Una raccolta di foto di sculture scoperte presso lo studio-laboratorio di Thutmose, su cui troverete altri miei approfondimenti nel gruppo. La straordinaria umanità che questi ritratti emanano è frutto non solo di sicura abilità artistica, ma anche di un nuovo concetto dell’arte, dove l’umanità emerge in maniera preponderante rispetto all’idealizzazione.
Alcuni di questi ritratti sono dei calchi, molti dei modelli per successive sculture e questo spiega il loro sorprendente realismo.
Le sculture sono conservate in vari musei.
Viso di donna anziana in gesso, Ägyptisches Museum, Berlino
Viso di giovane donna, gesso, Ägyptisches Museum, Berlino
Viso di giovane donna, gesso, Ägyptisches Museum, Berlino
Viso di giovane donna, gesso, Ägyptisches Museum, Berlino
Ritratto di uomo abitualmente identificato con Ay. Ancora visibili le tracce di colore. Ägyptisches Museum, Berlino
Testa-modello di uomo, Ägyptisches Museum, Berlino
Ritratto di Akhenaton, gesso, Ägyptisches Museum Berlino
Ritratto di Akhenaton, gesso, Ägyptisches Museum, Berlino
Modello per testa di re? Ägyptisches Museum, Berlino
Ritratto di Akhenaton, gesso, Ägyptisches Museum, Berlino
Testa modello forse rappresentante Amenhotep III, Ägyptisches Museum, Berlino
Ritratto di Nefertiti (o Meritaton?), quarzite gialla, Ägyptisches Museum, Berlino
Ritratto di Akhenaton, gesso, Ägyptisches Museum, Berlino
Ritratto di Nefertiti, Museo del Cairo
Ritratto di Akhenaton
Ritratto di Nefertiti da giovane, granodiorite, Ägyptisches Museum, Berlino
Ritratto di Nefertiti da giovane, granodiorite, Ägyptisches Museum, Berlino
Probabile Ritratto di Ay, gesso, Ägyptisches Museum, Berlino
Ritratto di Nefertiti giovane, gesso, Ägyptisches Museum, Berlino
Nefertiti e Akhenaton, gesso, Ägyptisches Museum, Berlino
itratto di uomo anziano, British Museum
Modello Nefertiti con ancora visibili le tracce dello scultore
Ritratto di giovane uomo, forse Amenhotep III, Ägyptisches Museum, Berlino
Ritratto di giovane uomo, forse Amenhotep III, Ägyptisches Museum, Berlino
Senenmut era un cittadino comune ma era un uomo brillante e grazie alla sua vivace intelligenza, alla sua vasta sapienza ed alla sua completa devozione ad Hatshepsut ottenne da lei ricchezza, prestigio e privilegi simili a quelli tradizionalmente riservati ai membri della famiglia reale.
In qualità di consigliere della regina e tutore di sua figlia Neferure, morta a soli sedici anni, detenne più di novantatré titoli (tra cui Gran Tesoriere della Regina, Capo Sovrintendente del Re, Sorvegliante del tesoro, dei granai, dei campi, dei bovini di Amon), che gli diedero il controllo sulle notevoli risorse della famiglia reale e del clero di Amon, al quale era molto vicino.
Egli aveva vaste conoscenze nel campo dell’astronomia ed in qualità di capo architetto reale progettò e fece realizzare il tempio di Deir El-Bahari, sulle cui pareti, la regina lo autorizzò a farsi rappresentare per ben settanta volte.
Senenmut rimase scapolo per tutta la vita, circostanza rara nell’antico Egitto, e visto che fra i suoi titoli compariva anche quello di “Cortigiano molto amato”, qualche studioso ipotizza che potesse essere stato l’amante segreto di Hatshepsut, la quale, rimasta vedova di Thutmose II, non si era più risposata. In effetti esistono molteplici statue che lo rappresentano accanto alla regina, in un caso è stato raffigurato grande quanto lei e spesso i nomi di Hatshepsut e di Senenmut sono scolpiti appaiati. La natura della relazione tra i due fu oggetto di pettegolezzi anche all’epoca: è infatti stato rinvenuto un graffito, realizzato da un operaio di Deir El-Medina sulle pareti di una tomba vuota che mostra un amplesso tra un uomo ed una donna nuda che indossa sui capelli un’acconciatura regale, identificati in Senenmut ed Hatshepsut.
Il favore della regina nei confronti del suo dignitario è testimoniato anche dal fatto che gli mise a disposizione due tombe. La prima sorge sulla riva occidentale; Hatshepsut l’aveva fatta preparare per sé, quando era ancora la Grande Sposa Reale e gliel’aveva poi ceduta, dopo aver preso il potere; all’interno c’era un sarcofago di granito rosa di Assuan, fatto a pezzi dai cercatori di tesori ed oggi ricostruito ed esposto al Metropitan di New York.
Questa tomba tuttavia non venne mai utilizzata. Senenmut ottenne il grande onore di essere sepolto in una tomba a Deir El-Bahari, entro i confini del tempio funerario della sovrana; essa ha un unico dipinto, rimasto incompiuto che mostra, sul soffitto, le ore della notte e le costellazioni del cielo notturno.
