Donne di potere, Nefertiti

NEFERTITI: RITRATTI FEDELI O BELLEZZA IDEALIZZATA?

A cura di Luisa Bovitutti

Naturalmente gli studiosi si sono chiesti se il celebre busto di Berlino fotografi in modo fedele il suo aspetto, oppure se il suo viso sia stato trasfigurato ed idealizzato dall’artista in ossequio a precisi canoni artistici.

A me piace pensare che Nefertiti fosse proprio così, ma non dobbiamo farci condizionare da romantici sentimentalismi; per questo ho fatto una piccola ricerca e vi sottopongo una serie di post che illustrano il punto di vista di vari studiosi e l’analisi iconografica pubblicata sulla sua pagina Facebook dal prof. Maurizio Damiano, che gentilmente mi ha autorizzata a condividere da noi.

Gli egittologi tedeschi Dorothea Arnold (ex curatrice del settore egizio del Metropolitan Museum di New York) e Rolf Krauss sono convinti che il viso di Nefertiti che noi conosciamo attraverso il busto di Berlino, simmetricamente perfetto, sia un ritratto ideale, un prototipo costruito su base numerica; il prof. Krauss ha infatti accertato che le proporzioni del viso della regina sono state stabilite in modo matematicamente esatto, sulla base di un’inedita unità di misura pari ad un dito, ossia 1,875 cm., mentre fino ad allora era stato utilizzato il palmo, ossia 7,5 cm).

Nell’immagine, la griglia predisposta dal prof. Krauss, che dimostra che la perfetta simmetria del volto della regina è stata realizzata artificiosamente – da Rolf Krauss – “Nefertiti – A Drawing-Board Beauty? The ‘most lifelike work of Egyptian art’ is Simply the Embodiment of Numerical Order”, Amarna Letters.

Molti studiosi affermano che non vi è ragione di credere che Nefertiti, nota per la sua bellezza, non assomigliasse al ritratto del busto, anche se è possibile che lo scultore ne avesse ingentilito i lineamenti; l’arte amarniana infatti si caratterizzava per il superamento degli antichi canoni artistici e la nascita di un nuovo stile, che dava grande attenzione al dato naturalistico ed esprimeva amore per la vita, descrivendola con realismo nella sua essenza più intima e individuale.

Il prof. Marc Gabolde, studioso dell’epoca amarniana, riconosce la perfetta e matematica regolarità del viso di Berlino e quindi il carattere idealizzato del ritratto della regina, che corrisponderebbe ai canoni di bellezza celebrati dalla poesia amorosa del Nuovo Regno, tuttavia evidenzia che i tratti sono distintivi e la fisionomia del viso è quella di Nefertiti:

« Bisogna paragonare questo ritratto alle copertine delle riviste femminili, dove, si sa, le modelle sono ben riconoscibili ma sono state largamente migliorate grazie a photoshop. Thutmosis era un po’ il photoshop dell’epoca ».

Una TAC eseguita nel 2006 da Alexander Huppertz, direttore dell’Istituto di scienza per immagini di Berlino, i cui risultati sono stati pubblicati su Radiology dell’aprile 2009, ha rivelato infatti che la statua di calcare originaria era stata ritoccata dall’autore mediante l’apposizione di strati di stucco di spessore variabile che hanno eliminato le lievi rughe ai lati della bocca e agli occhi e la piccolissima gobba alla radice del naso che caratterizzavano il ritratto originario, forse per adeguare l’immagine della regina agli ideali estetici dell’epoca (ecco il link per l’articolo completo: https://pubs.rsna.org/doi/pdf/10.1148/radiol.2511081175).

Quindi i lineamenti della vera Nefertiti, sebbene molto belli, sarebbero stati meno perfetti di quanto si è creduto fino ad ora.

Nelle immagini: sopra a sinistra ed al centro il viso interno in calcare, nel quale cono visibili le rughe ai lati della bocca e vicino agli occhi, e a destra il volto come appare esternamente, dopo i ritocchi di stucco.

Sotto altre immagini della TAC; in quella a destra si nota la piccola gobba alla radice del naso.

FONTI:

LA TESTA IN QUARZITE DEL CAIRO – FORSE NON FU OPERA DI THUTMOSE

La testa incompiuta del Cairo è unanimemente attribuita alla regina anche se nel momento in cui venne rinvenuta si pensò potesse raffigurare una delle principesse.

Questo capolavoro viene da molti attribuito alla mano di Thutmose, come il famoso busto di Berlino, rinvenuto il 6 dicembre 1912 nel magazzino del laboratorio del capo scultore (edificio P 47), durante gli scavi condotti ad Amarna dalla Società Orientale Tedesca diretti da Ludwig Borchardt.

In effetti le analogie stilistiche tra le due opere sono notevoli, ma come ci ha riferito il nostro prof. questa paternità non è assolutamente scontata, tenuto conto che la testa incompiuta venne rinvenuta ben vent’anni dopo il busto, nel corso della campagna di scavi condotta per conto della Egypt Exploration Society da John Devitt Stringfellow Pendlebury, e soprattutto non nell’atelier di Thutmose, come taluni scrivono, ma in una zona differente di Amarna.

Durante questa missione l’archeologo fu affiancato da Sir Hilary Waddington del Dipartimento delle Antichità della Palestina e da sua moglie (anch’ella archeologa) che investigarono una piccola area stranamente rimasta vergine tra la casa di Ramose e la zona precedentemente scavata da Petrie.

Come riferisce Pendlebury, mentre passeggiava in quest’area la signora Waddington sollevò un mattone e un coccio su una delle pareti dell’originario abitato già portato alla luce e scoprì parte di una testa di gesso; gli scavi effettuati permisero di scoprire altre pietre scolpite e di capire che l’area era stata anticamente sede della bottega di uno scultore.

Da un articolo di Marie Grillot, La belle est venue au musée, in https://egyptophile.blogspot.com

L’ANALISI ICONOGRAFICA DEL PROF. DAMIANO

La questione è stata analizzata dal Prof. Damiano in una serie di post tratti dal suo volume su Amarna, che esaminano e comparano diverse rappresentazioni scultoree della regina.

Per risolvere l’interrogativo, scrive l’egittologo,

“occorre comparare la testa più celebre di Berlino con altre, in primo luogo con quella in quarzite bruna; alt. 35,5 cm; scavi dell’Egypt Exploration Society (1932). Museo Egizio del Cairo, JE 59286. In effetti, poiché quest’opera non è frutto della stessa mano di Djehutymose ma è opera di un altro scultore, ciò ci permette di riflettere sulla fedeltà del ritratto, perché pur essendo opera di altro artista, la somiglianza è stupefacente. Infatti, a fronte dell’opera di Berlino, che è quasi completa, colpisce come questa, pur incompleta, sia simile. Qui siamo di fronte alla Testa incompiuta di Nefertiti trovata ad Amarna, nel laboratorio di uno scultore (rimasto ahimè anonimo); questa testa è uno dei più splendidi ritratti della regina, ancorché incompiuto”.

Un altro manufatto significativo per individuare i tratti della regina, secondo il prof. Damiano, è “la Testa di Nefertiti; anni 14-17. Quarzite gialla, pigmento rosso sulle labbra; pigmento nero sulle sopracciglia, intorno agli occhi, su nuca, orecchie, collo; riparazioni con gesso sul tenone; h. 30 cm; da Amarna, casa dello scultore Djehutymose, P 47,2, stanza 19. Ägyptische Museum und Papyrussammlung, Berlin (inv. N. 21220)”.

