, collezione Amelineau

È 11007

Fonte:

  • Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electa
  • Arte Egizia – Sergio Donadoni – Ghibli
Mai cosa simile fu fatta

I BRACCIALI DELLA TOMBA DI DJER

Di Grazia Musso

I quattro bracciali furono rinvenuti nella tomba di Djer, terzo faraone della I Dinastia, situata nella necropoli reale di Abido, la città di origine dei primi sovrani dell’Egitto unificato.

I quattro bracciali erano infilati a un braccio (probabilmente di una donna che faceva parte della famiglia reale) avvolto in bende di lino, rinvenuto all’interno di una crepa del muro perimetrale della tomba.

Si tratta di bracciali dalle forme sobrie e originali.

Le perle, dai colori che si alternano con armonico equilibrio, sono unite tra loro con soluzioni sempre nuove e diverse, per dare vita a differenti tipologie.

La tecnica della lavorazione degli artigiani indica inoltre una straordinaria padronanza nell’uso dei materiali tipici della gioielleria egizia.

Il primo bracciale è formato da ventisette placchette raffiguranti il falco, simbolo del dio Horus, appollaiato sul serekh, il disegno stilizzato della pianta e della facciata del palazzo reale.

All’interno veniva scritto il cosiddetto ” nome di Horus” di ogni faraone.

Le placchette, di dimensioni decrescenti dal centro del bracciale verso le sue estremità, sono eseguite alternativamente con oro e turchese, in modo da creare un raffinato contrasto cromatico, ogni placchetta è provvista di due fori sul proprio spessore, per consentire l’inserimento di due fili che sono assicurati a un elemento triangolare in oro posto alle entrambe estremità del bracciale.

Il secondo è composto da tre fili di perle uniti tra loro in quattro punti, in modo da formare tre sezioni uguali, separate l’una dall’altra da due gruppi di tre perle: d’oro, turchese e lapislazzuli.

Le perle della parte centrale sono di dimensioni maggiori rispetto alle altre, ma la successione segue sempre uno schema preciso.

Al centro si trova una perla di lapislazzuli affusolata la cui superficie è decorata con incisioni parallele,la chiusura è ottenuta per mezzo di un bottone d’oro da inserire all’interno dei due anelli posti all’estremità del gioiello.

Il terzo bracciale è costituito da dodici perle a clessidra, disposte verticalmente in quattro gruppi di tre, separati fra loro da coppie di perle di turchese a forma di losanga.

Ogni gruppo comprende una perla centrale in ametista.

Le perle non sono bucate, ma sono legate per mezzo di un filo annodato intorno al solco centrale e tenuto in posizione tramite un sottile anello d’oro.

Le perle di turchese a losanga, separate dalle perle a clessidra in oro per mezzo di sfere in turchese,hanno i vertici foderati con foglia d’oro e sono bucate per consentire il passaggio del filo.

L’ultimo bracciale, il più piccolo, era quello più vicino al polso della mummia.

È formato da due parti che, al momento della scoperta, erano ancora unite tra loro per mezzo di un intreccio di fili d’oro e crine, forse di coda di giraffa.

Il segmento del bracciale destinato ad ornate la parte superiore del polso è il più elaborato: nel centro si trova una rosetta dai petali d’oro affiancata da tre fili di perle per parte, ognuno dei quali è composto da perle di turchese di forma irregolare separate tra loro.

Le estremità dei tre fili sono infilate in una grande perla di lapislazzuli.

L’altra parte del bracciale, che costituisce il retro del gioiello, presenta gli stessi fili di perle, ma è priva della rosetta centrale e l’ordine delle due perle di lapislazzuli e oro è invertito rispetto al fronte.

Materiale: oro, lapislazzuli, turchese e ametista

Lunghezza variabile da cm 10,2 a 15,6.

Abito, tomba di Djer

Scavi di William Matthew Flinders Petrie 1901

I Dinastia 2920-2770 a.C., regno di Djer

Museo Egizio del Cairo

Fonte: Tesori egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Francesco Tiradritti – fotografie di Araldo De Luca. Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta, Protodinastico

NASCITA DELLO STATO FARAONICO

Di Franca Loi

La nascita dello stato unitario: evento cruciale per lo sviluppo della cultura in tutta la valle del Nilo

Lo Stato faraonico nasce intorno al 3200 a.C. dall’Unione di un regno meridionale con uno settentrionale. Il primo documento storico che attesta che i due paesi sono uniti è una tavolozza di scisto ritrovata a Ieraconpoli, che è ora al museo del Cairo.

