XII Dinastia – Calcare, 106 x 98,5 x 264, 5 cm S. 4264 – Scavi di E. Schiaparelli a Qaw el-Kebir
Nella necropoli di Qaw el-Kebir, situata nel X Nomo ( provincia) dell’Alto Egitto, gli Scavi di Schiaparelli hanno portato alla luce le tombe di tre nomarchi vissuti verso la fine della XII Dinastia, incaricati dal governo centrale della gestione della provincia.
Le loro tombe, già seriamente danneggiate al momento della scoperta, erano costituite da una parte sotterranea, scavata nella montagna, e da una parte costruita esternamente sulle pendici del declivio roccioso.
All’interno di una di queste tombe, appartenuta a Ibu, fu rinvenuto un sarcofago in calcare pressoché intatto.
Ai lati della “porta del palazzo” incisa sulla superficie del sarcofago, è raffigurato un fregio composto da alcuni segni geroglifici di valore simbolico: due scettri uas affrontati, il segno ankh è il pilastro djed, rispettivamente emblemi di potere vita e stabilità.
La cassa è elegantemente decorata con un motivo detto ” a facciata di palazzo” in quanto imita il prospetto degli antichi palazzi egizi, costituiti da pilastri, architravi e porte con stuoie policrome.
Alcune parti della superficie del sarcofago sono destinate a iscrizioni geroglifiche incise, che riportano tradizionali formule e preghiere di natura funeraria.
In corrispondenza della testa del defunto sono inoltre raffigurati i cosiddetti occhi udjat caratterizzati da una profonda valenza magico-religioso.
Tutta la decorazione esterna era originariamente dipinta a vivaci colori, come testimoniano i resti delle pitture ancora visibili a tratti sulla superficie.
Fonte:
I grandi musei: il Museo Egizio di Torino – Silvia Einaudi – Electa
Calcare dipinto, Altezza cm 30, Larghezza cm50 Assasif, Scavi del Metropolitan Museum of Art (1915 – 1916) XI Dinastia
La lastra di calcare, che ha conservato i brillanti colori originari, mostra una scena di banchetto funebre al quale partecipa un’intera famiglia.
Un padre, una madre e il loro figlio, Antef, siedono su una lunga panca, le cui gambe terminano a zampe di leone.
Sono raffigurati in un atteggiamento di intima affettuosità.
Una tavola d’offerta, colma di carni e verdure, separa il gruppo familiare da una figura in piedi, identificata dall’iscrizione geroglifica sovrastante, come Ipy, la nuora del defunto.
Le due donne, con pelle chiara tipica delle figure femminili, indossano un luogo abito bianco con bretelle e sono ornate con collane, bracciali e cavigliere.
I due uomini, con la carnagione più scura, indossano un gonnellino bianco e anche loro sono adorati da collane e bracciali.
Il padre è differenziato dal figlio per la barba, che gli assottiglia il volto.
L’iscrizione geroglifica che delimita orizzontalmente la scena costituisce un’invocazione a Osiri, affinché accordi offerte alimentari alla coppia raffigurata, di cui sono riportati i nomi: Amenemhat e sua moglie Iy, “venerabili”.
Fonte:
II tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star
Sesostri III, figlio e successore di Sesostri II fece costruire la sua piramide a Dahshur, nella parte più settentrionale del sito.La Piramide si Sesostri III
Altezza originale 78,5 metri
Lunghezza del lato 105 metri
Inclinazione 56°18’35”
Pianta del complesso di Sesostri III A -.piramide di Sesostri III B- ingresso C- vestigia della cappella est D- vestigia della cappella nord E- pozzo F – mastabe delle principesse G- mastabe meridionali H- cortile I- rampa J – sotterraneo delle barche
Questa cintura in oro e ametista e la cavigliera appartenevano al corredo funerario della principessa Mereret, figlia di Sesostri III. Le perle di ametista in doppia fila sono intervallate da doppie teste di felino, in oro. Museo Egizio del Cairo
È la più settentrionale delle piramidi di Dahshur, costruita in mattoni crudi per Sesostri III, quinto re della XII Dinastia.
Come tutte le piramidi del Medio Regno era in origine rivestita di lastre di calcare di Tura, oggi completamente scomparse.