Qui la Bella viene raffigurata molto giovane, con tratti adolescenziali, in particolare il naso che non ha ancora raggiunto l’aspetto definitivo dell’età adulta.

Fondamentale per ricostruire i tratti della regina è questo “Calco in gesso del volto di Nefertiti (Ägyptische Museum und Papyrussammlung, Berlino; n. inv. 21 349); trovato nello studio di Djehutymose, potrebbe essere il modello da cui lo scultore ha tratto il celebre busto di calcare dipinto, ugualmente a Berlino.

La morbidezza delle labbra, ben visibile in questo calco, sarebbe stata moderata per una maggiore e formale regalità nelle labbra del celebre busto calcareo. Anche se mutilo, il calco permette di vedere come le fattezze della regina fossero davvero di straordinaria bellezza; inoltre permette di poter comparare i tratti con altre sculture e rilevarne l’evidente somiglianza”.

Stupefacente anche la somiglianza di questa testa con il busto:

“Testa incompiuta di Nefertiti, in calcare (eseguita prima degli anni di regno 8-12). Molto probabilmente fu realizzata come modello per una testa in quarzite per una statua composita; sono evidenti le dentellature per incastrare la corona, come il foro rettangolare per il tenone; l’incompiutezza permette di apprezzare la finezza del lavoro in ogni fase, nonché la tecnica, che fece abbozzare con grande precisione i tratti, su cui fase dopo fase venivano nuovamente disegnati i tratti (qui sopracciglia e occhi); analogamente, le macchie di colore non sono casuali ma volute dallo scultore per segnalare i punti da sbozzare ulteriormente.

Può darsi che, come nella più celebre testa, lo scultore intendesse ricoprire la scultura litica con uno strato di gesso, che ne avrebbe permesso una raffinata modellazione finale e la colorazione più realistica; stilisticamente, sembra essere attribuibile al primo periodo di Djehutymose; da Amarna, casa dello scultore Djehutymose, P 47,2, stanza 19; h. 29,8 cm. Ägyptische Museum und Papyrussammlung, Berlin (inv. N. 21 352)”.

Questo testo è stato pubblicato con l’autorizzazione dell’autore.

Donne di potere

NEFERTITI

A cura di Grazia Musso

L’origine di un mito

Abbiamo visto il ruolo significativo rivestito dalla regina Tiye nella singolare storia del regno di suo figlio Amenhotep IV; il sovrano fu affiancato e sostenuto efficacemente anche da Nefertiti, che fu la sua Grande Sposa Reale e che venne spesso ritratta insieme a lui ed alle figlie nate dalla loro unione non solo in occasione di eventi speciali, ma anche nell’intimità della vita familiare.

Non si conosce molto delle origini di Nefertiti; in passato alcuni studiosi, argomentando dal suo nome (Neferet-Ity), che significa “La bella è arrivata” ritennero che fosse una principessa mitannica andata in sposa al sovrano delle Due Terre; oggi tutti gli studiosi più accreditati sono concordi nell’affermare che ella fosse egizia e che il suo nome si riferisca alla sua funzione divina di portare felicità al faraone d’Egitto.

La Bella, infatti, sarebbe l’incarnazione della Dea Lontana del famoso mito, la quale dopo avere abbandonato il Sole suo padre e l’Egitto trasferendosi nel deserto della Nubia e condannando le Due Terre alla sterilità e alla desolazione, fa ritorno grazie all’intervento degli dei, per restituire la felicità alla natura e a tutti gli esseri viventi.

Pur non avendo ascendenza reali, la famiglia di Nefertiti probabilmente era molto vicina al trono e rivestiva una posizione di responsabilità e di privilegi a corte fin dall’epoca di Amenhotep III; questa circostanza fece sì che ella conoscesse fin dall’infanzia il futuro marito e che ricevesse un’ottima educazione, circostanza che la rese una candidata ideale al matrimonio, che venne celebrato quando aveva intorno ai dodici, tredici anni. L’Egittologo Nicolas Grimal sostiene che ella fosse nipote di Yuya e Tuya, genitori della regina Tye, quindi figlia di Ay e Tuya II che l’allevarono e educarono e sorella di Mutnegemet, moglie di Horemheb : quindi Amenhotep III sarebbe stato suo zio, Akhenaton suo cugino di primo grado oltre che marito ed Horemheb suo cognato. Tale ascendenza non è affatto certa, ma è possibile, in quanto nell’antico Egitto era prassi comune che i parenti di personaggi reali la cui origine fosse fuori dalla famiglia regnante tacessero tale vincolo in quanto la sposa reale era compenetrata dalla divina essenza non poteva essere toccata da legami umani: abbiamo visto a questo proposito che la citazione dei suoceri Yuia e Tuya sullo scarabeo del matrimonio da parte di Amenhotep III Costituiva un vero e proprio unicum.

Uno dei pochi ritratti rimasti di Ay e Tiy

Forse Nefertiti alla nascita aveva un altro nome ed assunse quello più noto nel corso del rituale che la rese sposa di Amenhotep IV – Akhenaton, erede al trono, ma anche questo particolare non trova concordi gli studiosi e non ha riscontro nelle fonti.

NEFERTITI ED AKHENATON: FU VERO AMORE?

L’iconografia della coppia fa pensare ad un reale rapporto d’amore tra Akhenaton e Nefertiti, confermato addirittura da una poesia composta dal sovrano per la sua sposa:

… È l’ereditiera, Grande nel Palazzo, Fiera nel viso, Adornata con le doppie piume, Signora della felicità, Dotata di favori, a sentire la cui voce il re gioisce, la Grande Sposa Reale, la sua amata, la Signora delle Due Terre, Neferneferuaten-Nefertiti, possa lei vivere per sempre e sempre…

La sua presenza è costante accanto al sovrano nell’iconografia ufficiale, ed ella è raffigurata della stessa dimensione, particolare che ha indotto alcuni studiosi ad affermare che potesse essere stata anche coreggente negli ultimi anni del regno del consorte; oltre ai bassorilievi e ai gruppi statuari che la ritraggono insieme al marito, inoltre, ella è rappresentata da sola in numerose sculture a tutto tondo, tra le quali le splendide teste rinvenute dagli archeologi nello studio dello scultore di corte Thutmosi a Tell el-Amarna ed oggi conservate al museo di Berlino, che sono un indice importante della grande considerazione nella quale era tenuta da Akhenaton.

La regina diede al Faraone sei figlie: la primogenita Meritamon nacque intorno all’anno quinto del regno del padre, la seconda Maketaton, solo un anno dopo, seguita poi da Ankhesepaaton (ndivenuta poi Ankesenamon, futura moglie di Tutankamon) ; tra l’ottavo e undicesimo anno di regno videro la luce Neferneferuaron-ta-sherit, Neferneferure e Setepenre.

Queste principesse, riconoscibili dalla treccia laterale dell’infanzia, poco a poco la nascita vennero rappresentate accanto ai genitori non solo nei culti, ma anche in idilliache scene di vita quotidiana, delle quali si parlerà in seguito.

IL RUOLO DI NEFERTITI A FIANCO DEL FARAONE

Nefertiti fu certamente una regina e sposa felice a giudicare dai documenti, ma bisogna chiedersi se le immagini che ancora oggi vediamo non fossero meramente propagandistiche e finalizzate ad abbagliare il popolo; in realtà di lei conosciamo solo l’immagine pubblica, quello che la coppia reale ha voluto far vedere di sé, proponendosi come il tramite attraverso il quale la “luce” di Aton poteva arrivare a tutta la popolazione.