Il graffito che riproduce un amplesso con una donna dall’acconciatura regaleL’entrata della tombaSenenmut ritratto nella tomba TT71
Il soffitto astronomico
Ostracon in calcare con disegno di una testa e proporzioni per il disegno. Insieme ad altri tre Ostracon, è stato ritrovato sotto la tomba/deposito T T 71 e si considera ritragga lo stesso Senenmut. Dimensioni: 18 x 8 cm circa. Attualmente al Metropitan Museum di New York.
Le statue a cubo di Senenmut e della principessa Neferura
Da Karnak, corte della cachette XVIII Dinastia, Granito grigio, altezza 130 cm. Il Cairo, Museo Egizio.
Senenmut rivestì molte cariche, fra cui quella del tutore della figlia di Hatshepsut e di Tuthmosis II, la principessa Neferura.
In queste statue che si rifanno ai modelli delle statue a cubo del Medio Regno, della principessa emerge la testa, fra le braccia del tutore.
Neferura ha spesso il dito alla bocca e la treccia della fanciullezza, segni della sua età
Ägyptisches Museum di Berlino, N.I. 2296
LA TOMBA TT353
Gli elementi decorativi della camera sono il soffitto astronomico, che è stato illustrato più sopra, e una stele falsa-porta sulla parete ovest, ovvero di fronte all’entrata, simile a quella trovata nella tomba TT71.
Nel piccolo riquadro centrale, in entrambe le false-porte, una scena di banchetto funebre mostra Senenmut ed i suoi genitori.
Falsa-porta della tomba TT71
La scena è pressoché identica, Senenmut è seduto tra i suoi genitori, dietro a lui suo padre che l’abbraccia e davanti a lui sua madre che tiene un fiore di loto in mano e davanti al naso del figlio.
Fonte : Nico Pollone.
Nota di Nico Pollone
In questa rappresentazione scultorea il tema cambia, Senenmut è rappresentato inginocchiato mentre sorregge un rotolo di corda. La corda è identificata come “nwH” ovvero alla lettera, “bastone di corda”, misura o corda di agrimensura (misurazione della superficie e dimensione dei terreni) della lunghezza di 100 cubiti (52,30 metri). Questa era evidentemente un’altra mansione di Senenmut per misurare la produzione del grano nei campi per valutare la quantità del raccolto e/o l’ammontare di affitto che doveva essere pagato presumibilmente a l tempio. Emergente fuori dal rotolo di corda a forma di gomitolo, più cilindrico che sferico, è una piccola testa umana, non della stessa qualità artistica del resto della statua, sormontata da un piccolo ureus a sua volta con il disco solare di Hathor sopra . La corda è appoggiata su una base rettangolare quasi cubica, che a sua volta poggia su base-piedestallo più grande rettangolare con gli angoli frontali arrotondati. Il contorno della base conteneva iscrizioni che sono state eliminate.
Anche se la statua sembra essere intatta, a parte il danneggiamento del naso, e la parte destra dello schienale, si evidenziano e ipotizzano modifiche intriganti. Per primo, la testa umana che sormonta la corda ha sostituito la testa di un ariete adornata con un ureus cornuto e disco solare che erano l’emblema solito per tali oggetti. L’ariete era un simbolo potente di Amun-Re, che avrebbe avuto qui il suo ruolo come Dio di Misurazione. Che l’ariete originale sia stato sostituito suggerisce che fu distrutto durante il regno di Akhenaten (r. 1349 – 1336 A.C.), quando i nomi ed immagini della triade Tebana (Amon-Re, Mut, e Khonsu) furono proscritte ufficialmente e rimosse dai monumenti esistenti.
Parigi, Museo del Louvre
Fonte: Enciclopedia Egitto della Fabbri Editori curata da Maurizio Damiano. Cristiane Desroches Noblecourt La regina Misteriosa. Bob Brier, Was Senenmut Queen Hatshepsut ‘s Secret Lover?
Alcuni di voi avranno certamente notato che sul lato lungo di molti sarcofagi del Primo Regno Intermedio e del Medio Regno, compare una coppia di occhi stilizzati.
Gli occhi consentivano al defunto di vedere all’esterno, affinché continuasse a partecipare alla vita terrena.
L’udjat rappresenta l’occhio sinistro del dio Horus e il suo significato è legato alla rigenerazione e risanamento.
Nell’immagine il sarcofago dell’arciere Iy dalla necropoli di Assiut, XI Dinastia, 1980-1939 a.C.
L’attività estrattiva veniva generalmente svolta in cave e in trincee a cielo aperto, anche se talvolta, per seguire i livelli di roccia desiderati, le coltivazioni continuavano in gallerie scavate in sotterraneo. La scelta dell’ubicazione del sito di estrazione che prevedeva l’attività di cava, era basata su una serie di fattori tra cui prima di tutto la qualità del materiale. ossia caratteristiche estetiche e tecniche, nonché la disponibilità di blocchi su misura, la vicinanza ai siti di costruzione o di lavorazione verso i quali il materiale era destinato e la vicinanza al Nilo, nel caso fosse stato necessario il trasporto via acqua.