La tavolozza di Narmer.- Il Cairo, Museo Egizio
È una delle prime attestazioni del tema figurativo del sovrano che colpisce il nemico con la mazza, ripreso fino nell’Egitto di epoca romana.

La tavolozza è molto importante non solo perché testimonia la prima unione delle due corone al medesimo re, ma anche dal lato artistico perché finora è la prima opera d’arte quasi completamente egizia (quasi, perché risente ancora di una influenza mesopotamica).

In alto tra le due teste di Hathor, è scritto il nome di Narmer. La tavolozza è del 3150 e la maggior parte degli studiosi ha identificato Narmer con il grande Menes.

Di Menes, il fondatore dell’Egitto storico, sappiamo che è nato a Tinis, quasi sicuramente re dell’Alto Egitto che dopo aver conquistato il Delta penso’ bene di spostare il suo centro di potere sul confine tra l’alto e il basso Egitto. Eresse infatti una fortezza chiamata ” Chiamata il grande muro bianco” dove sarebbe poi sorta Menfi.

La stele di re Djet (o di re Get), proveniente da Abido ed oggi conservata al Museo del Louvre, è una lapide funeraria in pietra risalente alla I dinastia egizia, quindi circa al 3000 a.C., che prende il nome dal faraone “Djet, il Re Serpente:
al contrario delle altre che hanno uno stile più rozzo e incompleto, questa è di squisita fattura
e con un’attenta rifinitura”.

La prima dinastia assieme alla seconda formarono l’epoca Tinità (3185-2700) e posero le basi dello Stato, la suddivisione in distretti del paese, la sua strutturazione burocratica e organizzativa. la terza dinastia segna l’inizio del periodo che noi oggi chiamiamo Antico Regno che va dalla terza alla sesta di dinastia: 2700-2200. In campo artistico il fatto che ci sia una sola casa regnante determina la creazione di modelli di riferimento e canoni legati alla regalità che è considerata eterna e in un certo qual modo immutabile.

Frammento di pettine in avorio riportante il serekh di Djet e il nome dell’ufficiale di corte Sekhemkasedj, Museo Egizio del Cairo.

Il pettine fu rinvenuto all’interno della tomba, assieme a utensili di rame e ceramica.

La scultura di questo periodo è basata su una visione frontale e il blocco di pietra viene mantenuto il più inalterato possibile.

Statuina femminile
Monaco, Staatliche Sammlung Agyptischer
.

La scultura risulta completamente appiattita in un’ottica che prevede soltanto la visione frontale della figura umana.

Il rilievo è utilizzato quasi esclusivamente su oggetti cerimoniali dedicati alle divinità ed è sorprendentemente realizzato in modo da creare interessanti contrasti tra luce ed ombra. Nella realizzazione delle figure spesso si dà un forte risalto alla muscolatura nella difficile ricerca di una scansione degli spazi ben definita.

Frammento statuina di personaggio virile, Monaco, Staatliche Sammlung Agyptischer Kunst.


La scultura presenta un modellato molto accurato della muscolatura. Le striature della roccia sedimentaria sono sfruttate in modo da accentuare le forme del corpo trasformandole in linee che conferiscono una vibrazione vivace a tutta la statua.

Pian piano l’artista Egizio riuscì con abilità a esprimere il proprio pensiero, i propri concetti” all’interno di quei canoni, con piccole limitate innovazioni. Un processo lento il graduale che porterà l’arte a livelli evolutivi sublimi “.

Statua di cinocefalo con il nome di Narmer, Berlino, Agyptischer Museum. L’animale è modellato in modo da lasciare inalterata la forma del blocco.

Fonte: MAURIZIO DAMIANO Antico Egitto- Electa

Foto anche di Wikipedia

Mai cosa simile fu fatta, Predinastico

LA CULTURA DI BADARI

5500 – 3800 a.C.

