Mai cosa simile fu fatta, XVIII Dinastia

STATUA DI MAYA E MERIT

Di Grazia Musso

Sakkara, tomba di Maya
Calcare, altezza 158 cm.
Leida, Rijsmuseum van Oudheden – AST 3

Maya era Sovrintendente del Tesoro e Sovrintendente dei lavori durante il regno di Tutankhamon.

Questo lo rese responsabile degli affari interni dell’Egitto Nell’epoca instabile che seguì la morte di Akhenaton.

Alla morte di Tutankhamon, Maya era responsabile della sepoltura regale.

Successivamente si perdono le sue tracce, ma fu sicuramente di nuovo in carica nel momento in cui Horemheb divenne il nuovo faraone.

Maya sembra essere morto intorno all’anno 9 del regno di Horemheb.

Sua moglie, Merit morì prima di lui.

Questo gruppo statuario raffigura Maya e Merit come destinatari delle offerte.

Le figure rappresentano quindi il principio vitale o il Ka

Se sono spariti i manierismi amarniani, in questa splendida opera spira ancora il vento del naturalismo, i volti, gli abiti, le elaborate parrucche e l’eleganza degli abiti, che aveva caratterizzato l’arte del periodo amarniano.

Questa statua ha una sola scritta, in verticale al centro del gonnellino. Nella immagine trascrizione e testo (a cura di Nico Pollone)

Fonte

  • medium.com
  • https:/mmedium.com > maya-e-merit
  • Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electra

Fotografie

  • Giusi Antonacci
  • Marina Celegon
  • Francesco Alba

Mai cosa simile fu fatta, XVIII Dinastia

LA SPOSA DI NAKHTMIN

Di Patrizia Burlini

Una delle più belle donne dell’Antico Egitto mai ritratte.

Il suo nome è incerto, ma era la moglie del generalissimo Nakhtmin.

Secondo molti studiosi, Nakhtmin A (definito in una statua “principe ereditario” e “figlio del re”) era figlio di Ay e sembra essere stato il successore prescelto di Ay.

Fu un alto funzionario durante il regno di Tutankhamon e dedicò al faraone 5 bellissimi ushabti.

Non va confuso con Nakhtmin B, un funzionario sacerdotale che probabilmente sposò Mutemnub, la sorella della moglie di Ay, Tey. (Secondo Dodson, però, era la moglie di Nakhtmin A).

Nel tumulto che seguì il dopo-Amarna, Nakhtmin scomparve improvvisamente e il nuovo faraone divenne il generalissimo Horemheb.

La sua tomba e quella della moglie non sono ancora state ritrovate e si può supporre che siano state usurpate.

Come mostra questa bella statua, Nakhtmin e sua moglie furono entrambi sottoposti a un’estesa damnatio memoriae, con le loro statue devitalizzate (naso, orecchie e bocca danneggiati).

La parte posteriore e la relativa trascrizione del testo in colonne geroglifiche (immagine di Nico Pollone).

Ora si trova al museo di Sharm al- Sheik.

Questa è una ricostruzione digitale della statua spesso spacciata per la statua originale. Attenti alle bufale!

FONTI:

Foto: autore sconosciuto

Mai cosa simile fu fatta, XVIII Dinastia

STATUA DI NAKHTMIN

Di Grazia Musso

Calcare, altezza cm 34
Provenienza ignota, acquistata nel 1897
Fine della XVIII Dinastia
Museo Egizio del Cairo – JE 31630=CG 779 A

Il frammento di questa testa faceva parte di un gruppo statuario che ritraeva Nakhtmin insieme alla moglie.

Le due figure erano state realizzate in un unico blocco di pietra, unite da una lastra dorsale con la sommità centinata.

Il viso di Nakhtmin è incorniciato da una parrucca con treccine ondulate, realizzate con sottili incisioni.

Il viso è giovanile con occhi a mandorla con la pupilla e il profilo dipinti, incorniciati da sopracciglia notevolmente arcuate.