Ella fu certamente la sovrana che più di ogni altra si trovò sullo stesso piano del faraone : si ipotizza una sua notevole influenza nell’incoraggiare il culto di Aton e la filosofia atoniana del marito, deteneva la posizione regale di sacerdote di Aton, del tutto inedita per una donna, e poteva officiate I riti in onore del dio; inoltre la si trova raffigurata sui monumenti assieme allo sposo in tutte le cerimonie ufficiali di carattere religioso e civile.

Questa testa di Nefertiti è una delle più belle della regina, avrebbe dovuto far parte di una statua composita, ma rimase a uno stadio in cui è ancora possibile vedere le linee preparatorie disegnate da Thutmosi.. Rivela la sensibilità e l’abilità dello scultore.
Da Amarna, XVIII Dinastia, quartzite. Altezza cm. 33 Il Cairo, Museo Egizio. JE 59286.

Akhenaton riconobbe alla sua regina anche un ruolo politico, forse influenzato dall’esempio di sua madre Tiye che come abbiamo visto esercitò un potere senza precedenti per una grande sposa reale: un viale di Karnak era affiancato da sfingi che avevano alternativamente la testa del re e la sua.Un rilievo la mostra mentre massacra i nemici, nell’ iconografia riservata generalmente solo al sovrano in quanto simbolo della vittoria dell’ordine sul caos; un altro la ritrae alla “finestra delle apparizioni” in atto di mostrarsi alla folla e di conferire onorificenze ed investiture.

Altre raffigurazioni la mostrano in vari aspetti della vita di corte sul carro insieme alla piccola Meritaton mentre abbraccia affettuosamente il suo sposo, da sola sul carro personale ( una concessione eccezionale per una regina), o, ancora nella vita intima con il marito e le figlie che siedono in braccio ai genitori in atteggiamento giocoso, o a pranzo con la suocera Tiye: è chiaro che Akhenaton e Nefertiti vogliono dare piena evidenza al fatto che sono una famiglia felice e radiosa grazie al l’energia che procura ogni giorno il dio Aton.

GLI ULTIMI MISTERIOSI ANNI DI VITA

La regina fu un personaggio influente e di primo piano fino al dodicesimo anno di regno di Akhenaton, quando sparì dalla scena pubblica e dall’iconografia e sua figlia Meritaton la sostituì nelle cerimonie ufficiali come Grande Sposa Reale.

I numerosi oggetti recanti il suo nome trovati nel ” Palazzo Nord” ad Amarna hanno fatto pensare ad un suo ritiro a vita privata, forse perché duramente provata dalla morte prematura della figlia Maketaton e forse delle due più piccole Setepenre e Nefernefeura, a loro volta scomparse.

La regina viene rappresentata nella sua dimensione più umana sulle pareti della tomba ove venne inumata la ragazza, straziata dal dolore davanti al corpo di Maketaton, ed è perfettamente comprensibile che questi lutti ravvicinati l’avessero prostata al punto da indurla a chiudersi in sé stessa e forse a dubitare del favore di Aton.

Alcuni studiosi, tra i quali Jacobus Van Dijk, responsabile per la sezione di Amarna della Oxford History of A client Egypt, ed Harco Willem, professore della cattedra di egittologia all’Università di Lovanio hanno ipotizzato che Nefertiti non si sia ritirata ma abbia semplicemente cambiato nome e mansioni.

Ella sarebbe diventata correggete del sovrano con il nome di Neferneferuaton, cedendo il ruolo di Grande Sposa Reale alla figlia maggiore Meritaton e poi, dopo la morte di Akhenaton, sarebbe addirittura salita al trono per evitare la crisi politica, adottando il nome di Akheperura Neferneferuaton ( che certamente era portato da una donna, in quanto significa ” efficace per suo marito”).Il professore Willems e l’archeologo Nicholas Reeves dell’Università della California addirittura pensano che ella abbia regnato fino all’avvento di Tutankhamon, assumendo anche il nome di Smenkhkare, e che per qualche anno sia stata una sorta di regina madre per il giovanissimo re.

Frammenti del corredo funerario della regina recanti il titolo di ” Grande Sposa Reale” sembrano indicare, però, che Nefertiti sia morta quando era ancora consorte di Akhenaton, e cioè prima di quest’ultimo; molti studiosi, quindi, tra i quali Marc Gaboldr, dell’Università Paul Valery di Montpellier, studioso della XVIII Dinastia ed in particolare del periodo amarniano, pensano che ella sia deceduta un anno prima del marito a causa di una pandemia che aveva decimato la famiglia reale, e ritengono che a succedere al trono sia stata la figlia Meritaton, il cui corredo funerario venne poi recuperato per l’inumazione di Tutkhamon. Le teorie che vedevano Nefertiti caduta in disgrazia o addirittura defunta nel dodicesimo anno del regno di Akhenaton, peraltro, sono definitivamente tramontate nel 2012 in seguito ad un sensazionale ritrovamento ad opera di Athena Van Der Pierre, ricercatrice dell’Università di Lovanio; in una cava di arenaria a nord di Amarna, infatti, la studiosa ha rinvenuto un’iscrizione risalente al sedicesimo e penultimo anno di regno di Akhenaton che la nomina ancora come Grande Sposa del re ( ” grande sposa reale, sua amata, signora delle due terre, Neferneferuatn Nefertiti”), segno che era ancora in vita, che aveva cambiato nome e che godeva del favore del consorte.

A riprova del forte legame che ancora aveva con il marito vi è la circostanza che costui fece rappresentare sui quattro angoli del suo sarcofago informa di divinità affinché proteggesse la sua mummia, in un ruolo tradizionalmente affidato a Iside, Nefti, Selket e Neith.

LA TOMBA E L’INCERTA IDENTIFICAZIONE DELLA MUMMIA

Non esistono certezze neppure sulla sepoltura della sovrana: probabilmente ella era destinata a trovare il suo riposo eterno in una camera dell’ampia tomba che Akhenaton aveva fatto scavare per sé e per le figlie, scoperte nel ” Wadi Reale” di Amarna nel 1880, ma non esistono prove del fatto che effettivamente vi fosse stata inumato, dato che la tomba fu rinvenuta gravemente danneggiata dai saccheggiato, che avevano ridotto in pezzi il sarcofago in pietra e la cassa canopica del sovrano e che avevano asportato quasi tutti i manufatti che erano deposti in essa.

Il già citato egittologo Marc Gabolde ne è convinto egli ritiene che Nefertiti sia morta pochi mesi prima di Akhenaton e che fu seppellita ad Amarna nella camera sepolcrale ancora incompiuta, e che fu traslata a Tebe.

L’archeologo Barry Kemp dell’Università di Cambridge, direttore dell’Amarna Project, osservando che nella tomba non è stato trovato nulla che suggerisca che fosse ivi stato deposto il Corredo funebre della regina, esclude che ella possa esservi stata sepolta, propendendo, piuttosto, per Tebe, o per la necropoli di Gurob, ora completamente depredata, o ancora per la sua città natale di Akhmim.