Di Franca Loi

La cultura di Badari è una delle più interessanti che si siano sviluppate in Egitto in età predinastica; prende il nome dalla località di el-Badari, nel tratto tra Asyut e Akhimim.

Cartina dell’antico Egitto.

In questa regione, dal 1923, Guy Brunton e Gertrude Canton -Tompson riportarono alla luce “necropoli e insediamenti umani attribuiti a un’epoca posteriore a quella di Merimda.”

Gli studiosi hanno la certezza che la regione risenti delle prime ondate di siccità che costrinsero i Pastori a lasciare il Sahara verde Neolitico (6500- 5500 a.C.), per spostarsi gradualmente nella parte centrale della lunghissima Vallata scavata dal Nilo che va dal Medio all’alto Egitto. La cultura Badariana è detta calcolitica o eneolitica perché in questo periodo ” rame è selce sono impiegati impiegati contemporaneamente “

Punta di freccia Badariana.

Le abitazioni sono disposte in alto rispetto al Nilo, per evitarne le piene e l’umidità.

L’economia si basava sulla coltivazione di cereali, sull’allevamento con l’integrazione della caccia e della pesca.

Figura animale, raffigurante un canide. Badariano. Osso
Torino, Museo Egizio

“L’arte fittile Badariana mostra una perfezione artigianale mai più uguagliata nella valle del Nilo; i vasi più belli sono estremamente sottili e presentano una decorazione a linee ondulate in rilievo che più tardi si incontra solo assai di rado………. Alcuni alcuni cucchiai e pettini d’avorio sono straordinariamente raffinati per un periodo così remoto, e delle tre figurine femminili nude ritrovate, almeno due sono più proporzionate delle successive statuine Amratiane………. Va Qui osservato che per gli oggetti rituali si continuò ad usare la selce quando già da tempo il rame era divenuto d’uso generale per armi e utensili; ancora durante la dodicesima dinastia i falcetti sacrificali di legno sono muniti di denti di selce.”

Filo di perline, Badariano
4400-3800 a.C.

La cultura è famosa soprattutto per le numerose sepolture ritrovate, si contano circa 60 insediamenti e 600 tombe.

“Esse sono generalmente disposte sulle terrazze del Basso Deserto e non sono mai troppo lontane dagli abitati antichi, almeno per quanto si puo dedurre dai siti in cui è stato possibile individuare l’insediamento, con la rispettiva necropoli……

Vasellame della cultura di Badari. Predinastico antico. ca.4500 a.C.
The British Museum – Londra

Le tombe badariane, databili con il metodo della termoluminescenza tra il 5580 ed il 4360 a.C., sono in genere fosse rotonde od ovali, talvolta fornite di una nicchia…. Le pareti sono talvolta rivestite con una stuoia e non vi è traccia sicura di copertura, tranne in alcuni casi dove sono stati trovati i fori in cui erano infissi i bastoni di sostegno di essa e resti di travi sfondate.

Sepoltura di Badari.

In molti casi comunque è stata scoperta una stuoia che copriva la fossa. Il corpo è generalmente deposto in posizione contratta, sul fianco sinistro, con la testa a sud e la faccia rivolta ad ovest. Talvolta esso è deposto su una stuoia; spesso è avvolto in pelli di capra ο di gazzella e qualche volta in stuoie.

Antica statuetta Badariana raffigurante una donna.
Scolpita nell’avorio proveniente da un ippopotamo.
4000 a.C.
British Museum di Londra

Statuetta di donna
Badari o Naqada I
Avorio ?
Museo del Louvre
Parigi

Su alcuni corpi inoltre sono state trovate tracce di vesti. In rarissimi casi i corpi sono deposti in una cesta usata come sarcofago. Salvo pochissime eccezioni, le sepolture sono singole. Nelle tombe Badariane, ma anche in quelle di Naqadiane, il corredo è situato in vari punti della fossa…… Esso comprendeva una varietà notevole di oggetti: vasellame, vasi in pietra, tavolozze di ardesia, teste di mazza, utensili ed armi in selce, raramente in ossidiana, utensili ed armi in metallo, legno, osso e avorio, figurine antropomorfe e teriomorfe, pettini e fermagli per capelli, vesti, perle e pendenti, amuleti, sigilli, offerte di cibo, resti di uccelli (penne e uova di struzzo).