Rampa centrale fiancheggiata da 2 serie scale, per sollevare e trasportare i blocchi dalle cave. Hetnub o Hatnub è un sito archeologico in Egitto a sud-est di Amarna a circa 65km da Minya. Fin dall’antichità la località era nota per le sue cave di Calcite traslucida, detta impropriamente Alabastro, impiegata fin dal periodo Protodinastico per la produzione di vasi.Mons Clauudias era una cava romana situata nel deserto orientale egiziano, a metà strada tra Mar Rosso e Quena, qui si estraeva Granodiorite.
Tecniche di estrazione
Dal periodo Predinastico (3900-3300a.C.) l’estrazione e gran parte della lavorazione dei lapidei ornamentali duri veniva effettuata tramite utensili in pietra, come battenti o martelli, foggiati da da rocce più dure e resistenti alla rottura: il materiale più comune era la Dolerite (roccia Magmatica) ma venivano anche utilizzati Andesiti, Graniti a grana fine, Arenarie silicizzate e Gneiss anortositici, con queste rocce venivano anche fabbricati utensili per la molatura, che servivano per levigare le superfici ruvide. mentre l’effettiva lucidatura veniva realizzata probabilmente tramite sabbia comune ricca di Quarzo. Per quanto riguarda la lavorazione della roccia estratta, studi archeologici effettuati sulle antiche cave dell’area di Assuan indicano almeno due fasi: la prima fase consisteva nell’eliminazione dello strato corticale di alterazione, utilizzando il bordo tagliente degli utensili in pietra, per esporre le superfici fresche dei blocchi rocciosi, che venivano poi lavorati fino ad ottenere la taglia desiderata o la forma grezza di un determinato manufatto; la seconda fase prevedeva la smerigliatura e levigatura dalla superficie scolpita tramite una miscela di acqua e polvere di Quarzo e una lucidatura finale, effettuata invece con una miscela pastosa di acqua e polvere di Quarzo più fine.
Attrezzi da lavoro in pietra e Rame.
Tecniche di estrazione con l’utilizzo del ferro
Forse già dalla XXVI dinastia (672-525a.C. circa) furono utilizzati per la prima volta utensili in ferro che comprendevano grandi martelli da fabbro, picconi, scalpelli e cunei: per l’estrazione di blocchi dal substrato roccioso, sulla superficie veniva scolpita una fila di fori cuneiformi all’interno dei quali erano infissi dei cunei di ferro, che tramite martellamento ripetuto, provocavano la fratturazione della roccia lungo la fila di fori stessa.si ritiene che ai lati dei cunei venissero collocate sottili lamine di ferro chiamate “piume” per aumentarne la forza laterale di trazione.
Altri attrezzi da lavoro
Trasporto
Per quanto riguarda il trasporto dei blocchi di roccia estratti, durante il periodo Dinastico(3060-332a.C.) venivano utilizzate slitte di legno trainante da animali da tiro o più comunemente da squadre di uomini: per ridurre l’attrito, il traino veniva effettuato o su terreno bagnato o su travi di legno, predisposte trasversalmente rispetto alla direzione di trasporto, che venivamo ripetutamente ricollocate per terra di fronte alle slitte. Il traino delle slitte su cilindro di legno sembra invece essere meno verosimile, poiché questi risultavano efficaci su terreni duri e lisci e relativamente piani; lo stesso vale anche per l’utilizzo di carri su ruota, che a causa dell’elevato carico dei dei materiali rocciosi trasportati e della presenza di strade sterrate instabili, potevano bloccarsi o danneggiarsi. Solo nel periodo Romano (30a.C.-395d.C.) e forse nel tardo periodo Tolemaico, divenne prevalente il trasporto via terra dei materiali lapidei estratti, tramite carri trainati da animali, è questo grazie ad una rete di strade ben realizzate che collegavano i siti di cava nel deserto con la valle del Nilo. In tutti i periodi e per tutti i tipi di roccia, invece il materiale cavato veniva scalpellato sul sito, almeno parzialmente fino a raggiungere una lavorazione prossima a quella definitiva; questa procedura riduceva il peso del materiale da trasporto e permetteva di rilevare qualsiasi difetto nei blocchi di roccia, prima che lasciassero il il sito di estrazione.
Dipinto all’interno della tomba del monarca Djehutihotep: ai piedi della grande statua trasportata nel deserto si vede una persona intenta a versare acqua sulla sabbia, davanti al traino. XII dinastia 1990-1780 a.C.
Tra le meraviglie scoperte presso il laboratorio di Tuthmose ad Amarna, tutti ricordano una statuetta in calcare rappresentante Nefertiti in età avanzata, h. 40 cm, oggi conservata all’Ägyptisches Museum di Berlino. La statuetta fu trovata nel 1920 in diversi pezzi che furono ricomposti ed in parte ricostruiti.
La regina indossa il copricapo a cuffia dove originariamente era presente un ureo, le cui spire sono ancora visibili, e che probabilmente era realizzato in metallo. Ai suoi piedi dei sandali di foggia simile a quelli trovati nella mummia di Tutankhamon, tra gli altri. Alle orecchie degli orecchini a disco. Un abito aderente trasparente (riconoscibile solo dalle maniche) e probabilmente uno scialle completa l’abbigliamento della regina .Il suo volto, benché incompiuto, mostra i segni dell’età. È ancora una bellissima donna ma le rughe ai lati della bocca le conferiscono un aspetto un po’ duro, che ricorda i ritratti della regina Tiye.