Questo pettorale appartiene alla principessa Sat-Hathor, figlia di Sesostri II e sorella di Sesostri III. Al centro del gioiello, a forma di cappella, si trova il cartiglio di Sesostri II, a fianco del quale si trovano due Falconi con la doppia corona che simboleggia o al tempo stesso il dio Hoto e il re. Museo Egizio del Cairo
La piramide attualmente è molto degradata che ha assunto l’aspetto di un vasto cratere alto circa 30 metri, inoltre il suo nucleo venne tagliato in due da una grande trincea, scavata dai primi esploratori Richard William H. Vyse e John Shea Perring nel 1839, per entrare all’interno della piramide.
Pettorale a forma di cappella in oro con ametiste, turchesi, lapislazzuli, cornaline e paste vitree appartenente al corredo funerario della principessa Mereret. Nekhbet sovrasta i cartigli di Amenembat III, al fianco dei quali il re è raffigurato mentre massacra i nemici. Museo Egizio del Cairo
L’accesso agli appartamenti funerari è situato non più sul lato nord, ma su quello ovest, dove si trova un pozzo che conduce alla camera funeraria, nella quale venne ritrovato un grande sarcofago in granito.
Un secondo pozzo, situato presso l’angolo nord-est e scoperto da Jacques De Morgan nel 1894, è connesso con un complesso di quattro tombe di regine e principesse delle quali quelle di Sat Hathor e Mereret hanno fornito uno splendido corredo funerario, oggi esposto al Museo del Cairo.
Anello di Sesostri III
In corrispondenza del lato sud della piramide De Morgan scoprì anche tre mastabe , in due delle quali riuscì ad entrare e un sotterraneo a sud-ovest della piramide che conteneva sei barche in legno.
Barca in legno trovata , con altre cinque, all’interno del sotterraneo a sud-ovest della piramide
Nel 1990 la missione del Metropolitan Museum of Art di New York, sotto la direzione di Dieter Arnold, ha intrapreso una serie di scavi sistematici su quest’area, che hanno portato, nel 1994, al ritrovamento dell’entrata di una delle tre mastabe scoperte da De Morgan sul lato sud, appartenente alla regina Khnemet-nefer-heget-weret, madre di Sesostri III, che conteneva un ricco corredo di gioielli, comprendente tra i pezzi più interessanti, due braccialetti con i pilastri -ged e due scarabei in ametista con inciso il nome di Amenembat II.
Nell’anno successivo, la stessa missione, ha scoperto due nuove mastabe situate a nord della piramide appartenenti al visir Neb-iy e alla sua sposa Sit-weret.
Pettorale della principessa Mereret, a forma di cappella in oro, ametista, turchesi, lapislazzuli, cornaline e paste vitree. La dea Nekhbet, con le ali spiegate, sovrasta il cartiglio di Sesostri III, a fianco del quale due grifoni, che evocano la potenza del re, sottomettono i nemici. Museo Egizio del Cairo
Il governo di Memphis crollò alla fine dell’antico Regno, e con esso caddero le scuole artistiche che dipendevano dal potere centralizzato.
Il Primo Periodo Intermedio portò a un fiorire di scuole provinciali, fra queste vi era la scuola tebana al sorgere della XI Dinastia.
Sarcofago della regina Kawyt.Questo sarcofago esprime meglio di altre opere la fine dell’arte sperimentale del Primo Periodo Intermedio.Nella XI Dinastia gli artisti di corte hanno trovato una loro strada, qui espressa nella sicurezza e nel l’eleganza dei contorni di questi rilievi che mostrano la regina Kawyt a palazzo, nei suoi quartieri. Da Deir El Bahari, Complesso di Mentuhotep II.Corte leristila, pozzo della regina Kawyt XI Dinastia. Calcare. Museo Egizio del Cairo.
Mentuhotep II vinse la guerra conquistando l’intero Egitto è ristabili’ la Maat, dea e parola che simbolizza l’ordine, la giustizia, la verità.
L’Antico Regno era visto, dopo un periodo di disordini, rivoluzione sociale, carestie, come l’epoca aurea a cui guardare.
Questa scena di mumgitura, mostra la stessa finezza ed eleganza delle scene sul sarcofago di Kawyt. Questa scena si trova sul sarcofago della regina Ashayt, rinvenuto nella sepoltura che si trovava sotto la corte Peristilio del monumento di Mentuhotep II, a Deir El Bahari.Questi pozzi rappresentano una prima fase progettuale del complesso sepolcrale, poi modificato sino a raggiungere l’aspetto finale.