Vaso a forma di ippopotamo
Badari, V Millennio a.C. – Avorio di elefante.

Le sepolture riflettono verisimilmente in modo preciso la struttura sociale delle popolazioni egiziane del quinto e quarto millennio a.C.

Statuetta di donna.
Badari
British Museum

La variabilità dei tipi di tombe e di corredi sembra suggerire infatti che i morti venissero sepolti con i simboli del loro status sociale come ancora oggi avviene presso molte società tradizionali.”

Perline in pietra ollare smaltata, conchiglia. Badariano
4000-3800 a.C.
Metropolitan Museum of Art

Fonti:

  • Alan Gardiner : LA CIVILTÀ EGIZIA. pag.352-353
  • EDITION DE LA MAISON DES SCIENCES DE L’HOMME
  • Foto: anche Wikipedia
Mai cosa simile fu fatta

L’EPOCA THINITA

I E II DINASTIA – L’ARTE DEI PRIMI RE

Di Grazia Musso

I re thiniti, dalla capitale, Memphis, crearono le basi organizzative della nazione egizia; non poteva mancare l’inevitabile base religiosa e propagandistica.

L’arte ne fu il vettore principale : si moltiplicano i templi, le statue dei re e degli dei e furono fissate le regole artistiche sia per i i motivi religiosi, sia per uniformare la visione divina e reale da una parte all’altra dell’Egitto.

Nella statutaria si fissano le tipologie : le statue possono essere di uomo ( dio, re, privato) raffigurato in piedi, fra le rare immagini regali, quella della fotografia, dove il re in abito della festa giubilare avvolto in un manto, indossa la corona bianca dell’Alto Egitto.

La statua rappresenta il re in abito della festa giubilare (sed) e indossa la corona bianca dell’Alto Egitto.

Il mantello mostra ancora una ricca decorazione nonostante il deterioramento della statuina.

Da Abydos, tempio di Osiris, camera M69

Prima Dinastia

Avorio

Altezza 8,8 cm

British Museum di Londra

Scavi di F. Petrie 1903, EA 37996

Un’altra categoria è quella delle statue sedute, in cui il re si trova su un parallelepido o trono, ha le gambe unite e appoggiate al sedile, le braccia aderiscono al corpo, le mani si appoggiano sulle ginocchi, oppure un braccio è piegato sul petto e si intravede sotto il manto del giubileo.

Le statue mantengono ancora la maestosità delle opere arcaiche, ma le forme ora sono più dettagliate.

Connesse alle divinità, si trovano statue che raffigurano animali, come il babbuino o il leone.

Nel rilievo e nella pittura nasce la prima ricerca di un ordine che porterà all’esposizione delle scene su registri sovrapposti, si confermano le regole della rappresentazione parzialmente frontale e in parte di profilo, non viene nascosta alcuna parte del soggetti, questo per motivi magici-religiosi: la mancanza di una parte nella raffigurazione sarebbe una mutilazione nella realtà dell’oltretomba.

Alla fine della II Dinastia, l’arte è pronta per il grande passo successivo : le piramidi.

Fonte:

  • Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electa

Mai cosa simile fu fatta

IL PROTODINASTICO

Di Grazia Musso

La transizione fra la fine del Neolitico ( Predinastico) e l’inizio dell’epoca storica fu un processo graduale e avvenne nel periodo che noi chiamiamo Protodinastico, che ebbe termine con la fondazione della prima Dinastia detta Thinita dal luogo di provenienza di questi re, This; per questo è anche detto Prethinita.

Viene anche chiamato periodo di Naqada III, il suo arco cronologico va all’incirca dal 3500 – 3400 al 3185 ( quest’ultima è una data convenzionale e corrisponde all’inizio della prima Dinastia).

È il periodo dei primi re Predinastico detti “Horus” della ” Dinastia 0″ su cui stanno portando nuova luce gli scavi di Umm El Qaab, presso Abydos.