Il naso, la bocca e il mento sono stati scalpellati.

Il volto è stato volutamente danneggiato, sono infatti scalpellati il naso la bocca per impedire alla statua di “respirare”.

I lobi delle orecchie sono forato.

Lungo la parte destra della parrucca sono visibili i resti di un ventaglio composto da una piuma di struzzo innestata su un manico che termina a fiore di papiro.

La piuma si dispone lungo la curva che avvolge la parrucca e si contrappone alla linea data deal bordo delle trecce.

Il gioco di contrappunto geometrico è peraltro rilevabile nella forma dell’ovale del viso che si sviluppa specularmente rispetto alla forma trapezoidale della parrucca che lo incornicia.

Tutto questo denota un’accurata ricerca della perfezione formale e sono elementi che permettono di datare l’opera agli ultimi regni della XVIII Dinastia.

La statuina è infatti la chiara manifestazione del tentativo di ripristinare il discorso interrotto da Akhenaton e riecheggia perciò soluzioni che richiamano lo stile ricercato del Regno di Amenofi III.

L’iscrizione geroglifica , riportata sui resti della lastra dorsale dietro l’effige della miglie, attribuisce a Nakhtmin i titoli di nobile, scriba reale e generale supremo.

Altre fonti riportano che Nakhtmin è figlio di una cantatrice di Iside, la connessione con questa dea e la menzione del dio Mi nel nome di Nakhtmin rendono assai verosimile un’origine di questo funzionario dalla città di Coptos o da Akbmim.

La seconda località è anche il luogo di origine di Tiye, moglie di Amenofi III ed è perciò assai probabile che Nakhtmin provenisse da qui e avesse assunto alte cariche all’interno dello Stato egizio proprio grazie ai suoi legami con l’aristocrazia cittadina che, in questo periodo, detiene un ruolo di primo piano nella gestione degli affari politici di tutto il Paese.

Prossima uscita la statua della moglie di Nakhtmin.

Fonti:

I tesori dell’antico Egitto nella collezione del Museo Egizio del Cairo – National Geographic – Edizioni White Star.

Tesori egizi Nell collezione del Museo Egizio del Cairo.- F. Tiradritti – fotografie di Araldo De Luca – Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta, XVIII Dinastia

STATUA DI HATHOR

Di Grazia Musso

Granito rosa, altezza 1,03 – base cm 74,5 x 70,5
Roma, area dell’Iseo Campense, 1881
Firenze, Museo Egizio, inventario n. 5419.

Statua di Hathor in forma di vacca che allatta il faraone Horemheb

La statua raffigura la dea Hathor, in forma di vacca, in atto di allattare il faraone Horemheb.

Dell’animale è conservata solo la parte posteriore, poggiata su una base a forma di parallelepipedo.

Il faraone è raffigurato di profilo sul lato destro della vacca, inginocchiato sulla gamba sinistra.

Con la mano destra porta alla bocca la mammella della dea e sulla testa Indossa il copricapo nemes.

Intorno alla base é incisa un’iscrizione geroglifica frammentaria, con i resti di un cartiglio con il nome del faraone Horemheb.

L’atteggiamento in cui è raffigurato il faraone è molto raro nella statuaria egizia, mentre è più frequente nei rilievi che adornano nei templi, le cappelle dedicate al culto di Hathor, dove sono presenti immagini della dea in atto di allattare il faraone : il latte aveva infatti per gli egizi un importante rituale di purificazione e resurrezione.

Questa statua fu rinvenuta durante gli Scavi eseguiti nel 1881 a Roma nel luogo dove sorgeva l’antico Iseo, detto Iseo Campense, presso la chiesa di S. Maria sopra Minerva, e fu acquistato dal Ministero della Pubblica Istruzione per il Museo Egizio di Firenze.