Il fisico mostra i segni delle varie gravidanze: i seni non più turgidi, il ventre pronunciato rendono l’immagine di una donna non più giovane anche se non vecchia. Esistono altre rappresentazioni di Nefertiti non più giovane: una è la placca Wilbour, conservata al Brooklyn Museum di New York dove Nefertiti è rappresentata con Akhenaton; l’altra è il ritratto di Nefertiti sul sarcofago fatto scolpire da Akhenaton per la regina Tiye ad Amarna (allora Nefertiti aveva circa 40 anni).Per quale motivo la più bella delle regine fu rappresentata con i segni dell’età? Forse, in quanto correggente, sempre che questa ipotesi sia confermata, la regina doveva apparire come una donna saggia, come già avvenuto per la regina Tiye che forse allora era già deceduta. Questo spiegherebbe il ritratto sul sarcofago della regina Tiye. Una bellezza che tuttavia neanche l’età è riuscita a scalfire.
Statuetta di Nefertiti, calcare, h. 40 cm., 1350 a.C. Circa, fine XVIII Dinastia, Ägyptisches Museum di Berlino
Fonti principali: Arnold, Dorothea, The workshop of the Sculptor Thutmose, the MET “Standing Figure of Nefertiti”. The Joy of Museums.
Placca Wilbour, Brooklyn Museum
Ricostruzione del sarcofago della regina Tiye ad Amarna, Maarten J. Raven
Panoramica dell’area occidentale di Kerma, dall’apice della deffufa. I muri sono stati ricostruiti a partire dalle tracce trovate negli scavi.Modellino della città di Kerma. Al centro, il tempio principale – o deffufa – è una massa in mattoni con una sola scala interna. Si riconoscono anche la grande capanna dei ricevimenti del re e le case rettangolari con cortile interno, un modello ancora diffuso oggi.Prima di Kerma: ricostituzione di una parte dell’agglomerato attorno al 3000 a. C., con capanne, edifici rettangolari, recinti per gli animali e granai.La tomba di probabile re di KermaVicina a quella del re, questa tomba di un arciere diciottenne fortunatamente non è stata saccheggiata. Il giovane è stato sepolto vestito e parato, con le sue armi e un agnello sacrificato.questa otarda d’avorio ornava probabilmente un letto funebre. Necropoli di Kerma, attorno al 1500 a. C. museo di Lipsia Germania.Recipiente dipinto a forma di cspanna Necropoli di Kerma. attorno al 1500 a. C. museo nazionale di Khartum SudanMuseo di Kerma
Kerma è una località della Nubia situata nei pressi dell’attuale Karmah (Sudan). Fu la capitale del Regno di Kerma che si estendeva tra i confini dell’attuale Egitto e Sudan.
Kerma è uno dei più estesi siti archeologici della Nubia. In decenni di scavi archeologici e ricerche vi sono stati ritrovati numerosissimi oggetti, migliaia di antichi sepolcri e quartieri residenziali.
Gli archeologi concordano che il sito risale ad oltre 9.500 anni fa.
LA CULTURA DI KERMA
Kerma è stata sede di una cultura neolitica attestata da un campo di sepolture databile al 7500 a.C. ed è uno dei campi di sepolture più antichi dell’Africa. Alla cultura di Kerma sono anche legati alcuni reperti attestanti la domesticazione dei bovini nell’area sudanese.
Fino a poco tempo fa, la civiltà di Kerma era conosciuta unicamente per il sito della sua capitale, la necropoli nei suoi pressi ed alcuni altri piccoli centri verso nord. Recenti scoperte archeologiche hanno identificato numerosi altri siti a sud di Kerma, lungo l’antico corso del Nilo. Kerma era un grande centro urbano costruito attorno ad un centro templare, conosciuto come Deffufa
Alcuni aspetti di questa cultura sono i vasi di ceramica, l’allevamento del bestiame, un particolare sistema di difesa e la camera per le udienze del re (che non esisteva nell’antico Egitto e che fu ricostruita 10 volte). In base ai reperti archeologici la storia del sito, dopo il neolitico e nel periodo del regno di Kerma, può essere suddivisa in varie fasi: periodo pre-Kerma (3200 a.C. – 2500 a.C. con la formazione dei primi aggregati preurbani), periodo Kerma iniziale (2500 a.C. – 2050 a.C. che comprende la fondazione della città, la costruzione del quartiere religioso e la trasformazione dei territori ad est in necropoli), periodo Kerma intermedio (2050 a.C. – 1750 a.C. durante il quale saranno erette le mura della città ed i palazzi) e periodo Kerma classico (1750 a.C. – 1480 a.C. che comprende il periodo di massimo sviluppo con la costruzione dei templi e delle tombe reali fino alla invasione egizia). Dopo l’invasione egiziana e la successiva riconquista dell’indipendenza della Nubia, la città continuerà ad esistere come importante centro commerciale ma non sarà più la capitale di un regno indipendente.
Ora il sito si trova nello Stato del Sudan ed è oggetto di scavi da parte di missioni archeologiche svizzere.