Nel 2003 l’archeologia americana Joann Fletcher, che fu violentemente smentita dai colleghi, affermò che Nefertiti dovesse essere identificata nella mummia chiamata Younger Lady, Ritrovata Nella KV35 accanto a quella della regina Tiye; ella basò la sua identificazione, tra l’altro, sul ritrovamento, accanto alla mummia, di una parrucca di Foggia nubiana indossata solo dai reali durante il periodo in cui regnava Nefertiti e sull’osservazione che essa aveva un doppio foro alle orecchie pratica rara attribuita anche alla Bella.

La mummia KV35 “Younger Lady”

Nel 2010 Zahi Hawass pubblicò un articolo sul National Geographic nel quale rese noti i risultati delle analisi del DNA compiuto sulla mummia, dalle quali emergeva che si trattava invece, di una figlia di Amenhotep III e conseguentemente di una sorella di Akhenaton, e della madre di Tutankamon.

Tre anni dopo il prof Gabolde, in uno studio sul DNA della famiglia reale, contestava la corretta lettura dei predetti risultati, ribadendo che sua convinzione che la Younger Lady fosse Nefertiti.

Ad oggi, quindi, ancora molti studiosi stanno cercando la mummia di Nefertiti, che dopo quasi tremilacinquecento anni mantiene intatto tutto il suo fascino misterioso.

Fonti:

  • Le Regine dell’antico Egitto a cura di Rosanna Pirelli.
  • Dizionario Enciclopedico dell’antico Egitto e delle civiltà Nubia e a cura di Maurizio Damiano.
  • Storia dell’antico Egitto, Roma, ultima edizione di Nicolas Grimal.
  • WWW.VANILLAMAGAZINE IT – La sparizione di Nefertiti, il mistero della sovrana del ilo, di Annalisa Lo Monaco
  • https://www.la stampa. It/cultura/2013/02/25/news/nefertiti – la-regina-non-è – più – un-mistero – 1.3612398w
  • https://www http://archeology.org/…/1087-nefertiti-queen-egypt…
  • Le donne dei faraoni – il mondo femminile dell’antico Egitto, Milano, 1996 di Cristian Jacq.
Donne di potere, Tiye

IL TRONO DI SITAMON

A cura di Patrizia Burlini

Sedia in legno dorato regalata a Yuya e Tuya dalla loro nipote Sitamon, figlia di Amenhotep III. Il gesso modellato e la decorazione dorata sul pannello posteriore della sedia sono costituiti da un disco solare alato con il toponimo Edfu (capitale del nome Horus dell’Alto Egitto, circa 65 miglia a nord di Aswan) su entrambi i lati. Al di sotto è presente una scena che mostra una doppia immagine di Sitamon che riceve in dono delle collane d’oro.

L’iscrizione che accompagna la principessa seduta la nomina come: “La primogenita amata dal re, Sitamon”. Il testo scritto sopra le ancelle descrive l’offerta dell’oro come proveniente dalle “terre del sud”.

Nel suo libro “Tombe, templi e arte antica” , Joseph Lindon Smith racconta un aneddoto secondo cui l’Imperatrice Eugenia, consorte di Napoleone III, mentre visitava la tomba KV 46 dopo la sua scoperta, abbia fatto inorridire gli archeologici sedendosi su questo trono. Incredibilmente, il legno vecchio di tremila anni si rivelò abbastanza forte da sostenere il peso dell’anziana imperatrice, e nessun danno fu arrecato a questa inestimabile opera dell’epoca di Amenhotep III.

Nelle foto di dettaglio, sono mostrati il fianco di un bracciolo, in cui appare una scena con il Dio Bes rappresentato mentre danza, suona e tiene in mano due coltelli, e un ritratto della principessa.

Tesoro della tomba di Yuya e Tuya, Museo Egizio del Cairo

Donne di potere, Tiye

I BAULETTI PORTAGIOIE DI TUYA

A cura di Luisa Bovitutti

IL PRIMO BAULETTO PORTAGIOIE DI TUYA

Questo raffinato bauletto portagioie  è uno dei pezzi più belli del corredo funebre di Tuya.

Esso è in legno, alto 41 cm, largo 26,8 cm e foderato di lino rosa, e può essere chiuso avvolgendo una catena a due bottoni dorati, uno posto sul bordo del coperchio, l’altro sotto il cornicione dorato.

La circostanza che non rechi il nome della defunta ma i cartigli di Amenhotep III e di sua moglie Tiye hanno indotto il prof. Tiradritti (“Le meraviglie del Museo egizio del Cairo”) ad ipotizzare che in origine fosse stato realizzato per la regina, la quale in un secondo momento, forse in occasione del funerale di sua madre, l’avrebbe deposto nella sua tomba come ultimo gesto di amore filiale.

Esso è a forma di naos, è sorretto da quattro gambe sottili ed è profilato da un mosaico composto da rettangoli in terracotta rosa e blu alternati a tasselli di ebano; il registro superiore reca i cartigli dorati e in rilievo di Amenhotep III e di Tiye mentre quello inferiore è costituito da un fregio dorato composto da una successione di simboli augurali di vita e potere: due scettri “ouas” che racchiudono una croce “ankh” e che poggiano sul segno “neb”.

Il coperchio dipinto di un azzurro intenso poggia su di un’elegante cornice dorata; il suo perimetro è delimitato dal fregio “a mosaico” che si ripete anche al centro ed è suddiviso in quattro pannelli che riproducono specularmente identici elementi decorativi.

Nei due pannelli superiori si trovano i cartigli dei due sovrani sormontati da due grandi piume con il disco solare alla base; sopra i cartigli vi è un altro disco solare circondato da due cobra; i due inferiori sono decorati con i segni dell’eternità (i geroglifici dorati “ouas”, “djed”, “ankh”) e con l’immagine di Heh, il dio dell’eternità, il quale, inginocchiato sul geroglifico “neb”, augura una lunga vita e un lungo regno al sovrano tenendo in ciascuna mano un grande ramo di palma simbolo degli anni.

IL SECONDO BAULETTO PORTAGIOIE DI TUYA

Anche questo elegante portagioie in ebano venne ritrovato nella tomba di Yuya e Tuya.

Esso è alto 51 cm, lungo 53 cm e largo 42 cm, ha quattro gambe sottili e a sezione quadrata, un corpo poco profondo sormontato da una cornice e da un coperchio costituito da due ante uguali, ciascuna munita di un bottone in legno recante i nomi di Amenhotep dipinti di giallo sui quali si arrotolava una cordicella o una catena per assicurarne la chiusura.

La decorazione di ogni anta, realizzata in foglia d’oro e in faïence blu è perfettamente simmetrica. I cartigli di Amenhotep III si fronteggiano e poggiano sul dio Hey, inginocchiato sul segno dell’oro.

Il corpo del cofanetto e costituito da quattro pannelli composti da un fregio di quadrati di faïence smaltati di blu e decorati con bassorilievi in gesso dorato dei segni geroglifici ankh djed ouas (vita, stabilità e potenza). Nell’immagine in bianco e nero il coperchio.

Da un articolo di Marie Grillot

Donne di potere, Nuovo Regno, XVIII Dinastia

LA TOMBA DI ANEN

A cura di Luisa Bovitutti

Anen fu sepolto nella tomba che si era fatto preparare nella Necropoli di Tebe (TT120); essa fu restaurata ed aperta al pubblico nei primi anni 2000.

Composta da una sala principale e da una camera sepolcrale interna, la pianta ha la forma di T tipica della XVIII dinastia. Il rilievo più significativo rappresenta Amenhotep III e la regina Tiye (i cui busti sono stati scalpellati nell’antichità) che ricevono tributi.