Fonte:

I Faraoni – a cura di Christiane Ziegler – Bompiani

Mai cosa simile fu fatta, XVIII Dinastia

LA FINE DELLA XVIII DINASTIA

Di Grazia Musso

L’abbandono delle forme esasperate, caratteristiche dei primi anni del periodo amarniano, avvenne già nella seconda parte del regno di Akhenaton.

Gli artisti operanti ad Amarna passarono da una prima fase di sperimentazione alla creazione di un paradigma privo di qualunque esagerazione, ma aderente al nuovo clima sociale.

L’equilibrio raggiunto si mantenne anche nel corso degli anni successivi alla morte di Akhenaton e si ritrova riflesso nei tratti delicati delle effigie di Tutankhamon.

Al breve regno del giovane sovrano fecero seguito quelli del sacerdote Ay e del generale Horemheb che diede inizio a una vera e propria persecuzione contro le manifestazioni del culto atoniano.

Nonostante il completo smantellamento dei santuari dedicati all’Aton la sopravvivenza di alcune caratteristiche di quest’arte è percepibile in opere di statuaria privata, come dimostrano le statue mutile di Nakhtmin e della sua sposa.

La sposa di Nakhtmin
Calcare, altezza cm 85
Museo Egizio del Cairo – 1897, JE 31629=CG 779 B.

La XVIII Dinastia si chiude non solo con il ritorno dell’ortodossia, la riapertura e il restauro dei Templi, ma in un rinnovato potere del clero di Amon.

Nell’arte vediamo riapparire il dio nell’iconografia e il canone cerca di riportare ai parametri pre-amarniani ma senza riuscirvi: le innovazioni, la libertà, la sperimentazione del periodo di Amarna hanno lasciato un segno ben visibile nell’arte dei regni di Tutankhamon, Ay e Horemheb.

Per un ritorno ai canoni pre-amarniani bisognerà aspettare la XIX Dinastia e Ramses II.

Gruppo statuario di Maya e Merit, da Sakkara, tomba di Maya
Calcare, altezza 158 cm
Leida, Rijsmuseum van Oudheden – AST 3.

Una svolta decisiva per tutta la cultura dell’epoca venne data dal 1291 a. C. dall’ascesa al trono di una famiglia proveniente dal Delta, il cui capostipite, Pramessu, era stato compagno di armi di Horemheb.

Pramessu sali’ al trono con il nome di Rameses I, e fu dunque il fondatore di una nuova Dinastia, la XIX.

Fonte

Antico Egitto di Maurizio Damiano – Electra

Tesori egizi nella collezione del Museo Egizio del Cairo – F. Tiradritti – fotografie Arnaldo de Luca – Edizioni White Star

Kemet Djedu, Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

UN DIO, UN RE

GRUPPO STATUARIO DI TUTANKHAMON E AMON

Di Grazia Musso

Calcare, altezza 211 cm
Museo Egizio di Torino – Collezione Drovetti C. 768

Il gruppo statuario rappresenta il dio tebano Amon, seduto in trono, e il faraone Tutankhamon stante al suo fianco.

Il sovrano è raffigurato secondo una delle iconografia più ricorrenti nell’arte egizia: a torso nudo, con gonnellino plissetato ornato di cartiglio , la barba posticcia e il copricapo nemes impreziosito da un ureo sulla fronte.

Le sue dimensioni sono ridotte rispetto alla vicina vicina statua del dio, cosicché i volti della figura risultano alla stessa altezza, sebbene una sia seduta e l’altra in piedi.

Questa mancanza di proporzione tra Amon e Tutankhamon serve a dimostrare la maggiore importanza divina ed è un evidente segno di rispetto da parte del faraone che, dopo la venerazione del disco solare, ritornò al culto del dio tebano.

Il volto del dio, dall’espressione sorridente e serena, è impreziosito dalla barba posticcia ed è sormontato dal suo copricapo consueto. Si tratta di una bassa corona leggermente svasata verso l’alto sulla quale svetta o due alte piume accostate, di cui sono messe in evidenza le singole parti..