Queste mattonelle in avorio provengono dalla tomba di U-j, Umm El Qaab

Agli albori della storia egizia grande importanza ebbero due città : Hierakonpolis ( l’egizia Nekhen), antica capitale dell’Alto Egitto Predinastico, dalla quale mosse l’unificazione delle Due Terre, è This, la prima capitale dell’Egitto unito, tuttavia ben presto, sin dall’inizio della Prima Dinastia, fu fondata una nuova capitale: Memphis.

LA tradizione ( che oggi si crede fondata) attribuisce a Menes, primo re d’Egitto, la fondazione della città.

Per la sua posizione, nel punto d’incontro tra il Delta e la Valle del Nilo, il sito era idoneo a controllare il regno unificato, suo Dio principale fu Ptah, il cui tempio era il cuore religioso della più importante città dell’Egitto e che all” Egitto diede il nome : Hat – Ku – Ptah ( Dimora del ka di Ptah).

Sottolineiamo che quella che noi chiamiamo arte egizia era in realtà il frutto di un complesso sistema filosofico-religioso, era la trasposizione in due dimensioni ( pittura e rilievo) o in tre dimensioni (statutaria e architettura) di una scrittura divina.

Essa racchiudeva dunque in sé la magia religiosa, il potere creatore della parola, e come tale doveva contenere in sé la forza di un messaggio il quale, in quanto parola divina, non può cambiare.

Cambiamenti si hanno, però all’interno di tali canoni : le sperimentazioni predinastiche sono inglobate , schematizzate, regolarizzate in un sistema compiuto che muto’ gradualmente.

È proprio in questo troviamo la grandezza dell’artista egizio che si differenzia dall’artigiano: i maestri riuscirono ad avere l’abilità di esprimere il proprio pensiero, il proprio senso estetico, i propri concetti all’interno di questi canoni, con piccole, limitate innovazioni. Un processo lento, graduale, che però porterà l’arte a livelli evolutivi sublimi.

L’arte delle prime Dinastie vede fiorire opere di tutti i generi : il vasellame ceramico, non solo si sviluppa ma viene affiancato da un vasellame litico di altissimo livello tecnico e artistico ; si sviluppa la statutaria, sono presenti le grandi stele funerarie presso le tombe dei re.

Le stesse tombe divengono delle costruzioni complesse che troviamo specialmente nelle necropoli reali di Abidos ( Umm El Quaa), a Sakkara.

Tomba di U-j, a Umm El Qaab ( Abidos)
Si tratta di una tomba principesca in cui alla camera funeraria ( quella orizzontale, in alto a destra) erano collegate nove stanze che fungeva i da magazzini, una contiene ancora delle giare.
Esse erano connesse alla camera funeraria grazie a fenditure nelle porte simboliche.
Le due sale lunghe sulla sinistra sono magazzini aggiunti successivamente.
Naqada III 3300 – 3100 a. C.

Si moltiplicano gli oggetti di uso quotidiano e i motivi sia simbolici che ornamentali.

Di tutta questa produzione artistico-religiosa il cuore è la corte reale di Memphis, i suoi artisti, architetti divengono il cuore pulsante dell’Egitto.

Fonti:

  • Dizionario enciclopedico dell’antico Egitto e delle civiltà Nubiane – Maurizio Damiano-Appia – Mondadori
  • Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electa
Mai cosa simile fu fatta

PRIMA DEI FARAONI. LA CULTURA DI MERIMDE NEL DELTA DEL NILO

Di Franca Loi

Le recenti scoperte archeologiche confermano l’importanza del nord nello sviluppo dell’antico Egitto.

Uno dei più antichi insediamenti sviluppatisi nel Delta è il sito preistorico di Merimde, presso il villaggio di Benisalama, a circa 45 chilometri dall’odierna Cairo. La datazione al carbonio consente di affermare che esso fu occupato tra il 4880 a.C. e il 4250 a.C.

Dal 1977 al 1982 fu preso in esame dal team dell’egittologo Josef Eiwanger che portò alla luce tre insediamenti successivi, ed è stato poi investigato dall’egittologa Joanne Rowland, la quale nell’estate del 2014 ha scoperto che era molto più vasto di quanto si pensasse.

Pounder, periodo neolitico, Buto–Merimda–Maadi, 4500–4000 a.C. circa. Delta occidentale, Egitto.