Le figure sotto i troni rappresentano i Nove Archi, ossia i popoli stranieri all’epoca dominati dall’Egitto: Minoici, Babilonesi, Libici, Beduini, Mitanni, Kushiti, Nubiani, Nomadi della Nubia e Mentu-nu-setet (popoli della costa ad Est).

Il rilievo è ricco di simbolismo: un gatto tiene un’anatra al collo sotto il trono della regina e una scimmia e nemici stranieri giacciono sul cuscino del faraone, schiacciati sotto i suoi piedi.

Per ricostruire fedelmente le parti danneggiate, i restauratori si sono rifatti ad un dipinto realizzato nel 1929 da una spedizione del Metropolitan Museum di New York; le ricostruzioni si differenziano dal dipinto originale perché sono solo disegnate.

Donne di potere, Tiye

YUYA e TUYA

A cura di Grazia Musso

Yuya è stato un nobile egizio durante la XVIII Dinastia.

Di non nobili origini, sposò la nobile egizia Tuya, imparentato con la famiglia reale, che ricopriva varie importanti posizioni nella vita pubblica e religiosa.

La loro figlia Tiye divenne Grande Sposa reale del faraone Amenofi III.

Yuya proveniva dalla città di Akhmim, nell’alto Egitto, ove probabilmente era possidente terriero e un ricco membro della nobiltà locale. Il Biographical Dictionary of Ancient Egypt suggerisce un’origine straniera, ipotizzando una ascendenza mitannica, collegando la conoscenza dei cavalli propria dei Mitanni, il ruolo di Yuya di Capo della cavalleria è l’ipotesi della sua origine straniera.

Fu uno dei principali consiglieri del genero Amenofi III, ed esercitò le funzioni di Ufficiale del Re e Direttore delle scuderie, Maestro dei cavalli.

Il suo titolo onorifico di Padre di Dio gli derivò dal fatto di essere suocero di Amenofi III.

Fu profeta di Min ed esercitò le funzioni di Sovrintendente delle mandrie, per il culto della divinità.Tuya fu sposa del nobile Yuya e madre della regina Tiye.

Si pensa che fosse discendente della regina Ahmose Nefertari.

Anche Tuya ebbe vari incarichi religiosi, fra cui il titolo di Cantrice di Hathor e quello importante di Sovrintendente degli harem di Min ad Akmim e di Amon a Tebe.

Oltre la regina Tiye, la nobile coppia ebbe inoltre un figlio di nome Anen che fu Cancelliere del Basso Egitto ed ereditò le titolature sacerdotali del padre compresa quella di Padre del Dio.

ANEN

A cura di Luisa Bovitutti

Anen era fratello della regina Tiye, quindi zio materno di Akhenaton, prozio di Tutankhamon e cognato di Amenhotep III sotto il quale prestò servizio. Probabilmente egli fu ufficiale nell’esercito prima di diventare sacerdote e fu Cancelliere del Basso Egitto, “Secondo Profeta di Amon” e sacerdote-sem di Eliopoli, oltre ad acquisire il titolo di “Padre del dio”.

Questa statua in granodiorite, trovata a Tebe da Drovetti nel 1824 lo raffigura come sacerdote. Le iscrizioni al centro del gonnellino e sul pilastro dorsale enumerano i suoi numerosi onori, mentre alla cintura è appeso un cartiglio con il praenomen di Amenofi III, “Nebmaatra”. La pelle di pantera che Anen indossa, fittamente ricoperta di stelle, lo identifica come sacerdote-astronomo.

La tomba di Yuya e Tuya

Yuya è sua moglie furono sepolti nella Valle dei Re, nella loro tomba privata (KV46), che fu scoperta il 5 febbraio 1905 da James Edward Quibell per conto di Theodore Davis.

Nonostante dei razziatori di tombe siano indubbiamente penetrati nella sepoltura e abbiano asportato gli oggetti preziosi, furono sicuramente disturbati poiché non giunsero ai sarcofagi con le salme, così, il valore dei preziosi ritrovati fu sensazionale.

La tomba è costituita da un corridoio scalinata cui ne segue un altro in forte pendenza a sua volta seguito da altre scale che danno accesso alla camera funeraria.

La porta d’accesso era murata da pietre e da mattoni di fango recanti il segillo della necropoli, alcuni danni nella parte alta dimostravano che la tomba era stata violata.

Una seconda porta, al termine del corridoio, presentava i sigilli della necropoli e tracce di risistemazione.

Le mummie di Yuya e Tuya sono annoverate tra quelle meglio conservate della valle dei re. Particolarmente ben conservato il corpo di Yuya, considerato uno dei migliori esempi di imbalsamazione rinvenuto.

I due coniugi morirono a distanza l’uno dell’altro, come evidenziabile dallo stesso corredo funebre di ciascuno e, segnatamente, dei vasi canopici, e vennero sepolti in due differenti occasioni. Non è stato possibile, tuttavia, stabilire chi dei due sia morto per primo. La loro sepoltura è la meglio conservata fra quelle scoperte prima della tomba di Tutankhamon.

Le mummie di Yuya e Tuya

Fonte:

  • Le regine dell’antico Egitto – Rosanna Pirelli
  • Wikipedia.
IL CORREDO FUNERARIO

Il corpo di Yuya era contenuto in quattro sarcofagi, il più esterno dei quali era però costituito da una sorta di scatola parallelepipeda in legno, ricoperto di pece e con fasce dorate iscritte, priva di fondo che Costituiva, perciò una sorta di di coperchio dei sottostanti tre sarcofagi antropomorfi, il secondo sarcofago era pure ricoperto di pece lucida con bande dorate iscritte, il terzo era simile al secondo, ma le bande erano d’argento. Il quarto era completamente dorato con geroglifici incastonati in pasta vitrea, questo sarcofago aveva l’interno argentato e conteneva la mummia di Yuya.

I vasi canopico di Tuya, al contrario di quelli di Yuya che apparivano molto più semplici, contenevano gli organi interni avvolti in bende sagomate così da assomigliare a piccole mummie umane; sulla testa di tali simulacri, erano appostati piccole maschere in gesso dorato.

Il Corredo funerario recuperato comprendeva:

  • Il sarcofago di legno di Yuya su una slitta, coperto di pece e recante linee di iscrizioni.
  • La mummia di Yuya dentro 3 sarcofagi.
  • Il sarcofago di legno di Tuya, su una slitta con un testo che menziona suo figlio, Anen.
  • Due bare, inclusa quella della mummia di Tuya.
  • Due maschere dorate, una per ogni occupante.
  • Due scrigni canopici, ognuno diviso in quattro scomparti, in cui erano i quattro vasi canopi contenenti le viscere del morto.
  • Molti ushabti in teche di legno.
  • Il bastone e il manico della frusta di Yuya.
  • Il manico del sistro di Tuya.
  • Vasi in alabastro.
  • Finti vasi in legno.
  • Una statua in legno con un testo tratto dal Libro dei morti, un’apologia della vita del defunto che, fra le altre cose, comprendeva scongiuri per assisterlo nel suo viaggio attraverso il regno sotterraneo dei morti.
  • Tre sedie in legno di differente misura.
  • Un portagioie di Amenhotep III.
  • Due letti.
  • Uno scrigno appartenente ad Amenhotep III e a Tye.
  • Un vaso di alabastro appartenente al re e alla regina.
  • Un tubetto di kajal.
  • Vasellame.
  • Sigilli di Terracotta.
  • La collana di Yuya composta di grani d’oro e lapislazzuli.
  • Articoli da toeletta di vario genere.
  • Provvista di carne mumificata.
  • Un canestro per parrucca in papiro, oltre a una parrucca.
  • Paia di sandali di due diverse misure, di lunghezza che varia a dai 18 ai 30 cm.
  • Un papiro, lungo una ventina di metri, contenente capitoli del Libro dei Morti.
  • Un cocchio in perfette condizioni: all’epoca il secondo cocchio sopravvissuto dall’antico Egitto ritrovato.
La statua del Ba di Yuya

Fino alla scoperta della tomba di Tutankhamon, diciassette anni più tardi, la tomba di Yuya rimase la sola e essere stata ritrovata pressoché intatta.