Il ritrovato legame di fede tra la dinastia monarchia e il dio Amon è sottolineato anche dal gesto affettuoso con cui il sovrano abbraccia la divinità.

Con questa composizione Tutankhamon ha voluto quindi sancire la rottura con la riforma religiosa di Amenofi IV – Akhenaton, rientrando il più possibile entro i canoni religiosi e artistici tradizionali.

Il sovrano Indossa un elaborato gonnellino plissettato, con risvolto frontale, che fa risaltare la forma del corpo. Proprio questa parte della composizione risente maggiormente degli influssi della precedente esperienza artistica amarniana, quando le figure erano caratterizzate da fianchi larghi, ventre cadente e cintura abbassata, aspetti che qui però risultano meno accentuati.

Il gruppo scultoreo fu poi usurpato , come spesso accadeva , da un altro faraone: Horemheb, che sostituì i cartigli del suo predecessore con i propri.

Il gruppo scultoreo è ornato, secondo la tradizione, di iscrizioni che riportano la titolatura e i nomi del faraone. Tra le teste delle due figure, ai lati delle gambe del dio e sulla cintura del faraone sono scritti i due nomi principali dell’usurpatore Horemheb, preceduti dalla definizione ” re dell’Alto e del Basso Egitto” e ” figlio di Ra”.

Fonte: I grandi musei – il Museo Egizio di Torino – Electra

ANALISI FILOLOGICA

Di Livio Secco

Questo gruppo statuario, uno dei più conosciuti del Museo Egizio di Torino, era già stato oggetto di un mio interessamento qualche mese fa. Ripropongo il lavoro perché sono convinto che vedere una statua egizia è bellissimo, ma leggerla è ancora meglio.

(ri)Provateci.

Nefertiti, Tombe, XVIII Dinastia

DOV’E’ SEPOLTA NEFERTITI

La teoria di Nicholas Reeves e le indagini sulla KV62.

Di Patrizia Burlini

Come sappiamo, le teorie sulla fine e identificazione della mummia di Nefertiti si sprecano, come ha già scritto Grazia Musso e altri nel gruppo.

Tra le teorie proposte negli ultimi anni, ha suscitato particolare scalpore nel mondo accademico e presso il grande pubblico, la teoria dell’egittologo inglese Nicholas Reeves.

A seguito dell’attento studio delle scansioni 3D ad alta risoluzione effettuate dall’organizzazione madrilena Factum Arte all’interno della tomba di Tutankhamon (KV62), per creare una replica della tomba, Reeves nota varie anomalie.

1- i muri Nord e Ovest della tomba mostrano delle irregolarità compatibili con i segni di due porte murate che indicano la possibile presenza di altre stanze retrostanti

2- la tomba è troppo piccola per essere la tomba di un faraone: ciò fa pensare che si tratti solo di una parte una sepoltura di dimensioni maggiori

3- la KV62, nelle sue dimensioni originali e maggiori, sarebbe stata costruita per una regina e una decina d’anni prima della morte di Tutankhamon, sarebbe stata utilizzata per Nefertiti/Smenkhara.

