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BUST OF QUEEN MERITAMUN

By Jacqueline Engel

Luxor, Queen’s Palace Northwest of the Rammesseum
New Kingdom, 19th Dynasty
Ramses II (c. 1279-1213 BC)
Painted limestone
Hurgada Museum

Queen Meritamun was one of the daughters of Rameses II who became his Great Royal Wife after the death of her mother, Nefertari.

This statue clearly displays the ancient Egyptian sculptor’s mastery of his craft. This is especially clear in the intricate tresses of her elaborate blue wig, and in the symmetry and attention to detail to the beads of her wide collar.

There are two cobras on her forehead. The one on the left is wearing the White Crown of Upper Egypt, and the other the Red Crown of Lower Egypt.

They represent Nekhbet and Wadjet, the titular goddesses of Upper and Lower Egypt respectively.

On her wig Meritamun is wearing a headdress whose base consist of Uraei, protective cobras with sun disks on their heads.

The Uraeus was a symbol af the power of the sun god.

Two tall feathers would have surmounted this base, but the top of the statue is unfortunately missing.

Meritamun holds a menat, a necklace that was closely associated with Hathor,the goddess of fertility, love and music.

It is composed of rows of beads with a counterpoise, which appropriately has the shape of Hathor, thus associating Meritamun with this goddess.

The name of Mentamun is not preserved on the back pillar of the statue, but the titles are very similar of those found on the back of a colossal statue of hers in Akhmim, which also depicts her with the same headdress.

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Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

SFINGE DI HATSHEPSUT

Di Grazia Musso

Calcare dipinto, altezza 59,5 cm, lunghezza 105 cm
Deir el-Bahari, Tempio funerario di Hatshepsut
Museo Egizio del Cairo – JE 53113

Il corpo leonino ha una postura regolare: le zampe anteriori sono proteste in avanti e le posteriori parzialmente coperte dalla coda che si avvolge intorno alla coscia destra.

La testa, coperta come di consueto dal nemes, presenta un’ampia criniera con riccioli incisi, che termina con un codino sul dorso; è inoltre completata da una barba posticcia e da una corona di crine che circonda il viso dai tratti femminili della regina.

Il volto di Hatshepsut, a causa del l’ampia criniera, appare piccolo e molto raffinato.

La femminilità dei lineamenti é in parte contrastata dalla scelta dei colori che richiamano la natura divina di ogni faraone: il giallo-oro e il blu lapislazzuli.

Sul petto, sotto la barba, si legge un’iscrizione verticale protetta dal simbolo del cielo, che scende fin sulla base, tra le zampe anteriori :

“Maatkara , il nome di incoronazione, amata da Amon, dotata di vita eternamente”.

Della regina si sono conservate numerose sfingi di pietra di varie dimensioni, molte delle quali provengono da tempio di Deir el-Bahari.

Un viale di sfingi di notevoli dimensioni fiancheggiava la rampa che dalla stazione intermedia conduceva all’entrata del tempio.

Questa sfinge doveva invece far parte di un gruppo di sfingi più piccole disposte lungo i viali processionali interni al tempio stesso e in alcune nicchie della terrazza superiore.

Fonte

Tesoro egizi del Museo del Cairo – Rosanna Pirelli – Edizioni White Star

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUA DI AMENOFI II IN GRANITO ROSA

Di Grazia Musso

Granito rosa, altezza 152 cm. (C. 1375)
Collezione Drovetti – Museo Egizio di Torino

Amenofi II, figlio e successore del grande Thutmosi III, è rappresentato come offerente in questa statua della collezione Drovetti provenienti dalla zona tebana.

Il faraone è Inginocchiato nell’atto di porgere alla divinità due vasi globulari contenenti vino, secondo una consuetudine documentata anche dai rilievi parietali dove i sovrani compaiono spesso come officianti di riti religiosi che comportano la presentazione di doni e offerte agli dei.

I due vasi, che il faraone tiene saldamente in pugno, riproducono a livello scultoreo un tipo di recipiente tradizionalmente usato, sin dall’epoca menfita, per le offerte agli dei, contenenti non solamente vino, ma anche latte e acqua.

Amenofi II è raffigurato con i simboli della regalità : il copricapo nemes, l’ureo e la barba posticcia.

Il nome di questo faraone è legato sopratutto a un nuovo modo di mostrarsi agli occhi dei sudditi, apparendo come un sovrano forte, sportivo e amante della caccia.

La sua tomba nella Valle dei Re, scoperta dal francese Victor Loret nel 1808, ha restituito, oltre al corpo del sovrano, anche le mummie di altri faraoni e regine del Nuovo Regno, lì nascoste dai sacerdoti tebani della XXI Dinastia, per essere al sicuro dai sempre frequenti furti che avevano luogo nella necropoli tebana a opera di antichi tombaroli.