Alcuni degli ushabti di pregevole fattura del corredo funerario- Museo Egizio del Cairo

Fonte : srs di Ahmed Osman, da “I Faraoni dell Antico Egitto.

Donne di potere, Hatshepsut, Templi

DJESER-DJESERU – LA TERRAZZA SUPERIORE

Di Andrea Petta

Da sottolineare il fatto che l’ultimo piano del tempio fu adattato alle esigenze di un monastero copto, dedicato a San Phoibammon, fondato probabilmente alla fine del VI secolo. I saloni del monastero furono costruiti sulla terrazza superiore mentre l’accesso ai visitatori esterni probabilmente avveniva nel cortile sottostante. Il monastero è stato utilizzato per più di due secoli, ma deve essere stato ricordato per molto più tempo poiché il nome del luogo “Deir el-Bahari” significa appunto “Monastero settentrionale”.

Il terzo portico corona la facciata del tempio, in origine con 26 statue di Hatshepsut erette contro i pilastri e le estremità orientali delle pareti laterali, tutte distrutte a parte qualche testa sopravvissuta alla damnatio. La parete ovest era decorata con 110 colonne di testo che descrivono eventi miracolosi evidenziando la volontà di Amon-Ra che sua figlia fosse incoronata re delle Due Terre. Dopo la morte di Hatshepsut le colonne furono sostituite da Thutmosis III con scene figurali.

Dal portico si accede alla cosiddetta “wshyt Hbyt = Corte della Festa“, con una corte centrale circondata su tutti i lati da un colonnato oltre il quale si aprono una stanza con finestra non meglio identificata, le cappelle funerarie di culto di Hatshepsut e Thutmosis I, il santuario principale di Amon, due cappelle di Amon ai lati nord e sud oltre ad un altare del sole e la cappella superiore di Anubi.che abbiamo già visto.

Per dare un’idea della devastazione subita dal tempio, il portale in granito che conduce alla Corte della Festa era l’unica parte visibile ai primi visitatori nel XVIII secolo.

La stanza con finestra potrebbe essere una “Stanza delle Apparizioni” come verrà mostrata ad Akhetaton (con Akhenaton che assegna l’Oro dell’Onore), ma le opinioni sono discordanti.

La “Corte della Festa” si riferisce alla “Bella Festa della Valle” e le scene della processione in occasione della festa occupano molto spazio della decorazione della terrazza superiore.

Il lato ovest, che conduce al Santuario di Amon, era decorato da nicchie con statue di Hatshepsut, di cui rimangono solo alcune parti.

AI lati dell’ingresso del Santuario di Amon, due figure di Ahmose, la madre di Hatshepsut (ma originariamente probabilmente di Neferure che accoglie, come erede designata, la madre Hatshepsut e Hathor).

Cappella meridionale di Amon: l’unica rappresentazione sopravvissuta di Hatshepsut (anche se con i cartigli di Tuthmosis II)

La Cappella meridionale di Amon contiene l’unica immagine sopravvissuta di Hatshepsut – anche se i cartigli sono stati cambiati con quelli di Thutmosis II.

LE CAPPELLE FUNERARIE DI CULTO DI HATSHEPSUT E THUTMOSIS I

Alle cappelle di culto di Hatshepsut e di suo padre, Thutmosis I, si poteva accedere dalla terrazza superiore attraverso un vestibolo. Entrambi gli ingressi alle cappelle si trovano nella parete occidentale del vestibolo. Due piccole nicchie erano state costruite nel muro orientale del vestibolo, una di queste era stata decorata con il capitolo 148 del Libro dei Morti. Questo capitolo garantiva l’approvvigionamento di cibo nell’aldilà grazie alla conoscenza dei nomi delle 7 mucche celesti.La parete occidentale della cappella era stata decorata con una grande falsa porta in granito rosso.Essendo la zona del tempio dedicata al culto della regina, è possibile che la statua di Hatshepsut conservata al Met di New York fosse posizionata qui.

IL SANTUARIO DI AMON

Attraverso un grande portale in granito si accede alla prima stanza del santuario principale di Amon dove veniva portata la statua del dio durante la “Festa della Valle”. La stanza ha un tetto a volta e due statue di Hatshepsut in forma di Osiride.Nel solstizio d’inverno il sole sorgeva esattamente sulla linea dell’asse del tempio. Così, i raggi del sole entravano nel santuario attraverso la finestra esterna illuminando le statue di Amon e del re ivi collocate. Purtroppo l’allineamento è andato perso nel corso del tempo (lavori, terremoti).La cappella originale dedicata ad Amon è stata smantellata nel periodo tolemaico e sostituita da un santuario dedicato ad Amenhotep.

L’ALTARE DEL SOLE

Il complesso del culto solare è costituito da un vestibolo coperto e un cortile aperto con l’altare solare. L’elemento predominante del cortile è il grande altare all’aperto per Ra-Horakhty eretto al centro e dotato di scale che conducono sul lato occidentale fino alla piattaforma.

A parte la distruzione delle rappresentazioni e dei nomi di Hatshepsut sotto Thutmosis III, in seguito i nomi e le figure di Amon-Ra e gli dei dell’equipaggio della barca solare furono distrutti – ad eccezione di Ra-Horakhty e Atum – durante il periodo di Amarna.

Le figure distrutte e i nomi degli dei furono restaurati – molto probabilmente sotto Horemheb.

Donne di potere

TIYE

Di Grazia Musso

I primi anni di vita ed il matrimonio: Tiye diventa regina

Se I primi due terzi della XVIII Dinastia sono caratterizzati da un certo numero di regine dalla forte personalità, l’ultimo terzo, comprendente, tra gli altri, i regni di Amenhotep III e di suo figlio Amenhotep IV, sono letteralmente affollati da figure femminili che affiancano costantemente il faraone in tutte le sue apparizioni e attività: in particolare Amenhotep III fa di Tiye, una donna di sangue non reale e originaria di Akhmin in Medio Egitto, la sua ” Grande sposa reale”.

Tiye era figlia del facoltoso funzionario Yuya, sacerdote del dio Min e sovrintendente ai cavalli del re, e della nobile Tuya, imparentata con gli Ahmosidi, sovrintendente degli harem di Min e Amon, probabilmente crebbe a Menfi nel palazzo reale, dove vivevano anche i suoi genitori in ragione del loro elevato status sociale, e quando aveva undici o dodici anni sposò il coetaneo Amenhotep III al suo secondo anno di regno, riuscendo ad integrarsi perfettamente nel suo ruolo, ed anzi, acquisendo nel tempo la stima e la fiducia del marito sul quale aveva un indubbio ascendente e che le attribuì un ruolo importante nella gestione del potere, prima inserendo i suoi genitori nel consiglio di reggenza e poi associando a sé ed al suo stesso livello in numerose occasioni ufficiali, coinvolgendo negli affari di stato.