I rilievi geologici

  • Nel 2015 l’Egyptian Ministry of Antiquities autorizza l’esecuzione della scansione dei muro con un georadar (GPR) da parte del giapponese Hirokatsu Watanabe, che sembra confermare l’ipotesi di Reeves e la presenza di ambienti dietro i muri della tomba. La stampa comincia a parlare della possibile più grande scoperta del secolo.
  • Nel 2016 una seconda scansione effettuata dal team del geofisico americano Dean Goodman, per conto della National Geographic esclude tale ipotesi.
  • A febbraio del 2018 si procede quindi ad una terza analisi, da parte del Politecnico di Torino, con l’équipe diretta dal dr. Francesco Porcelli. Al Politecnico di Torino viene inoltre affidato l’incarico di mappare tutta la Valle dei Re. A febbraio e maggio 2017 viene effettuata una ricerca tramite la tomografia di resistività elettrica (ERT), detto molto banalmente, degli elettrodi posati sul terreno che consentono la ricostruzione di modelli 3D, nell’area vicino alla tomba di Tutankhamon.Le immagini ERT mostrano due anomalie di resistività situate sotto terra a pochi metri dalla tomba di Tutankhamon. Tuttavia i dati ERT non restituiscono prove di un corridoio o spazi vuoti che colleghino queste cavità con la tomba di Tutankhamon. Un’altra anomalia, che sembra però avere origini antropiche, è stata invece localizzata nel piazzale di fronte all’ingresso della tomba di Tut. La scansione dei muri all’interno della tomba effettuata dall’équipe italiana nel 2018, non rileva tuttavia alcuna presenza di stanze ulteriori dietro i muri e di irregolarità.
  • La storia non finisce qui, perché nel 2019 viene effettuata una nuova indagine dal team diretto da Mamdouh Eldamaty, ex Ministro delle Antichità, che rivelerebbe la presenza di un’anomalia alta due metri e lunga almeno 10, L’interpretazione dell’anomalia corrisponderebbe ad un corridoio nascosto a pochi metri dalla camera funeraria del giovane faraone. A nord della KV62 non sono stati però raccolti dati sufficienti, a causa della presenza dei motori di aerazione della tomba, che possano permettere di affermare che ci possa essere un collegamento tra il corridoio e le anomalie individuate dal team italiano.

Le ipotesi di Reeves

Si stima che almeno l’80% del corredo funerario di Tutankhamon sia frutto di riutilizzo. Si ritiene infatti che sia stato creato per altri sovrani e poi riutilizzato nella sepoltura del giovane re. Una piccola parte del corredo sarebbe stata realizzata per Akhenaton e la maggior parte per il probabile correggente di Akhenaton, la misteriosa Ankhkheperure Neferneferuaten il cui nome è presente in vari cartigli (Reeves sostiene l’ipotesi del faraone donna grazie agli epiteti che completano il nome, cioè « amata da Wanre », « lei che è benefica per suo marito » ecc).

Secondo Reeves, Ankhkheperure Neferneferuaten altri non sarebbe che Nefertiti, elevata a correggente dopo l’anno 16 di regno di Akhenaton.

Dopo la morte di Akhenaton, Nefertiti avrebbe modificato il suo nome di correggente nel suo nuovo nome di faraone Ankhkheperure Smenkhkare-djeserkheperu.

Nelle foto che accompagnano il post si vedono le aree dei muri della tomba che presenterebbero le tracce di porte murate.

La tomba presenterebbe una forma monca rispetto ad altre tombe coeve. Le stanze mancanti sarebbero compatibili con le tracce sui muri. Inoltre, la forma delle tomba a L con orientamento a destra, piuttosto che a sinistra, é tipica delle tombe delle regine del periodo. Si tratterebbe quindi di una tomba all’interno di un’altra tomba (come ad esempio la KV14).

In aggiunta a ciò, la parete Nord mostra tratti ed esecuzione diverse dalle altre pareti, e ciò ne proverebbe la realizzazione in tempi antecedenti alle pareti est, ovest e sud.

Perché Reeves ipotizza che la tomba fosse destinata a Nefertiti?

Innanzitutto Reeves rileva delle somiglianze stilistiche tra i ritratti di Tutankhamon sui muri della camera sepolcrale e alcuni ritratti di Nefertiti. Inoltre, il differente e già citato stile della parete nord, mostra la griglia delle proporzioni a 20 quadrati tipica dello stile di Amarna, anziché la griglia a 18 quadrati delle altre pareti. Nella parete nord è presente inoltre il colore giallo che, a differenza delle altre pareti, risulterebbe applicato sopra il colore bianco di fondo e sopra a precedenti iscrizioni.