Da Deir El Bahari, Complesso di Mentuhotep II Corte peristilia, Pozzo della regina Ashayt, XI Dinastia Calcare, Museo Egizio del Cairo
Il cuore artistico di quel periodo fu Memphis e gli artisti tebani seguirono la scuola menfita.
Tebe era un villaggio di pescatori, cresciuto e ampliato, principi ne avevano fatto una città forte, combattiva, rude e ne fecero la nuova capitale.
Questa rudezza appare in opere quali la statua di Mentuhotep rinvenuta nel cenotafio di Deir El Bahari.
Anche questa scena è tratta dal sarcofago della regina Ashayt. È raffigurato il riempimento dei silos: due operai, con i sacchi di grano sulle spalle salgono le scale per versare il grano nei silos. Lo scriba registra il numero dei sacchi versati e il Sovrintendente osserva l’andamento del lavoro.
Da Deir El Bahari, Complesso di Mentuhotep II Corte peristilia, Pozzo della regina Ashayt, XI Dinastia Calcare, Museo Egizio del Cairo
Il modello menfita traspare in una continua ricerca degli antichi canoni e alla fine del Primo Periodo Intermedio possiamo vedere opere in cui si ritrovano gli schemi formali e i canoni dell’antico Regno, ma rinnovati da una forza caratteristica dell’arte tebana.
Una diversa sensibilità si trova invece nelle delicate raffigurazioni sui sarcofago delle principesse, da Deir El Bahari ( foto allegate al post).
La regina Kawyt, è raffigurata seduta, che annusa un fiore di loto
Queste opere furono rinvenute sotto la terrazza a colonne del tempio di Mentuhotep che ricopre un precedente stadio costruttivo inglobando le tombe a pozzo con cappelle di sei regine-sacerdotessa di Hathor che sono, da nord verso sud, quelle di Mayt, Ashayt, Sadhe, Kawyt, Kemsit e Hrnhenit.
Sui sarcofagi i rilievi a incavo sono realizzati su calcare duro a grana fine, particolarmente adatto a far risaltare i più piccoli dettagli, questi rilievi mostrano le espressioni della rigorosa matematica dei laboratori menfiti, ma allo stesso tempo non è stata dimenticata l’esperienza del Primo Periodo Intermedio.
Fonte:
Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electra
Foto del su citato libro e di Patrizia Burlini, Jacqueline Engel, Tiziana Giuliani
IL SARCOFAGO DI ASHAIT
A cura di Nico Pollone
Particolare del rilievo del post dal sarcofago di Ashayet/Ashait dal tempio di Mentuhotep II, Uno scriba che registra il grano portato nel granaio dai portatori sotto la supervisione di un amministratore seduto. Medio Regno, XI dinastia c 2010 1998 a.C. (Foto di Werner Forman/Universal Images Group/Getty Images). Un po’ di storia: Ashayet o Ashait era una regina consorte egiziana, moglie di Mentuhotep II nell’XI dinastia . La sua tomba (DBXI.17) e la piccola cappella decorata sono state trovate nel complesso del tempio Deir el-Bahari di Mentuhotep II . Il santuario e la sepoltura di Ashayet sono stati trovati insieme alle tombe di altre quattro donne sulla ventina e una giovane ragazza, Henhenet , Kawit , Kemsit , Sadeh e Mayet . Tuttavia, è probabile che ci fossero altri tre santuari che furono distrutti durante l’espansione del complesso funerario di Mentuhotep II. I nove santuari furono costruiti nel Primo Periodo Intermedio , prima della riunificazione dell’Egitto da parte di Mentuhotep II. Lei e altre tre donne dei sei portavano titoli di regina, e la maggior parte di loro erano sacerdotesse di Hathor . Il luogo della loro sepoltura è significativo per i loro titoli di Sacerdotesse di Hathor poiché le scogliere di Deir el-Bahri erano sacre ad Hathor dall’Antico Regno in poi. Il Il sarcofago in pietra di Ashayet (JE 47267) conteneva una bara di legno (JE 47355) e nella tomba si trovava anche una statua di legno; ora si trovano nel Museo Egizio del Cairo . Il suo sarcofago in pietra è particolarmente noto per i rilievi esterni e gli interni dipinti. L’interno dipinto è stato copiato come facsimili a tempera su carta da Charles K. Wilkinson a Gurna nel 1926. I facsimili si trovano ora al Metropolitan Museum of Art di New York, ma non furono mai pubblicati. Nella decorazione interna di due Medjayle donne, Federtyt e Mekhenet, sono raffigurate e nominate come parte della famiglia di Ashayet. È stato ipotizzato che la stessa Ashayet fosse una donna d’élite nubiana che viveva in Egitto.