Amenhotep III

Oltre ai tradizionali titoli di una regina (Principessa Ereditaria, Nobile signora, Grande favorita, Grande di lodi, Dolcezza d’amore, Signora delle Due Terre, Sposa di Re, Grande Sposa Reale, Beneamata sposa del Re, Colei che riempie il palazzo d’amore, Madre del Re, Madre del Dio), Tiye era anche conosciuta come Padrona dell’Alto e Basso Egitto e Padrona delle Due Terre, e l’altra considerazione di cui godeva emerge anche dai documenti ufficiali, dove spesso ritroviamo una formula che sembra alludere ad una associazione al trono, probabilmente quando la salute del sovrano cominciò a declinare: ” Sotto la maestà del Re dell’Alto e Basso Egitto, Amenhotep III e della Grande Sposa reale, Tiye”.

L’amore è la considerazione di Amenhotep per la sua sposa trova ampia conferma nelle fonti: ella venne ritratta in forma di sfinge, il suo nome fu iscritto in un cartiglio come quello del sovrano e citato in una serie di scarabei commemorativi che periodicamente quest’ultimo emetteva e distribuiva in tutto l’Egitto e all’estero per celebrare gli eventi più significativi del suo regno.

I primi 12 anni del lungo regno di Amenhotep III sono stati caratterizzati dall’emissione di cinque serie di scarabei, ognuna delle quali commemora a un evento particolare. L’emissione del secondo anno, cui appartiene questo scarabeo in scisto smaltato, ricorda il “Matrimonio” del faraone con la regina Tiye.

Museo del Louvre, Parigi

In più di un’occasione gli scarabei furono dedicati ad episodi legati a Tiye, a partire da quello che annunciava il loro matrimonio e riportava anche i nomi dei genitori della sposa nonostante le loro origini non reali, e quello emesso nell’11 anno di regno, che dava notizia di un lago scavato in onore di Tiye nei pressi di Akhmin, sua città natale.

Tiye rappresentata come sfinge

Il giorno dell’inaugurazione i sovrani ne solcarono le acque con una nave dal significativo nome di “Aten splendente. La barca sacra è la stessa regina venivano dunque messi in relazione con una divinità, il disco solare, che sarà centrale nel corso del regno del successore di Amenhotep III.Tiye era nominata anche nello scarabeo che annunciava il matrimonio di Amenhotep con la principessa Gilukhipa, figlia di Shuttarna II di Mitanni e in quello che celebrava una caccia straordinaria, che vide l’uccisione da parte del sovrano di un numero esorbitante di tori selvatici.

Il prestigio di cui godette la sovrana è in ogni caso testimoniato dell’evidenza monumentale: in un gruppo statuario di dimensioni “ciclopiche”, alto circa sette metri, proveniente da Medinet Habu ora al museo del Cairo, che ritrae la regina seduta seduta accanto al faraone, i due sono rappresentanti delle stesse dimensioni, mentre in passato nella diade che rappresentava la coppia reale il sovrano era notevolmente più alto per simboleggiare il suo maggiore potere e prestigio.

Per sottolineare il ruolo regale e divino della coppia, inoltre, il faraone fece costruire a Soleb, in Alta Nubia un tempio dedicato al proprio culto personale e, nella vicina Sedeinga, uno dedicato alla moglie come personificazione della dea Hathor e chiamato “Tempio di Tye” che prefigurano quello di Abu Simbel di Rameses II e Nefertari; il è il più importante monumento egizio che si sia conservato in Alta Nubia e il secondo, purtroppo è crollato.

L’ascesa al trono di Amenhotep IV: Tiye diventa MADRE DEL RE

Amenhotep III garantì pace e prosperità e l’Egitto raggiunse l’apice della sua potenza, edificò grandi monumenti, templi, parchi pubblici ed infrastrutture ( lo stesso lago artificiale costruito per Tiye aveva anche la finalità di convogliare le acque da una serie di canali e permettere una più efficiente irrigazione dell’area circostante), trasferì la corte in un grande palazzo che fece costruire a Malkata, dietro Medinet Habu, sulla riva occidentale del Nilo.

Grazie alla politica matrimoniale consolidò i confini, espanse la propria influenza sulla Siria ed i trattenne rapporti con i Mitanni, che divennero ancora più stretti dopo che ivi ascese al potere di Tushratta, così come testimoniano le note “lettere di Amarna”, documenti che descrivono le relazioni politiche dell’epoca. Anche Tiye trattenne rapporti diplomatici personali con i governanti stranieri come si desume dalle iscrizioni e dalla citata corrispondenza, in particolare la lettera EA 26, in cui Tushratta risponde direttamente a lei che, a quanto pare desiderava accertarsi del mantenimento dei buoni rapporti fra i loro regni a seguito della morte del faraone : “Tu sai che io (Tushratta) ho sempre avuto amicizia per tuo marito e che tuo marito ebbe sempre amicizia per me…. Tu sei quella che conosce meglio tutto ciò che ci siamo detti l’uno all’altro. Nessun altro conosce”.

La Grande Sposa Reale trascorreva gran parte del suo tempo nel suo palazzo, dove disponeva di un complesso chiamato ” la Casa della Regina”, composto da servizi medici, magazzini, botteghe e laboratori di orefici, falegnami, panettieri, birrai e addirittura di un tesoro, gestito da maggiordomo tra i quali Kheruef.Tiye diede ad Amenhotep III cinque femmine ( Sitamon, Henuttaneb, Isis, Nebeta e Beketaten) e due maschi ( Tutmosis, morto giovane e Amenhotep).

Quando Amenhotep III mori, Tiye fece incidere una serie di scarabei commemorativi: “La Grande Sposa Reale Tiye ha modellato questo oggetto che le appartiene, per il suo amato fratello, il Faraone”, assunse il titolo di Madre di Re e divenne coreggente per il figlio Amenhotep IV, continuando a mantenere i contatti diplomatici con Tushratta ; il nuovo faraone inizialmente governò da Malkata e si pose nel solco tracciato dal padre, ma, nel quinto anno del suo regno, introdusse la riforma religiosa basata sull’ adorazione di Aton, modificò il suo nome in Akhenaton e si trasferì con i suoi fedelissimi ad Akhetaton , la città che aveva costruito dal nulla nel deserto.

Anche se non vi è prova che Tiye condividesse le nuove idee religiose del figlio, sembra che lo abbia sostenuto nella sua riforma, probabilmente perché si rendeva conto che arginava pesantemente il potere del clero di Amon, che nel corso del tempo era aumentato a dismisura e Costituiva un pericolo per la monarchia.

La lastra frammentaria in quartzite proviene dal Tempio di Milioni di Anni di Amenhotep III, a Tebe Ovest e ritrae la sua sposa, la regina Tiye, in bassorilievo nell’incavo.

Il modellato del volto e la forma allungata degli occhi preannunciano l’arte amarniana

Agyptisches Museum, Berlino.

Fonte : Le regine dell’antico Egitto a cura di Rosanna Pirelli.

STATUA DI TIYE COME ISIDE-HATHOR.

Basalto. Altezza 153 cm. C. 694 collezione Donati.