Il ritratto di Tutankhamon sarebbe in realtà Nefertiti (Reeves nota la somiglianza con altri ritratti di Nefertiti ed in particolare i segni ai lati della bocca e le gambe corte, queste ultime tipiche delle rappresentazioni femminili del periodo di Amarna). Il sacerdote Sem, abitualmente identificato con Ay, raffigura però un uomo giovane e presenta il doppio mento presente nei ritratti tridimensionali di Tutankhamon. Si tratterebbe quindi di una scena in cui Tutankhamon, successore al trono, pratica il rito dell’apertura della bocca su Nefertiti/Smenkhara, faraone defunto. Un geroglifico sovrascritto con la descrizione della scena indicherebbe che questa è la scena dell’apertura della bocca EFFETTUATA DA Tutankhamon e non DI Tutankhamon.

Reeves inoltre condivide la tesi dell’egittologo Hardwick che nota i resti di un precedente geroglifico nel cartiglio con il nome di Ay, sovrascritto al nome di Tutankhamon, che sarebbe quindi il sacerdote Sem. Neferneferuaten, lei che è benefica per il suo sposo, successore di Akhenaton, sarebbe Nefertiti .

Che Nefertiti ricoprisse una posizione di grande potere a corte è testimoniato ampiamente, non solo dai titoli ma anche dalle rappresentazioni iconografiche (Nefertiti che uccide i nemici, Nefertiti con le corone riservate al faraone ecc).

Nefertiti- Ankhetkheperure Neferneferuaten (co-reggente) è un passaggio intermedio., secondo Reeves, che porterà a Nefertiti – Ankhetkheperure Smenkhare-Djeserkheperu) faraone unico.

Cliccando sui link qui sotto, potrete vedere i filmati creati da Peter Gremse che spiegano visivamente e in breve la teoria di Reeves nella tomba di Tutankhamon.

Video 1:

https://youtu.be/LrNLFYTRrhw

Video 2:

https://youtu.be/DXpiZUno0kc

Bibliografia:

XVIII Dinastia

IL SACRARIO DELLA REGINA TIYE

Di Patrizia Burlini

Museo Egizio del Cairo (attualmente il sacrario si trova ancora a Piazza Tahrir).
XVIII Dinastia – Regno di Akhenaton

La splendida donna ritratta in questo pannello, ancora visibile, è una delle più importanti regine egizie.

Le foto ritraggono la regina Tiye, Grande Sposa Reale di Amenhotep III, così come rappresentata nel sacrario rivestito in lamina d’oro che fu trovato nella tomba KV55. Purtroppo il sacrario andò irrimediabilmente danneggiato nell’antichità e la disastrosa campagna di scavi non aiutò a recuperare tutte le informazioni che gli oggetti contenuti nella tomba avrebbero potuto fornire.

In questa immagine si vedono bene i raggi dell’Aton che offrono a Tiye l’Ankh, la vita

Ciò nonostante, i pannelli mostrano una grande raffinatezza esecutiva, tipica dell’epoca post—amarniana. Ulteriori immagini nei commenti

Il sacrario in primo piano, così come fu trovato nella KV55
Possibile ricostruzione del sacrario. Fonte:
https://www.jstor.org/stable/40000077?read-now=1&seq=14…

Foto: Zhanna fomockina, web

Amarna, Mai cosa simile fu fatta, XVIII Dinastia

LO STILE AMARNIANO

Di Grazia Musso

È lo stile più atipico della storia dell’arte egizia, sorge nella seconda parte della XVIII Dinastia.

Con questo termine si designa lo stile artistico cui diede origine Amenhotep IV/Akhenaton ; il nome si riferisce alla località di Amarna, dove sorse la capitale di Akhetaton.

È il faraone in persona a introdurre le innovazioni artistiche, derivate dalle sue concezioni filosofico-religiose, che saranno evidenti nei rilievi, , nella pittura e nella statuaria.