UN DETTAGLIO DEL SARCOFAGO DI KAWIT
A cura del Docente Livio Secco
Mi permetto di dettagliare un’immagine del post di Grazia relativo alla regina Kawit [kauit] il cui antroponimo è ancora oggi incomprensibile. Uso una diapositiva della mia conferenza CON LA SABBIA TRA I CAPELLI – LE ACCONCIATURE NELL’ANTICO EGITTO.
La diapositiva fa vedere il sarcofago della regina Kawit. Una parrucchiera, con la parrucca tripartita normale, le sta acconciando la parrucca corta. Un domestico sta servendo acqua da bere alla regina. Kawit è la sposa di Mentuhotep II, Medio Regno, XI dinastia, Deir el Bahari, Museo Egizio del Cairo.
Il servo, nella didascalia alta, dice: “n kA.T Hnwt” [en ka.eʧ henut] “Per il tuo ka, oh dama!”
Nella didascalia bassa, dice: “swri rdi.i n.T” [suri redi.i en.eʧ] “Bevi (ciò che) do io a te!”
La XII dinastia, “retta dai faraoni di nome Amenemhat e Senusert (Sesostris, nella versione grecizzante), consolida il potere e sviluppa l’arte”.
Rappresentazione di Khety nella sua tomba (tomba 17)
La successione non fu priva di lotte: i principi del nord, che fino ad allora erano stati tenuti a freno, ripresero le loro velleità desiderosi di raggiungere la loro indipendenza dal potere centrale. Amenemhat I, fondatore della XII dinastia, essendo un grande organizzatore, salì nel Delta e usando anche la maniera forte si servì dei principi fedeli per fronteggiare quelli riluttanti. Bilanciò molto abilmente il potere e all’occorrenza seppe appoggiarsi alla borghesia ed anche al popolo. A lui e ai suoi successori spetto’ il difficile compito di consolidare lo stato appena unificato, di dare nuova credibilità alla funzione regale e di riorganizzare l’amministrazione centrale che per comodità venne spostata al nord dove venne fondata la nuova capitale, Ittaul, che significa ” conquistatore dei due paesi”.
Amenemhat I con divinità, dettaglio della figura del re. Metropolitan Museum of Art, New York.
Durante il Medio Regno gli egizi, per difendersi dagli invasori che già dal periodo precedente si erano spinti nel Delta, iniziarono a costruire imponenti fortificazioni lungo le frontiere del Sinai, moltiplicandone poi le spedizioni atte a proteggere e sorvegliare “le numerose miniere di rame e di Turchese sfruttate con grande profitto dallo Stato”. L’alta Nubia fu annessa all’Egitto e si incrementarono intensi i rapporti commerciali con la Fenicia e il Punt.
La cappella Bianca di Sesostri I era utilizzata come stazione per la barca del dio quando veniva portata in processione. Smontata e riutilizzata come materiale di riempimento è stata recuperata all’interno di uno dei Piloni del tempio di Amon Ra e rimontata per intero. Si trova nel museo all’aperto del tempio di Karnak a Luxor.
Per quanto riguarda la politica interna, i sovrani si dedicarono a valorizzare il Fayyum che sotto i faraoni della XII dinastia svolse un ruolo importantissimo tanto che vi stabilirono persino le loro residenze. Tutta la cultura ufficiale del tempo manifesta il desiderio di riprendere un discorso che era stato interrotto durante il primo periodo intermedio. Nel campo artistico c’è un ritorno agli stili e proporzioni del passato, ispirati a una ricerca di armonia delle forme e delle figure; anche se la testimonianza architettonica del Medio regno è scarsa è però sufficiente a testimoniarne l’eleganza.
Statua di Senusret II, XII ° dinastia . Dettaglio Ny Carlsberg Glyptotek
“Si torna anche a costruire complessi funerari il cui fulcro è rappresentato dalla piramide… e l’arte provinciale continua a sviluppare un proprio linguaggio figurativo, di cui restano splendidi esempi nelle pitture delle tombe di medio e Alto Egitto, in una trasposizione sempre più fedele della natura.