L’insediamento più antico risale all’inizio del Neolitico egizio; in esso sono stati rinvenuti vasellame ruvido lucidato e non lucidato con decorazioni a spina di pesce e fondo tondeggiante realizzato senza l’uso del tornio, punte di freccia a forma triangolare e pendenti fatti con conchiglie tipiche del Mar Rosso.

Strumenti litici, Londra, British Museum

Merimde venne poi abbandonato ed 800 anni dopo nuovamente abitato da una comunità che realizzò complesse strutture in legno e vimini, ceramiche più stabili e grandi e meno decorate, strumenti di selce inseriti in manici di legno, osso e avorio, utensili di osso ed oggetti ornamentali di conchiglia e avorio.

Testa maschile: è una delle più antiche rappresentazioni dell’uomo, capelli e barba venivano realizzati con veri peli umani, un bastone inserito nel foro inferiore ne faceva, forse, un feticcio magico-religiosa o un bastone di potere


Da Merimda; Merimdiano (5100-4100 a.C.)
Terracotta dipinta
Altezza cm 10,3.


Museo Egizio del Cairo, JE 97472

Questi primi insediamenti, per lo più situati lungo le rive dei fiumi, erano ancora di modeste dimensioni, mentre quello portato alla luce negli strati più recenti appare ampio e popoloso: esso consisteva in un grande villaggio di capanne di fango attraversato da strade nel quale vivevano gruppi familiari economicamente indipendenti.

Grano di Merimde del V Millennio

Le ceramiche testimoniano un nuovo gusto estetico. Il vasellame di colore nero si aggiunge a quello più arcaico rosso o grigio ed appaiono nuovi elementi decorativi, tra cui i celebri vasi doppi; le punte di freccia ed i coltelli, le asce ed altri utensili presentano una grande varietà di forme. Si sono rinvenuti inoltre artefatti di osso, palette, macine e teste di mazza.

Ascia di pietra meridiana.

Gli abitanti di Merimde erano diventati allevatori di bestiame (sono stati rinvenuti resti di manzi, maiali e pecore) ed altresì pescatori e cacciatori di ippopotami, coccodrilli e tartarughe; essi vivevano in tende rotonde fatte di pelli d’animali, che divennero in un secondo tempo capanne di fango e giunco. Il grano veniva immagazzinato in vicini silos fatti di cesti di paglia intonacati d’argilla. Brandelli di stoffa e pesi da fuso indicano che conoscevano la tessitura.

Le loro sepolture sono semplici fosse ovali scavate nella terra, talvolta rivestite di assi di legno, che ospitavano il defunto deposto sul fianco destro, in posizione fetale, avvolto in una stuoia o in un telo di lino, lo sguardo rivolto a ovest oppure a sud-est.

Il corredo funerario, abbastanza modesto, era costituito da vasellame, coltelli di pietra, figurine dal valore apotropaico. Le tombe di Merimde non evidenziano nessuna differenza di classe che faccia pensare a una struttura sociale di tipo gerarchico.

Stele della regina Merit-Neith. © Juan R. Lazaro CC

Fonti:

Foto anche da Wikipedia.

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COLTELLO COL MANICO D’ORO

Di Grazia Musso

Coltello col manico d’oro.
Selce e foglia d’oro. Lunghezza 30,6 cm, larghezza 6 cm.
Forse da Gebelein; acquistato a Quena nel 1900
Periodo Predinastico, Naqada II (3500 -3100 a.C.)
Museo Egizio del Cairo
JE 34210 – CG 64868.

La raffinata fattura del coltello con manico d’oro prova che l’oggetto non era sta fabbricato per l’uso quotidiano, ma probabilmente usato in occasione di cerimonie e riti religiosi.

La lama di selce, levigata, ha l’estremità biforcuta ed è leggermente assottigliata verso l’impugnatura in cui è inserita.

I bordi presentano una leggera dentellatura, per facilitare il taglio.

Il manico è costituito da due foglie d’oro unite e fissate al manico tramite tre chiodi e uno strato di gesso.

Nella foglia d’oro sono state incise decorazioni stilizzate che rientrano nell’iconografia del Periodo Naquadiano: su un lato sono rappresentate tre figure femminili, forse danzatrici, che si tengono per mano.