Il botanico Padovano Vitaliano Donati nel corso del suo viaggio in Egitto e vicino Oriente su incarico dei Savoia si procurò, oltre a centinaia di oggetti minori, tre bellissime statue che inviò a Torino, dove furono esposte nel cortile dell’università.

Fu qui che Champollion, nel 1824, ebbe modo di ammirarle prima che venissero infine trasportate, nel 1832, nel palazzo sede del Museo Egizio per essere unite alla collezione Drovetti. Una delle statue di Donati raffigura Tiye, moglie del sovrano Amenhotep III e madre di Amenhotep IV. La regina è effigiata con sembianze di una dea, molto probabilmente Iside, come indica il disco solare che porta sul capo, inserito tra le corna bovine liriformi. La statua, pur nella sua frammentarietà, risulta estremamente elegante: il volto, dai tratti raffinati, è cinto da una parrucca striata su cui svetta l’ureo frontale, mentre il corpo, ben modellato, è avvolto da un abito a bretelle aderente che ne esalta le forme. Tiye tiene nella mano destra lo scettro uas, simbolo di potere, e nella sinistra l’ankh, emblema di vita. Questa statua, proveniente da Coptos, faceva parte di un gruppo di immagini divine fatte innalzare dal sovrano in varie località d’Egitto per celebrare il suo giubileo, festa sed.

Fonte: I grandi musei – Il Museo Egizio di Torino – Electra.

La regina figura sulle pareti della tomba del suo maggiordomo Huya ad Amarna, e almeno fino all’ottavo anno di regno di Amenhotep IV è presente anche sui monumenti della nuova capitale, il che induce a pensare che dopo la morte del suo consorte abbia vissuto spostandosi tra il suo palazzo a Medinet el-Ghourab, nel Fayum, e quello che il figlio le aveva fatto costruire ad Akhetaton.

LA MORTE: TIYE VIENE DIVINIZZATA

Dopo la morte di Akhenaton, i suoi successori abrogarono le sue riforme religiose cancellando il periodo amarniano dalla storia, ed è questo il motivo che la data di morte di Tiye è persino il suo luogo di sepoltura iniziale sono oggetto di dibattito.

Si ritiene che ella sia morta a poco più di sessant’anni nel 1337 a. C., in quanto è citata per l’ultima volta in un’iscrizione datata 13 novembre del 12 anno del regno di Akhenaton, proprio quando una grave epidemia sconvolse l’Egitto cagionando lutti anche nella famiglia reale.

La scomparsa di Tiye ed il disinteresse di Akhenaton nei confronti degli affari di Stato ebbero gravi ripercussioni politiche: l’Egitto perse il suo prestigio internazionale e alcuni territori a lungo detenuti dalla corona, e si assistette parallelamente alla crescita degli Ittiti a nord, non più controllati dagli egizi.

Sulla sepoltura della regina sappiamo ben poco: suoi ushabty furono rinvenuti nella tomba di Amenhotep III, mentre un sarcofago regale a suo nome proviene da una tomba di Tell el-Amarna e un sacrario dorato furono trovati nella Tomba 55 della Valle dei Re.

Sulla base di alcune iscrizioni incomplete e controverse alcuni egittologi ritengono che ella fu seppellita inizialmente nella tomba di Akhenaton ad Amarna ed in seguito trasferita in quella di Amenhotep III, dove sono stati trovati i suoi ushabti.

La sua mummia fu scoperta nel 1898 da Victor Loret nella tomba di Amenofi II adagiata al suolo accanto ad altri corpi deposti in un secondo momento; la sua rimase a lungo sconosciuta, tanto che per anni venne chiamata The Elder Lady, per distinguerla dalla mummia di una donna più giovane che giaceva insieme a lei, chiamata The Younger Lady.

Nel 1922 nella tomba di Tutankhamon venne ritrovato un piccolo sarcofago recante il nome di Tiye che custodiva una ciocca di capelli color rame quasi perfettamente conservati, costituenti un ricordo della nonna del giovane faraone o una reliquia della regina, divinizzata insieme al suo augusto consorte; solo nel 2010, tuttavia nell’ambito del “Family of King Tutankamun Projet”, è stato possibile identificare formalmente ” The Elder lady” come La regina Tiye (attualmente al Museo Egizio del Cairo), comparando il DNA estratto dalla mummia con quello ricavato dalla ciocca di capelli.

Fonte :

Donne di potere, Hatshepsut, Templi

DJESER-DJESERU – IL SANTUARIO SUPERIORE DI ANUBI

Di Andrea Petta

Nella parete nord del piano superiore del tempio è ubicata invece una piccola cappella composta da due stanze chiamata Cappella Superiore di Anubi o Cappella di Tuthmosis I. Vi si accede dal piccolo tempio solare a cielo aperto recentemente restaurato.

Questa cappella è stata parzialmente scavata nella roccia ed è composta da due stanze, la decorazione è simile a quella delle stanze della Cappella Inferiore di Anubi.

La cappella è lunga 5,26 m, ma larga solo 1,57 m, quindi è molto stretta. Sebbene le decorazioni di entrambe le stanze della cappella siano state distrutte nell’antichità, i resti che sono stati conservati sono di alta qualità, soprattutto nella colorazione delle iscrizioni.

Sulle pareti della cappella, oltre alle raffigurazioni scolpite della regina, si potevano vedere suo padre Tuthmosis I e di sua madre Seniseneb (sulla parete nord della seconda stanza). Anche tutte le pareti laterali della cappella erano decorate a colori.

Secondo gli studiosi le raffigurazioni di Hatshepsut distrutte sarebbero state di rituali con diverse divinità: la Regina offre incenso ad Amon-Ra, natron ed olio consacrato ad Anubi, svolge riti di purificazione con Osiride e Sokar, dedica un santuario a Ptah e riceve vita da una Dea (Hathor?) non meglio identificata.

Donne di potere, Hatshepsut, Templi

DJESER-DJESERU – IL SANTUARIO INFERIORE DI ANUBI

Di Andrea Petta

Venne realizzato all’estremità settentrionale del porticato intermedio a Deir El Bahari.

È formato da una sala ipostila a 12 colonne che conduce al santuario vero e proprio con due sale ed una nicchia disposte ad angolo retto l’una rispetto all’altra, secondo il principio che doveva celare ai profani i misteri del Dio. Solo la sala ipostila è accessibile ai visitatori.

Le immagini di Hatshepsut sono tutte mutilate a causa della damnatio memoriae, ma le raffigurazioni delle divinità e delle offerte sono rimaste pressoché intatte con colori che sono ancora freschi e brillanti.

La sala ipostila è lunga circa 11 metri e larga poco meno di 7 metri mentre il soffitto, a quasi 6 metri di altezza, è decorato con un cielo stellato.

Sulla parete sinistra Hatshepsut viene raffigurata con diverse divinità, con Anubi, con Nekhbet (a cui evidentemente la Regina era molto legata) e Ra-Horakhty. La munificenza di Hatshepsut è rappresentata da enormi tavole di offerte, organizzate in ben otto registri. Sulla parte destra è invece Tuthmosis III ad offrire del vino a Sokar, una cui statua era probabilmente contenuta nella nicchia della parete (quella opposta dedicata ad Amon), mentre Hatshepsut ed Anubi sono mostrati di fronte ad un’altra divinità a testa di canide.

Presumibilmente doveva essere dedicata ai riti funebri collegati alla mummificazione ed al “ba” della Regina