Rovine della piramide di Sesostri II a El-Lahun. La piramide di Sesostri II fu costruita intorno a una struttura a bracci radiali in pietra calcarea, simile alle strutture iniziali già impiegate in architettura sotto Sesostri I. Invece di utilizzare un riempimento di sassi, fango e malta, Sesostri II optò per i mattoni di fango prima di rivestire la struttura con uno strato di calcare levigato. Le pietre del rivestimento esterno furono incastrate con inserti a coda di rondine, alcuni dei quali esistono tuttora. Intorno al nucleo centrale fu scavata un fossato riempito di sassi e detriti per fungere da trincea drenante. Il rivestimento calcareo si trovava in corrispondenza di questo canale di scolo, segno che Sesostri era preoccupato per i danni provocati dall’acqua. Tale rivestimento calcareo fu poi asportato da Ramses II per impiegarlo nelle proprie costruzioni, e lasciò iscrizioni a testimoniarlo
La maestosità dell’arte di questo periodo raggiunge “vette assolute nella storia della civiltà umana di tutti i tempi…….è l’epoca classica dell’Egitto e ad essa si riferiranno spesso i faraoni delle epoche successive”.
Statua. Legno stuccato e dipinto. XII ° din. Neues Museum
Statua di donna.
“Benché mutila questa statuina di donna è uno degli esemplari più belli del genere: l’allungamento del corpo, avvolto in una rarissima tunica d’apparato, conferisce eleganza e sensualità straordinarie all’opera. La tunica con quattro gruppi di pieghe è molto rara e appare solo a partire dal Regno di Amenemhat II o di Senusert,II- da Sakkara XII dinastia-avorio Parigi Louvre”
Una cosiddetta “concubina del defunto” (2000 a. C.) ritrovata a Tebe. Posta nelle tombe propiziava la fecondità delle donne e la virilità degli uomini il significato di queste statuine rimane incerto; probabilmente dovevano favorire la fertilità delle donne e la virilità degli uomini. ” Il corpo nudo della donna è modellato solo sino alle gambe e si ignorano le ragioni di tale mutilazione, forse doveva prevenirne la fuga dalla tomba. Il corpo è decorato da punti che nella realtà dovevano essere di hennè. La donna porta anche collane e bracciali.
Da Tebe, tomba di Neferhotep I.
Il Cairo Museo Egizio
Statuetta di ippopotamo ricoperta di piante palustri. Terracotta egiziana della metà del XII din., L. 20,5 cm. Louvre
Tomba del nomarca Khnumhotep II . Beni Hassan . Illustrazione David Roberts (epoca attuale 1796-1864)
Modello del complesso funerario e della piramide di Sesostris II. Le piccole piramidi sono quelle delle principesse.
Museo Metropolitano d’Arte
La camera sepolcrale e il sarcofago di Sesostri II, all’interno della sua piramide.
Pilastro di Sesostris I . Faccia che mostra Sesostris e Ptah . Alto Egitto, Karnak, tempio di Amon, “cortile del nascondiglio”. Calcare. Altezza totale: 434 cm . Museo Egizio del Cairo
FONTE:
MAURIZIO DAMIANO- ANTICO EGITTO-ELECTA
ANTICO EGITTO- LEONARDO ARTE
FEDERICO A.ARBORIO MELLA-L’EGITTO DEI FARAONI-MURSIA
Calcare dipinto, Altezza cm 434, Lunghezza cm 95 Karnak, Tempio di Amon Ra, cortile della cachette Scavi di G. Legrain ( 1903-1904) XII Dinastia Museo Egizio del Cairo.
In un nascondiglio ricavato sotto il cortile antistante il settimo pilone del Tempio di Amon Ra a Karnak, sono state scoperte, all’inizio del XX secolo, parecchie statue di sovrani, privati, divinità oltre a numerosi elementi architettonici, risalenti a un lasso di tempo che va dalla XI Dinastia fino all’epoca Tolemaico.
Tra le opere è venuto alla luce anche un pilastro finemente decorato a rilievi sui quattro lati, fatto scolpire da Sesostri I.
Il pilastro raffigura su ogni lato il faraone abbracciato a una diversa divinità, in posizione di assoluta parità.
Nelle quattro scene, Sesostri I indossa abiti diversi, dalla tunica al semplice gonnellino, ed è ornato da vari copricapi: il nemes, la corona del Basso Egitto o la doppia corona dell’Egitto unificato.