Il regno di Kerma (il più antico conosciuto della zona di Kush) fu uno Stato nubiano esistito tra il 2500 a.C. ed il 1520 a.C. il suo centro fu appunto la città di Kerma il cui momento di maggiore splendore coincise con il medio regno egizio anche se la civiltà nubiana mantenne sempre i suoi caratteri distintivi (come ad esempio la ceramica).
Il sito di Kerma include sia una vasta città che una necropoli consistente in grandi tumuli. L’archeologo George Reisner riteneva che Kerma fosse stata in origine un governatorato egizio che si sarebbe poi sviluppato verso una monarchia indipendente Harvard African Studies Volume V. Peabody Museum of Harvard University, Cambridge Mass.
Gli studiosi moderni ritengono invece che all’origine Kerma sia stata un avamposto commerciale essendo troppo lontana dai confini dell’Egitto del tempo. Anche la presenza di oggetti e statue recanti iscrizioni egizie viene ora interpretata come effetto degli scambi commerciali. Durante il primo periodo intermedio la presenza egizia nella Bassa Nubia scomparve del tutto e quando le fonti egizie tornano a citare Kerma la descrivono avere il controllo dell’Alta e della Bassa Nubia.
Il regno di Kerma raggiunse il suo massimo sviluppo territoriale durante il secondo periodo intermedio arrivando a sfiorare il confine meridionale dell’Egitto. Il regno di Kerma finisce con l’avvento del nuovo regno e dei suoi sovrani alla ricerca di successi militari.
Sotto Thutmose III il confine giunge alla IV cateratta del Nilo e Kerma si trova inglobata nell’impero egizio.
Si conoscono i nomi di alcuni sovrani del regno i Kerma: Awawa che regnò fra il 2000 ed il 1850 a.C., Utatrerses che regno fra il 1850 ed il 1650 a.C. e Nedjeh 1650-1550 a.C.
Fonti: IL SOGNO DEI FARAONI NERI di Maurizio Damiano, Swi Swissinfo-ch, Wilkipedia enciclopedia libera, enciclopedia Treccani.
Nel 1889 Albert Spalding (il fondatore dell’azienda di abbigliamento ed attrezzature sportive) porta i Chicago White Stockings (gli antenati dei Chicago White Sox e dei Chicago Cubes) ed una rappresentativa All Stars in giro per il mondo in un tour promozionale del baseball.
La comitiva fa anche tappa al Cairo, e vogliamo perderci l’occasione di una partita ai piedi della Sfinge? Ovviamente no.
James Elfers, che ha scritto un libro sulla successiva tournée della Major League americana del 1913, racconta che uno dei lanciatori, tale John Healy (che verrà di qui in avanti soprannominato “l’egiziano”) propose una gara “a chi avrebbe fatto un occhio nero alla Sfinge” colpendola con una palla.
Le cronache del tempo non ci narrano se qualcuno abbia vinto la sfida…
Per la cronaca, i White Stockings si piazzarono terzi nella National League quell’anno, con 67 vittorie e 65 sconfitte.
Nelle foto, con i giocatori nelle divise dell’epoca, la sabbia sta di nuovo ricoprendo la Sfinge dopo il lavoro di Grébaut di due anni prima.
La Stele del Sogno, copia d’epoca del disegno originale di SaltLa scoperta del Tempietto di Thutmosis e della Stele del Sogno
È una stele di granito, alta circa 3.6 metri, che formava un tempo la porta di ingresso ad un piccolo tempio a cielo aperto edificato da Thutmosis IV tra le zampe della Sfinge.
Riporta inciso il resoconto di un sogno dello stesso Thutmosis in cui la Sfinge gli promette il trono d’Egitto se la disseppellirà dalla sabbia (“la sabbia mi è nemica”).
L’interpretazione più comune della stele è che Thutmosis non fosse l’erede designato al trono, e che abbia eliminato, uccidendoli o mettendoli in disgrazia, almeno due fratelli (ritratti in altri frammenti ora perduti) giustificando a posteriori il fatto con questo “segno” divino.
Non fu il primo e sicuramente non l’ultimo.
IL TESTO DELLA STELE DEL SOGNO
LUNETTA SUPERIORE
Colonna centrale: Parole dette: ” sia fatto che appaia Menkheperurê sul trono di Geb e (che)(Thotmes, brilli di apparizioni), nella funzione di Aton”
A sinistra sopra alla sfinge: Harmachis, dice: ” sia data vita e potere al padrone delle due terre (Thotmes, brillante di apparizioni ).
A sinistra davanti al re: Il re dell’Alto e Basso Egitto, signore delle due terre , Menkheperura (le trasformazioni di Ra sono stabili) (Thotmes, brillante di apparizioni) che sia dotato di vita , di stabilità e di potere come Ra. [salutare (con) il vaso nemset] ??
A destra sopra alla sfinge: Harmachis dice: sia data la forza al padrone delle due terre Thotmes, brillante di apparizioni
A destra davanti al re: Il re dell’Alto e Basso Egitto <Menkheperura> che sia dotato di vita. Fa un incensamento e una libagione.