Fonte

I grandi musei: Museo Egizio di Torino – Electa

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUA DI THUTMOSI III

Di Franca Loi

Pietra / granodiorite. Dimensioni: 192 x 64 x 133 cm
Datazione:1479–1425 a.C. Periodo: Nuovo Regno (XVIII Dinastia)
Regno: Tutmosi III
Provenienza: Tebe, Karnak / tempio di Amon

THUTMOSI III fu uno dei maggiori sovrani dell’Egitto e tra i più grandi conquistatori e strateghi della antichità. Come altri sovrani del Nuovo Regno intraprese un’ intensa attività di costruttore come testimoniano edifici sacri, obelischi e statue.

Sistemazione nel Museo Egizio di Torino

La statuaria sotto THUTMOSI III “non poteva che ricalcare quella di Hatshepsut, sia perché gli artisti erano i medesimi, sia perché i regni, almeno nei primi ventuno anni, furono contemporanei. Tuttavia le statue del re si distinguono per il particolare profilo, dal naso leggermente aquilino, in un volto dolce, trattato dagli artisti con la morbidezza delle linee, con quel tanto di idealizzazione dovuto all’eterna giovinezza che appare negli splendidi ritratti”.

La scultura è composta da numerosi frammenti riuniti e raffigura il faraone seduto con le mani appoggiate sulle ginocchia.

La statua qui raffigurata è considerata una delle più belle sculture dell’intera arte egizia.

Tutmosi III è rappresentato con i simboli della regalità:

“indossa il gonnellino shendyt, il copricapo di stoffa detto nemes, e il cobra (l’ureo) sulla fronte.

Sui lati del trono è il sema-tauy, un segno composto dalle due piante dell’Alto e Basso Egitto, il loto e il papiro, intrecciate con il geroglifico sema, “unire”, raffigurante polmoni e trachea

Fra le gambe si vede la coda di toro fissata alla cintura dietro, simbolo della sua potenza virile. Sui lati del trono è il sema-tauy, un segno composto dalle due piante dell’Alto e Basso Egitto, il loto e il papiro, intrecciate con il geroglifico sema, “unire”, raffigurante polmoni e trachea8. Sotto i piedi del sovrano sono i Nove Archi, che rappresentano i nemici dell’Egitto. Questi simboli significano che il faraone garantisce l’unità delle Due Terre (l’Egitto) e le protegge contro i popoli stranieri.”

Sotto i piedi del sovrano sono i Nove Archi, che rappresentano i nemici dell’Egitto.

FONTE:

  • ANTICO EGITTO DI MAURIZIO DAMIANO-ELECTA
  • MUSEO EGIZIO DI TORINO: COLLEZIONE
  • Arte.it
  • Wikipedia
Kemet Djedu

THUTMOSE IV CON LA MADRE TIAA

A cura del Docente Livio Secco

Grazia Musso ha pubblicato qui un articolo relativo al gruppo statuario che vede raffigurati Thutmose IV seduto accanto a sua madre Tiaa.

Siamo ovviamente durante la XVIII dinastia, Nuovo Regno.

Tiaa era una sposa secondaria di Amenhotep II e non fu mai considerata la consorte principale del re.
Viene considerata una faceless concubine cioè una concubina senza titolo, forse meno elevata di una sposa secondaria.

Quando il figlio, Thutmose IV, salì al trono revisionò lo status di sua madre elevandola a Grande Sposa Reale così come si legge nel gruppo statuario in oggetto.

In questa sede vogliamo solo dettagliare un commento filologico rimandando al post di Grazia.

Per coloro che fossero interessati allo studio dell’onomastica faraonica consiglio la lettura di: https://ilmiolibro.kataweb.it/…/il-protocollo-reale/

Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUA DI ARIETE

Di Grazia Musso

Granito, Altezza 82 cm
Collezione Drovetti
Museo Egizio di Torino C. 836

Nell’antico Egitto ebbe grande importanza il culto degli animali sacri, associati a diverse divinità del pantheon locale.

Gatti, coccodrilli, falchi, ibis, tori, sciacalli, arieti erano non solo soggetto di venerazione, ma spesso destinatari di vaste necropoli dove i loro corpi, accuratamente imbalsamati, venivano sepolti.

Il legame tra la divinità e il proprio animale sacro era sottolineato da particolari rappresentazioni ibride in cui il dio appariva in genere raffigurato con il corpo umano e la testa dell’animale ritenuto essere la sua personificazione.

L’ariete era associato al culto di Amon-Ra, una delle principali divinità d’Egitto, adorato nel tempio tebano di Karnak.

Questa bella statua raffigura il dio in forma completamente animale, come era venerato sopratutto in Nubia, mentre protegge, tra le zampe anteriori, una piccola immagine di Amenofi III, il faraone che fece realizzare l’opera, insieme ad altre simili, per ornare il viale d’accesso al suo tempio nubiano di Soleb.

Alcuni secoli dopo, durante la XXV Dinastia, la statua fu trasportata per volontà del sovrano Taharqa nel complesso templare di Karnak, in segno di omaggio per il grande dio tebano

È qui che la scultura venne recuperata, entrando a far parte della collezione Drovetti e del Museo Egizio di Torino.