Gli dei con i quali è rappresentato sono Horo di Edfu a testa di falco, Atum di Eliopoli con la doppia corona, Amon di Tebe con la sua tipica corona formata da due alte piume e da Ptah di Menfi con un’aderente calotta sul capo, rappresentato all’interno di un santuario.
I raffinati geroglifici elencano i nomi e i titoli dei personaggi raffigurati, oltre ad augurare vita, stabilità e potere al sovrano di cui compare il nome all’interno dei cartigli.
Come dimostra questo pilastro, durante la XII Dinastia, e in particolare sotto il regno di Sesostri I, l’arte raggiunse uno straordinario livello di purezza ed eleganza di stile.
Nota di Nico Pollone: La rappresentazione di Ptah è quella più rappresentativa. L’abbraccio fa più pensare a un rapporto di affetto personale che a un abbraccio di un dio, affermato peraltro per iscritto:
Fonte:
I Tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star
El-Lisht, complesso funerario di Sesostri I – XII Dinastia Pietra calcarea, Altezza 200 cm, Larghezza 58,4 cm Scavi dell’istituto Francese di Archeologia Orientale Museo Egizio del Cairo, JE 31139.
Dieci di queste statue, probabilmente sepolte nel corso di un rituale, sono state rinvenute in una fossa nella zona del tempio.
Il sovrano è seduto su un trono cubico, ed ha un’espressione serena, appare giovane, con un volto armonioso e ben proporzionato.
L’intera figura, dai tratti stilizzati, risente ancora della tradizione scultorea dell’Antico Regno, la muscolatura è rigida e schematica e ne accentua il senso di forza.
Sesostri I indossa il nemes e un gonnellino aderente, sulla sua fronte l’ureo, sul mento la barba posticcia, entrambi simboli di regalità.
Le mani appoggiano sulle gambe: in quella destra impugna il cilindro, mentre la sinistra è distesa con il palmo rivolto verso il basso.
Il trono, su cui è seduto, ha i fianchi decorati a rilievo con il motivo del sema-tauy, che riproduce l’Unione delle Due Terre, affiancato da due personificazioni del dio Nilo è dai simboli delle piante araldiche del Nord, il papiro e del Sud il fior di loto.
Il cartiglio conil nome dell’incoronazione del sovrano Kheperkara sovrasta la composizione, insieme ad altri geroglifici che riportano i nomi delle divinità rappresentate..
La doppia immagine del dio Nilo, presente sui troni di 5 statue, è sostituita nelle altre, da quella di Horo e Seth, sormontati dal cartiglio con il nome di nascita del faraone: Senusret (Sesostri).
Fonte
I tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star.
La piramide di Sesostri I presenta un’innovazione architettonica che verrà utilizzata anche nelle grandi piramidi costruite successivamente.
Nome antico: “Sesostri è favorito di sedi”
Altezza originale 61 metri
Lunghezza del lato 105 metri
Inclinazione 49°23’55”
La piramide di Sesostri I è stata localizzata nel 1882 da Gaston Maspero, venne scavata da J. E. Gautier e Gustave Jéquier nel 1894 e quindi dalla missione del Metropolitan Museum di New York tra il 1908 e il 1934.
Fu costruita con una tecnica che sarà successivamente messa in opera nella piramide di el-Lahun: dapprima vennero creati dei muri utilizzando grossi blocchi calcare disposti a raggiera intorno a un nucleo centrale, successivamente vennero colmati gli interstizi con mattoni crudi, quindi la struttura fu rivestita di lastre di calcare di Tura.
La struttura della piramide è compartimentata da una serie di muri costruiti con grossi blocchi disposti a raggi era, i cui interstizi sono stati riempiti con mattoni crudi.
La piramide era circondata da un doppio muro di cinta che delimitava una superficie rettangolare, al cui interno vennero ritrovate altre dieci piramidi sussidiarie appartenenti a dignitari e a membri della famiglia reale.
Sul lato est della piramide, dove vi era anche una piramide satellite, durante gli scavi Gautier e Jéquier ritrovarono le vestigia del tempio funerario, che presentava una struttura assai simile a quelli costruiti all’epoca della VI Dinastia, e i resti di un cortile con un portico sostenuto da 24 colonne.
Qui giacevano sepolte 10 statue in calcare raffiguranti il re in posizione seduta e a grandezza naturale, ora esposte al Museo del Cairo.