TESTO COMPLESSIVO REGISTRO INFERIORE
Linea 1 – Il primo anno di regno, terzo mese di Akhet, diciannovesimo giorno, sotto la Maestà dell’ Horus, “toro possente, completo di apparizioni ” quello delle due signore, ” Quello di cui la monarchia è stabile come Aton ” Horus d’ oro, ” Quello di cui la forza è possente, che respinge i nove Archi “, il re dell’ Alto e Basso Egitto, <Menkheperura> figlio di Ra , (il sorgere di Thot, nato dalle apparizioni), amato [da Harmachis] , doni vita, stabilità e potere, come Ra , eternamente
Linea 2 – Che viva il dio perfetto, figlio di Aton, protettore di Harakhty, l’immagine vivente del maestro universale, il sovrano che Ra ha fatto, l’erede eccellente di Khepri, dal bel viso come il sovrano, suo padre, colui che esce completo ed attrezzato dalle sue manifestazioni di Horus sulla testa , il re dell’alto e basso Egitto ,[amato] dal dio, [il padrone] della grazia vicino all’ Ennéade, colui che purifica Héliopolis
Linea 3 – che soddisfa Ra, che rende eccellente il castello di Ptah, qui offro Maât e Aton, che lo presente per: colui-che-è-a-sud-del-suo-Muro, ? che fa dei monumenti in quanto offerte giornaliere per il dio che ha creato tutto ciò che esiste, qui ricerca le cose utili per i dei dell’ Alto e Basso Egitto, che costruisce i loro tempi in pietra bianca, che rende eccellenti tutte le loro offerte, il figlio di Aton e del suo corpo, (il sorgere di Thot, nato dalle apparizioni) come Ra.
Linea 4 – L’erede di Horus, che è sul suo trono, <Menkheperura> doni di vita. Sua Maestà era un bambino come Horus, (quando era) bambino in Chemmis. La sua bellezza era come (quella di colui) che è il protettore di suo padre e la vista di lui è come (quella del), dio stesso. L’armata giubila per amore suo. Il bambino reale e tutti i dignitari che erano sotto il suo potere facevano prosperare
Linea 5 – la sua forza, e dopo che aveva ricominciato il giro (?) la sua forza era come (quella del) figlio della notte. Egli si occupa, divertendosi, del deserto di Memphis, sui suoi lati Sud e Nord, lanciando delle frecce su un bersaglio di rame, cacciando i leoni e gli animali selvaggi. Correndo sul suo carro il suo attacco era più veloce
Linea 6 – del vento, con un solo dei suoi servitori, senza che nessuno lo sapesse. Questo è mentre accadeva nel momento di dare del riposo ai suoi servitori al (témenos) di Harmachis ??, accanto a Sokar in Ra-Setau, di Reneutet in Tamut (che) è nella necropoli, del Mosto del Nord (?) , la dama della muraglia del Sud, Sekhmet
Linea 7 – che è alla testa di Khas, di Seth e di Heka, la sede del posto consacrato la prima volta, nella vicinanze dei padroni di Kha-uat e della strada divina degli dei fino all’orizzonte occidentale di Héliopolis. Una grande statua di Khépri era posta in questo luogo, grande di potere e di prestigio sacro. L’ombra di Ra si posa su lei. È a lei che venivano i quartieri di Memphis e di ogni città che era nelle sue vicinanze, (con) le braccia in adorazione davanti a lei
Linea 8 – portando numerose offerte per il suo ka. Uno di questi giorni era accadde che il figlio reale, Thotmes, andò a passeggiare all’ ora di mezzogiorno ed egli si sedette all’ombra di questo grande dio.Il sonno ed il sogno si impossessarono di lui nel momento in cui Ra era allo zenit;
Linea 9 – trovò la maestà, e questo dio venerabile parlò con la sua propria bocca, come un padre parla a suo figlio: “Guardami, contemplami, figlio mio, Thotmes, io sono tuo padre, Harmachis-Khepri-Ra-Aton . ti darò il mio regno—-
Linea 10 – ———————-Tu porterai la corona bianca e la corona rossa sul trono di Geb, il principe.La terra ti apparterrà nella sua lunghezza e nella sua larghezza, (così che) illumini l’occhio del padrone universale. Le provviste dell’interno delle due terre saranno tue (come) i prodotti abbondanti di ognipaese straniero per un tempo di numerosi anni. Il mio viso è a te, il mio cuore è a te, tu sei a me
Linea 11 – —————–la sabbia del deserto su cui mi trovo si avvicina verso me ,e mi devo affrettare aconfidarti il compimento di ciò che è nel mio cuore, perché so che tu sei mio figlio ed il mio protettore. Avvicinati, vedi, sono con te, io sono ————-
Linea 12 – [egli aveva sentito] ciò—————fino a che non avesse compreso le parole del dio, egli pose il silenzio nel suo cuore———–della città, e dedichiamo delle offerte a questo dio———–
Linea 13 – ————–[Chèfren] una statua fatta per Aton Harmachis———
Questa antichissima opera rappresenta il punto d’incontro ideale fra l’arte protodinastica, di cui ricorda le opere di terracotta o avorio, e quella dinastia, di quest’ultima infatti contiene già la caratteristica costruzione su due assi: quello verticale è dato da elementi come il braccio destro disteso, quello orizzontale da elementi quali il braccio sinistro piegato. La statua rappresenta probabilmente una dea. Quest’opera è una delle prime statue litiche di figure umane erette che ci siano pervenute.
Da Abydos, fine Predinastico, I dinastia.