Fonte:

I grandi Musei: Il Museo Egizio di Torino – Electra

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Mummy of the ram with gilded cartonage

By Jacqueline Engel

Mummy of the ram with gilded cartonage.

The ram mentioned to Khnum.

The principle god of the Triad of Elephantine.

Ptolemaie period

Elephantine.

Nubian museum Aswan.

The Triad of Elephantine

Elephantine (Abu) was the ancient capital of the first nome of Upper Egypt.

It is a small island just north of the First Cataract of the Nile.

Khnemu was a ram-headed creator-god whose cult center was at the city of Elephantine.

Khnemu was said to have created all men and their kai from clay and straw.

He molded their bodies on a giant potter’s wheel.

In the Pyramid Texts of the Old Kingdom, the pharaoh was called the “son of Khnemu.”

Inscriptions at Elephantine detail the visit to the shrine of Khnemu at Elephantine by Pharaoh Djoser.

He was there to request the god’s help in ending a seven year long famine which had plagued Egypt.

At the Great Temple of Luxor, Khnemu was shown sculpting the body and ka of the pharaoh.

The queen had conceived the king following intercourse with Amon and Hathor brought the sculptures to life by giving them the ankh.

Rounding out the triad of Elephantine was Khnemu’s consort, Satet and their daughter, Anqet.

Satet, as the “Mistress of Elephantine”, was associated with the annual flooding of the Nile.

Anqet was the divine child of Satet and Khnemu and was seen as the guardian of Egypt’s southern frontier and the Nile cataracts.

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Mai cosa simile fu fatta, Statue, XVIII Dinastia

STATUA DI THUTMOSI IV CON LA MADRE TIA

Di Grazia Musso

Granito grigio, altezza cm 111,5
Larghezza dello schienale cm 69
Tempio di Karnak
Museo Egizio del Cairo, CG 42080

Le due figure regali, di cui la figura maschile è leggermente più alta, siedono su un seggio con un ampio schienale a sommità arcuata, privo di iscrizioni.

Il braccio sinistro di Thutmosi IV e il destro di Tia si incrociano posteriormente.

Le mani libere poggiano sulle cosce: quella del sovrano stringe il simbolo della vita, quella di Tia è è aperta a palmo verso il basso.

Thutmosi IV, per la prima volta nella statuaria regale, porta la parrucca invece della corona.

Si tratta di un’acconciatura riccia piuttosto ampia che copre quasi tutta la fronte e le orecchie.

Un ureo, sulla sommità, termina con la testa sulla fronte del sovrano.

Thutmosi indossa il gonnellino shendyt con la cintura decorata da disegni romboidali concentrici e chiusa da una fibbia su cui è inciso il suo nome.

Tra le gambe, lievemente distanziate, é visibile la coda di toro,

I piedi appoggiano sui Nove Archi che rappresentano i nemici dell’Egitto.

Tia Indossa una lunga parrucca tripartita con trecce incise, coperta sulla sommità dalla spoglia di avvoltoio, attributo spettante alla regina madre dell’erede al trono, e ornata da ureo.

La lunga tunica aderente è decorata con due rosette I corrispondenza dei seni ed è impreziosita dalla collana usekh e da ampi bracciali.

I volti delle due figure sono praticamente identici eccetto per il trucco regale, allungato verso le tempie, che ora gli occhi del sovrano.

L’ovale presenta guance piene, zigomi alti, naso diritto, occhi sottili con le sopracciglia in rilievo, bocca ben modellata.

Sulla parte anteriore del seggio, esteriormente accanto alle gambe, si trovano due colonne di geroglifici con i nomi e titoli della coppia.

L’ANALISI FILOLOGICA DELLE ISCRIZIONI A CURA DI LIVIO SECCO QUI

Accanto a Thutmosi IV si legge: ” Il dio perfetto Menkheperura, amato da Amon-Ra signore dei troni delle Due Terre, dotato di vita”.

Accanto alla regina si legge:” La Grande Regina, da lui amata, la madre del sovrano, Tia, giusta di voce”.

Quest’ultimo epiteto, che di solito aspetta ai defunti, lascerebbe presupporre che, quando la statua è stata realizzata Tia fosse già morta.

Fonte:

Tesori Egizi nella collezione del Museo del Cairo – Rosanna Pirelli – Edizioni White Star

Fotografie

Arnaldo De Luca

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Necklace from Psusennes I’s tomb

By Jacqueline Engel

Tanis Treasures

Royal riches discovered during World War II rival those of Tutankhamun, but remain virtually unknown.

In the late 1930s and early 1940s, an entire complex of royal tombs was found intact at Tanis, yielding four gold masks, solid silver coffins, and spectacular jewelry, some even once worn by a pharaoh mentioned in the Bible. The treasures are one of the greatest archaeological discoveries of all time.

The Twenty-first Dynasty of Egypt is usually classified as the first Dynasty of the Ancient Egyptian Third Intermediate Period, lasting from 1069 BC to 945 BC.

Necklace from Psusennes I’s tomb with beads of lapis-lazuli.

Egyptian Museum Caïro

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