Il tempio funerario della piramide di Sesostri I è meglio conservato di quello di Amenemhat I e riprende la pianta dei Templi funerari della VI Dinastia a cui indubbiamente si ispira.
Dal lato est della cinta partiva una rampa processionale , ancora oggi visibile, bordata da mura decorate con bassorilievi, che discende a verso il tempio a valle.
Nelle vicinanze della piramide vennero ritrovate alcune mastabe, tra le quali la più importante è quella di Senusret-ankh ” grande sacerdote di Ptah”, situata circa 200 metri a est della cinta esterna la cui camera funeraria era decorata con i testi delle piramidi.
IL CARTIGLIO DI SESOSTRI I(a cura del Docente Livio Secco)
Per uno studio sugli antroponimi regali può essere utile approfondire anche con il mio testo IL PROTOCOLLO REALE – COMPOSIZIONE DELL’ONOMASTICA FARAONICA (codice QdE22) https://ilmiolibro.kataweb.it/…/il-protocollo-reale/
Piramide di Amenemhat I. Si trova nella parte settentrionale dell’area archeologica di el-Lisht e ha oggi un’altezza di poco superiore ai 20 metri
Nome antico: “Amenemhat è elevato di perfezione”
Altezza originale 55 metri
Lunghezza del lato 78,5 metri
Inclinazione 54°27’44”
Il tempio funerario situato sul lato orientale, è quasi completamente distrutto
La piramide di Amenemhat I venne costruita su un piccolo terrapieno collocando le strutture annesse, tempio funerario e rampa processionale, su piani diversi.
Per erigere la piramide vennero utilizzati non solo mattoni crudi, ma anche materiali provvedimenti da costruzioni preesistenti.
Il tempio funerario, situato sul lato est, è costruito su una seconda terrazza più bassa di quella dove si trova la piramide, mentre a ovest, al di fuori della cinta che circonda il complesso, vi era una serie di tombe per i membri della famiglia reale.
Il re è affiancato a sinistra dal Dio Horus ieracocefalo. A destra si trova Anubis, divinità delle necropoli e dell’imbarcazione. Entrambe le divinità porgono al re un segno di vita, l’ankh. La scena è completata dalle due dee della corona e del territorio dell’Alto e Basso Egitto. Sulla sinistra Nekhbet e Uto sulla destra, che procedono verso il sovrano. El – Lisht, tempio funerario di Amenemhat I, XII Dinastia Pietra calcarea dipinta, Lunghezza 190 cm, Altezza 35 cm New York, The Metropolitan Museum of Art – Roger Fu d, 08.200.5
L’ingresso all’appartamento funerario della piramide era situato sulla facciata nord da dove partiva un corridoio che conduceva nella camera sepolcrale.
Come nella piramide di Teti a Saqqara, il corridoio era preceduto da una piccola cappella.
Rilievo del tempio di Amenemhat I. Al centro della raffigurazione compare il sovrano, che indossa una parrucca riccia con l’ureo, la barba cerimoniale e un largo collare. Tra le mani regge le insegne del potere, il flagello è il simbolo mekes.
IL CARTIGLIO DI AMENEMHAT I(a cura del Docente Livio Secco)
La prima lezione/conferenza del V Corso di Egittologia presso l’UniTre di Torino ha preso spunto dall’analisi filologica della prima e della seconda stele del re Sesostri III (XII dinastia, Medio Regno).
Questi fu un sovrano militare di prima categoria che espanse verso Sud il dominio egizio fino alla seconda cateratta a danno delle popolazioni della Nubia.
La prima stele presenta un testo piuttosto corto e molto “ufficioso”. La seconda, viceversa, riporta un testo decisamente molto più lungo e molto più emotivo. In diversi passaggi il re si dimostra di fortissimo carattere, insulta il nemico e lo disprezza in modo fortemente razzista. A dimostrazione di ciò vi dimostro un brevissimo passaggio che mi ha, da subito, molto impressionato. Soprattutto se si pensa che è la voce di un re egizio di 3800 anni fa. Decisamente un sovrano che ha la piena consapevolezza di tutta la propria potenza, gloria e forza militare.
La traduzione colloquiale dice: SONO PROPRIO IO UN RE CHE NON SOLO DICE, MA CHE AGISCE. QUEL CHE PENSA IL MIO CUORE AVVIENE PER MANO MIA.