Calcare, altezza 34,7 cm. Monaco, Staatliche Sammlung, Agyptischer Kunst.
Fonte: Antico Egitto di Maurizio Damiano.
FIGURA IN AVORIO
A cura di Sandro Barucci
Espressiva figura di avorio (ippopotamo) dal Metropolitan Museum of Art di NY, datata tardo Naqada I – primo Naqada II.
CIOTOLA CON PIEDINI UMANI
A cura di Patrizia Burlini
Ciotola con piedini umani. Realizzata in argilla del Nilo, la superficie è così liscia e levigata da apparire lucida .La forma la rende simile al geroglifico egizio che significa “portare” : in(i). Non è chiaro il suo utilizzo: forse ciotole del genere facevano parte del corredo funerario, come ciotole per le offerte di cibo dai vivi ai defunti (forse con i piedi la ciotola poteva raggiungere più speditamente il defunto ?).
Periodo predinastico, tardo Naqada I- Naqada II, conservata al MET di New York.
Data ca. 3900–3650 a.C.
Dimensioni: diam. 13.2 x L 13.7 x P 9.8 cm
TAVOLOZZA IN GROVACCA
A cura di Francesco Alba
Tavolozza in grovacca a forma di pesce, per macinare il belletto.
Risale al Naqada II-III. Ignoto il luogo di origine, faceva parte della collezione di W. M. Flinders Petrie.
Attualmente in mostra presso il Cleveland Museum of Art (USA).
PETTINE IN AVORIO
A cura di Luisa Bovitutti
Pettine in avorio decorato con una giraffa risalente al periodo Naqada II, oggi custodito al Metropolitan di New York.
VASO ZOOMORFO
A cura di Grazie Musso
Questo vaso votivo del Predinastico (per defunti o divinità) fu realizzato con una tecnica particolare : modellato inizialmente a forma di uovo, è stato poi scolpito ulteriormente fino a ricordare un ibis che è qui realizzato facendo coincidere il becco con il collo e piegandoli entrambi all’indietro. Il vaso è scavato all’interno sino ad ottenere pareti sottilissime
Naqada II, Lunghezza 18 cm. Berlino, Agyptisches Museum.
Fonte: Antico Egitto di Maurizio Damiano.
Collana in corniola e faience
A cura di Ivo Prezioso
Lunga collana costituita da piccole perline tubolari di corniola e faience. Nella parte centrale sono inserite alcune perline sfaccettate di corniola.
Provenienza: Badari Tomba 23.
Predinastico. Lunghezza cm.80. Londra, Petrie Museum
Collana in corniola e faience CON PERLE D’ORO
A cura di Ivo Prezioso
Collana proveniente da Abydos, Tomba 787. Lunghezza cm. 24.
Londra, Petrie Museum.
Collana costituita da perle cilindriche e tubolari di faience e corniola e da due perle sferiche in oro
BRACCIALE IN faience
A cura di Ivo Prezioso
Bracciale proveniente da Giza, Mastaba V. Lunghezza cm. 20, altezza cm. 2,2.
Londra, Petrie Museum.
Il bracciale è costituito da tredici elementi di faience che raffigurano il nome di Horus del sovrano: il falco appollaiato sul “serekh”. Sette elementi sono rivolti a destra e sei a sinistra: è quindi probabile che uno sia mancante. Ciascun elemento è separato dal successivo da due piccole perline tubolari. Alle estremità sono presenti due terminali forati. Questo bracciale mostra una somiglianza evidente con quello molto più prezioso, in oro e turchese, rinvenuto nella tomba di Djer.
QUATTRO BRACCIALETTI DALLA TOMBA DEL RE DJER
A cura di Luisa Bovitutti
Rinvenuti al Abydos nella tomba del re Djer della 1′ dinastia (ca. 3150-2890 a.C.), ora al Museo Egizio, al Cairo. JE 35054 Essi si trovavano sull’avambraccio avvolto in bende di lino appartenuto ad una donna, forse la moglie del re o un membro della famiglia reale. I singoli componenti erano stati tenuti in posizione dalle bende, per cui è stato possibile ricostruire i bracciali nel loro aspetto originario; tre di essi sono realizzati con perle d’oro, turchese, lapislazzuli e ametista.
Il quarto è costituito da 27 targhe che rappresentano la facciata del palazzo sormontata dal dio falco Horus.
Vasi di tipo Naqada II
A cura di Grazia Musso
Epoca Predinastica, Naqada II., seconda metà del IV Millennio a. C. Argilla dipinta. Scavi a Hammamija e acquisiti di E. Schiapparelli. Museo Egizio di Torino.