La figura di sinistra stringe un ventaglio, mentre di fianco alla figura di destra sono incise quattro linee ondulate che rappresentano l’acqua, esse proseguono anche sul lato opposto dell’impugnatura dove compare una raffigurazione dominata dall’immagine di una barca.

L’imbarcazione ha due cabine centrali ed è ornata con stendardi, a fianco si trova una piccola pianta di aloe stilizzata.

Le scene di navigazione furono molto sfruttate come elemento di decorazione fin dalle epoche predinastiche.

Fonte: Tesori egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – Francesco Tiradritti – fotografie Araldo De Luca – edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta

LE CULTURE NEOLITICHE DEL NORD DELL’EGITTO – FAYYUM A

Di Luisa Bovitutti

La conoscenza dei siti predinastici nel nord dell’Egitto è limitata, in parte perché molti dei loro insediamenti ora si trovano sotto la falda freatica o sono stati coperti da insediamenti successivi; la prima cultura neolitica attestata è la “cultura del Fayyum A” che si sviluppò contemporaneamente alla “cultura di Merimde” tra il 5.200 ed il 4.000 a. C. sul bordo settentrionale del Fayyum, dove circa 1.000 anni prima ebbe sede la cultura epipaleolitica denominata “Fayyum B”, che ha lasciato solo piccoli strumenti (“microliti”) e non conobbe la ceramica.

Localizzazione dell’area del Fayum lungo la valle del Nilo

I siti della cultura Fayyum A sono venuti alla luce presso l’antica sponda del lago; non essendo emerse tracce significative di edifici ma solo numerose “buche per il fuoco”, interpretate come focolari, gli archeologi hanno ritenuto che queste comunità non edificassero villaggi e quindi che non fossero ancora stanziali.

Ciotola trovata negli insediamenti investigati

Questi uomini vivevano di caccia e di pesca in accampamenti stagionali composti da capanne di stuoie o canne con granai sotterranei comuni; le ossa di animali ed i semi rinvenuti in loco inducono ad ipotizzare che, forse, avessero già addomesticato pecore e capre e sapessero coltivare farro e orzo.

Non conoscevano i metalli ed usavano strumenti realizzati in selce, talvolta dotati di manico di legno; la ceramica espresse solo vasi aperti abbastanza grezzi realizzati con argilla temperata con pula, ma sono stati rinvenuti tessuti di lino e perline e conchiglie importate usate come ornamenti.

Una conchiglia forata

FONTI:

Mai cosa simile fu fatta

PETTINE E MANICO DI COLTELLO D’AVORIO

DECORATI CON FILE DI ANIMALI – TARDO NAQADA III (3200 – 3100 A. C.)

Di Luisa Bovitutti

Questo pettine in avorio finemente intagliato ha ben 5.200 anni; faceva parte del corredo funebre di un importante personaggio ed apparteneva alla collezione di Theodore Davis; dal 1915 si trova al MET di New York (numero di adesione: 30.8.224).

La scena su di esso rappresentata è veramente complessa, e sorprende veramente l’abilità dell’incisore che è stato in grado di scolpirla su di una superficie davvero minuscola: altezza 5,5 cm, larghezza 3,9 cm e spessore 0,5 cm.

La decorazione elaborata induce a ritenere che fosse un oggetto cerimoniale e non un pettine di uso quotidiano: su entrambi i lati sono raffigurati elefanti che calpestano serpenti; trampolieri e una giraffa; iene; bovini e forse cinghiali. Questa composizione di animali in vari registri e in file orizzontali ordinate è tipica del periodo in quanto è stata rilevata anche su manici di coltelli in avorio, uno dei quali, anch’esso presso il MET di New York (numero di adesione 26.7.1281), trovate nell’altra immagine qui sotto.

E’ quindi probabile che la disposizione e la scelta degli animali non avesse un valore semplicemente estetico ma anche simbolico: le mitologie di molti popoli africani infatti associano elefanti e serpenti alla creazione dell’universo, per cui gli esperti del MET ritengono che qui potrebbero simboleggiare una divinità creatrice che ha dato vita agli altri animali.