Sin dai primi quattro anni di regno di Amenhotep IV a Tebe appaiono le caratteristiche fondamentali dell’arte amarniana:le talatat, il rilievo a incavo, la forzatura dei nuovi cannoni.

Abbandonate le raffigurazioni degli dei tradizionali, il sovrano si fece rappresentare, assieme alla sposa Nefertiti, nell’atto di adorare il disco solare, identificato con il dio Aton, dal quale si irradiano i raggi terminati con le mani.

Il nome del dio e i suoi epiteti vennero inseriti all’interno di cartigli come fossero stati nomi regali e a Karnak fu eretto un grande tempio dedicato al dio Aton.

Anche l’iconigrafia del sovrano conobbe uno stravolgimento radicale.

Alcune statue colossali ritraggono il re con un realismo esasperato : il cranio allungato, il volto oblungo, le labbra gonfie, gli occhi allungati, il corpo androgino e il ventre flaccido.

È su queste deformita’ che si sono a centrate le analisi di molti studiosi, si è così voluto vedere in esse non una convenzione stilistica e simbolica, ma un particolare quadro clinico ( sindrome di Babinski-Frolich, la malattia di di Barraquer-Simons ecc..), non è necessario scomodare la patologia, bisogna ricordare che si tratta di rappresentazioni che rispondono a delle convenzioni : l’aspetto del re e dei suoi familiari va interpretato piuttosto come un nuovo simbolo di regalità.

Il nuovo canone iconografico venne esteso ai membri della famiglia reale e ai più stretti funzionari della corte.

Inoltre, per la prima volta nella storia dell’arte egizia, il sovrano è raffigurato intento ad attività quotidiane e sono frequenti le scene che ritraggono la famiglia reale nella sua intimità domestica.

IN AGGIORNAMENTO

Fonte:

  • Antico Egitto – Maurizio Damiano – Electra
  • L’arte dei faraoni – Giorgio Ferrero – Edizione White Star
Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

MUTEMWIA SU BARCA SACRA

Di Franca Loi

XVIII dinastia, regno di Amenhotep III – Circa 1390-1352 a.C.
Materiale: granodiorite – Tecnica: incisione
Dimension: Larghezza: 82 centimetri, Lunghezza 216 centimetri, Altezza:40 centimetres
Data di acquisto:1834
Dal tempio di Amon-Ra a Tebe, Karnak, Egitto. (British Museum, Londra).

Questa scultura rappresenta una barca sacra su una slitta. Comprendeva una figura seduta della regina Mutemwia, moglie di Thutmose IV. Solo le gambe e la mano destra sono rimaste intatte, ma anche parte della testa è al British Museum.

Copia di un rilievo (a Luxor) raffigurante la regina Mutemuia. Disegno di Karl Richard Lepsius. QUI l’analisi filologica di Livio Secco

Mutemwia stringe una croce ad anello, il simbolo geroglifico della vita (ankh). Un avvoltoio spiega le sue ali intorno alla regina e al trono. Questa è un’immagine di Mut, consorte del dio supremo Amon-Ra.

La barca sacra vista di profilo e più ravvicinata per evidenziare le gambe e la mano destra della regina, rimaste intatte.

Mutemwia infatti significa “Mut è nella barca sacra”, quindi la scultura è anche un rebus che visualizza il nome della regina. La doppia faccia sulla prua rappresenta Hathor, la dea più amata e universale dell’Egitto, i cui compiti includevano feste e musica. I cartigli sulla sua corona nominano il figlio di Mutemwia, re Amenhotep III.

La doppia faccia sulla prua rappresenta Hathor, la dea più amata e universale dell’Egitto, i cui compiti includevano feste e musica. I cartigli sulla sua corona nominano il figlio di Mutemwia, re Amenhotep III.

FONTE:

  • BRITISH MUSEUM DI LONDRA
  • WIKIPEDIA