Il cosiddetto periodo Predinastico della storia dell’Egitto fu caratterizzato dalla fioritura di alcune culture locali convenzionalmente designate con i nomi delle località incui sono state trovate le loro testimonianze archeologiche. Tale è il caso di Naqada, un sito a circa 30 chilometri a nord di Luxor, sulla riva occidentale del Nilo. La zona, scavata alla fine dell’Ottocento, ha restituito un’enorme quantità di reperti, soprattutto ceramica, pettini in avorio, tavolozza per il belletto e coltelli in selce che testimoniano l’esistenza, tra il V e il IV millennio a. C, di una civiltà omogenea, caratterizzata da un alto livello di sviluppo produttivo. I vasi di Naqada rappresentano un gruppo piuttosto omogeneo, che si può suddividere in due categorie cronotipologiche, identificate come Naqada I e Naqada II. Questi vasi appartenuti, appartenuti alla seconda serie, sono realizzati in Argilla chiara con motivi geometrici, spirali e archetti, e immagini di imbarcazioni dipinte di rosso.Le barche, certamente connesse allo sviluppo della navigazione fluviale dell’epoca, oltre alle figure di animali e piante dell’ambiente nilotico sono i tipici temi raffigurati i della produzione vascolare di ‘Naqada II”, che trasse spunto dall’ ambiente naturale circostante per queste prime e antichissime espressioni artistiche.
Fonte: I grandi musei – Torino Museo Egizio – Electra.
TELO DIPINTO
A cura di Grazia Musso
Metà del IV Millennio a. C. Misure originarie: 390×95 cm Museo Egizio di Torino.
Il clima caldo e secco dell’Egitto ha contribuito in maniera determinante alla conservazione di antichi manufatti altrimenti facilmente deperibili, come quelli realizzati in legno, stoffa, pellame e fibre vegetali. Il telo di lino dipinto rinvenuto a Gebelein nel 1930 da Giulio Farina, collaboratore di Schiapparelli e poi suo successore alla guida del Museo Egizio, è uno dei più antichi reperti di questo genere proveniente dal mondo antico. La stoffa , rinvenuta nella fossa in cui era stato sepolta una persona in posizione rannicchiata, è decorata con scene policrome dipinte di nero, rosso e bianco che raffigurano imbarcazioni a remi, un uomo vicino a rivoli d’acqua, un episodio di caccia all’ippopotamo e una danza rituale, probabilmente connessa con i riti funebri celebrati in favore del defunto. I disegni, pur nella loro semplicità, sono estremamente realistici e costituiscono quindi un documento prezioso per conoscere quale fosse la tecnica di navigazione fluviale praticata in Egitto in quelle epoche remote. Il telo testimonia inoltre l’alto livello raggiunto più di cinquemila anni fa dall’industria tessile locale, basata già allora sulla coltura specializzata del lino che sarebbe rimasta anche in seguito una delle voci più importanti dell’economia egizia.
Fonte: I grandi musei – Museo Egizio di Torino – Electra.
Arte naturalistica in epoca predinastica
A cura di Luisa Bovitutti
Capolavori predinastici ispirati alla fauna locale: statuine raffiguranti uno sciacallo, un elefantino ed una rana, ed un vaso decorato con giraffe e, sembra, uno scorpione.
A sinistra due ippopotami, a destra un’anatra accovacciata, un pesce ed un ibis.
Tavolozza a forma di pesce
A cura di Grazia Musso
Epoca Predinastica Ardesia, altezza 4,8 cm., lunghezza 14,4 cm. Museo Egizio di Torino
Alla cultura di Naqada ( I e II) risalgono le tavolozze in ardesia usate per macinare i pigmenti di origine minerale ( malachite e galena) con cui si produceva il belletto per truccare gli occhi. Si tratta di sottili lastre di pietra scura il cui contorno riproduce, in linee semplici ed essenziali, l’aspetto di vari animali tipici della Valle del Nilo, quali pesci, tartarughe e uccelli. La finalità di queste tavolozze è desunta, dalla presenza, su alcuni esemplari, di tracce di pigmento colorato con cui sia gli uomini che le donne usavano contornate gli occhi. Dopo essere state usate in vita, le tavolozze entravano a far parte del corredo funerario del loro proprietario, chiuse all’interno di tombe che le hanno conservate intatte per millenni sino alla loro riscoperta .È tuttavia probabile che a partire dal tardo periodo Predinastico almeno gli esemplari più elaborati avessero perso il loro significato pratico originario e fossero invece destinati ai templi, dove venivano deposti come ex-voto dai fedeli. Comunque, indipendentemente dalla loro destinazione d’uso, questi antichi oggetti con le loro forme stilizzate sono una chiara dimostrazione della grande capacità di astrattismo elaborata dagli artigiani di quell’epoca, autori di oggetti di uso quotidiano realizzati come opere d’arte.
Fonte : I Grandi Musei: il Museo Egizio di Torino. – Electra.
COLTELLO CERIMONIALE PREDINASTICO
A cura di Luisa Bovitutti
Questo coltello con lama in selce a coda di pesce risale al periodo Naqada II (3800- 3200 a. C.), fu rinvenuto a El Gebelein ed è ora custodito al museo del Cairo. Il manico è in legno, rivestito in foglia d’oro e decorato con lo stile tipico dei vasi di quel periodo: tre figure femminili, probabilmente ballerine, stanno in fila tenendosi per mano; l’ultima tiene un ventaglio. Sul lato opposto al ventaglio ci sono quattro linee ondulate che probabilmente rappresentano le acque del Nilo.
Esso non era destinato all’uso nella vita quotidiana: la forma a coda di pesce della lama ricorda uno strumento usato nella cerimonia di “Apertura della Bocca” chiamato pseshef e menzionato nei testi delle Piramidi dove viene spiegato che veniva usato per toccare la mascella del defunto nel corso di incantesimi appropriati per permettergli di muoverla e di parlare.